Augusto Montaruli

Foravia

Ieri dopo aver letto che il gruppo PD del consiglio comunale di Milano chiedeva la sospensione del gemellaggio con la città di Tel Aviv ho scritto questo post su Facebook:

Il PD di Milano chiede di sospendere il gemellaggio con la città di Tel Aviv.  Una stupidaggine demagogica colossale. Tel Aviv è la città dove si svolgono da anni manifestazioni per la pace e contro Netanyahu. In questo modo si sospende il gemellaggio anche con la parte democratica di quella città. Immagino già il governo israeliano preoccupatissimo per questa decisione “coraggiosa”. A proposito Milano è anche gemellata con San Pietroburgo.

A fronte di qualche like ho ricevuto commenti tra l’indignato e il feroce, ne cito alcuni:

Ma non ha capito che il problema non e’ il governo Net***yu, ma l’esistenza di is**le come tale?

Tel Aviv è la città dove viene programmato il genocidio del popolo Palestinese

Sospendere subito il gemellaggio con tel aviv e lo stato genocida e terrorista di israele

L’unica cosa deplorevole è che ci si fermi a un gesto simbolico.

Ho provato a rispondere con il profilo democratico dell’attuale sindaco e della sua opposizione a Netanyahu e con il fatto che Tel Aviv è teatro abituale delle numerose manifestazioni contro il governo e per la pace. E ci va coraggio nell’organizzare e nel partecipare, sicuramente più di un postare odio su Facebook.

Potrei aggiungere le numerose organizzazioni che vedono insieme palestinesi ed israeliani, gli israeliani che difendono gli ulivi dei cisgiordani….

Potrei aggiungere che confondere popoli e governi è folle e non aiuta i percorsi di pace. 

Infine potrei dire che sarebbe da fare una cosa che in piemontese si dice “foravia”, cioè fare qualcosa di insolito, qualcosa che rompe gli schemi. Qualcosa che una volta si faceva: la solidarietà internazionale. 

Stare con gli oppressi e nello stesso tempo stare dalla parte di chi lotta contro l’oppressore a prescindere dalla residenza, dall’etnia, dal credo e dal colore della pelle.

Banale vero?  Talmente banale che non si fa più.

Ai prodi consiglieri del PD, partito al quale sono iscritto, consiglierei un viaggio a Tel Aviv per partecipare ad una manifestazione contro il governo israeliano.  Meglio se in compagnia dei leader progressisti europei.

Internazionale futura umanità!… Si diceva e si faceva.

Più partito meno leader

Non si fa in tempo a festeggiare che a sinistra arriva il tormentone delle primarie. 

Eppure il voto al referendum ha dimostrato quanto contino i contenuti. Soprattutto il voto dei giovani lo ha dimostrato, giovani che di solito non votano ma questa volta sono andati alle urne e sono stati determinanti.

Eppure la storia recente dovrebbe aver dimostrato che i presunti leader salvatori della patria e della causa dopo un picco di gradimento altissimo (Renzi, Salvini, Grillo and co., fra un po Meloni) arriva la picchiata in basso.

Allora santo cielo, le primarie si facciano, se proprio si devono fare, sui contenuti. Si trovi la sintesi e il leader, o meglio il candidato presidente del consiglio, lo scelgano gli elettori con il voto.

E i contenuti che tengono insieme una coalizione non è così complicato trovarli. Li conosco persino io e pure quei giovani che, magari, forse, torneranno a votare.

E non è nostalgia dei partiti che furono ma è voglia di partiti che saranno.
Comunque e per forza di cose, i partiti, meglio più europei che più italiani. 


Promemoria per la Presidente del Consiglio comunale

Gentile Presidente,

Mi permetto di disturbare per inviarLe un promemoria: il prossimo 30 marzo saranno trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Gianmaria Testa. 

Il promemoria è anche un, come dire, suggerimento per farle fare bella figura.

Pensi che bello sarebbe ricordare Gianmaria Testa con la ormai mitica targa sulla via a lui dedicata. 

Ne parlerebbero persino a Parigi.

Cordialità 

Augusto Montaruli

Ps. Il dieci di dicembre saranno trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Mattia Aversa. E per tacer del Garibaldi che ho perso il conto.

I precedenti qui

 

 

Strumentalizzare è indegno

strumentaliżżare v. tr. [der. di strumentale]. – 1. Servirsi di qualcuno o di qualcosa, o anche di un evento, di un fatto, di una situazione, esclusivamente come mezzo per conseguire un proprio particolare fine, non dichiarato ed estraneo al carattere intrinseco di ciò di cui ci si serve

Da Enciclopedia Treccani


Strumentalizzare è ciò che fanno Giorgia Meloni e Matteo Salvini, Tajani deve ancora capire cosa è successo e Crosetto è a Dubai, per utilizzare la questione della “famiglia nel bosco” per sostenere la campagna del Sì al referendum.

Se invece non è strumentalizzazione allora mi aspetto che dopo il referendum il governo abolirà le vaccinazioni obbligatorie e la scuola dell’obbligo.

Perchè cari Meloni e Salvini i giudici applicano la legge e non le vostre paturnie referendarie.

Tu chiamalo se vuoi quesito…

Questo è il testo che troveremo sulla scheda del referendum del 22 e 23 marzo:

«Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?».

Fonte 

Sono sette (7) articoli della Costituzione. 

Non è una domanda secca: contrario o favorevole al divorzio o all’aborto per fare un esempio concreto di scelta popolare.

Sono sette articoli che riguardano un pezzo di ordinamento dello stato e che richiedono studio e approfondimento.

Non credo che siano molti gli elettori che hanno approfondito consultando un esperto, studiando o seguendo dibattiti.

Inoltre non sappiamo come saranno attuati gli articoli e quindi ci mancano elementi fondamentali per esprimere un giudizio consapevole e compiuto.

Diverso sarebbe stato se in parlamento si fosse arrivati ad un Compromesso (volutamente con la C maiuscola): cioè un accordo tra le differenti posizioni per arrivare ad una riforma il più possibile condivisa.
O almeno discussa in parlamento, cosa che non è avvenuta. 

Quindi il governo lascia a noi elettori quel ruolo, in un caso così delicato e tecnico, e cioè la scelta di approvare o respingere una modifica costituzionale così importante e complessa. 

Probabilmente per molti sarà un voto dettato dalla simpatia politica, da storie personali, dall’arrabbiatura per una multa per divieto di sosta e peggio ancora da fake news che abbondano.

Anche per questi motivi voterò NO.

Qui il testo della legge di riforma costituzionale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30-10-2025

 

Sette domande a quelli del Sì

Mi rivolgo a quelli per il Sì, sette domande che mi piacerebbe avessero una risposta,  Pacatamente. Persino con affetto. Eccole.


1) Il metodo

Non pensate che il metodo con il quale è stata approvata, senza dibattito in parlamento e senza la ricerca di un compromesso (con la C maiuscola),  la riforma sia lontana da una cultura democratica e riformista?

E il metodo infine non mortifica il parlamento?

2) Le correnti

Come fate a dichiarare che il sorteggio elimina le correnti all’interno del CSM?

Per esempio: il sorteggio potrebbe estrarre tutti i componenti di una sola corrente oppure metà di una e metà di un’altra?

Questo è un mistero molto buffo, non trovate?

Sarà mica pilotato? Il dubbio è lecito, non trovate?

3) L’attuazione

Al momento non sappiamo come sarà applicata la riforma, non pensate che la mancanza di  trasparenza renda il voto privo di un’informazione fondamentale per giudicare appieno la riforma?

4) La certezza della pena o della giustizia?

Alcuni di voi affermano che la riforma garantirà la certezza della pena (vedi Minniti).

1) Quali basi tecniche e giuridiche vi danno questa convinzione?

2) non pensate che, soprattutto a sinistra, si dovrebbe avere a cuore la certezza della giustizia invece della pena? Non vorrei che sinistra stia per l’altro significato della parola.

5) I costi

Stimano che questa riforma comporterà un aumento di spesa per la gestione dei CSM in settanta milioni di euro anno tra rimborsi spese, gestione amministrativa, uffici e diarie.

Non pensate che quei settanta milioni potrebbero invece essere destinati allo snellimento delle pratiche in modo da rendere più veloce l’iter dei processi?

6) L’accordo

Come sapete questa riforma è stata dedicata a Berlusconi, quindi targata Forza Italia.

Sapete anche che a Giorgia Meloni preme, scusate il gioco di parole, il premierato, targato FDL.

A Salvini preme l’autonomia differenziata, targata Lega.

Non pensate che se passa questo referendum replicheranno il metodo anche per le altre riforme?

E questo mi porta all’ultima domanda.

7) La Costituzione del 1948

La Costituzione che si sta tentando di riformare fu un capolavoro di sintesi e di Compromesso tra forze politiche di orientamento culturale ed ideologico decisamente differenti. Cosa che in questo caso non è avvenuta anzi è stata volutamente evitata.

Non pensate che i Padri e le Madri costituenti si stiano rivoltando nella tomba?

La tessera ANPI e Noi Donne

Sul sito Noi Donne, a firma di Monica Lanfranco, è stato pubblicato un articolo sulla scelta di dedicare la tessera ANPI 2026 alle donne in occasione dell’ottantesimo dal primo loro voto.

In particolare l’articolo è estremamente critico sull’immagine della tessera ed in particolare su una donna che indossa il velo.

Riporto parzialmente:

“…Peccato che tra le cinque donne di diverse età, tra le quali una anziana in primo piano che consegna la sua scheda nell’urna ci sia una islamica in ‘modesto’ hijab. Evidentemente nel nome dell’inclusione, concetto scivoloso e abusato oggi a sinistra che si traduce qui nell’assunzione dell’islamismo politico fondamentalista, che impone alle donne la copertura del corpo. Peggio mi sento se, per identificare una donna di origini non italiane e non europee, la si riduce ad una presunta e maggioritaria identità religiosa. Possibile che per la storica associazione partigiana, della quale ho avuto convintamente la tessera per anni e con la quale mi sono spesso incontrata per tenere viva la memoria di Lidia Menapace, la risposta al razzismo, al suprematismo e alla discriminazione della destra verso chi migra sia l’assenza di critica all’integralismo e l’adozione del relativismo culturale?…”

La tessera per chi non l’avesse vista è qui:

L’articolo per intero è qui: https://www.noidonne.org/articoli/perch-laanpi-riduce-le-donne-musulmane-al-velo.php 

Detto questo, a me sembra che qua il fondamentalismo e l’Iran non centrino proprio nulla. La grafica può piacere o non piacere ma l’intento è rappresentare l’universo femminile: anziana, bionda, nera e anche islamica.

Ma santo cielo, saranno libere le donne di indossare o meno il velo? Devono chiedere il permesso? E a chi? 

Passeggiando per Torino vedo ragazze con minigonna o jeans attillati con il velo.  Non viene il dubbio che quel velo, se sono libere di indossarlo, è anche legame e appartenenza? Ma chi siamo noi (o loro) per giudicare? Da quale pulpito? 

Suad Omar (@SuadOmarSE) • Facebook

E comunque se l’autrice dell’articolo vuole le posso presentare la mia amica Suad Omar che indossa il velo ma, nonostante o con, battaglie per i diritti ne ha fatte più di mille. Anche per le coraggiose donne iraniane. E anche per l’autrice dell’articolo. E che palle!

Meno puzza al naso e preconcetti please.

La Classe Operaia

Stavo leggendo un Simenon (lo faccio se devo staccare un po’ la spina) quando mi hanno avvisato che era arrivato “L’ultimo operaio” di Niccolò Zancan.

Sono andato subito a ritirarlo e ho iniziato a leggerlo.

L’ultimo operaio  è l’ultima fatica letteraria di Zancan (fatica credo ci stia parlando di operai)  dopo il bellissimo e anche commovente Antologia degli sconfitti (vi prego leggetelo) che riprende nello stile.

Lo leggi d’un fiato, un fiato affannoso e triste. Sono storie brevissime che raccontano la fine della fabbrica più grande d’italia: la Fiat.

Fiat che era Torino.

Il libro è il racconto della Classe Operaia, quella che non c’è più.

Quella che garantiva e lottava per noi.

Canto finale della grande fabbrica” è il sottotitolo. Non solo della grande fabbrica. E’ il canto finale dell’orgoglio di essere operai, avanguardie si diceva una volta di un movimento (operaio) che guidava, che era riferimento. Anche morale.

Ricordo da studente quando sfilammo in corso Agnelli per andare a Mirafiori, quella volta gli operai della “grande fabbrica” ci aprirono i cancelli. Fu essere accolti. Da loro.

