Augusto Montaruli

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Era il 1968

Questo episodio della mia vita l’avevo scritto per una raccolta di racconti dedicata all’infanzia e all’adolescenza. E’ sempre attuale, come sempre attuale è quella cosa infida e drammatica che mette poveri contro poveri. A vantaggio dei pochi ricchissimi e dei pezzi di merda. 
Era il 1968, le cose sarebbero poi migliorate. Poi qualcosa è successo e dovremmo capire cosa. 

 

images-2A quattordici anni smetti di essere piccolo: ti cambia la voce, provi il rasoio di papà, pretendi un rapporto da pari a pari con i tuoi fratelli più grandi, esprimi opinioni anche se non ti è richiesto, aiuti il papà nelle cose dei grandi.

A quattordici anni ti capita che da sud vai a nord, ci sei abituato, lo hai fatto chissà quante volte.

Questa volta è per sempre però.

A me al sud non mancava niente, avevamo quello che ci serviva. Avevamo tutte le comodità: tv, frigo, bagno. Avevo tanti amici, a piedi andavi ovunque.

Cos’altro mi serviva?

Non ti piace che i tuoi fratelli più grandi siano entusiasti: la città con i cinema, i tram, le opportunità. A te viene la nostalgia ancora prima di arrivarci in città, che ancora sei sul treno.

In città ci arrivammo in agosto, mio padre trovò casa in affitto in un quartiere del centro vicino alla scuola dove avrebbe insegnato. La casa la trovò girando per agenzie immobiliari:

“Cosa le serve?”

“Una casa in affitto.”

“Da dove viene?”

“?”

“Da dove arriva?”

“Vengo dalla Puglia.”

“Ah! Meridionale? Difficile, neh. Sa com’è?”

“No, com’è?”

“E’ che se arrivi dal sud non la danno la casa in affitto. Famiglie numerose, rumorose, piantate i pomodori nella vasca da bagno, fate i turni e disturbate.”

“Io nella vasca ho l’abitudine di lavarmi, i pomodori hanno bisogno del sole per maturare e in bagno il sole non c’è. Non faccio i turni, faccio il maestro elementare.”

“Oh signur, non poteva dirlo subito … abbiamo un bell’appartamento: piano nobile, tre stanze, bagno ….”

Il dialogo è inventato, ma la sostanza fu quella. A mio padre diedero casa in affitto grazie alla sua professione altrimenti sarebbe stata dura. La città era piena di cartelli con su scritto “non si affitta a meridionali”.

Era il 1968, si proprio quell’anno li, e arrivato in città avevo cominciato a capire che il razzismo non dipende dal colore della pelle conta di più lo spessore del portafogli.
Il colore della pelle o la tua provenienza colpiscono le menti deboli o certi deputati e vice ministri che soffiano sul fuoco.
Era il 1968 e cominciavo a crescere.

Posted under: Arturo, Storie (piccole)

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