Augusto Montaruli

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Le interviste possibili: Tommaso Vineis

Tommaso Vineis gestisce il Tomato Backpackers hotel in San Salvario, per i non anglofoni i Backpackers sono i viaggiatori che portano il loro equipaggiamento e i vestiti in uno zaino (il backpack). E questo dice già molto della filosofia della struttura: un po’ albergo con camere singole e un po’ ostello per quelle condivise. E poi basta vedere la struttura del sito o farci una visita per meglio comprendere: studenti, viaggiatori, artisti…Inoltre ho testimonianze di amici che sono andati e sono ritornati al Tomato, un punto di riferimento consolidato per San Salvario e per la città. Per questo mi “intrigava” ascoltarlo. 

Tommaso, la sostenibilità è una missione della tua attività. Collabori con Abbasso impatto, Celocelo e i servizi che offrite lo dimostrano. Che voto daresti sul tema alla giunta Appendino? 

La sostenibilità ha un ruolo centrale nel programma politico dei 5 stelle, sia a livello nazionale, che a livello locale. I risultati ottenuti fin qui sono insufficienti. Come era ampiamente prevedibile, un modello basato dalla rivincita del cittadino comune  sulla competenza non funziona. L’assessore all’ambiente del comune di Torino arriva dal mondo del marketing, non ha alcuna esperienza nel campo che è stato chiamato a dirigere e purtroppo si vede. In questi anni sono nate proposte isolate e poco coraggiose, dove invece servirebbe un piano complessivo e convincente, supportato da una visione strategica di ampio respiro per convincere i cittadini a sostenere il cambiamento. I cittadini vanno anticipati e convinti non inseguiti per fini elettorali. La buona volontà dimostrata fin qui dalla sindaca non basta. Bisogna incentivare i cittadini a produrre meno rifiuti attraverso sgravi fiscali e il riconoscimento delle aziende che si impegnano per attuare politiche sostenibili nel loro processo produttivo, come in parte previsto da un progetto a cui aderisco che si chiama Abbasso Impatto. Andrebbe incentivata l’economia circolare cominciando dalle attività all’avanguardia che operano sul territorio, dalla preziosa esperienza  di Astelav nella rigenerazione degli elettrodomestici usati o dal progetto di recupero delle eccedenze alimentari del progetto CeloCelo

Sulla mobilità sostenibile si potrebbe prendere spunto dalle tante esperienze positive in Europa, partendo dall’ “urbanistica tattica” con cui si sta ripensando la viabilità milanese e soprattutto lo strepitoso modello delle Superillas di Barcellona. Qualche associazione ha studiato delle soluzioni in questa direzione anche per Torino. Ti consiglio trattoxtratto pensata da GreenTo in collaborazione con Legambiente, progetti coraggiosi e convincenti, spesso con un costo ridotto, ma con un grande impatto. Bisogna insomma ripartire dalle idee. Per Torino sogno un futuro in cui la sostenibilità smetta di essere vissuta come un tema  marginale di cui occuparsi distrattamente per  diventare il fulcro da cui ripartire per rilanciare la città a livello nazionale e internazionale. Una città efficiente che abbia la capacità di migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini.

Adesso stiamo sul locale, su ciò che circonda il Tomato. San Salvario è spesso sulle pagine dei quotidiani:  movida, piccola criminalità essenzialmente. Eppure è un quartiere, sono di parte lo so, con un potenziale enorme. Pensa alla multireligiosità, alla sperimentazione, all’incontro tra mondo laico e religioso, alla tradizione industriale e universitaria, ai musei. L’unica proposta che è arrivata dalla giunta Appendino è dell’assessore Sacco che vuole trasformarlo in quartiere nel distretto del bere… 

San Salvario è un quartiere speciale, la cui percezione agli occhi dei Torinesi è alterata dalle conseguenze di un politica di concessione delle licenze a bar e locali notturni poco lungimirante. Si è perso il necessario equilibrio tra attività diurne e notturne, in favore di queste ultime. Non si può e non si deve seguitare a commettere gli stessi errori del passato, incentivando un modello che attira la micro criminalità, peggiora la vivibilità del quartiere e innesta una guerra tra residenti e gestori dei locali. Secondo me il futuro passa da un maggiore esercizio dell’immaginazione potendo contare sulle grandi risorse e sul potenziale che il quartiere possiede. E proprio da queste bisogna partire per promuovere e valorizzare San Salvario, le sue varie identità non perdendosi in un eccessiva semplificazione. Sarebbe bello che diventasse un quartiere all’avanguardia dove sperimentare la rivoluzione sostenibile di cui Torino ha bisogno. Si potrebbe lavorare sulla prima superillas come fu per Gracia a Barcellona, che fu la prima ad innestare la rivoluzione che ha reso pedonali i principali quartieri della città. 

