Augusto Montaruli

Facile facile, buona buona

Una ricetta facile facile, veloce veloce. E credo buona buona, almeno a me piace molto e anche a chi l’ho servita. Si tratta di mettere insieme carciofi, pomodorini (preferibilmente datterini) e tajarin o fettuccine. Ecco come procedere, facile facile dicevo.

Tagliate i carciofi alla Julienne (che pare lo abbia inventato un cuoco francese, tal Jean Julien, nell’800 o giù di lì).

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Metteteli in padella dopo aver soffritto l’aglio. Lasciate cuocere fino a quando le foglie più tenere sembrano croccanti.

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Nel frattempo tagliate i datteri a metà e metteteli in forno con la buccia verso l’alto e accendete il grill. Questo serve a togliere la buccia (c’è a chi non piace) con facilità e a dare una prima cottura ai pomodorini.IMG-1034

Poi “sposate” in padella i pomodorini con i carciofi e aggiungete il sale.

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Cuocete le fettuccine o i tajarin e una volta cotte (al dente per carità) mettetele in padella. Una mescolata a fuoco vivace e potete scrivere in tavola.

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Un mix di regioni italiane e origini antiche: il carciofo per esempio arriva dal medio oriente (خرشوف kharshuf), passa in Sicilia ed è cucinato in modo squisito dagli ebrei.

Un buon vino ad accompagnare senza esagerare.

Buon appetito con un bel mix etnico. 

Proust e il risotto con le castagne

IMG-0949Il riso è molto ospitale, nel senso che insieme ci puoi cucinare quasi di tutto. Anche i ricordi. Avete presente la sindrome di Proust, quella delle Madeleine: un oggetto, un sapore che esercita la memoria. Io questa sera l’ho provocata la sindrome di Proust. Mi son messo ai fornelli e ho cucinato il risotto con le castagne del prete, tornando indietro nel tempo quando ero un ragazzino pugliese.

castagne preteLe castagne del prete sono una specialità dell’Irpinia, morbidissime e con un leggero sapore di affumicato. Noi ragazzini pugliesi le trovavamo, insieme ai semi di zucca tostati e salati, nelle bancarelle di cibi di strada (adesso lo chiamano street food) durante le feste (e quante feste fanno laggiù).  Quelle castagne dovevi andare al sud per trovarle e al momento giusto. Ora le trovi anche al supermercato e non vi dico lo stupore quando le vidi la prima volta.

Ma torniamo al risotto. Una cosa facile facile.

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La solita cipolla soffritta nell’olio.
Il brodo di verdura, ma se il tempo è tiranno anche un dado.
Un dito di vino rosso.
Il riso.
Uva passa.
Le castagne del prete.
Una bella grattugiata di parmigiano.

L’uva passa e le castagne tenetele a bagno una mezzora prima di buttarle nel risotto.

Nell’ordine soffriggete la cipolla, buttate il riso, dopo un po’ il vino, un po’ di brodo, le castagne e l’uvetta, un po’ di brodo, il parmigiano.

Facile facile.

Tenetene qualcuna da magiare a fine pasto in compagnia di un buon bicchiere di vino. Facilita la chiacchiera e accompagna la memoria. Perché la memoria prepara il futuro.

Se avete un amico o un’amica pugliese delle parti del barese, invitatelo a cena. Si commuoverà.

Ps: la prima volta il risotto con le castagne l’ho mangiato a Bra, erano altre castagne e i ricordi quella volta non erano miei. Erano di chi mi sta(va) accanto.

La lasagna è la mia metà

Dicevano ai bambini: sei nato sotto un cavolo, anche a me lo dissero, ma credo invece di essere nato sotto una pianta di basilico, se mai è esistita una pianta di basilico capace di ospitare sotto le sue foglie un pargoletto di cinque chili e mezzo.

Io sono per metà pugliese e per metà ligure, come uno strascinato condito con il pesto, alla mia metà ligure piace molto la lasagna al pesto, prepararla e mangiarla. A giugno specialmente. A giugno perché, modestamente, ci nacqui e perché gli ingredienti sono più profumati e saporiti.

