Augusto Montaruli

Remigration: fuori i pugliesi da Torino

Sono decine di migliaia i pugliesi che vivono a Torino, senza contare quelli di seconda e terza generazione 

Non ci sarebbe niente di male se si fossero adeguati alle tradizioni e alla cultura sabauda mangiando agnolotti, bagna cauda e bevendo barbera. 

Invece no, loro continuano a mantenere l’accento pugliese, non solo: moltissimi parlano ancora il dialetto delle Murge.

Cambiano il nome alle piazze: piazza Fioroni che diventa piazza Cerignola. La focaccia barese si trova ovunque insieme ai taralli scaldati. Addirittura organizzano una festa religiosa. 

Preoccupanti sono i matrimoni misti che vedono pugliesi accoppiarsi con piemontesi: l’orrore degli agnolotti con le braciole.

Per tacere delle cime di rapa.

Ma non è solo un problema limitato al Piemonte, l’invasione e l’inquinamento culturale pugliese lo trovate in tutta Europa. Ho visto taralli e orecchiette sugli scaffali dei supermercati del Burgenland. 

Come se non bastasse l’invasione culturale siamo arrivati al punto di avere a Torino un sindaco mezzo pugliese.

Non è tollerabile!

Ha ragione il generale Vannacci, chi non si adegua alle tradizioni e alla cultura del luogo che li ospita deve essere remigrato!

Generale faccia qualcosa, fermi questa invasione!

Oppure si compri una bella masseria in Puglia e pensi a rilassarsi. Farebbe bene a lei, a sua moglie e soprattutto a noi.


L’Acerbo Bignami

Per fortuna c’è la Costituzione che ha limitato il copia e incolla della legge Acerbo che aveva consentito a Mussolini e al fascismo di inaugurare la dittatura in Italia.

L’impianto è lo stesso: con un premio di maggioranza che consente a chi vince di fare tutto e liste bloccate. All’opposizione giusto qualche scranno a dimostrare che, loro, sono pluralisti e democratici.

Il prode Bignami nel presentare la sua legge (la melonellum o fascistellum) si è ispirato ad Acerbo che con la sua legge elettorale spianò la strada a Mussolini ed al fascismo. Si solo è dovuto, suo malgrado, limitare per evitare di ricorrere al referendum costituzionale. Lì tira una brutta aria e poi non c’era tempo.

Il rischio è grosso e questa sembra decisamente un tentativo di “democratura” e cioè un regime politico improntato alle regole formali della democrazia, ma ispirato nei comportamenti a un autoritarismo sostanziale.

L’obiettivo è chiaro: si vuole eleggere il capo supremo che decide per tutte e tutti. 

Servirebbe allora una presa di coscienza dei partiti di centro sinistra che riprenda quello spirito che animava il CLN. 

Più che un campo largo forse un campo giusto e responsabile.

Di seguito una slide che riassume la proposta di legge. (clicca sull’immagine per ingrandire)

Il vice sindaco e il “pericoloso” turista 

Ho letto la bella, e piena di speranza, notizia della nomina a vice sindaco di Tel Aviv di un palestinese di sinistra Amir Badran.

“Da oggi sono vicesindaco di Tel Aviv-Yafo. Sì, un vicesindaco arabo in una delle più grandi città del Paese”, ha scritto Badran su X. “Non è successo in una notte: è il risultato di anni di azione pubblica, di lotta comune e di una fede ostinata nella partnership ebraico-araba, nell’uguaglianza e in una politica diversa.”

Una notizia che non vedrete sulle prime pagine dei giornali ma potete approfondire qui:

https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/israele/tel-aviv-jaffa-nomina-amir-badran-vicesindaco-un-arabo-israeliano-entra-ai-vertici-della-citta/ 


https://www.fanpage.it/esteri/un-palestinese-nominato-vicesindaco-di-tel-aviv-amir-badran-segnale-nazionale-ebrei-e-arabi-possono-stare-insieme/

Nemmeno il tempo di approfondire che mi arriva via whatsapp  una storia che riguarda proprio quella città, l’aeroporto di quella città, avvenuta il 30 giugno scorso.

