Augusto Montaruli

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Da Sarajevo a San Salvario

religioni

Di Sarajevo si diceva che è «Una città che nel suo centro ha quattro luoghi di preghiera. È raro. Un luogo musulmano, due cristiani, uno ebraico. A un centinaio di metri uno dall’altro. Non esiste in nessuna altra parte del mondo.» (Predrag Matvejević scrittore e accademico croato).

Non è proprio così, c’è un’altra parte del mondo dove questo accade. A Torino, e a esser precisi in quartiere di Torino, quello dove vivo: San Salvario. La fotografia che vedete ne è la testimonianza. Ariel Di Porto (rabbino capo della Comunità Ebraica), Maria Bonafede (pastora della Chiesa Valdese), Beppe Segre (presidente della Comunità Ebraica), Ibrahim Abou Ismail (Moschea di via Saluzzo), Don Mauro Merola (parrocchia Santi Pietro e Paolo) con Raffaele Scassellati (ANPI) in una foto di gruppo prima del momento conclusivo della Festa delle Cittadinanza. Una fotografia che ha un valore enorme considerato ciò che succede nel mondo. Una fotografia che testimonia il dialogo e la collaborazione tra realtà religiose, etniche e sociali. Io non so se esista da un’altra parte del mondo una fotografia così, di certo qui è possibile scattarla quella foto.

Io non so nemmeno da dove partire, come fare e con chi farlo, ma sono convinto che questo quartiere che è parte di una città e di un paese che “ha quattro luoghi di preghiera. È raro. Un luogo musulmano, due cristiani, uno ebraico. A un centinaio di metri uno dall’altro” dovrebbe candidarsi a patrimonio dell’umanità. Non per avere un riconoscimento, direi per essere riconosciuti e perché diventi possibile in altre parti del mondo.

Chi sa da dove partire, come fare e con chi farlo sappia che avrà tutto il mio appoggio. Facciamolo.

Posted under: Il fiume in mezzo

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