Ho letto la bella, e piena di speranza, notizia della nomina a vice sindaco di Tel Aviv di un palestinese di sinistra Amir Badran.
“Da oggi sono vicesindaco di Tel Aviv-Yafo. Sì, un vicesindaco arabo in una delle più grandi città del Paese”, ha scritto Badran su X. “Non è successo in una notte: è il risultato di anni di azione pubblica, di lotta comune e di una fede ostinata nella partnership ebraico-araba, nell’uguaglianza e in una politica diversa.”
Una notizia che non vedrete sulle prime pagine dei giornali ma potete approfondire qui:
https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/israele/tel-aviv-jaffa-nomina-amir-badran-vicesindaco-un-arabo-israeliano-entra-ai-vertici-della-citta/
https://www.fanpage.it/esteri/un-palestinese-nominato-vicesindaco-di-tel-aviv-amir-badran-segnale-nazionale-ebrei-e-arabi-possono-stare-insieme/
Nemmeno il tempo di approfondire che mi arriva via whatsapp una storia che riguarda proprio quella città, l’aeroporto di quella città, avvenuta il 30 giugno scorso.
Una persona che conosco, un musicista, una bella e mite persona è stata “trattenuta” insieme ad altri all’arrivo all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Lui voleva semplicemente andare a Gerusalemme per un pellegrinaggio nei luoghi della fede.
Invece è stato trattenuto insieme ad altri, rinchiuso in una stanza per una notte, ha subito perquisizioni, umiliazioni e rischiato molto se non avesse mantenuto la calma necessaria. Il suo telefono è stato requisito e passato ai raggi x.
“Sono state poste anche domande sulla mia salute, sui farmaci che assumo o ho assunto, sul mio stato mentale, sulla mia vita privata e sulla mia sessualità. Ho percepito tali domande come estremamente invasive, umilianti e non pertinenti rispetto a un normale controllo di frontiera. “
Ha racontato tutto in modo molto dettagliato e il suo racconto lo chiude così:
Al termine dell’intera vicenda mi trovavo in uno stato di forte affaticamento fisico e psicologico. Avevo trascorso due notti senza un adeguato riposo. Ero stato sottoposto a interrogatori prolungati e invasivi. Il mio telefono era stato esaminato in profondità. Mi erano state rivolte domande su aspetti estremamente privati della mia vita. Ero stato formalmente respinto con una motivazione che, a mio avviso, non corrispondeva al contenuto effettivo degli interrogatori. Ero stato trattenuto durante la notte in condizioni materiali molto dure. Avevo subito due episodi di contatto fisico e avevo ricevuto minacce verbali che ho percepito come serie.
Lui non è arrivato con una barca di “sovversivi” pro pal, voleva semplicemente fare un pellegrinaggio nei luoghi sacri. Semplicemente.
Evidentemente non basta un visto, un regolare biglietto aereo: qualcuno controlla come la pensi, se hai partecipato a manifestazioni pro Gaza e ti rispedisce da dove sei venuto. Il dubbio che viene spontaneo è che tutto questo sia voluto: ti concedo il visto e poi ti caccio (se ti va bene).
Io credo che dovremmo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per supportare l’opposizione, anzi la Resistenza, israeliana.
A chi mi ha raccontato questa storia ho chiesto se potevo diffonderla, mi ha risposto sì però scrivi che a Lampedusa succede di peggio. Nel senso che ciò che è successo lui è niente in confronto ai molti disperati di questo mondo in frantumi.
A lui un abbraccio con la speranza di rivederlo presto, nel frattempo facciamo tutto il possibile per dare il massimo sostegno al vice sindaco e gli altri come lui. Perchè da qualche parte, anche dalle parti di Tel Aviv, un mondo migliore esiste.
Cerchiamo di accorgercene e di sostenerlo quel mondo.