Augusto Montaruli

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E quei brividi saranno per sempre

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Gianmaria era elegante, con la giacca stropicciata, la maglietta e i jeans scuri. Era elegante nei gesti, nel parlare, nel fumare, nel bere un bicchiere tra una poesia in musica e l’altra. Era elegante quando cantava, quanto ti parlava e ti guardava negli occhi e con gli occhi.

Gianmaria che incontri per strada in via Maestra ad Alba e ci mettiamo a chiacchierare di zia (la sua) e di suocera (la mia) che non stanno bene. Gianmaria che gli chiedi e lui “va bene, è il mio modo di fare militanza”.

Gianmaria che arriva a piedi con le due chitarre a tracolla, che fa le prove: “ma che bello qui, non c’ero mai stato”. Il Tempio Valdese.

Gianmaria che “andiamo a bere qualcosa prima” e non parla di se ma chiede di noi. Gianmaria è al ristorante con quattro matti prima del concerto, come se ci conoscessimo da anni, a parlare di politica e di dubbi e delle amicizie in comune. E non vuole che gli si offra la cena, “è il mio modo di fare militanza”.

Gianmaria è il tempio pieno. Gianmaria che invita Caselli a fare il rumore del mare. Gianmaria che riceve una rosa.

Gianmaria che ci saluta con le chitarre a tracolla che avevi ancora i brividi dalla commozione: “è stata una bella serata”.

E quei brividi saranno per sempre.
Grazie Gianmaria

I quattro matti erano Marco Vernetti, Massimo Pizzoglio Raffaele Scassellati e chi scrive

Posted under: Arturo

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