Augusto Montaruli

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Un ponte per le donne combattenti curde

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Dedicato a Hevrin Khalaf, attivista per i diritti delle donne.

Con Eleonora Averna abbiamo proposto ai rispettivi consigli di circoscrizione di cui siamo consiglieri un ordine del giorno che propone l’intitolazione del ponte sulla ferrovia, tra via Nizza e corso Sommellier, alle donne combattenti curde.

Come ente di prossimità non possiamo certo fermare il massacro in atto, non possiamo certo fermare l’export di armi o ritirare il personale diplomatico ma possiamo, e dobbiamo, mettere in atto gesti, iniziative, anche simboliche che facciano sentire a quel popolo la nostra vicinanza. Lo facciamo proponendo di dedicare un ponte, un ponte che è simbolo di vicinanza, che unisce. Lo facciamo dedicandolo a quelle donne che rimarranno per sempre nella storia. Glielo dobbiamo.

Di seguito l’ordine del giorno che chiederemo a tutti i capigruppo al presindente e alla giunta di sottoscrivere


Torino, data del protocollo


ORDINE DEL GIORNO: UN PONTE PER LE COMBATTENTI CURDE

PREMESSA

E’ in atto una guerra, un genocidio, contro il popolo curdo messo in atto dal governo turco. Le democrazie hanno il dovere morale di fermarlo, di contrastarlo, di mettere in campo tutte le iniziative possibili per porre fine al massacro di qui popolo.

Crediamo che tutte le istituzioni del paese debbano solidarizzare con quel popolo, ognuna nelle possibilità e nei ruoli che ad esse competono.

Anche un’ente di prossimità come una circoscrizione può farlo. Lo può fare stimolando iniziative a sostegno del popolo curdo, lo può fare con gesti simbolici. Gesti simbolici che non fermeranno una guerra, ma ne siamo convinti, a quel popolo faranno bene e faranno sentire la nostra vicinanza.

Ad altre istituzioni il compito di adoperarsi per fermare il massacro, cominciando con il rivedere le relazioni con il paese che sta mettendo in atto il genocidio. Cominciando, ora, a fermare l’esportazioni delle armi e rivedendo gli accordi commerciali o richiamando in Italia il personale diplomatico.

Simbolo della Resistenza del popolo curdo sono le donne, le donne miliziane. Sono diventate un esempio di emancipazione, di resistenza. Sono la fianco degli uomini. Con pari diritti.

Riportiamo di seguito la lettera delle donne curde “A tutti i popoli che amano la libertà”
“Come donne di varie culture e fedi delle terre antiche della Mesopotamia vi mandiamo i più calorosi saluti. Vi stiamo scrivendo nel bel mezzo della guerra nella Siria del Nord-Est, forzata dallo Stato turco nella nostra terra natale. Stiamo resistendo da tre giorni sotto i bombardamenti degli aerei da combattimento e dei carri armati turchi.
Abbiamo assistito a come le madri nei loro quartieri sono prese di mira dai bombardamenti quando escono di casa per prendere il pane per le loro famiglie. Abbiamo visto come l’esplosione di una granata Nato ha ridotto a brandelli la gamba di Sara di sette anni, e ha ucciso suo fratello Mohammed di dodici anni.
Stiamo assistendo a come quartieri e chiese cristiane vengono bombardate e a come i nostri fratelli e sorelle cristiani, i cui antenati erano sopravvissuti al genocidio del 1915, vengono adesso uccisi dall’esercito del nuovo impero Ottomano di Erdogan. Due anni fa, abbiamo assistito allo Stato turco che ha costruito un muro di confine lungo 620 chilometri, attraverso fondi Ue e Onu, per rafforzare la divisione del nostro Paese e per impedire a molti rifugiati di raggiungere l’Europa.
Adesso stiamo assistendo alla rimozione di parti del muro da parte di carri armati, di soldati dello Stato turco e jihadisti per invadere le nostre città ed i nostri villaggi. Stiamo assistendo ad attacchi militari. Stiamo assistendo a come quartieri, villaggi, scuole, ospedali, il patrimonio culturale dei curdi, degli yazidi, degli arabi, dei siriaci, degli armeni, dei ceceni, dei circassi e dei turcomanni e di altre culture che qui vivono comunitariamente, vengono presi di mira dagli attacchi aerei e dal fuoco dell’artiglieria. Stiamo assistendo a come migliaia di famiglie sono costrette a fuggire dalle loro case per cercare rifugio senza avere un luogo sicuro dove andare.
Oltre a questo, stiamo assistendo a nuovi attacchi di squadroni di assassini di Isis in città come Raqqa, che era stata liberata dal terrore del regime dello Stato Islamico due anni fa con una lotta comune della nostra gente. Ancora una volta stiamo assistendo ad attacchi congiunti dell’esercito turco e dei loro mercenari jihadisti contro Serêkani, Girêsipi e Kobane. Questi sono solo alcuni degli incidenti che abbiamo affrontato da quando Erdogan ha dichiarato guerra il 9 ottobre 2019.
Mentre stiamo assistendo al primo passo dell’attuazione dell’operazione di pulizia etnica genocida della Turchia, assistiamo anche all’eroica resistenza delle donne, degli uomini e dei giovani che alzano la loro voce e difendono la loro terra e la loro dignità. Per tre giorni i combattenti delle Forze siriane democratiche, insieme alle YPG e alle JPY hanno combattuto con successo in prima fila per impedire l’invasione della Turchia e dei massacri. Donne e uomini di tutte le età sono parte di tutti gli ambiti di questa resistenza per difendere l’umanità , le acquisizioni e i valori della rivoluzione delle donne in Rojava. Come donne siamo determinate a combattere fino a quando otterremo la vittoria della pace, della libertà e e della giustizia. Per ottenere il nostro obiettivo contiamo sulla solidarietà internazionale e la lotta comune di tutte le donne e gente che ama la libertà.”

Questa lettera si conclude con queste richieste che non possiamo che condividere.


– Fine dell’invasione e dell’occupazione della Turchia nella Siria del nord

– Istituzione di una No-Fly zone per la protezione della vita dela popolazione nella Siria del nord e dell’est

– Prevenire ulteriori crimini di guerra e la pulizia etnica da parte delle forze armate turche

– Garantire la condanna di tutti i criminali di guerra secondo il diritto internazionale

– Fermare la vendita di armi in Turchia

– Attuare sanzioni economiche e politiche contro la Turchia

– Adottare provvedimenti immediati per una soluzione della crisi politica in Siria con la partecipazione e la rappresentanza di tutte le differenti comunità nazionali, culturali e religiose in Siria.

CREDIAMO

Che quelle donne meritino risposta immediata, crediamo anche che quelle donne necessitino anche di gesti simbolici ma fortemente significativi.

PERTANTO

Chiediamo, in concerto con la circoscrizione uno, di proporre che il ponte sulla ferrovia che unisce via Nizza a corso Sommellier venga intitolato alle “donne combattenti curde”.

ESSENDO CONSAPEVOLI

Che anche se non sarà l’intitolazione di un ponte a fermare il massacro riteniamo importante mandare un messaggio forte di vicinanza a quelle popolazioni oltre a dimostrare concretamente da quale parte della storia stiamo.

CHIEDIAMO QUINDI

Al Presidente e alla Giunta di questa circoscrizione di inoltrare al presidente della commissione toponomastica la proposta di intitolazione del ponte sulla ferrovia, tra via Nizza e corso Sommellier, alle donne combattenti curde.

Primo firmatario: Augusto Montaruli – Capogruppo LeU

Posted under: Circoscrizione Otto, Il fiume in mezzo

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