Ricordo i giovani operai arrivati dal sud che condividevano un’appartamento in una casa con il gabinetto sul balcone. Essere ospitati e ascoltarli era essere considerati, quasi, come loro.

Ricordo i delegati sindacali della Viberti che insegnavano a quelli dell’ufficio personale come si legge una busta paga.

Ricordo il rispetto che avevamo nei loro confronti: è un operaio!

Tutto questo non c’è più. Da un po’.

Non è nostalgia ma la consapevolezza che non si era, e non si è ancora capito, che occorreva una riflessione profonda. Era quella che si chiamava base che non ci sosteneva più.

Quella base che non è stata sostituita. E forse qualcuno, anche in una pseudo sinistra, ha gioito. E poi senza il sostegno di quella base è rovinosamente crollato.

Grazie per averlo scritto Niccolò.

Mi permetto di riportare qui una delle ultime pagine.

Oro

Noi siamo gli ultimi operai. Gli ultimi che hanno visto l’avvocato arrivare alla guida di una Fiat Croma color oro, scendere, guardarsi intorno e fare ciao con la mano. Gli ultimi operati che avevano le tute blu, felici di andare in fabbrica a lavorare.

Operai uniti nel sindacato. Che il vecchio insegna al giovane. Che il giovane rispetta il vecchio. E ognuno sa fare il suo, e il suo serve anche agli altri.

Noi siamo gli ultimi. Puoi chiamarci per nome. Salvo, Nina, Anna, Enzo, Stefano, Beppe, Gigi. Uno dopo l’altro, a sessantacinque oppure a sessantasette anni, ce ne stiamo andando via tutti.

E va bene così.

Ivan

Tornando dal giornalaio dopo il caffè da Zichella incontro un signore che ti porta in un romanzo o in un film.

Che eleganza!
Grazie!
Ma state girando un film?
No no, sono appassionato del primo novecento.
Beh, periodo denso di fermento.
Certo, poi purtroppo le guerre… periodi brutti.
Un po’ come adesso, vero?
Eh sì, ed io insegno storia…
Allora…
Ah, mi chiamo Ivan.
Ci sta come nome con il suo abbigliamento.

Poi è arrivata lei e ho salutato ringraziando con un doveroso inchino. E sono andata a casa a darmi un’aggiustata ai baffi.


PS: abbiamo anche parlato dei laghi di Monticchio, ma questa è un’altra storia.

La pena e il referendum

Pena

Péna s. f. [lat. poena «castigo, molestia, sofferenza», dal gr. ποινή «ammenda, castigo»]. – 1. Punizione, castigo inflitti a chi ha commesso una colpa, ha causato un danno e sim. In partic.: a. Con riferimento alla giustizia umana, sanzione afflittiva comminata dall’autorità giudiziaria nel rispetto di precise disposizioni processuali a chi abbia commesso un reato… 

Giustizia

La giustizia s. f. è una caratteristica principalmente sociale, che consiste nella volontà di riconoscere e di rispettare i diritti degli altri, attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto secondo la ragione e la legge (uomo di grande g.; premiare, punire, governare con g.). [… ] Il termine giustizia può indicare anche il potere di realizzare il diritto mediante leggi che abbiano forza esecutiva e validità e l’autorità a cui è affidato questo potere, cioè la magistratura (ricorrere alla g.; cadere in mano alla g.)..


Alcuni affermano, Minniti per esempio, che la riforma del CSM garantirà la certezza della pena.

Francamente faccio fatica a capire come. Salvo si sottintenda qualcosa che non è previsto nella riforma ma si presume che ci sarà poi con le leggi che per forza di cose seguiranno la riforma. 

Per esempio: a garanzia della certezza della pena sarà previsto il sorteggio della sentenza?

Accorceranno i tempi della giustizia ispirandosi al calcio?

Primo grado: 45 minuti più recupero; secondo grado: 45 minuti più recupero; terzo grado: ai rigori. Immagino anche una classifica marcatori dedicata ai PM sulla base della durezza della pena.

Ma a prescindere dal metodo e dalle battute, l’obiettivo della riforma della Giustizia in un paese democratico e civile, di una democrazia nata dalla Resistenza non dovrebbe essere la certezza, appunto, della Giustizia?

Certo che quando affermazioni come “garantisce la certezza della pena” (e il sottinteso è a prescindere) arrivano da presunti esponenti di sinistra viene un po’ di, diciamo così, malinconia.

Per tacer dell’incazzatura. 

Oppure, sempre Minniti, garantisce che la riforma rende il paese più sicuro. E questo è davvero un mistero. Forse è una profezia di Nostradamus.

Io credevo che il paese è più sicuro grazie a politiche sociali e culturali, grazie ad una presenza costante e capillare delle forze dell’ordine sul territorio. Vabbè il solito di sinistra… 

C’è davvero qualcosa che non quadra, soprattutto qualcosa che non ci dicono, ma che a leggerli, certi ex o attuali, si comincia ad intuire. Niente di bello. Molto di preoccupante.

Ps: Minniti da ministro dell’interno commentò così l’accordo con la Libia in sede Europea: «L’obiettivo dell’azione italiana è infatti duplice: prevenire traversate che pongano a rischio le vite  e garantire il rispetto degli standard internazionali di accoglienza in Libia, anche e soprattutto mediante il rafforzamento della presenza e delle attività di Unhcr e Oim».

In Libia, la certezza della pena è garantita. Se non anneghi.

Il sorteggio e le correnti

Dalla Treccani

Sortéggio s. m. [der. di sorteggiare]. – Il sorteggiare, l’estrarre a sorte, e, in genere, metodo di scelta fondata sulla sorte.

Corrente s.m. Movimento d’idee, concezioni e sim., che segue un determinato indirizzo teorico e anche, talora, pratico e applicativo, e il gruppo stesso delle persone che ne sono gli esponenti ecc. ecc.


Una delle affermazioni che va per la maggiore tra gli esponenti del SI al referendum sulla giustizia è: il sorteggio elimina le correnti.

Io francamente non capisco come possa eliminare le correnti.

Ricapitoliamo.

La riforma prevede che sono membri: 

1) Il Presidente della Repubblica che presiede entrambi i CSM, il Primo Presidente della Cassazione (per il CSM Giudici) e il Procuratore Generale (per il CSM PM).

2) Membri Togati (Magistrati): Estratti a sorte da elenchi di giudici e pubblici ministeri.

3) Membri Laici: Estratti a sorte da un elenco di professori universitari in materie giuridiche e avvocati, compilato dal Parlamento in seduta comune. 

Sarà il caso a decidere quali giudici e quali pubblici ministeri faranno parte dei rispettivi CSM. Ma il caso è noto che sceglie, appunto, a caso. Quindi potremmo avere, a caso, una componente di una o più correnti determinate, appunto, dal caso. 

Non credo che un membro solo perché è estratto, appunto, a caso smetta di far parte di una corrente. Essere parte di una corrente è fisiologico, è umano. Le persone quando si raggruppano scelgono. Scelgono vicino a chi sedersi a tavola, per esempio. Oppure mi chiedo, ma chi ha pensato questa riforma ha mai partecipato ad un’assemblea di condominio? La composizione degli abitanti di una casa è dettata dal caso, ma nell’assemblea di condominio si creano le correnti: chi vuole il video citofono e chi non lo vuole per esempio. 

Quindi è chiaramente una bufala l’idea che questa riforma abolisce le correnti. E non abolisce nemmeno i videocitofoni.

Inoltre, e a proposito di correnti, i membri laici estratti a sorte da un elenco di professori universitari in materie giuridiche e avvocati compilato dal parlamento in seduta comune.  

Compilato dal parlamento in seduta comune vuol dire che la maggioranza avrà un numero più altro di membri rispetto alla opposizione. Quindi tra i membri laici ci sarà una componente (corrente appunto) conservatrice ed una progressista.

Allora mi chiedo su cosa si basa l’affermazione che questa riforma abolisce le correnti?

E infine, si può mortificare e banalizzare un organo della Stato con un sorteggio? 

E infine ancora, non sarebbe più corretto dire la verità ai cittadini:

La politica vuole il controllo della magistratura.

Una mezza verità è scappata a Nordio (ministro della giustizia) che rivolgendosi all’opposizione ha dichiarato: converrà anche a voi quando sarete al governo. Sarà un caso che gli sia scappata?

La giustizia non può essere di parte o dipendere dal caso.

Pensieri di inizio anno

Auguri Presidente Cirio

Il presidente della Regione Piemonte le vacanze le ha trascorse in Kenia, ecco i suoi auguri:

Immagine reale

Quest’anno gli auguri di buon anno voglio farveli così, con la piccola Melody, una bimba bellissima curata ed amata nell’ospedale pediatrico di North Kinangop nel cuore del Kenya, grazie al lavoro di tanti volontari Italiani. Melody non ha nulla, ma sorride. E sorride anche la sua mamma. Sorridono alla vita.
Che sia un 2026 sereno e di gioia in cui proviamo tutti a sorridere un po’ di più per ciò che conta davvero.

Immagine realizzata con IA

Bellissimo ciò che ha scritto Presidente, ma lei ricorderà quel detto: ciò che conta davvero è la salute, quando c’è la salute c’è tutto. Ma lei questo lo capisce evidentemente solo altrove, qua la salute è un terno al lotto. C’è chi rinuncia a curarsi. Allora si dia da fare affinché sia un 2026 sereno e di gioia in cui proviamo tutti a sorridere un po’ di più per ciò che conta davvero. Ma non ci spero e andrà a finire che sarà il presidente del Kenia a venire a trovarci.


I cani sono cani

immagine reale

A qualcuno sfugge che i cani sono cani. I gatti sono gatti. I pappagalli sono pappagalli… Se li trattiamo da umani si offendono. Si sentono presi per i fondelli. Anche se regaliamo loro il calendario dell’avvento.

Ma forse siamo noi umani che ci prendiamo per i fondelli. Nel caso un cane si avventasse su chi glielo regala, il calendario dell’avvento, non venite a lamentarvi. Umano avvisato…

 


 

L’album delle figurine

immagine realizzata con IA

Ti svegli al mattino e la prima  notizia che leggi è Trump che bombarda il Venezuela e arresta il suo presidente. Complicato poi dire a Putin di non bombardare l’Ucraina. Anzi, viene il sospetto che faccia parte di un piano: tu fai quello che cacchio vuoi in Ucraina e tu lasciami fare in Venezuela. La Cina adesso si sentirà autorizzata a bombardare Formosa. L’Africa se la giocano ai dadi. La Palestina? Hanno aspettato duemila anni possono attendere ancora.

A ciascuno il suo album della figurine.

E pensare che a noi bastava quella di Pizzaballa per completare l’album delle figurine. Pizzaballa come il Sol dell’Avvenire che è tramontato senza che ce ne accorgessimo. 

Ps: La Palestina? Hanno aspettato duemila anni possono attendere ancora. Come Pizzaballa. Portiere o cardinale è uguale.

A prescindere Buon Anno

 

 

Se io fossi

Un bel po’ di anni fa chiesi ad un mio caro amico se si sentisse più di sinistra o più ebreo. 

Mi guardò sorridendomi pensando forse che la domanda era inopportuna o forse stupida, e forse lo era. Ma mi rispose così:

Sai siamo sui 30/35 mila in Italia e nel mondo pochissimi. Non posso definirmi un credente ma celebro tutte le feste ebraiche. E’ un modo per appartenere a quei 30/35 mila.

In tutto il mondo, fonte Gad Lerner, gli ebrei sono sui 18 milioni.

Mi vergognai un po’ per quella domanda che certamente non gli rifarei adesso sapendo la sua sofferenza per ciò che sta succedendo laggiù.

L’avessi fatta ad un palestinese penso mi avrebbe dato la stessa risposta, con un grado di sofferenza legato al dramma di quel popolo. E forse alla mancanza di speranza.

I palestinesi sono sui 12 milioni (fonte ambasciata palestinese in Italia), la metà tra Gaza e Cisgiordania, gli altri in Giordania Israele e Libano.

Ma la domanda, se io fossi, dovremmo farcela tutti e tutte a noi stessi perchè non riusciamo ad essere più uomini e donne che hanno gli stessi ideali e le stesse speranze. Anzi moltissimi ideali e speranze li hanno persi del tutto. 

Se provassimo a ritrovarle quelle speranze e quegli ideali farebbe bene ai miei amici ebrei o palestinesi (e russi ucraini sudanesi…) e a noi naturalmente. 

