Augusto Montaruli

Le interviste urgenti: Roberto De Michelis, sindacalista

Gli anziani tornano in prima pagina solitamente quando c’è un’emergenza, un classico è l’emergenza caldo: ricordate l’ex cavaliere che li invitava a trascorrere il loro tempo nei supermercati? Possibilmente nei pressi del reparto surgelati. La pandemia li ha riportati in prima pagina e sulle TV: i morti nelle case di riposo, la solitudine, le fragilità fisiche, psicologiche ed economiche. Gli over 60 in Italia sono ormai il 30% della popolazione, hanno superato gli under 30 e di loro si parla, appunto, come un problema: quando fa caldo, quando c’è una pandemia. Oppure li si considera garantiti perché hanno una pensione (manco fossero tutte d’oro) contrapponendoli alle partite iva e ai precari, mettendo giovani contro anziani. Credo invece che gli anziani debbano essere considerati una risorsa che può (e deve) dare un contributo per costruire il futuro per e insieme alle nuove generazioni.

Ne discuto con Roberto De Michelis segretario dello SPI CGIL di San Salvario. Roberto guida una sezione molto attiva sul territorio che non si limita alla tradizionale attività di consulenza fiscale e patronale, ma organizza eventi, incontri e collabora con le altre realtà del quartiere. Dalla parrocchia alla Case del Quartiere, per dirne due.

Roberto, cosa ne pensi di questa visione dell’anziano come peso della società? Problema o risorsa?

Chi la pensa così probabilmente ha paura d’invecchiare e non comprende che ogni fase della vita è bella e va vissuta al meglio. Prova ad immaginare una città senza anziani, senza la traccia che hanno lasciato, se guardi un albero del Valentino, quelli più grandi ed imponenti, devi sapere che qualcuno prima di te li ha piantati per goderseli e per farteli godere. Altro che peso! No, sono una grande risorsa, la memoria vivente della nostra vita, fosse anche solo per i loro racconti andrebbero onorati e comunque aldilà di qualche cretino che ci considera un peso debbo dire che c’è rispetto e riconoscenza. Inoltre tutto ciò va ricordato e rimarcato ancor di più oggi che gli anziani stanno pagando un prezzo altissimo con la pandemia.

Non pensi occorra favorire l’incontro tra generazioni? Ti faccio un’esempio: il centro di incontro in realtà è un centro di incontro ma per e tra gli anziani. Non sarebbe meglio fosse un vero centro di incontro aperto a tutte le generazioni per evitare una sorta di ghettizzazione?

Ci sono luoghi che per loro natura, penso alla nostra Casa del Quartiere, sono incontro naturale tra le generazioni, è necessario un approccio culturale diverso che consideri lo “scambio” un modo di essere. Se i centri d’incontro sono pensati come luogo dove gli anziani vanno per abbandonarsi ai ricordi e lasciar scorrere la vita allora non possono che essere luoghi dove si gioca a carte e basta! Ma il gioco delle carte, splendido passatempo, non può essere l’unica attività. La parola “incontro” va utilizzata per il suo significato quindi i “centri” devono essere parte di una visione delle amministrazioni sugli anziani. I “centri” devono favorire l’incontro tra generazioni e generare occasioni d’interesse: tanti luoghi (ricordi il gioco delle linee sulla settimana enigmistica che da un punto all’altro alla fine tracciavano un disegno) uniti da un disegno, quel disegno è una politica verso la generazione più grande. In altre parole politiche per le persone per la nostra città dove, a prescindere dalle generazioni, tutti  insieme diamo il nostro contributo. Questo modo di essere già è presente in modo spontaneo, pensa al nostro quartiere ed alla moltitudine di associazioni che vi operano. Uniamo i puntini, diamogli una mano ovvero visione e risorse ed il gioco è fatto.

Voi avete svolto un grande lavoro di denuncia e di documentazione su ciò che è capitato in questa pandemia nella case di riposo. E’ il modello insieme alla gestione che ha portato a questo?

