Le interviste possibili: Enrico Pandiani

Enrico l’ho conosciuto come scrittore al ritorno da una vacanza a Parigi entrando in una libreria di Alba dove, incuriosito, ho comprato un libro da regalare a mia moglie: Les italiens. Un giallo, un noir, un poliziesco… non so mai come definirli questi libri… insomma un romanzo dove protagonisti sono un ispettore, Mordenti, capo di una squadra di polizia composta da poliziotti di origine italiana. Dopo quel libro ne sono venuti altri e intanto ci conoscevamo. Andiamo con l’intervista…
Enrico le 5 stelle del Movimento stanno a significare: acqua, ambiente, trasporti, connettività e sviluppo. E la cultura?
La cultura? cos’è, si mangia? In questi anni di exploit e interviste televisive, i 5 stelle hanno ampiamente dimostrato quanto la cultura, e tutto ciò che le gira attorno, sia lontana dalla loro visione del mondo, una visione rabbiosa e punitiva nei confronti di problemi che non hanno saputo vedere e, le poche volte che li hanno visti, non hanno saputo affrontare. La gestione dei mezzi pubblici torinesi ne è un esempio lampante, che dimostra l’occlusione mentale di una classe politica ormai scollata dalla realtà.
Se dovessi scrivere un giallo (giallo?!) sul Movimento, chi sarebbe la vittima e chi l’assassino?
Temo che non ci sarebbe una vittima, sarebbe una strage. E gli esecutori sarebbero i cittadini esasperati, molti dei quali, tra l’altro, li hanno votati e credo siano quindi ancora più frustrati di chi il voto si è ben guardato dal darglielo. Temo inoltre che sarebbe un giallo noioso, dove gli indizi porterebbero a scoprire una vicenda pietosa, che si dibatte nel vasto mondo dell’incompetenza. Preferisco rimanere con les italiens.
Faccio anche a te la domanda che ho rivolto ad altri: Chiara Appendino la ricorderemo con una statua dedicata al monopattino o resterà altro?
Più che al monopattino, una statua di Chiara Appendino sarebbe un monumento alla persona sbagliata nel posto sbagliato. Ma non c’è alcun bisogno di erigere statue, visto che basta muoversi per Torino e i segni di questa incapacità si possono trovare ovunque, nelle piste ciclabili folli, nella mancanza di mostre e turismo, anche nei monopattini abbandonati nei posti più assurdi. Ma qui entra in gioco anche l’inciviltà della gente e questa è un’altra storia.
Enrico, tu frequenti per le presentazioni dei tuoi libri e anche come lettore le librerie indipendenti. Soffrono come sai bene, secondo te cosa dovrebbe fare l’amministrazione della città per aiutarle?
Le librerie indipendenti sono l’ultimo argine contro la barbarie. La competenza dei librai, il loro rapporto con i lettori e la loro straordinaria capacità di crearne di nuovi è un patrimonio che qualsiasi amministrazione cittadina dovrebbe obbligarsi a conservare. In Francia, se non sbaglio, esistono addirittura dei sussidi. Ma anche i lettori che comprano su Amazon o nelle grandi catene, che inseguono i miserabili sconti che vengono loro proposti, hanno una colpa. Un lettore dovrebbe tenere al primo posto il suo libraio di fiducia, quello con cui può parlare, discutere, ridere e dal quale può essere ben consigliato.
Secondo me in politica prevalgono più i destini personali rispetto a quelli collettivi, la causa si diceva una volta. Io credo che questo sia un andazzo diffuso in tutte le categorie. Cosa ne pensi?
Sono d’accordo. La politica ormai è divismo, e la gente premia il politico che l’ha sparata più grossa, non quello che ragiona e lavora nell’ombra per la collettività. Se al referendum che stiamo per andare a votare, la domanda fosse: Vuoi tu che lo stipendio dei parlamentari sia decurtato del 50%?, allora risponderei SÌ. Mi piacerebbe vedere una politica che non paga, alla quale si accede non per il denaro, ma perché si vuole lavorare al miglioramento della società e della cosa pubblica. Ma ovviamente resta un sogno.
Anche questa è una domanda che faccio quasi a tutti: mi dici tre (se poi sono cinque va bene lo stesso) qualità che dovrebbe avere il prossimo sindaco?
Essere un vero politico, avere una cultura che gli permetta di capire la sua città, avere un’occhio di riguardo “vero” nei confronti delle periferie, essere capace di una visione a distanza, avere il coraggio di indisporre i propri cittadini lavorando per loro.
Scriveresti un romanzo con un assessore protagonista? Per esempio un assessore che risolve casi, ti passo un titolo “La buca perfida” o “Il dehors fuori norma”. Si scherza eh.
Potrebbe essere un personaggio interessante. Certo che tra buche stradali, dehors selvaggi, monopattini abbandonati, trasporti demenziali, piste ciclabili fantascientifiche e cittadinanza incivile, avrebbe un bel daffare. Non so quanto tempo gli rimarrebbe per fare l’assessore.
Anche questa “intervista” la concludo citando un libro. A te dedico un libro di Steinbek che ho letto recentemente, “Viaggio con Charley”. Steinbeck con un furgone trasformato in camper ed in compagnia del suo cane, Charley, si mette in viaggio a scoprire il suo paese. Tu hai un cane e un camper?
Non ho né un cane, non più, né un camper. Ma parlando di Steinbeck, ti consiglio di leggere, ma immagino tu l’abbia già fatto, Diario russo, il resoconto che lo scrittore fece nel 1949 del suo viaggio in Unione Sovietica assieme al fotografo Robert Capa di cui nel libro si trovano anche le foto. È una lettura molto divertente e interessante. Non ci sono cani, né camper, ma c’è la scoperta di un paese straordinario da parte di due americani, senza quei paraocchi che in genere portano i loro connazionali.
Grazie per la chiacchierata e per aver segnalato un libro che non conoscevo e ora leggerò.
Enrico Pandiani su Wikipedia
Le interviste già uscite:
Mimmo Carretta – Nicola Bellaccicco (il mio barbiere) – Luigi Matteoda