Post nostalgico, velleitario… boh forse. Certo non tifoso, ma almeno a San Silvestro lasciatemelo fare.

Buon anno!

 

Una bella guida per turisti però

Ho visto Una notte a Torino di Alberto Angela su RaiPlay, evitando così le interruzioni della pubblicità,  spinto dall’essere torinese e dalla curiosità.

Il lavoro di Angela lo definirei una bella guida turistica per i non torinesi con qualche manchevolezza e qualche presenza di troppo. 

Un accenno allo Statuto Albertino lo avrei fatto, sarebbe stata l’occasione per almeno accennare alla comunità valdese e a quella ebraica e cosa queste realtà hanno significato e significano per Torino. E anche come collaborano ora con cattolici, islamici e società civile. Oppure, e pochi lo sanno, che lo Statuto Albertino conteneva una tassa patrimoniale, forse l’unica mai promulgata in questo paese.  

E mancava Porta Palazzo. E mancavano le piole. E mancava Terra Madre. E mancava Gualino…

Però c’era Litizzetto che è sempre uguale a se stessa e passa dalla bagna cauda ai santi sociali con la stessa espressione. Avrei preferito Gambarotta.

Detto questo va bin parej come si dice qui. Se queste due ore e passa ci porteranno più turisti va benissimo. Starà poi a noi torinesi raccontare quello che in Una notte a Torino mancava. 

E quello che mancava lo si dovrebbe raccontare soprattutto ai torinesi.

Io credo serva un racconto di questa città rivolto ai torinesi perchè ritrovino l’orgoglio di esserlo torinesi e soprattutto cosa ha voluto dire essere torinesi. Perchè i torinesi comprendano, comprendiamo, che la storia di questa città è una storia di tutti, costruita anno dopo anno dai suoi abitanti. Anche dal coraggio dei suoi abitanti, il nonno di Alberto Angela era uno dei coraggiosi.

Serve raccontare la Torino che è mix culturale e di origini (Torino è sicuramente la città più grande della Puglia). Torino è la città della Resistenza prima durante e dopo il fascismo. Torino è la città dove convivono religioni diverse (c’è un quartiere che altrove chiamano la Piccola Gerusalemme). Torino è la città dove giovani operai venuti dal sud sono poi diventati classe dirigente. Torino è la città di Calvino, Pavese, Levi, Ginzburg, Gramsci…

Torino è la città della Storia e delle Storie. 

Storia (e Storie) che continuerà se chi abita questa città ritroverà la consapevolezza e l’orgoglio di farne parte. E la città sarebbe più pulita, più partecipata, più gente andrà a votare.

Pensate che bellezza un museo, anche virtuale, che attraverso le storie e i ricordi dei torinesi racconti la città. Cioè noi.

La storia siamo noi diceva la canzone.

L’obiettivo è Torino

Un indizio è un indizio, due una coincidenza, ma tre sono una prova. Lo affermava Agatha Christie. 

Non c’è bisogno però del terzo indizio, che certamente arriverà, per capire che l’obiettivo di Giorgia Meloni e soci è la conquista di Torino.

Dopo il caso imam ecco il caso Askatasuna, entrambi con lo scopo di spianare la strada al loro candidato sindaco.

Usano armi di distrazione di massa indicando nemici al popolo mentre il popolo fatica ad arrivare a fine mese, non riesce a curarsi e vede allontanarsi ogni anno l’età pensionabile. 

Tutta colpa dell’imam e di Askatasuna. 

E’ in questo gioco hanno anche l’appoggio di utili idioti che stanno in sala rossa a fare i puri e non vedono l’ora di tornare a fare le giunte on line (solo una volta però).

Immagine generata con l’IA

Quando la paura diventa odio

Grazie Roberto per averlo scritto, ma soprattutto per aver sopportato la lettura di quei commenti.  Perchè vedi caro Roberto questi son tempi brutti, ma brutti davvero e non si sa da dove occorre ripartire.
Che dici cantiamo Lucio Dalla tutti insieme
Vedi, caro amico, cosa si deve inventare
Per poter riderci sopraPer continuare a sperare

Ma è difficile inventare, riderci sopra non se ne parla… continuare a sperare? Proviamo a resistere almeno un po’…
 
Testo, sofferto, ma utilissimo ed efficace, di Roberto Arnaudo. Leggetelo.
 
Quando la paura diventa odio: riflessioni (lunghe, lo so) sui commenti a una mobilitazione per Mohamed Shahin
 
“Io mi mobiliterei per allontanarlo il più possibile”
“Basta islamofobi! Scopriamo insieme i preziosi doni dell’islam: pedofilia, stupri, decapitazioni, mutilazione genitale femminile, omicidi in strada, schiavitù, esecuzioni, rapimenti”. “Che brutta persona, basta guardarlo in faccia e osservare il suo atteggiamento per capire che è colpevole!”.
“Una mattina mi son svegliato e ho aiutato lo sgozzator, o laici, ciao laici, da oggi mi sottometto all’islam”.
“Povera Italia, i vostri nonni a vedervi stanno piangendo. Che futuro che state regalando alle vostre donne e ai vostri figli”.
“Remigrazione subito”
“Fate l’occhiolino a questi sciagurati pensando di acquisire consenso politico quando loro istituiranno i loro movimenti e partiti politici e imporranno le proprie leggi, regole e cultura! E sarà la fine!”
“Fuori dall’Italia subito”
“A casa sua si troverà benissimo”
“Perché non vanno a predicare a casa loro”
“No via subito, spero che diluvi quel giorno”
“Ho sempre detto che quelli neanche fra 100 anni si integrano coi nostri usi e costumi, loro vogliono che noi diventiamo stupidi come loro”
“Libero di tornarsene a casa sua”
“Il diritto fondamentale è il rispetto della casa che ti accoglie”
“Fuori dall’Italia questi ingrati”
“A casa il mao mao”
“Invece di pensare all’Italia, pensate a questi trogloditi che al vostro paese vi farebbero fuori subito perché infedeli”
“Via anche quelli che vanno a manifestare”
“Si però libero di andare affancu…”
“Fuori dal loro paese, non ci interessa la loro cultura malata”
“Deficienti vi legate il cappio da soli”
“Basta con questi nazi-comunisti radical chic che dimenticano le battaglie della sinistra”.
“Io ho i soldi per il biglietto”
“Ancora qui sta questo individuo?”
“Sempre contro l’Italia e gli italiani”
“Fuori subito questo maiale”
“Tutti sti buonisti del cazzo non hanno ancora capito che vogliono cambiare la religione cristiana con l’islam!”
“Prima si difendevano le persone per bene, ora i criminali”
“Fuori insieme a tutte le associazioni che lo sostengono”
“Ma andate a lavorare!”
“Mobilitatevi per i bimbi che vengono abbandonati dalle loro famiglie, questo tizio nel suo paese rischia una pena esemplare perché non è uno stinco di santo”
“Si si, libero su una barchetta in mezzo al mare, fuori dalle balle!”
 
Questi sono solo alcuni tra i tantissimi commenti apparsi sotto un post di Arci Firenze che pubblicizzava un’iniziativa di solidarietà per Mohamed Shahin, l’imam della moschea di San Salvario arrestato e trasferito al CPR con decreto di espulsione.
Tantissimi commenti. Un fiume di rabbia razzista. Una ansia sorda e ottusa di perdita della propria identità. Un coro urlante di persone in fondo sole e impaurite.
E’ un quadro allarmante: l’islamofobia non più un fenomeno marginale, ma una narrazione diffusa che mescola tutto in un unico calderone indistinto. Il caso specifico di Mohamed Shahin scompare, inghiottito da una rappresentazione dell’islam come mondo univoco di “sgozzatori e violentatori”. La criminalità, il terrorismo, presunte minacce culturali: tutto viene proiettato su una singola persona e, per estensione, su un’intera comunità.
I peggiori pregiudizi si susseguono uno dopo l’altro, alimentando una narrativa apocalittica: “loro” vogliono imporci le loro leggi, “loro” non si integreranno mai, “loro” stanno cambiando il nostro paese. La paura dell’invasione, della sostituzione culturale, della perdita delle proprie radici si trasforma in disprezzo e richiesta di esclusione.
Da dove viene tutta questa rabbia? Mi verrebbe da rispondergli usando i loro stessi argomenti: “ma è l’invasione islamica il vero i problema dell’Italia? Non le povertà, non i bassi salari e pensioni, non la stagnazione economica, non l’inefficienza della sanità pubblica, non il costo delle abitazioni o il funzionamento dei mezzi di traporto pubblici, eccetera, eccetera?” e anche “ma lo sai che Mohamed si impegnava insieme a servizi pubblici, associazioni e forze dell’ordine per il contrasto allo spaccio e alla devianza? E come mai lui è stato arrestato, mentre gli spacciatori continuano a girare liberi sotto le nostre case?”
Ma quello che mi getta nella tristezza più profonda è la sensazione che questi commentatori intercettino paure e chiusure molto più diffuse. Paure reali, manipolate e amplificate, ma che esistono, arrivano dal profondo e attraversano ampie fasce della popolazione.
Certo, si può bollare tutto come razzismo, fascismo, ignoranza, perché certamente è così: la violenza verbale, la disinformazione e l’ignoranza sono troppo evidenti. Ma fermarsi qui sarebbe troppo facile e forse controproducente.
Mi chiedo che fare per reagire o anche solo lenire il vuoto depressivo che mi produce la lettura di queste commenti? Costruire un “noi contro loro”, radicalizzarci in posizioni altrettanto estremistiche? O chiuderci nelle nostre “bolle” relazionali, inutilmente autoreferenziali? Manifestare la nostra rabbia? Sarebbe comprensibile, forse anche inevitabile in certi momenti. Ma a che serve concretamente?
Dobbiamo forse provare a fare con più forza un altro lavoro: quotidiano, diffuso, dentro le nostre vite e relazioni personali e professionali, nelle strade, scuole, uffici. Un lavoro che mostri, nella pratica, come la convivenza sia possibile e soprattutto necessaria. Una ostinata volontà di dialogo reale, anche con chi non ci piace. Che non neghi i conflitti e le contraddizioni, ma che provi a farne qualcosa di meno malato
Perché questa roba qui – l’odio, la chiusura, la paura trasformata in disprezzo che tanto ricorda il nazismo e la shoah – non ci porterà niente di buono. Niente di buono per noi, per le nostre libertà costituzionali, per il futuro che vogliamo costruire. Niente di buono neanche per quelli che invocano la remigrazione.
La domanda rimane aperta: quale società vogliamo essere? Una che espelle chi non ci piace, che costruisce capri espiatori, che si chiude nella paura? O una che sa difendere principi di libertà e convivenza anche quando è difficile, anche quando richiede di confrontarsi con posizioni che non condividiamo?

L’ultimo taglio

Nico, che sarebbe Nicola e di cognome Bellacicco, ha appeso forbici e pettine al chiodo. Non sventolerà più come un torero andaluso, che la sua Puglia è più o meno uguale, quella specie di lenzuolo che raccoglie peli e capelli. 

Niente più rito per lui e per noi. Dall’ingresso all’uscita di quello che una volta si chiamava salone. Le sedie in fila e le chiacchiere di sport, politica e “altro” non ci sono ormai più da tempo. Forse al sud qualcosa c’è ancora di quel rito.

Ma da Nico, che sarebbe Nicola e di cognome Bellacicco, nonostante la prenotazione il rito c’era ancora. La chiacchiera eccome, l’argomento spesso lo sceglieva lui e se tu ne introducevi un altro…”vabbè vabbè” e continuava nel suo discorso. Non potevi o dovevi interromperlo.

Lui ti parlava dell’ultimo libro letto, tra i tantissimi che leggeva; del film appena visto, tra i tantissimi che vedeva; dell’ultima mostra, tra le tantissime che visitava. E con la dovuta discrezione di un medico chirurgo di un cliente particolare o noto. Senza fare nomi e cognomi.

Nico è quello del punctus. Succede che lui ti presta un libro di Roland Barthes e ti spiega, ti insegna meglio, che dopo aver scattato una fotografia ti accorgi che la cosa più importante è ciò che non inquadravi. Un soggetto nascosto o in secondo piano che ti appare in camera oscura o sullo schermo del computer.

Ti appare se te ne accorgi ovviamente.

Ecco il punctus. Nico mi ha insegnato a soffermarmi, a riflettere, ad osservare e, soprattutto, ad ascoltare gli altri. 

Grazie Nico per il punctus, le chiacchierate e per essere stato il tuo ultimo cliente…. E senza farmi pagare per giunta.

Ci vediamo al bar e altrove. Un abbraccio.