La pandemia? Da subito si è detto che il Covid-19 avrebbe attaccato gli anziani  e sopratutto i più fragili tra loro, e chi sono i più fragili? Certo non degli esseri astratti, degli anonimi, no no, sono persone in carne ed ossa che nel loro percorso di vita hanno incontrato malattie che nel tempo si sono cronicizzate. Sono morti in tanti, tantissimi! Troppi! Molte morti potevano essere evitate, dovevano essere evitate. Il mio sindacato nazionale SPI-CGIL ha già dichiarato che si costituirà parte civile nei processi che ci saranno per ciò che è successo in alcune case di riposo. Guarda Augusto quello che è successo nella prima ondata del virus purtroppo non è neanche servito da monito per il dopo, anche nella seconda ondata e i contagiati nelle “case di riposo” sono tantissimi, in tutto il Piemonte dal 2 al 21 ottobre ci sono stati migliaia di positivi. Ed è bene dire con chiarezza che le “case di riposo” in realtà si chiamano e sono Residenze Sanitarie Assistenziali, luoghi dove vanno le persone che non possono avere l’assistenza necessaria a casa e neanche possono stare in ospedale perché non c’è guarigione ma solo mantenimento. Non sono ospiti, come qualcuno continua a chiamarli, di un albergo. Fragili tra i fragili. Ma quanti sono i fragili tra di noi, oltre le RSA c’è tutto un mondo che stenta ad emergere. Penso a tutte quelle persone di una certa età affetti da pluripatologie e non che sono a casa molto spesso da sole, nella nostra circoscrizione (dati 2018 ufficio statistiche comune di Torino) gli over 75 sono 4.625 e ben 2.118 vivono soli e in gran parte sono donne, le più indifese e con redditi inferiori agli uomini mediamente del 25%. Tanti numeri ma sopratutto tante vite, tante persone volendo potrei andare più nel dettaglio per fasce di età, ma so bene che i numeri annoiano permettimi di citarne ancora due gli over 90 che vivono soli in circoscrizione sono 1.255 e in tutta la città 7.794 una città nella città. Persone!

Vanno ripensate le case di riposo? Io ho in mente quelle presenti in alcuni comuni tra Langhe e Roero. Molte nascono da lasciti che di fatto impongono la creazione della casa di riposo nel comune. Hanno un numero limitato di ospiti, sono inseriti nel contesto sociale, alcuni ci vanno per scelta senza cambiare le abitudini di vita. Sono realizzabili in un contesto di quartiere? Inoltre aumenta la speranza di vita e si rimane figli diventando nonni. Occorre badare ai genitori e nello stesso tempo dare una mano quando arriva un nipotino.  Occorre ripensare tempi spazi e servizi?

Vanno ripensate? Certamente si, sia come luoghi di cura ed assistenza ma anche come parte del disegno di politiche per la terza età, il disegno di cui parlavo prima. Nelle Langhe come dici tu, come nei piccoli centri sono luoghi inseriti in un contesto sociale ben definito, in grandi città è più difficile, ma la politica serve per affrontare le sfidi difficili quelle facili siam buoni tutti. La stella polare da seguire è che stiamo parlando di persone, non numeri, con un vissuto, emozioni, esperienze e diritti. Vanno sicuramente ripensati gli spazi ed i servizi, la medicina territoriale di cui tanto si parla stento a vederla o perlomeno non la vedo nei numeri e nei servizi di cui ci sarebbe la necessità stante la situazione. La pandemia ha messo in evidenza la fragilità di tutto il sistema sia quello sanitario che quello assistenziale, poca Assistenza Domiciliare Integrata, molto al disotto dei parametri  richiesti dal ministero, devo ancora capire come sono stai usati i denari del Decreto Rilancio dedicati alla sanità e poi perché l’assistenza a casa demandata al comune con le politiche sociali è stata tolta alle circoscrizione ed accentrata in comune quando il decentramento è uno degli elementi fondamentali per stare vicino alle persone? In questo contesto di gran debolezza del sistema perché non si utilizzano le risorse del MES per potenziare/riformare la sanità territoriale. E’ un mistero del quale prima o poi qualcuno sarà chiamato a render conto. Di un nuovo welfare c’è assoluto bisogno e dovrà attingere a tutte le risorse, non solo materiali, presenti sul territorio. Penso allo straordinario mondo del no-profit e della cooperazione, al volontariato, all’associazionismo alle parrocchie e di tutte le persone di buona volontà, della sanità e delle politiche sociali pubbliche.

“Non è un mondo per giovani” si dice? Ma è vero. Se vado a fare la media dell’età degli ultimi 9 presidenti del consiglio scopro che fa 56 anni (Berlusconi e Amato l’alzavano parecchio), se la calcolo con gli ultimi 4 fa 50.  Marchionne è diventato amministratore delegato a 51 anni. E potrei andare avanti con molti altri esempi. E’ colpa dei “vecchi” che non si fanno da parte o del sistema che ti tiene precario a vita?

Hai ragione in politica occorre far spazio alle giovani generazioni o per meglio dire bisogna lasciare a casa i “vecchi tromboni” e valorizzare coloro che hanno una visione non legata al proprio IO ma al bene comune. in ogni caso con la logica che ho provato a delineare in questa intervista deve essere promossa la partecipazione alla formulazione delle proposte che abbiano al centro “le persone”, tutte le generazioni hanno cose da dire ma come per ogni attività della vita c’è un tempo per ogni cosa.

Quando si tornerà a ballare in via Morgari? 

