Augusto Montaruli

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In una città del nord

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In una città del nord.
In una scuola elementare c’è un’ala dell’edificio non utilizzata.
In una città del nord.
Quell’ala dell’edificio ora viene utilizzata da “stranieri” che vanno a scuola per conseguire la licenza elementare e la licenza media. Molti di loro sono qui da anni.
Molti di loro hanno bisogno della licenza media per ottenere la cittadinanza italiana.
Molti di loro sono genitori, fratelli e sorelle, zie e zii di bambini che frequentano la scuola elementare. In una città del nord tutto questo viene visto come un’opportunità, un legame che si crea ancora più forte tra scuola e parenti dei bimbi che la frequentano.
Nascono scambi di cultura, nasce un senso di appartenenza più radicato con il territorio di cui la scuola è simbolo culturale.

Purtroppo ciò che ho scritto non è vero, meglio, non totalmente vero.

Adesso vi dico cosa è vero.

E’ vero che gli “stranieri” vanno a scuola nell’ala dell’edificio non utilizzata.
E’ vero che gli “stranieri” vanno a scuola per conseguire la licenza elementare e la licenza media e molti di loro sono qui da anni.
E’ vero che molti di loro hanno bisogno della licenza media per ottenere la cittadinanza italiana.
Ma c’è un’altra verità.
L’altra verità è come è stata gestita questa cosa. In una città del nord.
E’ stata gestita male, come un atto amministrativo. Invece è un atto tutto politico e di visione che prevedeva il coinvolgimento dei genitori a partire da quelli eletti negli organi collegiali. Non è stato fatto e questo ha causato proteste e incomprensioni portando i genitori di quella scuola a chiedere l’allontanamento di altri genitori.
Assurdo, tristemente assurdo.
Questa storia ha causato malumori, raccolte firme e anche speculazioni politiche, a cominciare da interpellanze in consiglio comunale: i genitori, italiani, sono voti; quelli stranieri no.
Invece occorre rimboccarsi le maniche e partire dal dato di fatto che è un’opportunità, sì, una bella opportunità: 

molti di loro sono genitori, fratelli e sorelle, zie e zii di bambini che frequentano la scuola elementare.
In una città del nord tutto questo deve essere trasformato in un legame che si crea ancora più forte tra scuola e parenti dei bimbi che la frequentano.
Nascerebbero scambi di cultura, nascerebbe un senso di appartenenza più radicato con il territorio di cui la scuola è simbolo culturale. 


Ma si sa che le belle opportunità richiedono coraggio e fatica. Anche se si hanno le spalle strette.


 

La città del nord è la nostra città: Torino. Torino che rivede gli anni sessanta e settanta. Quella dei meridionali che frequentavano le 150 ore.

L’interpellanza comunque sarebbe da fare, sarebbe da fare per fornire di arredi scolastici dignitosi e non scarti da macero quell’ala della scuola.


 

La gestione della formazione degli adulti (sia italiani sia stranieri) è in carico al CPIA, se vuoi approfondire clicca qui

Posted under: Il fiume in mezzo

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