La foto che accompagna il post è di Cristiamo

Zio di…

In questi giorni, in quanto presidente della sezione ANPI Nicola Grosa che ha preso posizione sulla vicenda di Mohamed Shahin, sono apparso più volte sui giornali. Puntualmente al mio nome segue “zio di…”.

Beh questa storia ha un po’ rotto il ministro degli interni di un po’ di anni fa. 

Forse non ci crederete ma sarei anche nipote, figlio, cugino, marito, padre, amico, compagno… e che nulla cambia nella sostanza dei fatti essere zio o nipote o cugino o vattelappesca.

Gia mi devo sopportare quelli che “ma dai” “Ma non lo sapevo” “Ma davvero?” “Chi l’avrebbe mai detto”…. 

Ok, sono zio di. E quindi? Anche basta no? Alla fin dei conti cambia qualcosa? A me no? a voi?

Avevo anche un nonno carabiniere ed uno contadino., ciabattino e lavoratore nelle tonnare in Sardegna. Uno zio d’acquisto ferroviere e comunista che faceva bene le lasagne. Un altro aveva un chiosco vicino al molo di Alassio e mi offriva sempre un gelato.  Per dire che anche io sono stato nipote. Noi diventiamo ciò che assimiliamo di più. 

Quindi smettetela di rompere il ministro degli interni di un po’ di anni fa. 

Tormentone parcheggi

Su La Stampa di oggi (domenica 2 novembre 2025) torna il tormentone dei parcheggi in un articolo di Diego Molino. Locali e discoteche  di San Salvario (ma non solo) lamentano, anche a causa dei lavori al Valentino, la penuria di posti auto.

Premesso che dovrebbero essere i residenti ad avere la priorità, paghiamo per parcheggiare e sarebbe urgente avere gli spazi a noi dedicati in tutto il quartiere, l’articolo mi ha riportato alla memoria due iniziative sulle quali avevo lavorato da consigliere di circoscrizione.

Dopo uno studio sull’utilizzo dei parcheggi di struttura presenti in Salvario, oltre a quelli presenti ai confini, avevo constatato che spesso nelle ore serali sono deserti, non utilizzati. Per verificarlo basta andare qui: https://muoversiatorino.it/it/parcheggi/

Se vuoi andare in discoteca, One del Valentino per esempio, puoi parcheggiare al Monti che ha 153 posti auto. Puoi andare in piazza Madama. O in piazza Bodoni. Oppure ancora in piazza Carducci. Per tacere del Lingotto che di posti ne ha 3.000 e sempre inutilizzati, più degli elettori dei moderati di Lupi.

Quindi i parcheggi ci sarebbero.

Per alcuni troppa fatica? L’auto in parcheggio, poi sali (con l’ascensore), devi fare un po’ di passi a piedi, poi quando torni sei stanco….

Allora perché non istituire delle navette che partono e arrivano dai parcheggi e magari i ticket del parcheggio o della navetta dati in omaggio dai locali ai clienti? 

Dichiara a La Stampa Davide Gallo, il titolare di One quello che illumina a giorno le notti al Valentino, a proposito della mancanza di parcheggi: “Per questa ragione chiediamo che, finché non diventerà operativo il parcheggio del Padiglione 5, vengano mantenuti alcuni stalli nell’area. È difficile pensare che tutti possano utilizzare un taxi, oltre al fatto che la metropolitana chiude molto presto». 

Carissimo Gallo magari dopo qualche drink invitare i clienti a prendere un taxi forse sarebbe meglio e anche più etico (non etilico).

E se permette prima la salute e i residenti 

World Press Photo 2025

Ieri sono andato a visitare la mostra World Press Photo 2025, finalmente in un luogo adatto a valorizzare le fotografie e le storie che raccontano. Questo anno è all’Accademia Albertina (qui il sito con tutte le informazioni).

Come tutti gli anni vedere e leggere le fotografie è un pugno allo stomaco, difficile scegliere di fronte a quale fotografie indignarsi, piangere e incazzarsi. Oltre che a sentirsi un po’ in colpa. Ne ho scelta una per continente, ma è una scelta in parte emotiva e in parte legata al mio gusto fotografico. 

Andate a vederla e a indignarvi, piangere e incazzarvi. Oltre che a sentirvi un po’ in colpa. 

Di quell’antico inno io conserverei ed avrei cura almeno di quella strofa che canta “Internazionale futura umanità”. Soprattutto perché il futuro e l’umanità non sono tanto di moda di questi tempi brutti.

Le fotografie che ho scelto

Cliccare sulla foto per andare alla descrizione della fotografia sul sito World Press Photo 

The Lake Has Fallen Silent
Africa – The Lake Has Fallen Silent di Aubin Mukoni
Beyond the Trenches
Europa – Beyond the Trenches di Florian Bachmeier
Drone Attacks in Beirut
Medio Oriente – Drone Attacks in Beirut di Murat Şengül

Droughts in the Amazon
Sud America – Siccità in Amazzonia di Musuk Nolte

Chinese migrants warm themselves under a cold rain after crossing the US-Mexico border, in Campo, California.
Nord America – Night Crossing di John Moore

 

Gaza e Torino: forse pochi lo sanno o lo ricordano

Forse pochi lo sanno o lo ricordano che Torino è gemellata con Gaza, il sindaco era Valentino Castellani. Per dire che oggi per Gaza e la Palestina sfilava tutta la città.
Riporto qui il comunicato:

Gaza City Territori Palestinesi – Gemellaggio (1999)

Il Patto di Gemellaggio tra Torino e Gaza è stato firmato a Torino nel 1999 al termine di un percorso nato nel 1993 per sostenere e appoggiare il processo di pace in Medio Oriente attraverso l’attivazione di un percorso di gemellaggio con una città israeliana e una città palestinese. Su indicazione delle rispettive autorità nazionali, furono individuate le città di Gaza e Haifa. 
Oggi i principali scambi tra Gaza e Torino si realizzano nel campo degli interventi di promozione della pace.

 

Ecco, prudente e razionale

Ecco, prudente e razionale… E senza ritorno.

“Penso che valga la pena pagare il costo, purtroppo, di alcune morti per arma da fuoco ogni anno, affinché possiamo avere il Secondo Emendamento a protezione degli altri diritti donati da Dio. È un compromesso prudente. È razionale.”Charlie Kirk

Il Pero e la Comunità

Comunità (da Treccani)

Il termine viene dal latino communitas, derivato di communis, “che è comune a molti o a tutti, condiviso”. Indica, in senso astratto, l’essere comune, la comunanza e, in particolare, un insieme di persone unite da relazioni o vincoli, che formano un tutto. Strettamente connesso alla presenza di valori condivisi […] la nozione di comunità è oggi utilizzata anche nel senso più limitato di comunità locale o in riferimento a istituzioni particolari nate per scopi definiti, come le comunità terapeutiche, caratterizzate dall’obiettivo di favorire il libero svolgimento delle relazioni interpersonali, riducendo l’incidenza di stratificazioni gerarchiche e di rigidità burocratiche.

Ecco al consigliere coordinatore direi di uscire da una comunità e provare con una, diciamo così, più terapeutica.

Aiuta a non “deperire”.

Tutta la mia solidarietà Noemi Petracin e bravo il PD torinese a coinvolgere la Commissione di Garanzia.

La prossima però volta usate il setaccio prima di candidare qualcuno. Giusto per non cascare poi dal Pero.

Per saperne di più qui

Fossi Vendola

Fossi Nichi (Nicola) Vendola mi candiderei a sindaco di Terlizzi. Altro che regione Puglia.

Terlizzi è la sua città natale nota per i vivai e per le ceramiche. E’ tra Molfetta e Ruvo di Puglia (dove Vendola ha frequentato il liceo Tedone) ad una trentina di chilometri da Bari.

Ricomincio da tre diceva l’attore che ci manca molto. 

Ricominciare da Terlizzi (magari è un tre anche questo) non è male, anzi sarebbe una cosa bella.

Non devi nemmeno prendere il treno o l’auto, esci di casa, due passi e c’è il municipio. E mentre li fai i due passi incontri i tuoi concittadini ti prendi un caffè, un pezzo di focaccia barese, due taralli.  E magari ti scappa l’invito a cena che in Puglia è sempre un pranzo di nozze.

E’ la bellezza della politica, almeno quella che piace a me,

E cosa vuoi di più dalla vita.

Perissinotto e la toponomastica

Caro professor Alessandro Perissinotto, esimio docente universitario di storytelling, sto leggendo con molto interesse e curiosità il suo recentissimo libro (prima edizione maggio 2024) La guerra dei Traversa (Mondadori).

Lei dirà grazie, bene, mi fa piacere. 

Aspetti un momento: le dicevo lo sto leggendo con interesse, ma mancava un però.

Eh sì, perché nel primo capitolo “Sul valore della toponomastica – Torino, 20 marzo 2023” lei scrive del percorso in metropolitana e si chiede passando da piazza 18 dicembre se i passeggeri sappiano cosa successe quel giorno e quale significato abbia per la città. Poi si lancia in considerazioni che farebbero furore nel qualunquismo diffuso dei social network, cito testuale:

“Eppure abbiamo, in comune, un “Ufficio toponomastica” e una “Commissione toponomastica” che succhiano soldi ai cittadini solo per decidere quali nomi di cose, persone, paesi, dire, fare baciare lettera testamento vadano incisi sulle targhe di marmo da porre agli angoli delle strade. Cosa ne facciamo di tutto questo lavoro se quei nomi non ricordano nulla a nessuno?…”
Eccetera, eccetera…

Io non ho capito se questo primo capitolo è una prefazione o un’introduzione: di certo è brutto.

Brutto perché è un pochetto livoroso e non si capisce perché.
Brutto perché magari dovrebbe informarsi sul lavoro della toponomastica. Brutto perché, forse non lo sa, ma anche un comune cittadino o una realtà associativa può chiedere l’intitolazione di un luogo pubblico.
Ed infatti la commissione serve proprio per valutare la proposta.

Ma mi faccia tornare al “se quei nomi non ricordano nessuno”.
Premesso che lei docente di storytelling potrebbe dirci come fare a ricordare quei nomi, le ricordo che in piazza 18 dicembre c’è una lapide molto evidente. E se guarda bene sotto la lapide (prima era a fianco, ma è stato spostato) c’è un QrCode che ti rimanda alla cronaca di quei fatti.

Aggiungo che in alcuni quartieri se butta un occhio, anche due và, alle lapidi dei caduti troverà molti di quei QrCode. 

Quindi caro professore facciamo così: io continuo a leggere il suo libro, lei si faccia un giro tra le lapidi dei caduti per la Resistenza,

Poi se ha qualche idea da suggerire in quanto docente di storytelling ne sarei molto felice.
Pensi che io lo storytelling con un semplice QrCode lo farei per tutte le vie, ci sarebbe molto da imparare, da stupirsi e anche in alcuni casi da indignarsi. 

Però la prego non alimenti il qualunquismo, che ad un docente e scrittore non fa proprio onore.

Proseguo con la lettura del libro. A prescindere.

ps: l’idea di quei Qr Code è della sezione ANPI Nicola Grosa che dopo una mappatura su google map sta curando il progetto. Per saperne di più: anpinicolagrosa.it

Scanzati che è meglio

Cosa fa un giornalista quando legge una “notizia” su un sito “improbabile”? Verifica la fonte, fa una telefonata… insomma fa quelle cose che un giornalista serio dovrebbe fare prima di pubblicare.

Invece no, Andrea Scanzi non lo fa e “accumula” 37.596 commenti e 9.061 condivisioni su una notizia falsa. 

Andrea Scanzi è uno di quelli che ha un’opinione su tutto… anche sulle notizie false.

Ma vuoi mettere la verità a fronte di 9.061 condivisioni?

Ma la cosa davvero ridicola è che Scanzi in un commento riporta un link dove viene smentito fragorosamente il suo post:
“In sintesi, la notizia di un “passaggio di consegne” tra Barbero e Sechi appare infondata e alimentata più da rumor che da prove. I fatti confermano che Sechi ha debuttato con un programma su Rai Storia, ma Barbero non è stato rimosso e non risulta alcuna sostituzione in atto.”

Insomma l’autorevole Scanzi non legge, si limita a leggere le figure come fanno i bambini in età prescolare.

E pensare che scrive sul Fatto Quotidiano. Fatto, boh? Su cosa e di cosa sarebbe carino saperlo.

Siamo messi male e questa non è una bufala.