Nel caso qualcuno volesse essere adottato da una pianta di basilico e cimentarsi nelle lasagne al pesto dovrà prendere tempo, spazio e iniziare rilassato.
 Volete provare? Ecco come la faccio io.


10603621_10203503047369358_2785676777890702705_nIl protagonista è il pesto, senza effetti speciali, il basilico va pestato nel mortaio. Io lo pesto con aglio, olio, parmigiano e pistacchi o mandorle. Se volete potete esagerare: mandorle e pistacchi. La ricetta originale prevede anche il pecorino e i pinoli invece dei pistacchi, ma io preferisco mandorle e/o pistacchi. E vabbè, nessuno è ligure perfetto (io lo son metà…).
Con effetti speciali si può usare il mixer. Fate voi, dipende sempre dal tempo e dalla voglia che avete.
Il coprotagonista, la sfoglia. 
La farina deve essere di grano duro, se macinata a pietra è meglio. Gli altri attori: un uovo, l’acqua, il sale.

Si impasta con calma, ma con grande partecipazione. Se il film non ha effetti speciali si deve fare a mano, tirare la sfoglia con il matterello, fatela schioccare e poi tagliatela in rettangoli da far bollire.

I caratteristi: fagiolini e patate. I fagiolini devono essere appena bolliti per rimanere croccanti. Le patate vanno bollite e poi tagliate a tocchetti piccoli.

 Guest star è il parmigiano grattugiato, una piccola ma significativa parte è assegnata al pan pesto.

La colonna sonora, che accompagna la preparazione, l’affiderei a Fossati o De André naturalmente.

Preparata la sfoglia, pestato il pesto, cotti fagiolini e patate, grattugiato il parmigiano e a portata di mano il pan pesto si comincia la fase di riempimento della teglia. 

Sul fondo della teglia un po’ di pesto allungato con acqua di cottura della lasagna e poi si adagia il primo strato di sfoglia. Sopra qualche fagiolino e qualche pezzetto di patata, pochi per carità devono solo accompagnare, il pesto e infine il parmigiano. Si va avanti così per quattro o cinque strati, non fatela troppo alta la lasagna.
Sull’ultimo strato mettete il pesto, abbondante, poi il parmigiano a coprire tutto e infine spolverate con un pochino di pan pesto.

FullSizeRender-17Infornate nel forno già caldo.
La lasagna sarà cotta quando sentirete il profumo del pan pesto abbrustolito. Occhio che brucia in fretta.

Il vino è meglio bianco, fermo, profumato e fresco.

L’antagonista del film sono le stoviglie da lavare, fatelo man mano che le usate, e’ meglio, così non avrete casino in cuscina.

Dimenticavo, nel piatto dove servirete le lasagne mettete qualche mandorla tostata. Io lo faccio per non trascurare la mia parte pugliese che è molto suscettibile.

I totani fanno sorridere

IMG_3635Ieri ho postato la foto dei totani ripieni che ho cucinato e Paolo mi ha chiesto la ricetta. Eccola, a modo mio ve la riporto. Scusate se non metto dosi, non son capace, faccio tutto ad occhio. Come faceva mia madre.

Un buon piatto strappa un sorriso, due buoni piatti almeno due sorrisi. Se poi i piatti sono a base di pesce si sorride di più. Almeno a casa mia. Siccome a noi piace sorridere (e anche ridere) mi sono messo ai fornelli.
Il primo piatto, una cosa semplice, spaghetti con le vongole veraci. Una cosa facile facile. Basta avere del buon aglio, dell’ottimo olio, quel che basta di vino bianco fermo, spaghetti come si deve e le vongole. Il prezzemolo è sul balcone e basta coglierlo.
Il secondo piatto, totani ripieni, mai fatto prima. Solo mangiato qualche volta da amici. Però volevo preparali a modo mio, senza le uova nel ripieno. E che ci metto? Adesso vi dico.

