Augusto Montaruli

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Le interviste possibili: Igor Stojanovic

Igor Stojanovic l’ho conosciuto prendendo un caffè in piazza Nizza insieme a sua moglie. Avevo bisogno di lui per capire che ciò che stavo proponendo, piccole aree attrezzate per le popolazioni nomadi, aveva senso. Insomma avevo bisogno di un suo parere. Non volevo fare proposte senza prima aver verificato più che la fattibilità l’utilità dell’idea. La proposta, passata con un po’ di fatica in circoscrizione e naturalmente ignorata in comune, la potete leggere qui

Io credo sia un bell’esercizio di ripasso politico e culturale “intervistare” chi ha un vissuto da raccontare e chi sta dalla parte degli ultimi(ssimi).  Igor è nato nel 1980 a Kragujevac in Serbia, nella ex yugoslavia. Dalla città dell’auto serba nell’86 si trasferisce nella (ex?) città dell’auto di Torino. Di mestiere fa il mediatore culturale e il cuoco. Gestisce un home restaurant dove attraverso il cibo fa ripercorrere “il viaggio dei 1000 anni del popolo rom”. Attivista militante per la difesa dei diritti di tutti, ma vista la situazione attuale si batte per i diritti del popolo rom soprattutto nel suo ruolo di operatore antidiscriminazione della citta metropolitana e esperto di sviluppi delle comunità, una figura nuova in Italia. E’sposato dal 2005 con Ilaria,  ligure piemintese, Klarissa e Katrin sono i loro figlioli. A completare la famiglia tre gatti e un cane.

Igor Stojanovic, cittadino del mondo, ha mantenuto la cittadinanza serba che non cambierà mai. Per mantenere un legame con le sue origini.  Igor è anche attivista di Slow Food International all’ufficio migranti. Una persona che ha molto da dire, per questo è qui.

Eccoci Igor, l’ho fatta un po’ più lunga la presentazione, ma era necessaria. Adesso andiamo con le domande. 

Di solito concludo le “interviste” citando un libro, con te partiamo da un libro. Recentemente ho letto “Questa terra è la mia terra” un racconto autobiografico di Woody Guthrie. Parla dell’America dei Vagabondi, quelli che salivano sui treni merci per spostarsi in cerca di lavoro e di sopravvivenza. Ti ricordi come fa la canzone? Questa terra è la tua terra, questa terra è la mia terra, dalla California fino all’isola di New York, dalla foresta di sequoie fino alla corrente del golfo, questa terra è stata creata per te e per me. E’ rimasta solo una canzone?

Penso sia rimasta come un’utopia o un sogno che non si è mai realizzato. Almeno per il popolo Rom. Gente senza un terra in fin dei conti, arriviamo dall’India e siamo la la minoranza più diffusa in Europa e la più discriminata. Quando nascondevo, per non essere discriminato, le mie origini rom forse questa canzone era anche mia/nostra, ma con il diventare adulto sono sempre più fiero delle mie origini. Ora anche i bambini rom nati a Torino da famiglie che ci abitano dagli anni ’60 sono degli stranieri che devono tornare a casa loro. 

Sulle popolazioni rom avevi aspettative da questa amministrazione 5 stelle? E quali?

Nel 2017 quando l’amministrazione votò il superamento dei campi avevamo delle bellissime aspettative, all’inizio del loro mandato sembravano quasi interessati, in senso positivo, nel permettere dei rom torinesi  tanto da riceverci in comune più volte e di raccontare loro ciò che stavamo facendo come attivisti e associazioni. Come vediamo in questi giorni la loro disponibilità si è trasformata nella più grande carneficina sociale del popolo rom a Torino. Senza pietà e rispetto delle regole stanno rubando il futuro alla mia gente. Eppure soluzione alternative alla ruspa ce ne sono tante, compreso le aree di transito come avevi proposto tu che sono una realtà in gran parte dell’Europa.

Cosa vuol dire essere di sinistra e (pre)occuparsi dei rom?

Essere di sinistra e (pre)occuparsi dei rom è cosa fondamentale e fisiologica, cosa che molti compagni non hanno capito e li pregherei di non dichiararsi più antirazzisti. Sono riusciti a vedere e protestare (giustamente direi) dei discrimini che capitano dall’altra parte dell’oceano senza accorgersi che sotto il loro naso era in atto una carneficina sociale. All’inizio dell’anno è morta una neonata al campo di via Germagnano, una creatura costretta a nascere in un cimitero di amianto. E’ morta nel silenzio, menefreghismo assoluto e nessuno si è fatto delle domande. 