Per saperne di più

https://www.wired.it/article/mario-sechi-alessandro-barbero-rai-storia-fake-news/

https://www.bufale.net/mario-sechi-ha-sostituito-barbero-per-davvero-a-rai-storia-no/

Per verificare consiglio prima di postare di andare qui: https://www.bufale.net

E comunque avesse chiesto a Google (come dice mio nipote di 5 anni: nonno chiedi a google) avrebbe verificato che il responsabile di Rai Storia è Giuseppe Gianotti. Essendo giornalista avrebbe potuto intervistarlo.

La torre di Babele il primo social della storia

Genesi: 11 – La torre di Babele 

 

Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. 

Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». 

Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». 

l Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 

Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

Ecco, sui social siamo messi così. Ed a questo servono, a privarci di riferimenti sociali, politici e culturali. Ad essere un insieme invece di individualità. Ridatemi il Bar Sport, almeno lì un caffè in compagnia lo puoi sempre prendere.

Babele, in ebraico “balal” – letteralmente confondere, creare scompiglio.

Lunga vita all’Ambrosio

Come sapete il cinema Ambrosio è chiuso da un po’. La Stampa ha dedicato due articoli di cronaca e uno di approfondimento culturale e storico sul cinema.

Il primo articolo sembrava uno spiare dal buco della serratura, evito commenti che sarebbero sgradevoli. Un articolo acchiappa like e commenti alla … sui social.

Il secondo, un’intervista che sembrava un interrogatorio in questura. Va bene che Sergio Troiano ha interpretato un commissario, ma qua il questurino era il giornalista.  Un altro articolo acchiappa like e commenti alla … sui social.

Per fortuna è arrivato il contributo di Steve Della Casa che sempre sullo stesso giornale, non tutte le pagine del quotidiano sono uguali, raconta il cinema Ambrosio e cosa significa a Torino la cinematografia.

Ambrosio è la storia del cinema a Torino e in Italia. Cabiria per dirne uno è stato prodotto e girato nella nostra città. 

Pensate che gli americani vennero a Torino per capire come mai le pellicole Ambrosio non si bruciavano durante la proiezione. Facevamo scuola.

Il cinema è anche, oltre Ambrosio, Gualino che si è inventato nel dopoguerra produttore cinematografico realizzando film come I soliti Ignoti, Riso amaro, Divorzio all’italiana e altri.

Pertanto lunga vita al cinema Ambrosio e a Sergio Troiano a cui va anche riconoscenza per aver ospitato gratuitamente proiezioni e dibattiti. Anche un congresso della sezione ANPI Nicola Grosa.

A prorposito di dibattiti, ricordo con piacere quando mostrai a Pierluigi Bersani il “salotto di Cabiria” che Raffaele Scassellati, nipote di Alfredo Gandolfi socio di Ambrosio, donò al cinema. Quella fu anche un’occasione per apprezzare l’uomo Bersani, dopo avergli raccontato quella storia lui mi disse che non conosceva il ruolo che Torino ebbe nella storia del cinema italiano. Altri avrebbero commentato con un “certo, lo sapevo, grande storia”.

Adesso credo che qualcuno debba supportare Sergio Troiano affinché il cinema Ambrosio, insieme ad un pezzo importante della storia della città, possa riaprire. Fossi il sindaco o l’assessore alla cultura lo chiamerei. 

Nel frattempo grazie Sergio per il tuo impegno civile e non demordere.

I have two dreams

Il grande Martin Luther King aveva un sogno, bellissimo. Lo uccisero per quel sogno.

Io che non sono Martin Luther King, e di certo non mi uccideranno almeno per questo, ne ho due. Ne avrei molti altri ma oggi mi fermo a due. Anche se ieri notte ho visto cinque stelle cadenti in una notte austriaca e cercato tesori nelle isole dei Caraibi con mio nipote. 

Vedi mai… 

Il primo.

Moltissimi paesi riconoscono o stanno per riconoscere lo Stato di Palestina, guardate la cartina.Immagine

Mi chiedo però quale è il vantaggio per la popolazione di Gaza? Quale è il risultato concreto di questi riconoscimenti? Hanno una sede diplomatica in Palestina. Non dico a Gaza che sarebbe bellissimo, ma almeno a Ramallah o Gerusalemme Est.

Fossi uno stato che riconosce la Palestina allestirei un bel tendone a Gaza e ne farei la sede, provvisoria per carità, dell’ambasciata. Magari vicino ad una sede distaccata dell’ONU.

E poi vorrei vedere che effetto fa a Netanyahu.

Ecco la simulazione IA con aggiunta la sede a Gaza dell’ONU.

Il secondo.

Provate ad immaginare una delle tante manifestazione contro la guerra che quasi quotidianamente si tengono a Tel Aviv guidata dai leader della sinistra europea.

E poi vorrei vedere che effetto fa a Netanyahu. E anche a noi.

Ecco la simulazione IA.

Ok son dreams, ma la sinistra di questo è fatta. Altrimenti sinistra non è.

Buon ferragosto!

Le immagini sono realizzate con l’intelligenza artificiale, quella naturale vedrebbe i sogni realizzati.

Recenti sul tema:

E se si giocasse così? – La lettera – Nobel per la pace – Boicottare – L’elenco geniale –  Noa

 

E se si giocasse così?

C’è polemica e dibattito sulla partita di qualificazione ai mondiali tra Italia e Israele del prossimo 14 ottobre ad Udine.

Ha ragione l’onorevole Mauro Berruto quando afferma che Italia-Israele non va giocata o almeno servirebbe un gesto fortemente simbolico come le magliette rosse indossate da Panatta e Bertolucci nella finale di Coppa Davis nel Cile di Pinochet.

Adesso è molto più facile trovare delle magliette “simbolo”, le trovi anche su Amazon a pochi euro. 

Ricordiamoci comunque che nel calcio e non solo l’ipocrisia regna sovrana: abbiamo partecipato ai mondiali dell’Argentina dei golpisti e avremmo voluto esserci a quelli nel Qatar, disputiamo finali di Coppa Italia in Arabia Saudita. Per dire.

Allora escano dall’ipocrisia, indossino una maglietta che sia simbolo di pace con il lutto al braccio e facciano qualcosa di concreto: devolvere l’incasso della partita alla popolazione di Gaza.

E anche i gettoni di presenza che ricevono i convocati. 

Recenti sul tema:
La lettera – 
Nobel per la pace – Boicottare – L’elenco geniale

 

 

La macchina del tempo

Vai su Google Hearth e giri il mondo, lo puoi fare anche con la macchina del tempo. 

Son salito a bordo, ho impostato la data: 15 luglio 2023 e sono andato a Gaza.

Ho scattato un’immagine dall’alto, eccola:

Cambio data: 3 aprile 2024, stesse coordinate.
Ho scattato un’immagine dall’alto, eccola:

Con la macchina del tempo ho cercato Gaza tra i miei post su Facebook.

Perché i terroristi erano vicini alla scuola… Perché i tunnel son vicini agli ospedali… Perché i bambini di Gaza hanno la sfiga di essere nati dall’altra parte del cielo. Perché al governo in Israele ci sono cinici criminali, lo dice anche Ban Ki-moon. Le conseguenze di questa guerra le subiremo anche noi.

3 agosto 2014, esattamente 11 anni fa.

I bambini di Gaza (quel che ne resta) son sempre sfigati, i terroristi son sempre vicini alle scuole, i tunnel son sempre vicini agli ospedali, al governo ci son sempre cinici criminali.

Le conseguenze della guerra, chi più chi molto meno, le stiamo subendo tutti e la macchina del tempo ci dice che abbiamo perso troppo tempo e fintanto che siamo in tempo

Recenti sul tema:
La lettera – 
Nobel per la pace – Boicottare – L’elenco geniale

Lettera aperta alla Segretaria del PD Elly Schlein

Lettera aperta alla Segretaria del PD Elly Schlein

Tel Aviv come Budapest

Carissima segretaria,

sono il presidente della sezione ANPI “Nicola Grosa” di Torino e iscritto al circolo PD “Giorgina Arian Levi” . Il quartiere dove vivo è una realtà dove convivono differenti fedi religiose e prima dell’inizio di questa maledetta guerra vedere insieme l’imam ed il rabbino era la quotidianità e il segno di una bellissima e collaborativa convivenza tra loro e con altre fedi religiose ed il mondo laico. Avrei moltissimo da raccontarti. 

Ora non succede più.

La guerra ha fermato tutto salvo la nostra ostinazione nel cercare tutte le occasioni possibili per parlare di pace e convivenza. Quel massacro del popolo palestinese, lo si chiami come si vuole, deve finire. Al massacro di un popolo inerme si aggiunge l’odio verso un popolo, indossare la kippah è visto come segno di complicità con l’attuale governo israeliano e suscita in alcuni odiosi comportamenti razzisti. 

Cara segretaria, una volta c’era un campo largo, anzi larghissimo, che valicava i confini e gli oceani. Del famoso inno che ha attraversato più generazioni il pezzo più bello è “internazionale futura umanità”. Tre parole che sembrano dimenticate, fuori moda: internazionale, futuro e umanità.

Metteranno i dazi sul futuro e sull’umanità.

Vedi, cara segretaria, la mia generazione, per niente perfetta, la solidarietà internazionale la praticava. La futura umanità l’auspicava. Ricordo l’accoglienza a chi scappava dalle dittature sudamericane e l’imparare a memoria le canzoni degli Inti Illimani. Ricordo la solidarietà verso quei giovani americani che rifiutavano la chiamata alle armi per combattere in Vietnam. Come fanno giovani israeliani ora.

La generazione precedente alla mia anticipò la Resistenza andando a combattere in Spagna.

Adesso stiamo forse vivendo il periodo peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale, soprattutto per la perdita di valori condivisi e il disinteresse dei cittadini unito alla sfiducia nei partiti e nelle istituzioni. 

Credo ci sia bisogno di azioni fortemente simboliche e  nello stesso tempo concrete.

Arrivo al punto: Gaza ed Israele.

Credo che solo una sconfitta di Netanyahu e un cambio di governo in Israele possa risolvere la drammatica crisi in atto e arrivare finalmente alla pace e alla soluzione due popoli due stati. 

Da qualche anno in Israele si scende in piazza per la pace e contro l’attuale governo, autorevoli voci si esprimono contro il governo israeliano.

La mia impressione però è che quelle voci siano lasciate sole, prive di solidarietà e del necessario supporto internazionale delle forze progressiste.

Allora ti chiedo perché non fare come a Budapest? 

Sei andata giustamente in Ungheria per partecipare al Pride a supporto del coraggioso sindaco della capitale ungherese.

Fai un altro viaggio democratico e solidale, vai a Tel Aviv e se riesci magari insieme ai leader dei movimenti progressisti e democratici europei. E intanto programma un viaggio a Kyiv. 

I cittadini israeliani e palestinesi te(ve) ne saranno grati. 

Io anche perchè la mia tessera al PD acquisterà più senso e valore.

Un caro e affettuoso saluto

Augusto M.

PS: prenditi il tempo, se non lo hai già fatto, di leggere Apeirogon di Colum McCain

 

Ripartire da Rocco?

Sono stati tantissimi i messaggi di cordoglio alla notizia della scomparsa di Rocco. Tutti ricordavano il suo impegno, la sua serietà, la sua dedizione alla causa. 

Impegno e dedizione con generosità, senza secondo fini personali, senza scalate, senza appartenenze di comodo.

Rocco mi ricordava un sindacalista delle Officine Viberti dove ho iniziato al lavorare a fine anni 70. 

Io impiegato lui operaio. Io apprendista e lui maestro.

La battaglia più grande che feci come delegato degli impiegati fu l’unificazione della mensa operai con quella impiegati. Una mezza rivoluzione all’epoca.

Rocco e Graziano erano seri e determinati. Pronti però, con la pazienza che serviva, ad ascoltare, ad insegnare senza cattedra ma con autorevolezza innata e con il racconto. 

Rocco e Graziano: di quelli che non ce ne sono più si usa dire, tra la nostalgia e un po’ di senso di colpa.

Ma c’era ancora Rocco che forse è davvero l’ultimo di un’altra epoca. 

Salvo non ripartire da lui e come diceva il Che, senza perdere la tenerezza.


Condivido qui il ricordo commosso in parlamento che Marco Grimaldi e Federico Fornaro hanno voluto dedicargli.

E daje ai politici

Vi ricordate il clamore su Anna Finocchiaro con la scorta al supermercato? 

In quel caso una cortesia, portare il carrello, fu preso per un sopruso e non per un atto di gentilezza. Finocchiaro subì una sorta di linciaggio mediatico.

E daje ai politici.