Iniziamo con il pulirli questi totani. Poi tagliamo i tentacoli e li mettiamo a cucinare dove abbiamo fatto soffriggere in olio d’oliva extravergine l’aglio. Quando l’aglio fa frrrr mettiamo in padella i tentacoli e le code. Appena fanno frrrrr versiamo un po’ di vino bianco e il frrr è bello vaporoso e profumato. Quindi tocca al pomodoro. Io ho usato dei san marzano freschi che ho pelato e tagliato a listarelle. Poi i capperi (non sottaceto per carità) e un po’ di sale. A fine cottura un pochino di prezzemolo (quello del balcone).

Intanto che cuociono, metto a tostare un po’ di mandorle, poi le pesto nel mortaio fino ad ottenere una granella che nascondo in un luogo segreto per non mangiarmela tutta subito.

Una volta cotti, tolgo i tentacoli e le code dei totani dal sugo e insieme ad altro prezzemolo (non esagerate) li passo con la mezzaluna.
Prendo un contenitore, un grilletto diceva mia suocera, e ci metto pan pesto, granella di mandorle e i capperi che prendo dal sugo, i totani e il prezzemolo tritati. Finemente scrivono nelle ricette.
Poi chiamo Laura per farmi aiutare. E sì, perché noi maschietti una cosa intera non la sappiamo fare. Io per esempio mi stavo incasinando nel riempire i totani con l’impasto.
Riempiti i totani e chiusi con lo stecco si mettono a cuocere nella padella dove sono stati cotti i tentacoli e le code. Se serve si possono aggiungere altri pomodori o un filino di acqua. Vedete voi.

La cottura va seguita (Laura aiuto) e la durata dipende dalle dimensioni del totano.
Si servono con un po’ di granella nel piatto e una fetta di pane (buono) tostato.

Un consiglio, se trovate i pomodorini del Vesuvio, sperando non siano bruciati tutti, usateli per il sugo. Poi mi dite…

Una ricetta semplice… per non parlare delle solite cose

La condivisione va bene per tutto, anche per una ricetta. Non si può parlar sempre di politica… anche se il cibo è forse uno degli argomenti più politici che ci sia. Dalla disponibilità allo spreco. Ma andiamo avanti.

Moscardini in umido e magari anche con la pasta.

Cosa serve:

  • I moscardini, non molto grandi.
  • Uno spicchio d’aglio
  • Uno spicchio di scalogno
  • Olio extra vergine di oliva (buono mi raccomando)
  • Vino bianco fermo (io ho usato il centopassi prodotto da una cooperativa siciliana di Libera)
  • Passata di pomodorini del Vesuvio
  • Passata di ciliegini siciliana
  • Un pizzico di sale
  • Prezzemolo
  • Pasta (io ho usato gli gnocchetti di patate, ma fate voi purché trattenga il sugo e sia buono)
  • Pane rustico, dal pugliese al toscano se sei toscano…

Preparazione e cottura

  • Pulire e lavare bene i moscardini poi asciugarli.
  • Far soffriggere aglio e scalogno in una bella pentola alta (fosse di coccio sarebbe meglio)
  • Mettere i moscardini in pentola e dare una bella girata con il mestolo
  • Versare il vino (senza esagerare, due tre spruzzate, si deve sentire il profumo del vino)
  • Girare bene
  • Poi si versa metà passata di pomodorini del Vesuvio e metà di ciliegini (i “vesuviani” danno corpo e tolgono l’eccessiva dolcezza dei ciliegini)
  • Un pizzico di sale.
  • Aspettare controllando la cottura, devono essere morbidi morbidi.
  • Verso la fine della cottura mettere un po’ di prezzemolo
  • A parte cuocere la pasta.
  • A cottura terminata condire la pasta nei singoli piatti con il sugo dei moscardini e due o tre moscardini
  • Gli altri moscardini servirli con un bel mestolo e le fette di pane (se volete tostate)

Per il vino fate voi, fermo però e del sud è meglio. Oppure continuate con il Centopassi che fa bene camminare ed aiutare.

Non è una ricetta costosa, i moscardini li ho comprati da Eataly a 12 euro il chilo. In proporzione la cosa che è costata di più è stata la passata di pomodorini del Vesuvio, 5 euro, ma ne valeva la pena.

Dimenticavo, siccome vado matto per le mandorle, se vi piace, un po’ di granella di mandole tostate sui moscardini a completare e guarnire il piatto.

Buon appetito!