Augusto Montaruli

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Le vivandiere di San Salvario


levivandiere
Al seguito degli eserciti garantivano alle truppe napoleoniche, risorgimentali, durante la guerra civile americana il cibo e forse anche altro. Erano le vivandiere che viaggiavano sui carri in coda alla lunga fila di fanti e cavalieri. Una figura che ha ispirato opere liriche e romanzi d’appendice. Ora le vivandiere non ci sono più, sono state sostituite dallo spaccio interno alle caserme e da battaglioni servizi o, magari, da un catering militare.
Non sono del tutto sparite però, c’è ancora un esercito che ha al suo servizio le vivandiere. E’ l’esercito dello spaccio. Mi avevano raccontato di queste figure femminile che si aggiravano in San Salvario ma non le avevo ancora viste. Ne ho vista una ieri alle otto di sera tornando dal cinema, in via Saluzzo all’angolo con via Giacosa. Era lì: giovane, graziosa, elegante a modo suo e truccata il giusto. Nel bagagliaio aperto della sua auto ho visto thermos e le razioni “kappa” dello spacciatore. Lei distribuiva caffè e tè e un sacchetto con un panino. Intorno a lei la “truppa” che si rifocillava e altri reparti dislocati sull’esteso fronte dello spaccio erano in avvicinamento per ricevere il rancio prima della lunga notte in trincea.
L’esercito ha belle divise, pulite e all’ultimo grido. Tutti i soldati sono dotati di radio ricetrasmittente con auricolari per comunicare con il comando e con i bisognosi di rifornimenti.
Un’organizzazione perfetta che mi fa immaginare il reclutamento, l’approvvigionamento di vestiario e di smartphone con auricolari. E chissà dove saranno le caserme dove truppa e vivandiere sono alloggiate.
Forse sarebbe ora di una bella licenza che porti al congedo assoluto arrestando i generali dell’esercito dello spaccio.

Posted under: Il fiume in mezzo

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