Una persona che conosco, un musicista, una bella e mite persona è stata “trattenuta” insieme ad altri all’arrivo all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Lui voleva semplicemente andare a Gerusalemme per un pellegrinaggio nei luoghi della fede.

Invece è stato trattenuto insieme ad altri, rinchiuso in una stanza per una notte, ha subito perquisizioni, umiliazioni e rischiato molto se non avesse mantenuto la calma necessaria. Il suo telefono è stato requisito e passato ai raggi x.

“Sono state poste anche domande sulla mia salute, sui farmaci che assumo o ho assunto, sul mio stato mentale, sulla mia vita privata e sulla mia sessualità. Ho percepito tali domande come estremamente invasive, umilianti e non pertinenti rispetto a un normale controllo di frontiera.

Ha racontato tutto in modo molto dettagliato e il suo racconto lo chiude così:

Al termine dell’intera vicenda mi trovavo in uno stato di forte affaticamento fisico e psicologico. Avevo trascorso due notti senza un adeguato riposo. Ero stato sottoposto a interrogatori prolungati e invasivi. Il mio telefono era stato esaminato in profondità. Mi erano state rivolte domande su aspetti estremamente privati della mia vita. Ero stato formalmente respinto con una motivazione che, a mio avviso, non corrispondeva al contenuto effettivo degli interrogatori. Ero stato trattenuto durante la notte in condizioni materiali molto dure. Avevo subito due episodi di contatto fisico e avevo ricevuto minacce verbali che ho percepito come serie. 

Lui non è arrivato con una barca di “sovversivi” pro pal,  voleva semplicemente fare un pellegrinaggio nei luoghi sacri. Semplicemente.

Evidentemente non basta un visto, un regolare biglietto aereo:  qualcuno controlla come la pensi, se hai partecipato a manifestazioni pro Gaza e ti rispedisce da dove sei venuto.  Il dubbio che viene spontaneo è che tutto questo sia voluto: ti concedo il visto e poi ti caccio (se ti va bene).

Io credo che dovremmo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per supportare l’opposizione, anzi la Resistenza, israeliana.

A chi mi ha raccontato questa storia ho chiesto se potevo diffonderla, mi ha risposto sì però scrivi che a Lampedusa succede di peggio. Nel senso che ciò che è successo lui è niente in confronto ai molti disperati di questo mondo in frantumi. 

A lui un abbraccio con la speranza di rivederlo presto, nel frattempo facciamo tutto il possibile per dare il massimo sostegno al vice sindaco e gli altri come lui. Perchè da qualche parte, anche dalle parti di Tel Aviv, un mondo migliore esiste. 

Cerchiamo di accorgercene e di sostenerlo quel mondo.



Conte e i giovani

Ho sentito Giuseppe Conte affermare in un’intervista che nel programma del campo largo ci sarà attenzione ai giovani, in particolare ha detto che si farà in modo che quelli all’estero possano tornare in Italia.

Questa affermazione nella sua banalità e lontana da come la pensano realmente i giovani e l’avrebbe detta (e magari l’ha già fatto) un Vannacci qualsiasi. E l’avrebbe capita persino Italo Bocchino. 

L’ambizione invece dovrebbe essere un’altra, per differenziarsi da un sovranista qualsiasi, e cioè fare in modo che i giovani italiani si sentano a casa anche quando sono all’estero. Ovviamente e specialmente in Europa. 

E non solo.

Bisognerebbe fare in modo che i giovani europei possano sentirsi a casa anche in Italia. 

Il campo oltre che largo dovrebbe essere differente. E magari provare a chiedere, ai giovani, prima di parlare.

