Augusto Montaruli

La giacca del partigiano

Puntuale come ogni anno al 25 Aprile si scatenano polemiche, distinguo, litigate. Bandiere sì e bandiere no. Quelli sì però, quelli no, quegli altri in coda.  L’Ucraina, la Palestina, Israele… e del Sudan chi se ne frega.

Si pesa la partecipazione alla guerra di Liberazione: eravate pochi, eravamo tanti. 

Quella giacca del partigiano così viene tirata da tutte le parti rischiando di finire in brandelli e ridursi ad uno straccio.

Invece serve un atto di umiltà. 

Noi a quella generazione che era composta da diversi ideali, fedi, nazionalità dobbiamo solo chiedere scusa. 

Scusa perché non siamo stati vigili, perchè non siamo stati in grado di rendere compiuta la Costituzione rischiando di rendere vano il loro sacrificio.

Il 25 Aprile certamente lo dobbiamo festeggiare cantando e ricordando, ma quando sfiliamo in corteo dovremmo farlo a capo chino. Non siamo degni di quella storia.  

A capo chino perchè questo mondo, l’unico che abbiamo,  lo abbiamo affidato a dei pazzi che hanno le micce accese su un tappeto di bombe atomiche.

Se riuscissimo a spegnere quelle micce e a supportare chi, nonostante tutto e tutti, dimostra tutti i giorni che un mondo migliore da qualche parte esiste; se facessimo lo sforzo di trovare qualche obiettivo comune forse potremmo sfilare con un po’ di orgoglio e con gli occhi all’orizzonte.

 

Foravia

Ieri dopo aver letto che il gruppo PD del consiglio comunale di Milano chiedeva la sospensione del gemellaggio con la città di Tel Aviv ho scritto questo post su Facebook:

Il PD di Milano chiede di sospendere il gemellaggio con la città di Tel Aviv.  Una stupidaggine demagogica colossale. Tel Aviv è la città dove si svolgono da anni manifestazioni per la pace e contro Netanyahu. In questo modo si sospende il gemellaggio anche con la parte democratica di quella città. Immagino già il governo israeliano preoccupatissimo per questa decisione “coraggiosa”. A proposito Milano è anche gemellata con San Pietroburgo.

A fronte di qualche like ho ricevuto commenti tra l’indignato e il feroce, ne cito alcuni:

Ma non ha capito che il problema non e’ il governo Net***yu, ma l’esistenza di is**le come tale?

Tel Aviv è la città dove viene programmato il genocidio del popolo Palestinese

Sospendere subito il gemellaggio con tel aviv e lo stato genocida e terrorista di israele

L’unica cosa deplorevole è che ci si fermi a un gesto simbolico.

Ho provato a rispondere con il profilo democratico dell’attuale sindaco e della sua opposizione a Netanyahu e con il fatto che Tel Aviv è teatro abituale delle numerose manifestazioni contro il governo e per la pace. E ci va coraggio nell’organizzare e nel partecipare, sicuramente più di un postare odio su Facebook.

Potrei aggiungere le numerose organizzazioni che vedono insieme palestinesi ed israeliani, gli israeliani che difendono gli ulivi dei cisgiordani….

Potrei aggiungere che confondere popoli e governi è folle e non aiuta i percorsi di pace. 

Infine potrei dire che sarebbe da fare una cosa che in piemontese si dice “foravia”, cioè fare qualcosa di insolito, qualcosa che rompe gli schemi. Qualcosa che una volta si faceva: la solidarietà internazionale. 

Stare con gli oppressi e nello stesso tempo stare dalla parte di chi lotta contro l’oppressore a prescindere dalla residenza, dall’etnia, dal credo e dal colore della pelle.

Banale vero?  Talmente banale che non si fa più.

Ai prodi consiglieri del PD, partito al quale sono iscritto, consiglierei un viaggio a Tel Aviv per partecipare ad una manifestazione contro il governo israeliano.  Meglio se in compagnia dei leader progressisti europei.

Internazionale futura umanità!… Si diceva e si faceva.

