Augusto Montaruli

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Cavoretto e la memoria

13781811_1247155418650613_7365774515357261203_nPer rinfrescare la memoria (rinfrescare fa comunque bene, con questo caldo poi) sono andato a rileggermi un articolo dello scorso anno sull’arrivo dei richiedenti asilo a Cavoretto. Ricordavo l’allarmismo, il pericolo legato alla vicinanza della scuola, il luogo non adatto, le manifestazioni di protesta minacciate. Ricordavo i commenti su Facebook sulla virilità repressa dei giovani africani e altro ancora dello stesso tenore.

Riporto, sempre per rinfrescare la memoria, alcune dichiarazione apparse su quell’articolo :
«Cavoretto non ha le caratteristiche per favorire l’integrazione di profughi»
Sergio Ruffoni, residente, si dice pronto a «organizzare manifestazioni di protesta se le cose non saranno gestite al meglio» e ancora Fabrizio Ricca (consigliere lega nord nda) si rivolge alla sindaca Appendino: «Vogliamo sapere perché si è scelta una struttura vicina a una scuola e chi è il responsabile di questa follia: si rischia di destabilizzare gli equilibri del quartiere». E aggiungiamo Casa Pound che dichiarava su Torino Today: “Non tollereremo che una realtà così pacifica e così cara ai torinesi che frequentano i parchi sopra Cavoretto nella bella stagione possa divenire un ghetto a pochi metri da dove i nostri figli vanno a scuola.“

Questo anno di vita dei richiedenti asilo a Cavoretto ha raccontato un’altra storia, una bella storia. Storia di un centro di accoglienza che è diventato un modello di gestione. Storia di incontri, di collaborazione, di solidarietà. Storia di un borgo che invece ha reagito con l’accoglienza e messo a tacere i profeti di sciagure e violenza.  Storia di un centro di accoglienza che è diventato un modello di gestione. Quei profeti di sciagure che non diranno mai che l’arrivo dei richiedenti asilo a quel borgo ha fatto bene.

Posted under: Arturo, Il fiume in mezzo

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