Augusto Montaruli

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Questo è il tempo

Questi sono giorni di telefonate, stare costretti in casa per questo maledetto virus ti porta a telefonare agli amici, ai parenti che non senti da tempo per sapere se tutto va bene. Hai il tempo per farlo, senti il bisogno di farlo. Condividi lo stato d’animo: il pessimismo, la rassegnazione, il passerà, la disperazione di non poter assistere e confortare una madre in una casa di riposo. Condividi anche qualche risata per esorcizzare. 
Prometti che poi ci vediamo, organizziamo, combiniamo.
Per recuperare il tempo perduto, il non averlo fatto prima.
Questo è il tempo in cui meglio si capiscono, si dovrebbero capire le differenze, tra chi ha risorse per reggere questa situazione e chi no.
Tra chi ha risorse economiche, sociali e culturali e chi no.
Tra chi è fragile e chi è no. 

Perché in casa ci sono libri.
Perchè la famiglia regge la situazione.
Perché ti puoi informare.

Perché esci per comprare il giornale.

Perché la tua casa è confortevole: hai un letto, un tavolo, un divano, una tv, un computer, un bagno con doccia e una scorta di bagno schiuma.
Perché la spesa non è un problema.

Pechè scegli con un cura il cibo che mangi.
Perché non hai paura di stare in casa con il tuo compagno.
Perché hai un tetto sotto cui stare.
Perché hai una rete sociale con cui interagire.
Perché hai libri di cucina per sperimentare ricette nuove.
Perché posso programmare una vacanza quando tutto sarà finito.
Perché posso studiare anche a distanza, ho il pc e chi mi supporta.
Perché ho un amico medico che mi può dare i giusti consigli.
Perché non sei periferia, non quella geografica, ma quella sociale.
Perché non hai bisogno di qualcuno che ti offra del cibo.
Perché non aspetti che si aprano le porte di una chiesa per poterti rifugiare.
Perché non sei privo di un documento che certifichi la tua esistenza in vita.
Perché puoi permetterti anche di essere scuro di pelle se tiri ad un pallone.

E’ questo è il tempo per provare a cambiare lo stato delle cose.
Questo è il tempo.
Un altro virus non lo reggeremmo.

Posted under: Arturo

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