Augusto Montaruli

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Una storia surreale di lavoro

Adesso vi racconto una storia surreale ma vera. Una storia di lavoro, di una gara d’appalto, di un ente pubblico, di una società di servizi e di una lavoratrice. Una storia che ha prodotto mozioni e ordini del giorno, ma nessuna discussione pubblica e, temo, difficilmente sarà tema di cui discutere nelle cene tra leader. Presunti o in pectore o reali che siano o saranno. 

Protagonisti

Un ente pubblico
Una società di servizi
La lavoratrice
Lo stato
(L’Europa)

Trama

Un ente pubblico importante indice una gara che ha lo scopo di assegnare servizi di pulizia, nel settore in cui opera l’ente la pulizia è fondamentale. La gara viene aggiudicata ad un’impresa che la ottiene grazie ad un ribasso del 30%.

L’impresa per stare nei costi riduce l’orario e quindi i salari (si fa per dire) della stessa percentuale ai dipendenti che oltre alla riduzione economica devono raddoppiare gli spazi di pulizia dove operare.

La lavoratrice (a far le pulizie di solito son le donne) pensa che così non ha senso: 200 euro in meno di salario (fatevi i conti su cosa prendeva prima). Decide di lasciare il lavoro preferendo il sussidio di disoccupazione arrotondandolo con un lavoro in nero.

Conclusioni

L’ente risparmia a fronte di un servizio per forza di cosa peggiore.

L’azienda di servizi è presa per il collo.

Il dipendente per il collo e per il culo (insieme a noi).

Lo stato il risparmio dell’ente pubblico lo spende in sussidio di disoccupazione e meno introiti da imposte. In futuro, chissà, magari pure in reddito di cittadinanza.

Ditemi voi se questo è un paese sano.

PS: fra un po’ ci saranno le elezioni europee, come saprete alle gare d’appalto possono partecipare le aziende dell’Unione Europea, ma l’Unione Europea non ha regole comuni su come indire le stesse. Forse, dico forse, questo sarebbe un tema di cui discutere.

Posted under: Arturo

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