Quando per il MOI ci sono stati milioni di euro da spartire ho visto una “grande interesse”, in via Germagnano per 500 mila euro latitanza completa tranne un’associazione che si occupa di terre confiscate alla mafia. Se Slow Food nel periodo di lockdown dovuto al Covid non avesse destinato fondi per il fabbisogno primario della popolazione rom, mangiare, quella gente sarebbe morta letteralmente di fame. La Torino solidale si era dimenticata dei rom. Quando la TV ci diceva restate a casa il comune di nascosto buttava giù le baracche e non permetteva di uscire per cercare cibo. Ho visto mitra puntati verso una donna, una donna che aveva fame.

I rom sono tutti ladri?

Rubare è una conseguenza alla non possibilità di realizzarsi con il lavoro. Comunque no, non siamo tutti ladri anzi la maggior parte di noi lavora e vive in una casa vera. Solo la parte più fragile e vulnerabile del nostro popolo vive nei campi rom e per fame ruba o chiede l’elemosina o raccoglie ferro. Per sopravvivere. Faccio io una domanda, avete mai sentito di un datore di lavoro che assume una persona che abita in un campo rom? 

Tempo fa avevo collaborato, per le foto, ad un docufilm che girammo in via Germagnano e in Lungo Stura. Vidi un mondo estremamente vario, tra gli altri c’erano persone che vivono nelle baracche per potersi curare negli ospedali torinesi perché in Romania era impossibile. Non pensi che sia paradossale che i torinesi fanno la “vacanza dentistica” a Bucarest e i romeni poveri vengano qui per cure ospedaliere? 

Sì è paradossale, ma si chiama globalizzazione. La prima a giovarsi dell’entrata della Romania in Europa è stata l’Italia: manovalanza ricattabile e a basso costo e inoltre, ancora peggio, turismo sessuale.

I rom, come i migranti, sono strumento di campagna elettorale. Per alcuni se non ci fossero dovrebbe inventarli. La solita storia, non credi?

Sì, è palese che fomentare odio in campagna elettorale porta voti. Salvini iniziò la sua campagna elettorale proprio nel campo di via Germagnano. Nelle campagne elettorali i rom diventano il “problema zingari”. Quelle campagne elettorali, come ora, si trasformano in autogoal per l’amministrazione.

Secondo te i fondi della comunità europea stanziati per la questione nomadi se utilizzati bene potrebbero risolvere la questione?

Solo dall’inizio di questo anno l’Italia ha ricevuto ben 17 milioni di euro per l’inclusione del popolo rom, sono stati usati tutti per la ruspa. A Torino 500 mila euro per non sistemare una quarantina del campo regolare di via Germagnano. Per i mille abusivi, piazzati lì dai vigili dopo altri sgomberi i fondi sono stati stanziati da un ente privato. Eppure le soluzioni ci sono, eccome se ci sono, ma non vogliono essere adottate. E’ utile avere un capro espiatorio. 

Occorre reiniziare dai fondamentali dell’inclusione: istruzione, casa, lavoro. Persone come me sono state formate come esperti dello sviluppo delle comunità come è previsto dalle linee guida della comunità europea al fine di superare i campi. E’ notizia recentissima la denuncia/querela che l’Associazione Nazione Rom ha presentato contro i comuni di Roma, Torino e Firenze e all’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscrimazioni Razziale della Presidenza del Consiglio dei Ministri) con queste accuse: abuso ed omissione di atti d’ufficio, omissione di soccorso, falso ideologico e materiale, truffa sui fondi europei e discriminazione razziale. 

Se uno dei candidati a sindaco ti chiedesse di scrivere un pezzo di programma sulla questione nomadi, su cosa ti concentreresti?

Gli chiederei di rispettare i diritti del popolo rom che sono gli stessi di altre persone e non come immondizia da mettere sotto un tappeto. Le soluzioni ci sono, è sufficiente seguire e adottare le le linee guida della Comunità Europea

Un libro lo abbiamo citato all’inizio dell’intervista, ma io ne aggiungerei un altro: “Alba senza giorno” di Fernando Coratelli. Una coppia di giovanissimi rom scappa dal villaggio per cercare fortuna nell’Europa del benessere. La fine è tragica e dimostra che i veri problemi sono altri. Drammaticamente altri. Appena ci vediamo te lo regalo. 

Un abbraccio e grazie per quello che fai.

Le interviste già uscite:
Mimmo CarrettaNicola Bellaccicco (il mio barbiere)Luigi Matteoda  – Enrico Pandiani – Mauro Berruto 

Posted under: Arturo, Le interviste possibili

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