Augusto Montaruli

Il mio sito

Le interviste urgenti: Ferruccio Capitani, architetto paesaggista

Qualche anno fa salii sul tetto di un complesso sportivo insieme a Ferruccio Capitani, guardando questo spazio che stava lì a raccogliere pioggia e neve ci immaginammo un prato verde. Un prato che potesse accogliere persone, proteggere l’edificio, renderlo più bello e anche consentire di risparmiare costi di riscaldamento. Non si potè fare perché c’era un’emergenza da risolvere, la piscina perdeva e occorreva ripararla. Il futuro è lì che aspetta.

Racconto questa storia per introdurre l’intervista a Ferruccio Capitani, presidente dell’associazione architetti paesaggisti piemontesi (AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, Sezione Piemonte Valle d’Aosta).

Ferruccio la Treccani definisce l’architettura del paesaggio così: “disciplina che ha per oggetto la tutela e la strutturazione dell’ambiente urbano per renderlo sempre più funzionale e rispondente alla crescente concentrazione sociale nelle città.” Un po’ arida come definizione, non trovi?

Mi piace questa prima domanda perché mi permette di migliorare la definizione che hai citato ma soprattutto di ricordare il 20° Compleanno della CEP, la Convenzione Europea del Paesaggio, un articolato breve ma efficace come forse dovrebbero essere le normative in generale, da cui è possibile recuperare le definizioni corrette; ma anche di ricordare il 70° Compleanno di AIAPP, componete di IFLA – International Federation of Landscape Architects, Europe e World, con respiro Europeo ed Internazionale.

Qui hai lo spazio per farlo, vai.

Grazie Augusto, e grazie per il termine “arido” che mai come in questo caso si addice. Questi compleanni accadono nel 2020, un anno che immaginavamo di festeggiamenti per quanto ricordavo prima, ma che invece ci ha drammaticamente coinvolti in una situazione ai limiti del credibile. Per fortuna lo spirito “resiliente”, termine che userò ora e mai più perché ormai abusato, che comunque risiede insito nella costituzione degli organismi viventi, sta nel fatto che i problemi possano essere risolti, senza banalizzarli certo, ma cercando di comprenderne i motivi per i quali siamo giunti a tanto, ad impararne le lezioni ed individuare realisticamente gli spiragli d’uscita. Ma tu mi chiedevi la definizione di Paesaggio che in sintesi è:  “Paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”. In sostanza ciò che vediamo e viviamo. Sul sito potete approfondire meglio gli scopi e gli obiettivi. 

“Tutti i luoghi hanno pari dignità, pari diritti”, quindi la periferia ha gli stessi diritti dell’aulica piazza San Carlo?

Certo, parafrasando il regista e attore Nanni Moretti in “Palombella rossa” quando dice «… noi siamo uguali agli altri, ma siamo diversi …», senza dubbi ciascun luogo nella propria diversità ha diritto di esistenza, dignitosa, perché portatore di specificità, e come ci insegnano la Convenzione Europea e le scienze, la diversità, la bio-diversità, è sì una ricchezza ma soprattutto è una condizione imprescindibile perché se non fosse perseguita e salvaguardata il mondo si impoverirebbe e si omologherebbe indebolendosi. 

Spesso ho l’impressione che al centro della progettazione ci sia il manufatto e non le persone che vivono il luogo dove verrà realizzato. Sbaglio?

Capita ciò che dici, fisiologicamente si commettono errori di valutazione e percentualmente vi è chi ha una preparazione parziale, ma un fatto fondamentale deve diventare la base dei nostri ragionamenti, non solo nel Paesaggio, ma per quanto mi riguarda, come competenze, per la progettazione del Paesaggio: prendere atto che la realtà, potremmo dire “le” realtà, in cui viviamo è e sono un fenomeno assai complesso, per il quale è necessario attrezzarsi a formulare risposte all’altezza delle complessità. La multidisciplinarità, il lavoro insieme, in squadra, e non con spirito competitivo escludente, sono la via corretta per svilupparci in modo sostenibile: come mi è capitato di spiegare per rappresentare questo concetto, guardiamo invece che al modello “gazzella-leone”, che prevede che uno dei due inevitabilmente e ferocemente soccomba, al modello “acacia-giraffa”, dove in una realtà certamente competitiva e complessa la soluzione è stata l’allungamento progressivo del collo dell’animale e l’innalzarsi dell’impalcato del vegetale, una “collaborazione” che ha consentito una sopravvivenza sostenibile grazie alla diversità.

