Augusto Montaruli

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Le interviste urgenti: Roberto Mezzalama, esperto di politiche ambientali

Emergenza smog, vietate la circolazione alle auto! E’ un titolo che appare spesso sui giornali da anni ormai. Un’emergenza consolidata, e se è consolidata non è più un’emergenza, ma il dato di fatto di una battaglia che sembra persa. Persa perché il futuro è rappresentato solo da bonus biciclette e monopattini che strizzano l’occhio al PIL e da qualche pista ciclabile in più. Interventi davvero strutturali non se ne intravedono. Questa però è la mia parziale visione che pongo a Roberto Mezzalama esperto di politiche ambientali e uno degli animatori del comitato Torino Respira, comitato che si occupa di rilevare la qualità dell’aria a Torino coinvolgendo moltissimi cittadini.

Roberto, le emergenze non dovrebbero essere lo stimolo per ripensare lo stato delle cose?

Sicuramente sì, però il problema è che devono essere percepite come tali. Il problema dello smog, della qualità dell’aria non è percepito come un emergenza per una serie di ragioni, la prima, è che purtroppo si ripete ormai da almeno una quindicina di anni e cioè da quando si misura la qualità dell’aria. Ed poi è quasi considerato inevitabile; un po’ un prezzo da pagare e un po’ legato al fatto che siamo nel famoso bacino padano, in una conca circondati dalle montagne e dalla collina. Di conseguenza  c’è un po’ un’aura di ineluttabilità intorno a questo problema. Inoltre gli effetti non si vedono, è una di quelle emergenza per cui non ci sono i morti per le strade, non è come un’alluvione, un terremoto o come il COVID. E’ sicuramente un’emergenza un po’ più difficile da percepire. Poi uno appena guarda i dati, legge (dati della Regione) che nel 2015 in Piemonte ci sono stati 3868 morti causati dal PM 10, un cifra che è molto vicina a quelli che sono stati finora i morti per il COVID in Piemonte (4153 persone dato al 30/11/2020). E la Regione cosa fa? Toglie il blocco del traffico e tiene chiuse le scuole. Questo nonostante dal primo ottobre abbiamo avuto a Torino il superamento dei limiti di legge per 34 giorni su 57, in alcuni giorni con valori molto alti: il doppio dei valori di legge, fino a 5 volte la soglia raccomandata dall’organizzazione mondiale della sanità. Purtroppo questa non è percepita come un’emergenza dalle autorità e dalla popolazione e anche per questo sia questa amministrazione che la precedente non hanno mai predisposto un piano organico. 

Io ho la sensazione che senza una visione complessiva della mobilità che  comprende trasporti, servizi di prossimità raggiungibili a piedi, arredo urbano gradevole e utile alla passeggiata e non all’auto si arriva inevitabilmente ad una guerra dal sapore western tra ciclisti e automobilisti? Cosa ne pensi?

Io credo ci debba essere una visione complessiva della città. Torino sconta una gestione della mobilità sostanzialmente a servizio dell’automobile. L’idea stessa delle spine che sono quasi delle autostrade urbane: in corso Principe Oddone ci sono tre corsie per parte, un controviale enorme e un metro di pista ciclabile per parte. Una visione di città per la quale l’auto è al centro e l’obiettivo è la fluidificazione del traffico per fare andare le auto il più velocemente possibile e senza intoppi. Questo deriva anche dalla visione della città con le zone specializzate: residenziale, terziaria industriale e che ha fatto crescere centri commerciali in periferia facendo soffrire il commercio di prossimità. E’ una visione della mobilità e della città che è figlia di un tempo ormai lontano, quindi credo che ci voglia una visione diversa, quella che si riassume nella città dei 15 minuti. Cioè la capacità di raggiungere la gran parte dei servizi in 15 minuti. Io mi muovo soprattutto in bicicletta a Torino, è raro che io debba fare più di 15 minuti per fare le cose strettamente necessarie. Io sono ciclista, automobilista, ogni tanto prendo l’aereo e poi vado a piedi e quindi ognuno di noi in alcuni momenti della giornata fa cose diverse e diventa qualcos’altro. Quando cambiamo “abito” ci sentiamo sempre un po’ in dovere di imporre la nostra volontà sugli altri, però ripeto, c’è bisogno di un nuovo urbanismo, di una nuova visione della città. Cosa che già si sta facendo in alcune città.

Adesso la domandona, non pensi che ci sia il rischio che la campagna di Torino Respira arrivi ad una limitata fetta di popolazione? A quella già sensibile al tema? Cosa si dovrebbe fare per arrivare a tutti?

Torino Respira è nato un po’ per caso: un gruppo di persone, in realtà tre genitori di figli poco meno che adolescenti che si erano un po’ stufati di vivere questa situazione e che ha fatto partire un’azione legale. C’è un esposto alla magistratura sul quale c’è un’indagine in corso. Noi speriamo che prima o poi la magistratura intervenga. A questo piccolo gruppo altri si sono aggregati. La campagna sulla qualità dell’aria ha coinvolto centinaia di cittadini e devo dire non i soliti ambientalisti storici. Ho incontrato gente che viene da esperienze molto differenti, siamo andati in tutti i quartieri, abbiamo allargato la campagna alle scuole. Abbiamo coinvolto 121 scuole e abbiamo dei progetti di formazione che hanno coinvolto decine di insegnanti. Abbiamo preparato del materiale didattico da distribuire, una bel risultato se confrontato con le ARPA nazionali, che mi risulta abbiano coinvolto solo 33 scuole in tutta Italia, credo quattro in Piemonte. L’obiettivo, COVID permettendo, è quello di ripartire con una nuova campagna a gennaio o febbraio del prossimo anno. Mi rendo conto che arrivare a tutti è impossibile, bisogna arrivare a tanti e cominciare a formare quella massa critica di persone che cominciano a dire che questa è una situazione inaccettabile.