Ballare? Ma quanto ci mancano le attività alla Casa del Quartiere, davvero tanto! Il ballo è stato è sarà un formidabile momento di aggregazione, le nostre feste, le gite, i pranzi, i dibattiti , gli incontri sulla “buona alimentazione”, lo yoga facile per la terza età il salotto letterario sono momenti dove ognuno di noi si è ritrovato. Tutto sospeso, pensavamo di riaprire in autunno, tutto era pronto ed abbiamo sospeso tutto. Realisticamente penso che potremo riavviare la macchina con il prossimo autunno, ma non è così certo…ma qualcosa sicuramente faremo.

Temo che il ballo sarà l’ultima attività che partirà, ma anche in questo momento nel quale poniamo grande attenzione alla sicurezza ed alle regole anti Covid non tutto si è fermato, la nostra sede è aperta con tutti i servizi ma sopratutto abbiamo rimodulato i nostri corsi  per l’apprendimento sull’uso del pc, dei tablet e degli smartphone con oltre 50 allievi over che seguono i nostri corsi online . Non è stato facile ma ti devo devo dire che i nostri insegnanti si sono ingegnati producendo materiale di grande qualità (che pubblicheremo sulla nostra pagina facebook e sulla “la bacheca” del sito di senonsainonsei) seguiti con entusiasmo dai nostri allievi. Come vedi qualcosa c’è sempre da imparare.

A te Roberto dedico un libro che ho letto lo scorso anno: Resto qui (Einaudi) di Marco Balzano. E’ una storia di resistenza al potere che travolge e stravolge e di amore verso la propria terra. Resto qui nonostante. Restiamo qui. Qui che per me è un non luogo, qui è persone che lo vivono quel luogo a prescindere dalla data di nascita.

Qui le altre interviste: elenco

Una mozione per i centri di incontro


Pubblico la mozione che richiede una riforma del regolamento relativo ai centri di incontro. In premessa i razionali della mia richiesta.

Torino, data del protocollo

Mozione: regolamento centri di incontro

PREMESSA

L’articolo 1 del regolamento dei centri di incontro recita: “I Centri d’Incontro sono strutture comunali a disposizione di tutti i Cittadini senza distinzione di età, sesso, categoria sociale, fede religiosa e nascono con lo scopo di favorire le occasioni di incontro attraverso lo svolgimento di attività ricreative e culturali…”

Il regolamento prosegue all’articolo 3 con: “L’ingresso e la permanenza nei locali del Centro d’Incontro sono liberi e consentiti a tutti i Cittadini che intendono partecipare alle attività che vi si svolgono, in concomitanza con gli orari delle stesse, residenti e non nelle diverse Circoscrizioni e nei Comuni confinanti, sia come singoli che nelle loro libere forme associative…”

I due paragrafi riportati sopra fanno pensare ad un luogo dove aperto che favorisce l’aggregazione, l’incontro e la collaborazione con altre realtà del quartiere attraverso, appunto, attività ricreative e culturali. Purtroppo non è proprio così. Per esempio sempre l’articolo 3 definisce che “L’accesso è subordinato all’osservanza del presente regolamento e la partecipazione alle attività è subordinata all’iscrizione in un apposito registro dei frequentatori fornito e vidimato dalla Circoscrizione.” Questo vuol dire, per fare un esempio, che non è praticamente possibile lo svolgimento di attività ricreative e culturali aperte o in collaborazione con le altre realtà del territorio. Quindi l’attività dei centri di incontro è limitata agli iscritti e tutte le iniziative devono essere rivolte solo agli iscritti. Una contraddizione di fatto del termine “centro di incontro”, più onesto sarebbe stato definirlo angolo di incontro.

Inoltre un altro aspetto che contraddice spirito e premessa del regolamento è la questione legata alla nomina del presidente e del direttivo dove le norme che regolano candidature ed elezioni probabilmente creano dificoltà, tensioni interne e rischio di chiusura del centro di incontro come è capitato in San Salvario.

Infine crediamo che i centri di incontro sono realtà che rispecchiano le caratteristiche dei quartieri in cui insistono da un punto di vista sociale, culturale e dalla tipologia dei bisogni. San Salvario non è uguale a Cavoretto o Nizza Millefonti o Lingotto. Il regolamento pertanto dovrebbe tenere conto anche delle differenze e dei bisogni.

PERTANTO

A fronte di quanto descritto in premessa crediamo urgente e necessaria una riforma del regolamento del centri di incontro che vada verso 1) una reale apertura al territorio consentendo la collaborazione con altre realtà associative 2) uno snellimento delle procedure di elezioni del presidente e delle altre cariche

CHIEDIAMO

Al presidente, alla coordinatrice competente e a tutta la giunta di sottoporre al consiglio una delibera di emendamento dell’attuale regolamento rivolta al consiglio comunale.

Primo firmatario: Augusto Montaruli