Augusto Montaruli

Il mio sito

Quando incontrai Balmanion e Messina

Quando arrivo al circolo Crimea, Franco Balmamion sta cenando con un amico. Ci salutiamo, m’invita a sedermi e mi versa un bicchiere di vino. “Beva con noi, Guido arriverà più tardi.” Guido è Messina, il presidente dell’associazione. 

Due giri d’Italia vinse Balmamion, detto il cinese, per gli occhi forse: feritoie che mirano al traguardo e che adesso mi guardano anticipando la domanda scontata che sto per fargli, dicendomi che i giri li aveva vinti senza vittorie di tappa perché la regolarità paga, contava stare sempre con i migliori. Poi mi srotola il resto, con modestia e sorridendo: un campionato italiano, un terzo posto al tour, una Milano Torino, un giro dell’Appennino e altro ancora.  E mi racconta dell’unica volta che sua madre andò a vederlo correre, su al colle della Maddalena, si correva il trittico tricolore per celebrare i 100 anni dell’Unità d’Italia. Arrivò secondo e intascò un premio di 250.000 lire. “Erano tantissimi” dice sorridendo, “lo stipendio di un operaio non arrivava a 50.000 lire“ aggiunge l’amico a tavola. Poi scivoliamo inesorabilmente sugli altri, sui rivali. Merckx, il più grande della sua epoca, ma ingordo, le voleva vincere tutte. Mancava di generosità nei confronti dei suoi gregari. Anquetil, un signore, il migliore di tutti. Gimondi forte e caparbio. Motta, fortissimo ed elegante, ma gli mancava la grinta. Adorni, il rivale, e ridendo con gli occhi: “Che ho battuto anche in uno sprint”. Un altro bicchiere di vino e intanto arriva Guido Messina: “dieci minuti e arrivo”. Prima, giustamente, gli amici da salutare. Continuo con Balmamion e gli faccio l’ultima domanda: cosa direbbe ai giovani che vogliono correre in bici? “Di non avere fretta e soprattutto dopo aver corso di chiedersi sempre se ti sei divertito”. 

Guido Messina, che è un po’ “meno giovane”, di Balmamion parte dalle sue vittorie, me le dice velocemente da corridore in fuga: un’olimpiade, cinque titoli mondiali e sette nazionali nella specialità inseguimento e solo una volta in maglia rosa. Gli chiedo se preferiva la pista alla strada e lui mi risponde: “No, no, ma gli ingaggi in pista erano molto più alti”. Poi mi racconta della gara più bella, quella che fece scalpore. Nel 1955. La prima tappa del giro: da Milano a Torino. Il traguardo a pochi isolati da casa sua e dalla Frejus, la fabbrica della bici che montava. La fece quasi tutta in solitaria e indossò la maglia rosa. L’altra fu definita la sfida del secolo: un duello con Fausto Coppi nell’inseguimento. Era sempre il 1955 e a vincere fu Guido Messina. 

“Fausto era già avanti con gli anni… però sempre forte”. 

13 dicembre 2012 – l’avevo scritto per Ottoinforma, il giornale on line della circoscrizione otto

Posted under: Arturo, Il fiume in mezzo, Storie (piccole)

Tagged as: , ,

Comments are closed.

Visit Us On TwitterVisit Us On FacebookVisit Us On YoutubeCheck Our Feed