E’ sempre attuale la polemica su chi inquina di più, a me sembra una gara a chi è peggio che giustifica il meno peggio. A me francamente questa polemica interessa poco. Vuoi dire la tua?

Certamente. Da un punto di vista strategico è importante  capire chi inquina di più. Ci sono dei dati inequivocabili della Regione e dell’ARPA che vengono un po’ presi a schiaffoni e utilizzati male. Detto questo il problema l’inquinamento atmosferico è molto complesso perché soprattutto il particolato deriva dall’interazione di diverse sorgenti. Quando parliamo del particolato ci riferiamo ad un contaminante dove  il 70% non esce tal quale dai camini o dai tubi di scappamento, ma si forma in atmosfera dalla reazione chimica tra sostanze gassose, in particolare ammoniaca che proviene dall’agricoltura, e biossido di azoto, che proviene dal traffico. Capire chi inquina di più non deve diventare un alibi per scaricare la responsabilità sugli altri,  invece occorre mettere intorno al tavolo i soggetti che devono intervenire e responsabilizzarli. Chi governa la Regione purtroppo ha degli atteggiamenti ideologici che sono legati fondamentalmente a cercare di salvare il traffico e la mobilità dalle sue responsabilità, che sono grosse: oggi nell’area metropolitana il traffico è la componente più importante. Punto. Questo lo dicono i dati ufficiali e mi sembra veramente incredibile che un assessore regionale coadiuvato anche da un direttore dell’ARPA sostenga il contrario, in palese contraddizione con gli stessi dati degli enti che rappresentano. Quando si deve decidere cosa fare inizi da quello quantitativamente più importante. Poi intervenire sulla  mobilità dà dei vantaggi in una pluralità di direzioni: risolvi il problema dell’inquinamento atmosferico: risolvi il problema degli incidenti e della congestione degli spazi pubblici e quindi della qualità degli stessi; risolvi il problema del rumore eccetera. Quindi quello  è un settore nel quale si ottengono una quantità di benefici rilevanti. Inoltre se gestito intelligentemente ti dà anche la possibilità di ricostituire quel tessuto di comunità e di prossimità di cui dicevamo prima. Non è un’ossessione verso le auto, no, è che quello è il settore prioritario su cui intervenire. Poi è chiaro che non basta perché occorre risolverne anche altri, ad esempio il problema delle emissioni in agricoltura che sono legate soprattutto alla all’allevamento e dalle emissioni legate allo spandimento dei liquami. In sintesi occorre intervenire laddove hai dei vantaggi importanti e dei benefici dalla tua azione. 

Vuoi in breve dirci lo stato dell’arte e quei provvedimenti urgenti da attuare che abbiano anche una pezzo di futuro da implementare?

Noi siamo alla fine di un ciclo amministrativo comunale su cui io avevo anche qualche speranza perché c’erano persone che guardavano a questi problemi con attenzione e sensibilità, poi si sono schiantati contro un fondo di conformismo, soprattutto nella sindaca che per paura di perdere il consenso ha bloccato una serie di operazioni. La storia della ZTL , per esempio, è una storia di spreco di capitale politico e di tempo su una questione che avrebbe avuto un impatto bassissimo sull’inquinamento. Abbiamo poi un assessore regionale che noi definiamo assessore regionale contro l’ambiente.  Quindi lo stato dell’arte politico è molto deprimente. Provo, comunque, ad elencare quei provvedimenti urgenti da attuare che aiuterebbero la trasformazione. Interventi urgenti a costo zero da fare domani mattina: limitare la velocità a 90 km all’ora in tangenziale (come a Milano) e sulle autostrade a 110 km all’ora (come in Canada); ridurre la velocità in città tutti i controviali a 30 all’ora, nei corsi a 50 all’ora e il resto della città zona 30; togliere le auto intorno alle scuole i cui dintorni solo oltre il limite di inquinamento (scuole car free). A livello periubano attivare controlli all’agricoltura, purtroppo tutti gli assessori all’agricoltura arrivano dalle zone rurali e il consenso elettorale la fa da padrone. Guardando un po’ più in là dobbiamo dimezzare le emissioni di anidride carbonica, agire sui combustibili fossili: un terzo consumi civili, un terzo industriali, un terzo di traffico. Come il comune di Torino si è impegnato a fare e non ha ancora fatto. Stanno arrivando 80 miliardi dall’Europa che vanno impegnati in tal senso. Che è decisamente meglio che ricevere multe dall’Unione Europea per il non rispetto dei parametri.

pastedGraphic.pngGrazie Roberto per la disponibilità, adesso tocca al libro da dedicarti: “Arboreto Salvatico” di Mario Rigoni Stern (Einaudi), dove l’autore racconta gli alberi a lui più cari. “Prossimi alla mia casa sono due larici, me li vedo davanti agli occhi ogni mattino con loro seguo le stagioni…”. Buon lavoro e tienici informati.
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Posted under: Arturo, Emergenza e Futuro, le interviste

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