In una città del nord

In una città del nord.
In una scuola elementare c’è un’ala dell’edificio non utilizzata.
In una città del nord.
Quell’ala dell’edificio ora viene utilizzata da “stranieri” che vanno a scuola per conseguire la licenza elementare e la licenza media. Molti di loro sono qui da anni.
Molti di loro hanno bisogno della licenza media per ottenere la cittadinanza italiana.
Molti di loro sono genitori, fratelli e sorelle, zie e zii di bambini che frequentano la scuola elementare. In una città del nord tutto questo viene visto come un’opportunità, un legame che si crea ancora più forte tra scuola e parenti dei bimbi che la frequentano.
Nascono scambi di cultura, nasce un senso di appartenenza più radicato con il territorio di cui la scuola è simbolo culturale.
Purtroppo ciò che ho scritto non è vero, meglio, non totalmente vero.
Adesso vi dico cosa è vero.
E’ vero che gli “stranieri” vanno a scuola nell’ala dell’edificio non utilizzata.
E’ vero che gli “stranieri” vanno a scuola per conseguire la licenza elementare e la licenza media e molti di loro sono qui da anni.
E’ vero che molti di loro hanno bisogno della licenza media per ottenere la cittadinanza italiana.
Ma c’è un’altra verità.
L’altra verità è come è stata gestita questa cosa. In una città del nord.
E’ stata gestita male, come un atto amministrativo. Invece è un atto tutto politico e di visione che prevedeva il coinvolgimento dei genitori a partire da quelli eletti negli organi collegiali. Non è stato fatto e questo ha causato proteste e incomprensioni portando i genitori di quella scuola a chiedere l’allontanamento di altri genitori.
Assurdo, tristemente assurdo.
Questa storia ha causato malumori, raccolte firme e anche speculazioni politiche, a cominciare da interpellanze in consiglio comunale: i genitori, italiani, sono voti; quelli stranieri no.
Invece occorre rimboccarsi le maniche e partire dal dato di fatto che è un’opportunità, sì, una bella opportunità:
molti di loro sono genitori, fratelli e sorelle, zie e zii di bambini che frequentano la scuola elementare.
In una città del nord tutto questo deve essere trasformato in un legame che si crea ancora più forte tra scuola e parenti dei bimbi che la frequentano.
Nascerebbero scambi di cultura, nascerebbe un senso di appartenenza più radicato con il territorio di cui la scuola è simbolo culturale.
Ma si sa che le belle opportunità richiedono coraggio e fatica. Anche se si hanno le spalle strette.
La città del nord è la nostra città: Torino. Torino che rivede gli anni sessanta e settanta. Quella dei meridionali che frequentavano le 150 ore.
L’interpellanza comunque sarebbe da fare, sarebbe da fare per fornire di arredi scolastici dignitosi e non scarti da macero quell’ala della scuola.
La gestione della formazione degli adulti (sia italiani sia stranieri) è in carico al CPIA, se vuoi approfondire clicca qui