Adesso Luca Zingaretti, bravissimo e simpaticissimo, pubblica un video dove la moglie di un politico salta la coda al ritiro bagagli all’aeroporto.

“Vergognatevi!” Dice in un video Zingaretti.

Certo, giusto, ma vergognatevi chi? 

Fare il nome caro Zingaretti, fare il nome.

Altrimenti è tutto un magna magna, compresi quelli che non saltano le code.
E anche basta no con questa deriva che fa di tutto un erba un fascio.
Fascio Zingarè, perchè se quelli stanno lì è anche perchè non si fanno i nomi.

Se tutte le ragazze …

Non c’è riuscita la guerra in Ucraina, il dramma di Gaza, la questione climatica, l’aumento delle povertà… sta a vedere che la questione dazi riuscirà a creare un’alleanza ed una solidarietà vera tra i movimenti e i partiti di sinistra sparsi in Europa e magari nel mondo?
La speranza oltre ad essere di sinistra è sempre l’ultima a morire.



Il Nobel giusto per la Pace

Alla candidatura di Trump al Nobel per la pace si può reagire indignandosi, facendo sarcasmo, producendo vignette satiriche e corsivi che condannano la/le proposta e i “pulpiti” dalle quali arrivano. Benjamin Netanyahu e Matteo Salvini per fare due nomi.

Oppure, è molto meglio, in alternativa si potrebbero proporre altre candidature. 

Candidature più significative che danno senso compiuto alla parola pace. 


Bassam Aramin è palestinese. Rami Elhanan è israeliano. Entrambi vivono una tragedia che cambia loro la vita. Abir, la figlia di Bassan viene uccisa da un proiettile israeliano; Smadar, la figlia di Rami, rimane vittima di un attacco suicida. 

Tragedie come queste ti cambiano la vita, possono portare ad odiare oppure a condividere il dolore e usarlo come arma di pace. 

Bassan e Rami condividono il dolore e lo trasformano in uno strumento di pace.

La loro storia l’ho conosciuta leggendo il bellissimo romanzo di Colum McCain “Apeirogon” edito da Feltrinelli.

Bassan e Rami sono co-fondatori dell’organizzazione The Parent Circle (link qui) che è stata fondata da palestinesi ed israeliani che hanno, come loro, perso un congiunto nel corso del conflitto israelo/palestinese. 

Si legge sul sito di Parent Circle:

La nostra visione è quella di un futuro in cui entrambe le nazioni vivano fianco a fianco in libertà, dignità e sicurezza, e in cui i legami umani aprano la strada ad accordi politici e a una pace duratura.

Grazie al romanzo di Colum McCain questa storia insieme ai due protagonisti ha fatto il giro del mondo. Rami e Bassan sono stati ricevuti anche da Papa Francesco e dalla loro storia in Italia è stato realizzato uno spettacolo teatrale “Salām/Shalom. Due padri” di e con Massimo Somaglino e Alessandro Lussiana.

Candidare il palestinese Bassam Aramin e l’israeliano Rami Elhanan al Nobel per la Pace sarebbe la risposta più giusta a quelle stravaganti e vergognose e dimostrerebbe che un altro mondo è possibile, anzi c’è già.

Sarebbe utile e significativo che persone e/o realtà autorevoli condividessero e proponessero. 
Nel caso la candidatura sia stata già proposta non posso che esserne felice.

Chi può proporre una candidatura:

Una candidatura per il Premio Nobel per la Pace è considerata valida solo se viene inviata da una persona in possesso di determinati requisiti:

Membri di assemblee nazionali e governi nazionali (membri del governo/ministri) di stati sovrani e capi di stato;

Membri della Corte internazionale di giustizia dell’Aia e della Corte permanente di arbitrato dell’Aia;

Membri dell’Istituto di Diritto Internazionale;

Professori universitari, professori emeriti e professori associati di storia, scienze sociali, legge, filosofia, teologia e religione; Rettori universitari e direttori universitari (o loro equivalenti); Direttori di Istituti di ricerca per la pace e Istituti di politica estera;

Persone che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace; 

Membri del Consiglio (o loro equivalenti) di Organizzazioni che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace;

Membri attuali e precedenti del Comitato Norvegese per il Nobel;

Ex consiglieri del Comitato Norvegese per il Nobel

Boicottare è supportare?

Boicottare è supportare? Un domanda che mi faccio tutte le volte che si invita a boicottare prodotti a fronte di una causa.


350 supermercati Coop hanno smesso di vendere prodotti israeliani, questa decisione mi ha riportato alla memoria una vivace discussione di qualche anno fa con un sostenitore della causa palestinese. 

Il sostenitore della causa palestinese distribuiva volantini che invitavano a boicottare il concerto di Noa in programma al teatro Stabile.

Cercai, anche con una certa veemenza, di spiegargli chi fosse Noa, il suo impegno politico e il suo abbracciare la causa palestinese. 

Niente da fare. 

“E’ israeliana!”

Questo gli bastava, del resto non gli interessava. 

Per l’ostinato sostenitore, come per le 350 Coop, basta essere israeliani per avere una sorta di marchio di infamia. A prescindere.

Meglio sarebbe per i sostenitori informarsi sull’opposizione al governo israeliano, meglio sarebbe per le Coop vendere quei prodotti destinando gli utili alle molte Ong che operano a Gaza o promuovere e sostenere produttori “pacifici e pacifisti”-

Già, gli utili…

L’Europa e il pendolare

Sto leggendo, quasi finito, Filosofia minima del pendolare, l’ultimo libro di Bjorn Larsson edito come tutti i suoi libri da Iperborea.

Il libro è un saggio, anzi un racconto della vita da pendolare dell’autore. Larsson è un pendolare discreto ma attento che osserva l’umanità che lo circonda, che annota gli orari, compresi i disservizi. E riflette, soprattutto riflette.

Tra Svezia e Francia lo scrittore docente, tra Svezia e Danimarca il pendolare quotidiano e tra Svezia e Italia il pendolare per affetto.

Sono molti i passaggi del libro che mi hanno portato a riflettere con lui ma uno in particolare è di estrema attualità. Ed è questo:

“…Si sente europeo [l’autore], nel senso che potrebbe vivere e cavarsela senza problemi in molti paesi europei al di fuori della Svezia – è da tempo una perenne fonte di frustrazione che i vari stati d’Europa e i rispettivi cittadini siano così ignoranti gli uni degli altri da non imparare nulla dagli errori e dai successi altrui. La quantità di reciproci fraintendimenti e mitizzazioni è tale da far drizzare i capelli in testa…”

Una riflessione quella dell’autore che la dice lunga su come siamo messi, su come l’idea di Europa sia ancora da attuare. Lo dimostrano le dichiarazioni di valori enunciati sulla carta e non attuati (Orban come fa a conviverci è un mistero) o l’ormai mitico, anzi mitologico, trattato di Lisbona. 

Basterebbe attuare il trattato di Lisbona o essere coerenti con i valori della UE per smontare il ReArm… e pure figuri come Orban.

Nel caso a qualcuno interessasse il link sul trattato di Lisbona è qui.  Quello sui valori qui

Bjorn Larsson è l’autore, tra gli altri, di due stupendi romanzi: La vera storia di Long John Silver e Il porto dei sogni incrociati. Sono i miei preferiti.

Ho avuto di incontrarlo due volte ed è una persona squisita e disponibile. 

E già che ci sono aggiungo un altro brano del libro dove riflette, il “pendolare”, sulla questione mendicanti:

“…Si permette ai neonazisti di manifestare in tenuta paramilitare, con bandiere e simboli che invocano la svastica. Si consente agli islamofobi di bruciare il Corano in nome della libertà di espressione, ma non a un innocuo mendicante di starsene tranquillamente seduto con un bicchiere di carta e dire ciao…”

Ci vorrebbe un’isola

Sì, ci vorrebbe un’isola.

Un’isola piccola nel mediterraneo. Un’isola dove tre uomini, o tre donne che forse è meglio, discutessero e pensassero a cosa fare dopo. 

Dopo le bombe, dopo i massacri, dopo i pazzi criminali che dominano il mondo. 

Ci vorrebbe un’isola piccola nel mediterraneo dove quei tre (o quelle tre) scrivessero un documento che ci faccia immaginare il futuro (più prossimo possibile) e dia un senso compiuto allo scendere in piazza.

Perchè immaginare il futuro alleggerisce la fatica e si arriva prima in piazza.

E non ci sarebbe molto da pensare, da discutere e da scrivere. Basterebbe attuare ciò che è già stato scritto e siglato. 

Chiaro Pensiero Comune

Sono andato sul sito del PSE (Socialisti e democratici dell’Unione Europea) per andare a verificare se ci fosse un segno di vita (scusate il giorno di parole) in questi tempi di morte diffusa. 

Mi aspettavo almeno una presa di posizione forte, un elenco di iniziative forti, azioni nel parlamento europeo forti, azioni comuni nei parlamenti nazionali forti. Mi aspettavo soprattutto incontri ed iniziative con (nel senso di insieme agli) gli oppositori.

E me lo aspettavo in grande evidenza con caratteri belli grandi.

Niente, che io legga, niente.

Ho il vago sospetto che un po’ di sovranismo regni anche da queste parti. Che la paura di perdere un punto percentuale nei sondaggi freni. 

E pensare che una volta era “Internazionale futura umanità”. 

Vabbè, capisco, togliamo internazionale che rimanda ad altri tempi. Ok, togliamo pure futura, non c’allarghiamo… ma santo cielo almeno umanità la consideriamo?

Ma coraggio qualcosa si muove, sul sito ho letto che i Socialisti e Democratici hanno votato in plenaria a favore di una legge storica volta a garantire il benessere e la tracciabilità di cani e gatti nell’UE.

Bravi! Giusto!

Per i migranti e i bombardati cercate di trovare spazio in agenda però.

Per quelli che si oppongono, che resistono cercate di trovare spazio in agenda però.

Avete presente l’agenda? Quella cosa con i fogli e le date dove uno si segna le cose da fare. C’è anche quella elettronica che si può condividere. 

Diteci però, agenda o meno, se su migranti, bombardati, oppressi, oppositori avete un chiaro pensiero comune.

Chiaro Pensiero Comune.

PS: se invece ho preso una cantonata ditemelo che passo parola

C’è ancora domani?

C’è ancora domani? è un film che ancora non c’è ma ci dovrebbe essere. Lo immagino come un film a episodi dal sottotitolo Remigration.  A Salvini piacerebbe sicuramente il sottotitolo.

In breve la trama degli episodi.

Prologo

I tg a reti unificate annunciano l’approvazione di una legge –  “In Italia gli italiani” – che prevede l’esodo forzato di tutti gli stranieri dall’Italia.  La legge ha effetto immediato. Per attuarla vengono mobilitate le forze dell’ordine, l’esercito e la protezione civile per gestire l’esodo forzato. 

Episodio 1: La piazza del mercato

E’ il racconto di un deserto, una signora anziana si aggira  tra i banchi fino al giorno prima affollati di venditori e clienti. Solo pochi banchi gestiti da italiani con prodotti a prezzi carissimi. Un chilo di zucchini va dai 50 ai 70 euro. I pomodori sono introvabili. 

Episodio 2: Il rider

Una giovane coppia di lavoratori precari ordina due pizze da farsi portare a casa. Mezzora dopo suona il campanello, il giovane scende a ritirare le pizze e vede suo nonno che gliele porge.

“Non ci sono più neri in città, così arrotondo la pensione che me l’hanno tagliata del 30%”. Sale sul deambulatore elettrico saluta il nipote e parte per un’altra consegna. 

Episodio 3: La badante 

Mattina presto, la signora moldava è in cucina e prepara la colazione per l’anziana di cui si prende cura, insieme alla colazione prepara le medicine mettendole in ordine sul tavolo. Intanto rilegge il documento che le intima di lasciare l’Italia e di ritrovarsi al punto di raccolta dove con un treno speciale sarà rimandata al suo paese. Prende le sue cose e senza far rumore lascia la casa. 

Episodio 4: L’operatrice Socio Sanitaria 

Nella sala comune della casa di riposo la direttrice comunica ad ospiti e parenti che a causa del provvedimento legislativo “In Italia gli italiani” aumenterà la retta del 50% e i parenti dovranno provvedere al pasto, alla lavanderia, alle cura personale degli ospiti.

L’episodio racconta anche l’abbandono di molti ospiti che andranno dai parenti e nel finale un suicidio di un anziano impiccatosi con le lenzuola. 