Che rapporto c’è tra la bellezza e il paesaggio urbano?

La bellezza è un concetto per me irraggiungibile e in quanto tale pericoloso da affrontare, così personale e particolare, che cambia inoltre nella persona singola nel corso del tempo e a seconda dei contesti, figuriamoci in una comunità variegata. E per fortuna! Come uscirne? L’armonia credo sia un concetto meno sfuggente, che favorisce la convivenza delle diversità, e che consente a ciascuno di intravvedere quegli elementi di “bellezza”, o se vogliamo di identificazione di sé, della comunità di appartenenza, senza escludere le altre identità. Il Paesaggio urbano, una delle geometrie variabili dei Paesaggi, credo diventi “bello” nella misura in cui raggiunge un certo livello armonico, quando l’azione dei tanti solisti diventa concerto.

La progettazione del paesaggio urbano comprende anche come usufruirne? Mi riferisco ai servizi e al commercio di prossimità.

I Paesaggi sono espressione dell’interazione dei tanti attori del sistema pianeta, quindi anche dell’interazione dell’essere umano col contesto in cui vive: i servizi ed il commercio di prossimità, in quanto espressione del fare delle persone, sono al tempo stesso modalità d’azione e risultato. Se, come dice la sociologia urbana, l’uomo vive in società per sopravvivere meglio, i servizi ed il commercio di prossimità sono un bene prezioso per una comunità: non scopro certamente io quanto una strada in cui servizi e commercio siano presenti e floridi ne determinino una certa armonia, quindi singolar bellezza.

Chiudiamo con tre suggerimenti per scrivere un programma politico al capitolo paesaggio urbano.

È facile e difficile al tempo stesso indicare delle azioni che potrebbero giovare ai Paesaggi urbani, anche in considerazione delle drammatiche privazioni attuali: cari scomparsi, affetti compressi, abbracci negati, lavori sospesi, Paesaggi lontani. 

E allora un primo suggerimento che mi sentirei di dare al gruppo dirigente che vorrà candidarsi come Amministrazione, ai diversi livelli di competenza, è di dare vita ad una squadra multidisciplinare, permanente come istituto e a rotazione come figure che lo presiedono e lo rappresentano, che contempli certamente anche la figura professionale di chi si occupa e preoccupa dei Paesaggi, per perseguire quel concetto di “armonia” a tutto tondo cui si è accennato.

Un secondo suggerimento, consentire che lo strumento di pianificazione lavori effettivamente contemporaneamente su più livelli, uno di ampio respiro che coniughi le “visioni” per i Paesaggi che vorremmo/dovremo forgiare nei prossimi venticinque/trent’anni, e il 2050 non sarebbe una data casuale, e funga da tendenza; altri a geometria variabile su tematiche e territori specifici con velocità, puntualità e reversibilità, con un dialogo e interscambio costante.

Un terzo, scommettere su una ri-valutazione anche economica (dalla quale poi cercare di emanciparci ma è un discorso molto lungo) delle aree destinate agli esseri viventi appartenenti al mondo vegetale, che hanno eguali diritti e per noi sono essenziali in termine di sopravvivenza e prevenzione, in termini di salute e qualità della vita, con notevoli “guadagni” come benessere e “risparmi sui costi” per le comunità: c’è chi già sta lavorando da tempo, dobbiamo farla diventare un’azione strutturale.

Ed eccoci al libro. Abbiamo parlato molto di paesaggio urbano, allora andiamo altrove, nel west. Io amo i film e la narrativa western, ti farei fare un viaggio dal Texas, ai confini con il Messico, fino al Montana. E’ un romanzo di mille pagine che scorre come una diligenza in piena corsa. Il libro è Lonsome Dove di Larry McMurtry (Einaudi). Il paesaggio non manca, ci sono i buoni, i cattivi, gli indiani e comunque si raggiunge la meta.

Grazie Ferruccio, speriamo qualcuno ci legga e rifletta.

Qui le altre interviste: elenco

Posted under: Arturo, Emergenza e Futuro, le interviste

Tagged as: , , , ,

Comments are closed.

Visit Us On TwitterVisit Us On FacebookVisit Us On YoutubeCheck Our Feed