Augusto Montaruli

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Lettera aperta: a proposito del CPIA e della scuola Silvio Pellico

L’altro giorno ho pubblicato un post che commentava la querelle sulla questione relativa al trasferimento del CPIA (scuola per adulti) in un’ala della scuola elementare Silvio Pellico. Alcuni genitori stanno raccogliendo fondi per ricorrere al TAR al fine di estromettere il CPIA da quel pezzo di Silvio Pellico. Si tratta di 7.000 euro. Si tratta di sfrattare il CPIA mettendo a rischio la sua missione formativa.
Per fortuna c’è chi si oppone e lo fa con una lettera aperta che è puro buon senso. Ossigeno puro. Grazie!

La riporto qui sotto integralmente, naturalmente con l’autorizzazione dei firmatari omettendo per ovvi motivi l’indirizzo email.


NON SIAMO LA SCUOLA DELLA 

“CONVIVENZA IMPOSSIBILE”! 

NO AL RICORSO AL TAR,
<SI’ ALLA COLLABORAZIONE E A SOLUZIONI RAGIONEVOLI 

Siamo un gruppo di genitori della scuola elementare Pellico. Da alcuni mesi seguiamo con crescente disagio gli sviluppi della polemica tra alcuni genitori e il Comune di Torino/Dirigenza scolastica per l’assegnazione dei locali dell’ala nuova dell’edificio ai corsi del CPIA. 

Con questa lettera aperta intendiamo dissociarci pubblicamente dall’iniziativa di ricorso al TAR che si sta concretizzando in queste settimane. Sin dal principio non ne abbiamo condiviso i presupposti e la messa in atto; fino a oggi non siamo intervenuti perché fiduciosi che la situazione si sarebbe risolta attraverso il dialogo: tenativo che, a quanto apprendiamo, non ha portato i frutti sperati. 

Certamente il processo di insediamento del CPIA nei locali attigui a quelli della scuola Pellico avrebbe potuto essere gestito con migliori tempistiche e attraverso una comunicazione più chiara e puntuale alle famiglie. Tuttavia, riteniamo che il Comune abbia il diritto, anzi l’obbligo, di gestire le strutture pubbliche nell’interesse della collettività e tenendo conto delle esigenze di tutte le parti in causa. Il diritto allo studio vale per tutti, per i nostri bambini così come per i cittadini adulti, che quindi necessitano di un luogo dove esercitarlo. 

Saremmo tutti contenti di avere a disposizione aule più grandi e laboratori, ma se per averle occorre obbligare studenti e professori del CPIA ad interrompere le lezioni creando loro un problema molto più grande di quello che vorremmo risolvere per noi, allora siamo ben disposti ad adattarci e a continuare ad usare le medesime aule, dove siamo certi che gli insegnanti faranno comunque un ottimo lavoro. 

Come dichiarato nella lettera dei promotori e sostenitori del ricorso al TAR, per il solo prima grado di giudizio la spesa ammonta a 7.200 euro. Bene: con una spesa molto minore, si potrebbero fare cose decisamente più utili per gli scolari della scuola Pellico. Facciamo un semplice esempio: attualmente gli spazi della Segreteria al secondo piano dell’ala vecchia sono vuoti, dopo il trasferimento alla Matteotti. Perché non usare la stessa energia con cui si pretende l’allontanamento del CPIA per chiedere che quei locali vengano trasformati in laboratori o aule più grandi? Locali che, tra l’altro, sarebbero più comodi per gli alunni, che non dovrebbero nemmeno spostarsi nell’ala nuova. 

A proposito dei costi del ricorso al TAR: nelle comunicazioni che sono state fatte circolare tra i genitori della scuola, abbiamo letto con sconcerto che “alcuni negozianti della zona” starebbero finanziando l’azione legale. Ci domandiamo: a che titolo sono 

state coinvolte delle persone totalmente estranee ed esterne alla scuola in una questione che riguarda la vita interna dell’istituto scolastico? Se davvero, come dichiarato dai promotori del ricorso, si tratta di “rimettere ordine nella scuola”, quali obiettivi possono muovere il proprietario di un negozio del quartiere a spendere del denaro per chiedere l’allontanamento del CPIA? Di che “sicurezza” stiamo parlando? 

Nelle scorse settimane, sono stati fatti uscire sui giornali articoli che riteniamo lesivi dell’immagine della scuola Pellico e di chi ci lavora. Nelle pagine della cronaca di Torino del quotidiano “La Repubblica” a ottobre è stato pubblicato un articolo a tutta pagina il cui titolo definiva la scuola come luogo di una “convivenza impossibile” tra alunni dell’elementare e studenti del CPIA. Vogliamo dire con forza che noi non ci riconosciamo con questa immagine e che non tutti i genitori della Pellico la pensano in questo modo. 

Invitiamo tutti i genitori che condividono le nostre posizioni a sottoscrivere questa lettera aperta. Una lettera con cui non vogliamo solo dire dei NO (NO al ricorso al TAR, NO all’allontanamento del CPIA, NO a fare di tutte le questioni solo un “problema sicurezza”), ma anche dei SI’ per i quali impegnarci concretamente: SI’ a una scuola accogliente e solidale, che insegni ai nostri bambini la ricchezza di aprirsi agli altri, la bellezza del rinunciare a qualcosa per sé affinché tutti possano avere pari opportunità; SI’ a una scuola capace di vedere non solo i rischi, ma anche le opportunità di avere come “vicini di classe” gli studenti e gli insegnanti del CPIA… 

Dopo questo prima passo della raccolta firme ci piacerebbe avere occasione di vederci, di parlare con la Dirigenza della scuola Pellico e del CPIA per immaginare insieme iniziative comuni, momenti di incontro e di scambio, di approfondimento e di riflessione insieme agli insegnanti. 

Perché è bello crescere sentendosi sicuri, ma la sicurezza non la si ottiene allontanando o escludendo gli altri. Ci si sente sicuri quando si affrontano e si superano le paure, quando si può stare vicini ad altri bambini, insegnanti e adulti per imparare insieme ogni giorno qualcosa di nuovo. 

PER MAGGIORI INFORMAZIONI E PER SOTTOSCRIVERE LA LETTERA 

Francesco Vietti, 3C scuola Pellico Francesca Bracchino, 3C scuola Pellico 

Posted under: Il fiume in mezzo

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