Lunga vita all’Ambrosio
Come sapete il cinema Ambrosio è chiuso da un po’. La Stampa ha dedicato due articoli di cronaca e uno di approfondimento culturale e storico sul cinema.
Il primo articolo sembrava uno spiare dal buco della serratura, evito commenti che sarebbero sgradevoli. Un articolo acchiappa like e commenti alla … sui social.
Il secondo, un’intervista che sembrava un interrogatorio in questura. Va bene che Sergio Troiano ha interpretato un commissario, ma qua il questurino era il giornalista. Un altro articolo acchiappa like e commenti alla … sui social.
Per fortuna è arrivato il contributo di Steve Della Casa che sempre sullo stesso giornale, non tutte le pagine del quotidiano sono uguali, raconta il cinema Ambrosio e cosa significa a Torino la cinematografia.
Ambrosio è la storia del cinema a Torino e in Italia. Cabiria per dirne uno è stato prodotto e girato nella nostra città.
Pensate che gli americani vennero a Torino per capire come mai le pellicole Ambrosio non si bruciavano durante la proiezione. Facevamo scuola.
Il cinema è anche, oltre Ambrosio, Gualino che si è inventato nel dopoguerra produttore cinematografico realizzando film come I soliti Ignoti, Riso amaro, Divorzio all’italiana e altri.
Pertanto lunga vita al cinema Ambrosio e a Sergio Troiano a cui va anche riconoscenza per aver ospitato gratuitamente proiezioni e dibattiti. Anche un congresso della sezione ANPI Nicola Grosa.
A prorposito di dibattiti, ricordo con piacere quando mostrai a Pierluigi Bersani il “salotto di Cabiria” che Raffaele Scassellati, nipote di Alfredo Gandolfi socio di Ambrosio, donò al cinema. Quella fu anche un’occasione per apprezzare l’uomo Bersani, dopo avergli raccontato quella storia lui mi disse che non conosceva il ruolo che Torino ebbe nella storia del cinema italiano. Altri avrebbero commentato con un “certo, lo sapevo, grande storia”.
Adesso credo che qualcuno debba supportare Sergio Troiano affinché il cinema Ambrosio, insieme ad un pezzo importante della storia della città, possa riaprire. Fossi il sindaco o l’assessore alla cultura lo chiamerei.
Nel frattempo grazie Sergio per il tuo impegno civile e non demordere.