Episodio 5: L’Albania

L’episodio racconta della decisione dell’Albania di accogliere moltissimi stranieri espulsi dall’Italia. Società albanesi si offrono al nostro paese per quei lavori che prima delle legge facevano gli immigrati. Il PIL dell’Albania cresce del 40%. Molti italiani salpano da Bari per trasfersi a Tirana, 

Nel finale dell’episodio Giorgia Meloni si inginocchia davanti ad Edi Rama per aver voluto un centro per i richiedenti asilo in Albania a Gravina di Puglia. 

Ps: tutte le immagini sono state create con IA. Giusto per provare.

 

Referendum, i lati positivi e quello brutto davvero

Muoio col dolore di non vedere redente Trento e Trieste diceva Garibaldi, ma anche Bolzano e Reggio Calabria aggiungeremmo noi.

Si è perso, non è una sorpresa. In alcuni luoghi male, anzi molto male. 

Adesso si può dire tutto e il contrario di tutto, anche per farci del male come siamo soliti fare. Ma anche no vi prego. Anzi, io credo che qualche dato positivo vada evidenziato. 

Per cominciare c’è uno zoccolo duro che tiene. Anzi cresce.

Ho visto militanza, militanza vera anche se tutti sapevamo che la battaglia era quasi impossibile da vincere. 

Il dato degli studenti fuori sede a Torino e non solo (raddoppiati dall’ultima volta) che hanno voluto votare è estremamente importante. 

Quello invece veramente preoccupante è il risultato del quinto quesito, quella sulla cittadinanza. La percentuale dei no arriva da sinistra non certo da destra. Nonostante anni di battaglie, da Italia sono anch’io in poi, c’è un fondo di razzismo, di paure e di ignoranza sui quali occorre lavorare. E molto. Soprattutto dalle nostre parti. 

Adesso, infatti, lo sforzo è andare dove non andiamo più, uscire dall’autoreferenzialità e smettere di sprecare tempo e risorse per convincere i convinti. C’è un oceano di gente dove approdare.

Quindi come diceva quello lì a Parigi Ce n’est qu’un debut, continuons le combat.

Ps: Comunque al mio seggio il quorum l’abbiamo superato: 53,21%


Riepilogo dei dati

Elezioni 2022 votanti 63,91% Cdx 12,3 mln Csx 7,3 mln M5S 4,3 mln

Quesito

Votanti

%

No

1

14.067.256 

30,58%

12.249.641 89,05%

1.504.311 10,94% 

2

14.065.285

30,58%

12.036.444 87,60%

1.703.629 12,40%

3

14.068.207

30,58%

12.220.442 89.04%

1.503.790  10,96%

4

14.072.981

30,59%

12.011.942 87,35%

1.739.014 12,65%

5

14.071.702

30,59%

9.023.665 65,49%

4.754.382 34,51%

Fonte dati Eligendo – Ministero interno

Son tornato a volantinare

Oggi son tornato a volantinare, ero un po’ che non lo facevo. 

Incontro Pietro nei pressi dell’edicola con un pacco di volantini per il referendum e gliene prendo un po’: “dammi che ti do una mano prima che si metta a piovere”.

Adotto il mio stile che racconto qui e comincio a distribuire.

Inizio dall’uscita della metropolitana, proprio davanti alla scala mobile (non fate battute, funzionava): di qua devono passare. 

Poi mi sposto nell’area mercatale.

Mentre distribuisco cerco di indovinare la reazione delle persone: 

Questo mi ha visto e comincia a sorridere, magari gliene do qualcuno da mettere nelle buche.

Figurati, questo si è irrigidito e come fosse un tic nervoso comincia già a fare no con la testa, ma io ci provo lo stesso vedi mai che sia davvero un tic… no, non è un tic.

Una ragazza si avvicina, e mi sorride.

La signora anziana, molto anziana. Arcigna mi dice non vado a votare. Votare è bello le dico, NO mi risponde. Auguri signora le dico sorridendo.

Un’altra ragazza mi sorride, aveva già un volantino in mano. Bravo Pietro!

Voti? Chiedo ad un giovane studente, Sì Sì! Bravo vota e fai votare, come diceva una volta l’altoparlante sulla 1100.

Il giovane al banco alimentare ha tanti tatuaggi, sorride e mi chiede lui un volantino. Fammi leggere mi dice indicandomi il fratello con il grembiule. E vabbè però gli stranieri no. Perchè? Dobbiamo regalare la cittadinanza a questi che spacciano. Guarda che 1) la devono chiedere 2) devono avere un salario e pagare le tasse 3) devono conoscere l’italiano e la Costituzione. Ah?! Ma allora Sì.

Grazie sei un tesoro, dillo ai tuoi amici.

Incontro un compagno, facciamo due chiacchiere e gli do qualche volantino. 

Mi fermo a parlare con una signora dalle parti del banco del pesce. Capisco ma gli incidenti è perché non si vogliono mettere le scarpe antinfortunistiche. Signora se crollano i ponti e le impalcature… Sì questo è anche vero però le scarpe… Signora si ricorda l’Esseleunga. Sì è vero ma non se ne può già con lo SPID, la burocrazia. Signora si ricorda quelli morti in una cisterna. 

Intanto ripassa il compagno a cui ho dato volantini, serissimo mi chiede un volantino e mi dice io voterò 5 . Grazie signore gli dico. Una scena perfetta.

Continuo a parlare con la signora della scarpe antinfortunistche,  l’ho quasi convinta ma poi mi dice che è via in vacanza. Vabbè sarà per un’altra volta, però potevi dirmelo prima.

Sarà dura, gli anziani anziani mi sa che a votare non ci vanno. Insieme all’artrosi e la pressione alta c’è la patologia dell’egoismo: brutta malattia.

I giovani forse. Almeno me lo auguro perchè stiamo volantinando per loro tutto sommato.

Ho visto comunque sguardi che fanno sperare 5 Sì!

Una storia di gentilezza

Questa è storia di gentilezza, di umana gentilezza, di occhi che si guardano. Una storia di solidarietà che sfida paura e pregiudizi. E con una bicicletta che sta lì a osservare gli sguardi… come dovremmo fare tutti noi.

Grazie a Massimo Gaidano per averceli raccontati quegli sguardi e e quegli abbracci. Gianmaria Testa di questa storia ne avrebbe scritto una delle sue struggenti canzoni facendo felice Massimo.

Maria è un nome, per ovvie ragioni, fittizio.

 


Maria, una giovane donna che vive per strada

Maria è una giovane donna che vive per strada. Forse di origine etiope, ha lineamenti regolari e profondi occhi neri, alta e slanciata.

Maria sarebbe una bella ragazza se gli accadimenti della vita non avessero stropicciato il suo viso, segnato la sua bocca, reso il suo sguardo malinconico.

Mi avvicina mentre esco da un negozio e mi dice: “sono due giorni che non mangio, per favore hai qualcosa da darmi?”

Mi guardo nel portafoglio, ma ormai giro senza contanti. “Posso andare a prenderti qualcosa da mangiare se vuoi. Cosa ti farebbe piacere?”.

“Qualsiasi cosa va bene, mangio tutto” mi risponde guardandomi con occhi neri pieni di tristezza.

Sto per prendere la bicicletta per andare alla ricerca di un bar, ma lei aggiunge:

“Torni, vero? Non è che te ne vai?”.

Mi fermo, lego di nuovo la bici al palo e la rassicuro:

“Non ti preoccupare: lascio la bicicletta qui, così sei tranquilla che torno”.

Vado a un supermercato lì vicino, prendo una baguette appena sfornata, una confezione di petto di pollo arrosto, dei tramezzini al tacchino, una bottiglia d’acqua da due litri. Rientro, lei è lì che mi aspetta di fianco alla bicicletta. Mi viene incontro, sorride con la sua bocca accidentata, ringrazia e prende tutto con entusiasmo, come se le avessi portato ostriche e champagne.

Mi chiede: “Come ti chiami? Posso abbracciarti?”

Le dico il mio nome e faccio cenno di sì con la testa: mi stringe forte. Ho una vecchia mantellina da pioggia nelle borse della bici e le previsioni danno pioggia forte anche nei giorni a seguire. La prendo e gliela offro:

“Maria, prendila se ti serve”

“E tu come fai?”

“Non ti preoccupare, ho dietro una giacca a vento. Per tornare a casa va più che bene”.

Mi abbraccia di nuovo, forte. Sembra felice per un ordinario gesto di gentilezza.

Slego la bicicletta e salgo. La saluto, lei risponde con un gesto della mano e, constatando un mio precario equilibrio sul sellino, aggiunge:

“Fa’ attenzione”.

“Abbi cura di te” le raccomando mentre mi allontano.

Vado e me ne sto in disparte

“Vado a votare ma non ritiro la scheda” dice oggi, oggi neh che sarebbe il 2 giugno festa della Repubblica, la presidente del consiglio Giorgia Meloni.

E che %&$%? ci va a fare?

Per la foto di rito? E che %&$%? di foto sarebbe? Meloni che fa no no con il ditino? O che si affaccia al seggio e fa cucù come Berlusconi con la Merkel? 

Ma perchè non sta a casa? Oppure va a trovare Ignazio e lo consola per la sconfitta dell’Inter?

Ma forse vuole risponde alla domanda esistenziale di Nanni Moretti: mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?

Va e se ne sta in disparte, speriamo a lungo nei prossimi anni.

Noi però andiamo e non stiamo in disparte.

Anzi prendiamo parte: 5 Sì!

I pensieri della domenica

Domenica 25 maggio 2025

Calenda e pompe funebri

Calenda comprende le motivazione del referendum sulla sicurezza sul lavoro, ma è preoccupato per il rischio di perdita di occupazione.

Forse si riferisce alle imprese di pompe funebri?

Il Salone del Libro e Terra Madre

Tantissimi i visitatori al Salone del Libro, un edizione record quella del 2025. Ma le librerie indipendenti?

Io la butto lì: perché non fare come il Salone del Gusto che prevede un’area dedicata a Terra Madre dove espongono i presidi? Un’area dove a costi ridottissimi, meglio nessun costo, possano esporre le librerie indipendenti?

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Cittadinanza alla memoria

I lavoratori stranieri hanno un’incidenza più che doppia rispetto agli italiani: 11,9 morti ogni milione di occupati, contro 5,6. In termini assoluti, sono 30 le vittime di origine straniera su 150 totali in occasione di lavoro. (Fonte: https://www.vegaengineering.com/)

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

La sanità privata copre il 30% del totale. Il settore si compone di migliaia di operatori frammentati e questo rappresenta per chi investe un’opportunità di consolidamento, soprattutto nei servizi diagnostici e ambulatoriali. Nel 2023, la rete privata contava 546 strutture accreditate, inclusi 500 ospedali privati. (Fonte: https://www.innlifes.com/business/primo-healthcare-report-finanza-2025/)

Dr. Google: come sfruttare le Google Ads nel marketing sanitario - LUMA AI  Healthcare

E’ morto Salgado

La bellezza è la dignità di una persona, diceva. 
Mostra di Sebastião Salgado a Milano: Amazônia arriva alla Fabbrica del  Vapore.

Fatevene una ragione

Una ragazzina di origini filippine in perfetto italiano chiede di cantare una canzone. La canta in giapponese.

Le fanno da coro una varietà di colori e di voci con un’armonia che commuove.

Fatevene una ragione, l’Italia è così. 

Ed è bellissima.

Se andassero via

Se gli “stranieri” andassero via, di colpo, dal giorno alla notte non avremmo le badanti, dovremmo fare lavori che non noi non facciamo più, chiuderebbero le scuole, la sanità e le pensioni sarebbero a rischio, i pomodori marcirebbero…

Insomma ci estingueremmo, come forse è giusto che sia visto come qualcuno è diventato.
Sparare perché lo dice Salvini | il manifesto

L’8 e il 9 di giugno, per non estinguervi, andate a votare! SI! 

Etichette

La Treccani conclude così la definizione di etichetta “le regole di etichetta si assimilano vieppiù a quelle di buon gusto e di educazione”.

Buon gusto che ultimamente sta venendo decisamente a mancare.

Facciamo un esempio: c’è una birra che ha un nome sull’etichetta decisamente privo di buon gusto. Stronza. Proprio così, la birra si chiama Stronza. 

Brutto, volgare, inopportuno in tempi di femminicidi. 

Stronzi, si propio stronzi.

Ma non solo la birra, anche il vino ci si mette.

Fontanafredda ha lanciato sul mercato un vino con le bollicine che ha chiamato Bolla Ciao. “Ottimo per tutte le portate” dice la scheda. Una specie di vino qualunquista che si adatta a tutti. 

