Una storia di Hugo
Hugo è uno che racconta poco della sua vita, non è facile, anzi a volte è doloroso raccontarla, mi dice. Lo conosco da quattro anni, da quando un giorno di agosto sono andato ad accoglierlo alla stazione di Porta Nuova, ad aiutarmi a riconoscerlo, nella mia testa una sua fotografia, nelle orecchie e nel cuore una sua canzone trovata in rete e la certezza che oltre al trolley avesse una chitarra a tracolla. In questi quattro anni ho ascoltato brani della sua vita bevendo un caffè o un bicchiere di vino o preparando un suo concerto.
Questa che vi racconto è una storia dei suoi concerti durante la dittatura, concerti in giro per l’Uruguay. Andavano in quattro a cantare perché dovevano resistere alla censura, non sempre potevano cantare tutti e non sempre tutte le canzoni. Questa volta tocca a te, cantava uno solo perché agli altri era proibito. Proibito cantare. A volte dell’elenco restavano pochissime canzoni, proibivano anche le canzoni d’amore. Perché amore e dittatura sono incompatibili. Cantavano in luoghi di confine per poi uscire dal paese e rientrare da una frontiera più sicura. Rischiando sempre il carcere, il ritorno in carcere.
La città di Rivera è una città di confine, al confine con il Brasile e il confine è una via che la separa da Santana do Livramento. Quella sera nella città di Rivera avevano proibito di cantare, a tutti, ma decisero di esibirsi comunque. Il palco oltre la strada, in Brasile, il pubblico in Uruguay. Il coraggio in entrambi i paesi.
Per tornare dal nord scesero a sud, verso l’atlantico. Per poi ricominciare a cantare.
C’è un bravo regista in sala? Sarebbe un bel film.
Potete ascoltare Hugo Trova qui:
Playlist concerto al Baretti
Concerto dedicato ai 40 anni dal colpo di stato in Cile e Uruguay