Genocidio

A prescindere da cosa ne pensi Erri De Luca, forse dovremmo avere un riferimento preciso per definire un genocidio. Quel riferimento è, o almeno dovrebbe essere, la Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio del 9 dicembre 1948 (qui il testo completo). 

Ecco cosa stabilisce l’articolo 2.

Art. II 

Nella presente Convenzione, per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale: 

a) uccisione di membri del gruppo; 

b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; 

c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; 

d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; 

e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.

Mi verrebbe da dire che quasi nessuno, nel senso di paese, deve sentirsi  escluso, dal punto a) al punto e) potremmo elencare molti governi, molte dittature.

Quindi direi che oltre il termine da usare ci sono le cose da fare, prima fra tutte supportare in tutti i modi possibili chi in quei paesi lotta perché l’orrore finisca. 

Le chiacchiere, le polemiche, le indignazioni su Erri De Luca non servono a nulla. Nemmeno a salvarsi la coscienza.

ps: invece di fare post a raffica su De Luca fateli per esempio su questo progetto realizzato da una palestinese ed una israeliana (INSIEME): CLEAN SHELTER 
Perchè è con persone come loro che il mondo (Gaza inclusa) lo salvi.

Subdola

Come definite una campagna firme che non racconta il fine e le conseguenza della stessa? Subdola, cioè ingannevole. No?

E’  così che definisco la campagna di raccolta firme per un referendum che vuole abolire il finanziamento pubblico ai giornali.

Partiamo da come i promotori la pubblicizzano.

Se andate sul sito dei promotori (https://bastasoldiaigiornali.it/) trovate questa immagine e, di fatto, niente altro salvo il rimando a dove si può firmare dove si citano gli articoli di legge. Decisamente incomprensibili ai non addetti ai lavori.

Non c’è nessuna informazione di dettaglio su cosa la legge prevede e quali siano i periodici che usufruiscono del contributo statale.

Premesso che la categoria dei giornalisti ha il contratto scaduto dal 2016 (dieci anni!), premesso che è un settore in piena crisi che coinvolge non solo giornalisti ma anche l’indotto (tipografi, edicolanti, pubblicità ecccetera).

Premesso anche, ma fino ad un certo punto, che l’immagine che vedete, ed è l’unica sul sito dei promotori, lascia intendere che il finanziamento va solo a giornali di destra. E non è vero.
Non è vero purché, lungi dal dirlo, il finanziamento va anche a giornali di sinistra (Il Manifesto), va a giornali in lingua locale (Dolomite per dire uno)

Ma ecco l’elenco delle prime quindici testate che ne usufruiscono (fonte: https://www.ilpost.it/2026/03/21/contributi-pubblici-giornali-seconda-rata-2024-stato-governo/)

Dolomiten 6.176.996,03 euro
Famiglia Cristiana 6.000.000,00 euro
Avvenire 5.545.649,27 euro
Libero 5.407.119,97 euro
ItaliaOggi 4.062.533,95 euro
Il Quotidiano del Sud 3.696.160,87 euro
Libertà 3.518.184,92 euro
Gazzetta del Sud 3.314.913,71 euro
Il manifesto 3.257.867,63 euro
La Gazzetta del Mezzogiorno 2.432.845,24 euro
Corriere Romagna 2.218.356,97 euro
CronacaQui.it 2.207.300,07 euro
Il Foglio 2.090.200,90 euro
Primorski dnevnik 1.682.992,49 euro
L’identità 1.770.500,59 euro

Per concludere: una norma da rivedere? Certo, ma non con un referendum che metterebbe a rischio posti di lavoro, molti mal pagati, e spazi di libertà. Anche di destra, anche confessionali, anche in lingua locale… 

Il referendum è promosso dall’associazione Schierarsi il cui leader è Di Battista l’ex deputato che forse sogna un giornale unico, un’emittente unica, un deputato unico.  Un cachet unico.

Articolo 21 della Costituzione 

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art. 111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.