Augusto Montaruli

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Il mio barbiere, editore del libro che non c’è

nicoA me piacciono i barbieri, quelli all’antica senza fronzoli: giusto tre poltrone al massimo, qualche sedia dove aspettare e il tavolino per i giornali. Quelli dove c’è da aspettare che mentre aspetto ascolto e se il caso m’intrufolo nella conversazione facendo attenzione a non rovinare il flusso del parlare. Anzi per allungarlo ancora un po’. Quelli che anche quando non c’è nessuno entro per chiacchierare. Dal mio barbiere è così.
Dal mio barbiere sul tavolino dei giornali trovi Repubblica, L’Espresso e una rivista di fotografia. Alle pareti un quadro con messicani che fan la siesta e fotografie dove è sempre citato l’autore, perché lui ci tiene. La prima volta ci andai perché sull’insegna il nome era lo stesso del mio vecchio barbiere che era andato in pensione: un nome del sud. “Qui capisco la povertà. – mi dice del suo arrivo a Torino – Sei in due stanze con gabinetto sul ballatoio. In Puglia non sapevo di essere povero.” In Puglia a due passi da Matera, dove basta un gradino per vedere il mare.
Con lui facciamo lunghe chiacchierate su tutto dilungandoci soprattutto sulla fotografia, una passione che condividiamo. Io lo chiamo maestro, mi dice: “leggi! vai alle mostre!”. Mi racconta del punctum e mi presta Roland Barthes. A volte mi regala dei libri speciali perché lui è un editore di libri che non esistono. Il mio barbiere, editore del libro che non c’è, quando una fotografia fa breccia nei suoi pensieri la trasforma in copertina di un libro: inventato il titolo, la casa editrice e l’autore. “Perché le fotografie bisogna leggerle e non guardarle”.
Il mio barbiere è davvero un tipo speciale.

Posted under: Storie (piccole)

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