Augusto Montaruli

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Una storia di molti

Oggi vado sul personale, non mi piace, ma la mia storia non è esclusiva. Riguarda molti e per questo la condivido. Dopo aver lavorato per le Officine Viberti e per la casa editrice Einaudi ho trascorso venticinque anni della mia vita lavorativa in aziende americane del settore informatico. Prima in Digital, poi in Compaq che acquisì Digital e infine in HP che acquisì Compaq. Nel corso degli anni ho svolto diversi “mestieri”, ho fatto una discreta carriera.  Sono stato molto flessibile (sugli orari e le feste comandate) e disponibile (nel trasferirmi e viaggiare) in cambio, della flessibilità e della disponibilità, ho potuto continuare a essere me stesso, soprattutto quando ho avuto colleghi (persone) a mio riporto.

Tutto è filato abbastanza liscio, per me, fino a una certa età.

Appunto fino a una certa età, perché succede che a ogni cambio di logo, due aziende che diventano una, si riducono benefits, si dilatano fino a sparire gli aumenti di stipendio e si riduce il personale. Parliamo di una multinazionale, succede ovunque, in alcuni paesi in modo drastico e in altri con un minimo di concertazione sindacale. E quando succede i primi a essere colpiti sono gli over cinquanta, a prescindere dalle professionalità e dalle attitudini personali. La scelta è legata allo stipendio e alla vicinanza all’età pensionabile. Buonuscita, mobilità e stretta di mano. E’ stato un piacere lavorare con te, quasi t’invidio, buona fortuna. Ne ho visti molti colleghi andare via, alcuni costretti altri felici.  Sapevo che sarebbe toccata anche a me, questione di tempo (mio) e di tempi (aziendali). Nel 2009 arrivano tempo e tempi. Crisi aziendale, molto legata alle oscillazioni di Wall Street, ed io che mi sentivo a disagio, fuori posto. Sentivo che stava arrivando il mio turno.  Tempo e tempi. Faccio due conti, verifico la situazione INPS, condivido in famiglia e mi propongo anticipando la loro di proposta. Tre anni di mobilità, buona uscita, si stringe un po’ la cinghia e dovremmo farcela. Si organizza con altri colleghi una festa di addio, si saluta e comincia un’altra vita. Poi arrivano lo spread, Monti e la signora Fornero. Questa storia è storia di molti, molti cui qualcuno dovrà pensare.

Infine faccio un appello, spero che da adesso in poi si smetta di dividere il mondo, il nostro, tra garantiti e non garantiti, perché di garantito ci sono solo due cose: che a pagare son sempre gli stessi e la morte che livella.

Il mio curriculum vitae lo potete scaricare da qui, consapevole che solo i curiosi lo andranno a leggere.

Qualche precisazione per i dietrologi:

Al PD ho aderito prima di decidere di lasciare l’azienda. La mia candidatura in circoscrizione l’ho decisa quando avevano sospeso le indennità. In altre parole non cercavo scorciatoie attraverso la politica. Perché quella, la politica, l’ho sempre fatta.

Posted under: Il fiume in mezzo

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0 comments

  • Beh, io sono una delle curiose che sono andata a leggere il tuo curriculum!
    Non ricordavo che siamo entrati e usciti in azienda lo stesso anno, fantastico!
    Come sempre mi piace leggere quello che scrivi, bravo!

  • aug, se una persona è perbene, lo è
    in azienda, fuori, in politica
    perché lo è con se stesso, e non si torna indietro
    spero che la tua scelta ti abbia portato avanti

  • Ciao..lo sai..io ci sono passato, ci sono dentro tuttora..licenziato da Alpitour, da Gion Elkann, da un giorno all’altro..”giustificato motivo oggettivo”, hanno chiuso un settore dell’azienda.. e niente mobilità,,,non aggiungo altro. Un abbraccio ..P.s. leggetevi il curriculum della figlia di Madama Chiagneefotte Fornero.. questi sono una casta più casta di quella dei politici..un abbraccio ciao Claudio

