Augusto Montaruli

Il mio sito

Levio Bottazzi e il CLN della SIP

levioLevio Bottazzi mi ha inviato un secondo racconto legato ai suoi ricordi di giovanissimo partigiano. Il primo, che potete leggere qui, raccontava di Luciano Gruppi. Mi piace, con il suo consenso, condividerlo con chi passa dal mio blog. Grazie Levio!

CONTRIBUTO DELLA RETE TELEFONICA SIP (Soc. Idroelettrica Piemonte) ALLA LIBERAZIONE DI TORINO

6629f53bbc584caa904895babc1a373f-1Con le seguenti note intendo ricordare un aspetto poco conosciuto della liberazione di Torino che ebbi occasione di vivere personalmente (non avevo ancora compiuto 15 anni) in alcune sue fasi. Si tratta del contributo della rete telefonica SIP e di quanto avvenuto in quei giorni nella sua sede di via Bertola 40, compreso il doloroso episodio dell’uccisione del partigiano Gimmy (Guinet Oliver), medaglia d’oro della Resistenza. Ruolo poco conosciuto anche se restano precise testimonianze negli scritti di Massimo Rendina (Max), del comandante Barbato e di Mario Quazza (1), del CLN SIP, che ne descrive dettagliatamente i singoli episodi.

Quazza ricorda che nel pomeriggio del 25/4 si iniziò il montaggio, sul terrazzo del palazzo di Via Bertola 40, della stazione radio “munita di ampia antenna” che, sull’onda di 47 metri, inizialmente trasmise in tedesco (2) tentando di fornire notizie false quali la morte di Hitler e la capitolazione della Germania ed alle nove del mattino del 28/4, come “Qui parla Radio Torino Libertà”,annunciò la liberazione della città. Prosegue poi: nella notte del 26/4 “da parte nemica si ha ormai la certezza della battaglia imminente ed ecco il primo atto: blocco della rete telefonica Stipel… In Torino non si parla più” . Resta, però, la rete Sip con la quale è possibile parlare “sino a Milano e oltre… Bloccate le linee Stipel i nemici …ricorrono alle nostre linee interne.”