Più partito meno leader

Non si fa in tempo a festeggiare che a sinistra arriva il tormentone delle primarie. 

Eppure il voto al referendum ha dimostrato quanto contino i contenuti. Soprattutto il voto dei giovani lo ha dimostrato, giovani che di solito non votano ma questa volta sono andati alle urne e sono stati determinanti.

Eppure la storia recente dovrebbe aver dimostrato che i presunti leader salvatori della patria e della causa dopo un picco di gradimento altissimo (Renzi, Salvini, Grillo and co., fra un po Meloni) arriva la picchiata in basso.

Allora santo cielo, le primarie si facciano, se proprio si devono fare, sui contenuti. Si trovi la sintesi e il leader, o meglio il candidato presidente del consiglio, lo scelgano gli elettori con il voto.

E i contenuti che tengono insieme una coalizione non è così complicato trovarli. Li conosco persino io e pure quei giovani che, magari, forse, torneranno a votare.

E non è nostalgia dei partiti che furono ma è voglia di partiti che saranno.
Comunque e per forza di cose, i partiti, meglio più europei che più italiani. 


Promemoria per la Presidente del Consiglio comunale

Gentile Presidente,

Mi permetto di disturbare per inviarLe un promemoria: il prossimo 30 marzo saranno trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Gianmaria Testa. 

Il promemoria è anche un, come dire, suggerimento per farle fare bella figura.

Pensi che bello sarebbe ricordare Gianmaria Testa con la ormai mitica targa sulla via a lui dedicata. 

Ne parlerebbero persino a Parigi.

Cordialità 

Augusto Montaruli

Ps. Il dieci di dicembre saranno trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Mattia Aversa. E per tacer del Garibaldi che ho perso il conto.

I precedenti qui

 

 

Strumentalizzare è indegno

strumentaliżżare v. tr. [der. di strumentale]. – 1. Servirsi di qualcuno o di qualcosa, o anche di un evento, di un fatto, di una situazione, esclusivamente come mezzo per conseguire un proprio particolare fine, non dichiarato ed estraneo al carattere intrinseco di ciò di cui ci si serve

Da Enciclopedia Treccani


Strumentalizzare è ciò che fanno Giorgia Meloni e Matteo Salvini, Tajani deve ancora capire cosa è successo e Crosetto è a Dubai, per utilizzare la questione della “famiglia nel bosco” per sostenere la campagna del Sì al referendum.

Se invece non è strumentalizzazione allora mi aspetto che dopo il referendum il governo abolirà le vaccinazioni obbligatorie e la scuola dell’obbligo.

Perchè cari Meloni e Salvini i giudici applicano la legge e non le vostre paturnie referendarie.

Tu chiamalo se vuoi quesito…

Questo è il testo che troveremo sulla scheda del referendum del 22 e 23 marzo:

«Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?».

Fonte 

Sono sette (7) articoli della Costituzione. 

Non è una domanda secca: contrario o favorevole al divorzio o all’aborto per fare un esempio concreto di scelta popolare.

Sono sette articoli che riguardano un pezzo di ordinamento dello stato e che richiedono studio e approfondimento.

Non credo che siano molti gli elettori che hanno approfondito consultando un esperto, studiando o seguendo dibattiti.

Inoltre non sappiamo come saranno attuati gli articoli e quindi ci mancano elementi fondamentali per esprimere un giudizio consapevole e compiuto.

Diverso sarebbe stato se in parlamento si fosse arrivati ad un Compromesso (volutamente con la C maiuscola): cioè un accordo tra le differenti posizioni per arrivare ad una riforma il più possibile condivisa.
O almeno discussa in parlamento, cosa che non è avvenuta. 

Quindi il governo lascia a noi elettori quel ruolo, in un caso così delicato e tecnico, e cioè la scelta di approvare o respingere una modifica costituzionale così importante e complessa. 

Probabilmente per molti sarà un voto dettato dalla simpatia politica, da storie personali, dall’arrabbiatura per una multa per divieto di sosta e peggio ancora da fake news che abbondano.

Anche per questi motivi voterò NO.

Qui il testo della legge di riforma costituzionale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30-10-2025