  • siamo sulla stessa barca…
    io 35 anni di lavoro, di cui 13 con l’ex marito…con la separazione mi sono dovuta reinventare…e ho fatto un lavoro che mi è piaciuto, ma fino al 94 poi l’agenzia è fallita e sono dovuta andare di corsa (avendo due figlie da mantenere) in una cooperativa di servizi di Vercelli. Già non era comodo andare tutti i giorni a Vercelli e soprattutto rientrare la sera…ma non potevo fare diverso…Poi il presidente di tale cooperativa viene arrestato e il nuovo presidente decide che io non servo più…Allora vado a finire in squallide, luride pseudo agenzie di pubblicità…Pagata solo se porto clienti…e tutto ciò fino allo scorso anno, quando vado in pensione. E qui viene il bello!!
    Scopro che nei 13 anni di lavoro il consorte non mi ha mai versato nulla (quindi – 13) inoltre l’agenzia fallita nel 94 navigava in pessime acque per cui negli ultimi due anni non aveva versato nulla…(per cui – 15)…La cooperativa ha versato a intervalli il minimo (per cui – 20) inoltre l’Inps scopre che la sentenza esecutiva di divorzio prevedeva alimenti per 1.400 euro/mese…naturalmente mai visti….Mi offro di portare tutti i miei estratti conto – documenti ufficiali per tutti, ma non per l’Inps) che mi chiede di fare causa all’ex marito, nel frattempo risposato, con tutto ciò che possiede intestato alla nuova moglie….
    Insomma mi decurtano tutto e mi viene fuori una pensione di 357,57 euro al mese…ma poichè possiedo casa mia ed ho ereditato la casa di mia mamma (che non riesco a vendere) mi viene tolta la 14°….
    Divertente o no???
    Adesso pagherò doppia ICI/IMU ma spero almeno di essere rivalutata sia come pensione che come persona…sotto il profilo della dignità…Come si fa a vivere con 357,57 euro al mese???

  • Dovunque volti lo sguardo e apra le orecchie, in questi giorni, ascolto storie come la tua, caro Aug. Non so se sia giusto quello che accade… non riesco a capirlo.

    Ci hanno spiegato che è necessario perchè altrimenti la mia generazione non avrebbe avuto la pensione.
    “La mia generazione” ci è cresciuta con quest’idea, di fatto rimandando il problema. Ci avevano un po’ costretto a credere che siccome i nostri nonni vivevano di più, non ci sarebbe più stata trippa per gatti quando fosse arrivato il nostro tempo. Davano pensioni che ogni anno si assottigliavano. Vuoi l’inflazione, le riduzioni, le mancate rivalutazioni. Eppure: “Che nonni egoisti”, c’hanno fatto pensare.

    Poi hanno cominciato a mandare in mobilità i nostri genitori, a cassintegrarli, ad accompagnarli alla pensione… Ma voi giovani non dovete illudervi, che con quello che spendiamo in ammortizzatori sociali per i vostri genitori, per voi non ci sarà il becco di un quattrino. E noi c’avevamo fatto l’abitudine: dopo i nonni, giustamente, bisognava aiutare mamma e papà.

    Poi è arrivata la Fornero: tecnica, preparata, professorale e anche umanamente emotiva. E ha detto che è vero che i nostri genitori erano in mobilità, ma anzichè accompagnarli alla pensione li avrebbero lasciati lì, con una zattera in mezzo alla traversata che – improvvisamente – si allungava di 4, 5 o addirittura 6 anni.
    Ci hanno spiegato che fregare i nostri genitori era necessario per assicurare a noi una pensione dignitosa.

    E se prima erano i figli a prendersela con i genitori e coi nonni, adesso sono riusciti nell’impresa di invertire il conflitto generazionale.
    Vedrete che un bel giorno, alla mia generazione, spiegheranno che è necessario fare dei sacrifici. Dalle operazioni sulle pensioni, non s’è mai visto nessuno guadagnarci davvero.
    Un abbraccio Aug. Nonostante sia colpa nostra, avete tutta la nostra solidarietà.

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