A questo proposito Rendina ricorda: “la rete telefonica SIP divenne, nei giorni della Liberazione, la rete dei collegamenti tra i comandi partigiani….Lydia Bongiovanni, segretaria del direttore Pacces ed ex olimpionica del 1932, riceveva ufficiali italiani e tedeschi che dovevano trasmettere messaggi offrendo loro bevande per consentire a noi ragazzi di portare i fonogrammi nel centralino del seminterrato, presidiato dai partigiani.” Tra questi “ragazzi” anche l’estensore di queste note. Con la scusa di portare biancheria di ricambio a mio padre Vezio responsabile, con il nome di battaglia “Barale”, del distaccamento partigiano Arduino (3) operante all’interno della SIP, mi ero trattenuto nel palazzo. Anche Barbato ricorda “L’attacco finale è caratterizzato dalla lotta contro i mezzi corazzati e da enormi difficoltà nei collegamenti. Ma i centralinisti della SIP si mobilitano, i capi cabina si trasformano in staffette e stabiliscono collegamenti rapidi coi reparti operanti.” (4) In questa fase finale della battaglia per liberare Torino Quazza ricorda ancora che il C.L.N. SIP era entrato in contatto con il Capitano Schmidt della Polizia tedesca per una eventuale “tregua d’armi”. “Barbato” su questo episodio scrive:”nel pomeriggio dal CLN della SIP vengo informato che il famigerato capitano Schimdt della Polizia di sicurezza germanica è stato autorizzato dall’ambasciatore Von Rahn a trattare con i reparti partigiani una tregua d’armi. Faccio sapere – e in questo senso si esprime pure il comando del IV settore – che io ho poteri non per trattare delle tregue, ma per combattere. Il capitano Schmidt replica alla comunicazione del CLN minacciando per Torino la fine di Varsavia.”
Quazza prosegue il suo racconto affermando che “inizia così un vertiginoso periodo della durata di 36 ore consecutive in cui non ci è dato un attimo di respiro. Venuto a mancare per le vicende della battaglia il collegamento col Comando Piazza militare regionale piemontese, il C.L.N. S.I.P. si sostituì ad essi per la durata dell’azione per quanto riguardava ordini e comunicazioni alle varie formazioni del Piemonte. I Comandi partigiani periferici privi di notizie dirette attingevano notizie e richiedevano ordini al centralino S.I.P., come se questo fosse la voce del C.M.R.P..
D’altra parte, chiarire questo equivoco ai vari comandi partigiani che domandavano una linea di condotta anche in casi particolarmente gravi nei quali la prontezza della risoluzione era assolutamente necessaria, avrebbe avuto la conseguenza di disunire l’azione e ingenerare sfiducia.”
Per queste ragioni si trasferirono nel palazzo S.I.P. il comando della VIII zona, quello del IV settore ed una sezione del tribunale del popolo e la prima commissione alleata, che giunse a Torino alle ore 14,40 del 30 aprile, si diresse subito verso questa zona
Il contributo della rete telefonica SIP e di quanto avvenuto nel Palazzo di via Bertola 40 è assente in quasi tutte le ricostruzioni della liberazione di Torino, salvo quanto scritto da Barbato, Rendina e Quazza perché direttamente coinvolti assieme al CLN SIP. Probabilmente può aver influito la decisione, riportata da Quazza, di non aver voluto informare i vari comandi dell’interruzione dei collegamenti con il Comando Piazza causa gli attacchi allo stabilimento Lancia.
Purtroppo il movimento di armati e di truppe alleate richiamò nell’area di via Bertola molti cecchini e questo provocò la morte del Vice-Comandante della 48° Brigata Garibaldi “Gimmy”, il francese Guinet Oliver, medaglia d’oro della Resistenza.
Il giorno 30 “Gimmy” ci chiese una foto (vedi) da portare in Francia che lo riprendesse di fronte al palazzo S.I.P. che aveva contribuito a difendere.
Poco dopo, sentimmo alcuni spari provenienti dalle soffitte di un vecchio palazzo di via Stampatori angolo via Bertola e lui, armato come si vede nella foto allegata, dopo avermi ordinato di rientrare nel palazzo, iniziò la caccia al cecchino, ma venne colpito.
Lo trascinammo rapidamente all’interno del palazzo, ma ormai era morto. Era nato a Soulac-Sur-Mer (Gironde) il 01/01/1920 e si era unito ai partigiani nel 1944 dopo essere fuggito dalla prigionia in Germania.
Oggi proprio sulla parete dell’edificio che si vede nella sua ultima foto, in via Bertola angolo via Stampatori, è murata la lapide che ricorda il suo sacrificio.
Il cecchino venne arrestato poco dopo, processato in via Bertola e fucilato. Se ben ricordo era un cameriere del bar della stazione di Porta Nuova che aveva chiesto numerosi permessi per assentarsi dal posto di lavoro in coincidenza con le diverse azioni di cecchinaggio.
L’importante ruolo assunto dal Palazzo SIP di via Bertola 40 nei giorni della liberazione della Città è confermata dal fatto che non solo, come già accennato, la prima Commissione Alleata giunta a Torino il 30 aprile si recò subito in quella sede, ma anche quando qualche settimana dopo una prima Delegazione Militare Sovietica visitò la Città, venne organizzato una sorta di “saluto alla popolazione” proprio dal terrazzo di quel Palazzo con molti cittadini presenti nei giardini La Marmora. (5), nella stessa area ove, qualche giorno prima, avevamo fotografato Gimmy.

Torino 25 aprile 2019 Levio Bottazzi

Note bibliografiche
1 – Mario Quazza “Storia di un centro di collegamento” in “25 Aprile” ristampa anastatica
del 1985 a cura ANPI Torino – pag. 59 – 65
2 – Trasmissioni in tedesco effettuate da Leyda Bottazzi, allora impiegata al Museo del
Risorgimento, ed inserita nel distaccamento Arduino per la collaborazione fornita nelle
fasi della liberazione di Torino.
3 – La formazione “Arduino” era un distaccamento della 32° Brigata “Mingione”- F. Ferro nel suo
“I nostri Sappisti nella Liberazione di Torino” Ed. SAN – Torino a pag. 107 ricorda: “anche alla SIP
un nostro gruppo di sappisti, al comando del compagno Bottazzi, rintuzza ogni tentativo nemico di
compiere sensibili distruzioni.”
4 – “Barbato” “La liberazione di Torino” in “Rivista Municipale” Torino aprile 1955 p.39
5 – episodio ricordatomi da Gisella Giambone, figlia della Medaglia d’Oro Eusebio, che
allora, giovanissima, svolse il ruolo di interprete dal francese per la delegazione Sovietica.

Senza titolo

Guinet Oliver – “Gimmy” – Medaglia d’oro della Resistenza
Sullo sfondo il Palazzo SIP di via Bertola 40.
La foto fu scatta pochi minuti prima che un cecchino uccida “Gimmy”. Sul lato destro della foto si intravede la “garitta” posta allora nel giardino La Marmora a protezione dell’uscita di sicurezza del rifugio antiaereo esistente nei sotterranei del palazzo e utilizzata dalle SAP nelle fasi della Liberazione.

Posted under: Arturo, Storie (piccole)

Tagged as: , , ,

Comments are closed.

Visit Us On TwitterVisit Us On FacebookVisit Us On YoutubeCheck Our Feed