Pandemia, quanto ha sofferto la tua attività? 

Ha sofferto moltissimo. Sto lavorando in questi giorni per prepararmi alla riapertura dopo il lungo stop cominciato all’inizio di Marzo. La crisi economica  scatenata dal Covid purtroppo è tutt’altro che conclusa e aspetto con grandissima preoccupazione l’inizio dell’autunno, con l’incertezza legata ad un potenziale aumento del numero dei contagi, ma anche all’acuirsi degli effetti della crisi economica in corso. In questa momento drammatico è l’intero settore alberghiero in Italia ad affrontare una fase senza precedenti e tanti tantissimi alberghi e agenzie di viaggio non riapriranno più. Con i colleghi di Federalberghi Torino e del nazionale stiamo provando a alzare la voce per portare l’attenzione sul nostro settore, uno dei più colpiti in assoluto dall’emergenza. Quanto fatto finora dal governo è insufficiente e tantissimi posti di lavoro sono a rischio.

Mi dici quanti colori e quante lingue passano dal Tomato?

Il Tomato è un Backpackers in una nazione con una forte vocazione turistica al centro dell’Europa, in un periodo storico in cui il settore turistico stava attraversando una fase di forte crescita in tutto il mondo. Insomma sono stati anni incredibili in cui abbiamo conosciuto il mondo dalla postazione della Reception. La natura informale del Tomato ha facilitato le interazioni da cui sono nate amicizie, itinerari di viaggio, scoperte musicali e molto altro. Le caratteristiche originali della nostra offerta hanno fatto il resto, selezionando spesso viaggiatori che condividono la nostra visione del viaggio e i nostri valori. Il lavoro dello staff, l’impegno nel costruire un modello di ricettività fondato sulla sostenibilità, su uno stretto rapporto con il territorio in cui è inserito, collaborando con le associazioni culturali e gli altri soggetti che lo animano ha dato i suoi frutti.

Per quali motivi i tuoi ospiti vengono a Torino?

Per via delle caratteristiche proprie del Tomato Backpackers Hotel abbiamo più turisti e qualche studente in più rispetto alla media torinese, ma direi che in generale seguiamo abbastanza il trend cittadino. Torino non è una città turistica, e nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni, resta un mercato con una importante componente business (le conseguenze dello smart working si faranno sentire..).  Il turismo sportivo contribuisce sia in termini di occupazione che di politiche tariffarie, da settembre a giugno.

Dimmi tre qualità, o quante vuoi, che dovrebbe avere il/la prossimo/a sindaco/a?

Coraggio, competenza e visione.

Pensi sia utile un’agenzia turistica di prossimità rivolta a promuovere un territorio? E su cosa punteresti per promuovere San Salvario?

Non credo che un’agenzia turistica di prossimità sarebbe utile. Mi piacerebbe al contrario che si cominciasse a ragionare come destinazione, mettendo insieme le varie anime, e aree, del Piemonte per offrire un prodotto più vario e più spendibile sul mercato internazionale. Bisogna allenare la capacità di raccontare e vendere il proprio territorio coordinando le agenzia del turismo locale e insistendo sulle peculiarità e sulle eccellenze del territorio nel suo complesso. Senza andare troppo lontano si potrebbe seguire l’egregio esempio della Regione Toscana. Il Piemonte è ampiamente attrezzato per seguire lo stesso percorso. Ci sono regioni del mondo che sono diventate destinazioni turistiche solo ed esclusivamente grazie a politiche di promozione molto lungimiranti. In Piemonte questo capacità è mancata, nonostante le olimpiadi, i siti unesco. Le ragioni turistiche di San Salvario sono già tutte palesi: un’incredibile offerta gastronomica, il parco, i musei, le università, la posizione geografica. Basterebbe un buon lavoro di storytelling.

Adesso devo cercare un libro. A te dedico “Da questa parte del mare” di Gianmaria Testa. E il libro che racconta il suo disco che parla di migranti. E un libro delicato e commovente. Finisce così: “Ed è proprio di questo che c’è bisogno: di poche parole e di una porta sempre aperta”.

Mimmo CarrettaNicola Bellaccicco (il mio barbiere)Luigi Matteoda  – Enrico Pandiani – Mauro Berruto  – Igor Stojanovic  – Raffaele Scassellati

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