La zona di produzione astigiano e albese. Zone partigiane doc.

Comunque ci mancava Bolla Ciao e complimenti al creativo dell’azienda vinicola che gioca furbescamente con Bella Ciao riducendo la Resistenza ad una sorta di bevanda che si adatta a tutte le portate.

In fondo cosa è stata la Resistenza? Una scampagnata, un picnic chic sulle colline astigiane  e langarole. Basti ascoltare la canzone Paralup scritta da quel gitante buongustaio di Nuto Revelli:

Quand ca j eru  a Paralup i dürmiu suta i cup e sensa paja
A fasiu  tirè i cinghin, a s’fasiu  j tajarin cun ël tritolo
E  Albèrt per risparmiè a fasia finda mangè l’pan ‘d merda

Sì qualcuno è morto, vabbè sarà stata un’indigestione di bolle di piombo. Capita.

Chissà Beppe Fenoglio scrittore e partigiano che lavorava per un’azienda vinicola cosa ne avrebbe pensato.

Pensieri della domenica

Domenica, 18 maggio 2025

Il Trionfo

Il trionfo di Edi Rama, l’hanno intitolato così il risultato elettorale in Albania. Si tende sempre un po’ ad esagerare ultimamente. Vero?

In realtà il trionfo è un trionfetto. 

A votare è andato il 42% degli aventi diritto (4% in meno rispetto alla tornata precedente). Il partito di Edi Rama ha ottenuto il 52% dei voti, l’opposizione di centro destra il 34,2%.

Ora provate ad immaginare un bar dove in 10 si affacciano sulla soglia, 6 se ne vanno. Ne restano 4, di cui 3 prendono un caffè e uno un cappuccino.

Il barista la sera mette uno striscione con su scritto “Oggi trionfo dei caffè”. 

Il giorno dopo dichiara fallimento.

In Albania e al bar stanno più o meno come noi e a fallire, se continua così, sarà la democrazia. 

Edi Rama si inginocchia davanti a Meloni: la reazione della premier è  sorprendente - Affaritaliani.it

L’occasione persa

Uscire dal palazzo sarebbe stato anche un buon titolo per questo pensiero domenicale.

Lo scorso mercoledì grazie alle chiese protestanti e alla rivista Confronti un israeliano ed un palestinese, nell’ambito del progetto “Fermiamo l’odio, aiutiamo i costruttori di pace”, erano in Sala Colonne del Municipio. Entrambi hanno perso familiari nel corso del conflitto Hamas/Israele, entrambi fanno parte di un’associazione The Parent Circle che, insieme ad altre come Families Forum e Combatants for Peace, accomuna palestinesi ed israeliani. Israeliani e palestinesi che nonostante i lutti che soffrono si battono per una soluzione pacifica. 

Poche persone in sala, scarsa o nessuna risonanza mediatica. Quanto sarebbe stato meglio portarli in una scuola con una grande sala. Speriamo in una replica.

Per saperne di più o per effettuare una donazione all’associazione andate  qui

Le foto

C’erano un francese un inglese e un tedesco…

 

Avrebbero dovuto esserci un americano un turco e un russo…

Turchia, il doppio gioco di Erdogan con Trump e Putin funziona. Ma c'è un  rischio - Il Fatto Quotidiano

Comunque mancava sempre un italiana e la barzelletta diventa farsa tragica

Meloni mette in dubbio l'europeismo della Germania - Euractiv Italia

Horror chat e horror comments

A Bassano del Grappa, in una scuola superiore, uno studente (uno!) in una chat di classe lancia il sondaggio: “Chi si meritava di più di essere uccisa?” Giulia Tramontano, Mariella Anastasi o Giulia Cecchettin?”

Orribile? Sì! Pentito? Pare di sì.

Ma è anche orribile la generalizzazione che si legge sui social sulle nuove generazioni. Che poi, a pensarci bene, son figlie delle precedenti. Quella che commenta.

La chat, le scuse, la rabbia: perché sui femminicidi stiamo sbagliando tutto

Barletta

Pare che la ridente cittadina pugliese sia meta di turisti israeliani. Chi l’avrebbe mai detto.

E pare abbiano replicato Napoli. A Barletta?

Boh? Forse temono il mitologico gigante pugliese,  Eraclio, scenda dal piedistallo e vada a Gaza.

Eraclio, il Colosso di Barletta - aBarletta.it

La porta è quella… è stato un “piacere”

“Ad ammazzarlo non si fa peccato” dice un consigliere comunale del PD di Cagliari riferendosi a Piero Fassino. 

Il prode consigliere cascando in una fake news accusa Piero Fassino di non aver aderito al minuto di silenzio chiesto da Conte per Gaza.

Nessuna verifica, bastava un whatsapp per farla. Condivide come un qualunque credulone.

Una volta c’erano le Frattocchie adesso ci sono i social.

Vuoi mettere un bel po’ di like… ammazzeresti anche tua madre per un like o un cuoricino.

Però quanto sarebbe utile una sana e feroce selezione delle candidature….

Ad ammazzarlo non si fa peccato»: commento shock di Davide Carta,  consigliere PD su Fassino

Le femministe di destra

Al Salone del Libro sono apparse le femministe di destra, è già questa è una notizia. Le femministe di destra – davanti a una sala piena, per lo più di uomini: 27 donne su 90 posti –  hanno dichiarato che il femminicidio è legato all’immigrazione.

Prima considerazione: le donne scelgono meglio gli eventi cui partecipare. Seconda considerazione, che poi è un dato vero: il 79% dei femminicidi in Italia è ad opera di un italiano. Terza considerazione: il 73% delle vittime è italiana. Pertanto 79% – 73% = 6%, quindi siamo noi italiani che ammazziamo donne straniere. Matematico.

Salone del Libro, le femministe di destra anti-stranieri ospiti della  Regione Piemonte - La Stampa

Il più o meno ministro

Il braccialetto anti stalking non sempre funziona allora il più o meno ministro consiglia alle vittime di “rifugiarsi in una chiesa o in una farmacia, in un luogo più o meno protetto”.

Caro ministro è il più o meno che fa orrore. 

Carlo Nordio, il ministro di Astio e Giustizia che fa tornare l'Italia ai  tempi di Tangentopoli - la Repubblica

 Buona settimana a tutte e tutti escluso Nordio

I pensieri della domenica

Il Papa

Il Papa afferma che l’intelligenza artificiale mette a rischio il lavoro, da mo’ mi vien da dire. Però è comprensibile la preoccupazione di Leone XIV dopo Trump in veste (artificiale) di papa. 

I leghisti

I leghisti, più di tutti, sono contro il referendum sulla cittadinanza. Dicono che per essere cittadini occorre rispettare le leggi e comprendere i nostri valori, pagare le tasse, avere un reddito e conoscere l’italiano.

Se qualcuno volesse potrebbe fare lo sforzo di spiegare ai leghisti che per diventare cittadini italiani occorre giurare sulla Costituzione, avere un reddito, conoscere l’italiano e pagare le tasse. Ma credo sia uno sforzo inutile, dovrebbero conoscere l’italiano pagare le tasse rispettare la Costituzione…


Lo sapevate che

In Israele esiste una realtà che si chiama “It’s time”. E’ una coalizione di oltre sessanta organizzazioni israeliane e palestinesi impegnate per il dialogo. L’obiettivo che si è dato è costruire un coordinamento “per uscire dal baratro dello scontro a oltranza mediante «un accordo politico il quale garantisca alle genti tra il Giordano e il mare libertà, autoderminazione e sicurezza”. Da Avvenire 

Va tutto bene

Nel 2024 il 23,1% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale (nel 2023 era il 22,8%). 

I lavoratori a basso reddito sono un quinto del totale. Un occupato su 10 a rischio di povertà lavorativa. In aumento la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi.

 

Mandiamo a casa il PIL?

Oltre l’8% del PIL è prodotto da imprese di cittadini stranieri. Se li “mandassimo a casa” a Salvini (e a noi) chi pagherà la pensione?

Idea 

E se i lavoratori si potessero assumere su Amazon non ci sarebbero più licenziamenti, al limite dei resi. Non ditelo in giro che qualcuno potrebbe prendere seriamente la cosa.

Festa della mamma

 

L’esperimento

Stimolato ho provato l’intelligenza artificiale e devo dire che se continua così, anzi se continuiamo così, finirà con il sostituirci. E visto l’andazzo non so se è un male (esagero chiaramente). Anzi sono decisamente preoccupato e penso ci vorrebbe una sorta di certificazione tipo “made with my brain” per tutte le opere intellettuali.


Alla signora intelligenza artificiale ho chiesto di analizzarmi e commentarmi questo post,

In una manciata di minuti ecco il risultato, leggete prima il poste poi ascoltate. Giudicate voi.



Pensieri della domenica

In Gran Bretagna il candidato di Farange ha vinto le elezioni suppletive, trionfo della destra il titolo sui giornali. In realtà l’affluenza al voto è stata intorno al 30%, nelle precedenti era al 58%.  Tu chiamalo se vuoi trionfo…

La domenica dai City Angels c’è una umanità varia per genere e condizione che fa la fila per una maglia, un paio di scarpe e un caffè. Va tutto bene madama la presidente.

La mala parata titola La Stampa di oggi un’articolo su Putin. La foto vede il despota russo svettare sui generali che lo affiancano, o li sceglie bassi oppure ha i tacchi a spillo. Sta a vedere… 

Frequentare troppo Facebook non fa bene alla salute, prevale il rancore l’odio l’approssimazione e il qualunquismo di pseudosinistri. Il mondo per fortuna è altrove altrimenti avrebbe ragione Altan.
Trump usa l’intelligenza artificiale e si trasforma in papa. E’ evidente che Trump non è naturalmente intelligente. E non è nemmeno papa… salvo sorprese. Comunque un bel papatrump magari dalle scale…

Dimenticavo, facciamo lo sforzo di andare a votare per i referendum su lavoro e cittadinanza, scendiamo dall’albero che Gaber poi si incavola e fate come lei… casa per casa.

Quando intervistai Maddalena Rostagno

L’uscita del documentario, Mauro Rostagno. L’uomo che voleva cambiare il mondo  di Roberto Saviano su Sky, mi ha riportato alla memoria l’intervista che feci a Maddalena, figlia di Mauro, in occasione dell’uscita del suo libro Il suono di una sola mano.

Ve la ripropongo, anzi me la ripropongo, ricordando la bella esperienza di Ottoinforma, magazine della circoscrizione dove mi ero appassionato a fare il “giornalista” di quartiere”.

Una bellissima esperienza purtroppo rimasta senza memoria, il sito è scomparso cancellando storie e documenti. Per fortuna qualcosa nel mio account di posta è rimasto oltre al canale YouTube. Canale YouTube che non è stato eliminato forse perchè non sanno che esiste.

Ecco l’intervista, leggetela perché nell’ultima risposta c’è molta verità su questi tempi bui.

Il suono di una sola mano – intervista a Maddalena Rostagna coautrice del libro su Mauro Rostagno.

 “Credo che Mauro sarebbe felice di ritrovare nelle parole di sua figlia una traccia così naturale (non ideologica, voglio dire) di quello strettissimo nesso tra vita e politica, tra persona e società, che è l’eredità più forte – e di gran lunga la più rivoluzionaria – del sessantotto. Nel racconto di Maddalena è praticamente impossibile distinguere la politica e la storia dal dolore, dall’amore, dal volto delle persone, dalle loro voci, dalle loro mani. In questo senso il libro è – anche – una vittoria di Mauro, una delle tante.”

Dalla prefazione di Michele Serra al libro “Il suono di una sola mano” di Maddalena Rostagno e Andrea Gentile

Il 26 settembre 1988 Mauro Rostagno fu ucciso mentre tornava a casa, in Sicilia dalle parti di Trapani.  Tornava dal suo lavoro di giornalista che denunciava gli intrecci tra mafia e politica locale. Fu ucciso per questo, mentre tornava a casa dalla sua compagna e da sua figlia Maddalena.  Dopo anni in cui depistaggi, indagini sbagliate, omissioni hanno allontanato la verità e la giustizia si sta finalmente celebrando il processo, un processo di mafia. 

Mauro Rostagno è nato a Torino in una casa popolare nei pressi di corso Dante, Maddalena abita a poche centinaia di metri dalla casa dove nacque suo papà. Le storie di mafia non sono lontane, non sono solo al sud. 

Maddalena, se me lo consenti la prima domanda è la riflessione a caldo che ho fatto dopo aver letto il tuo libro: la storia di Mauro Rostagno potrebbe diventare un film. Un film sull’impegno civile e coraggioso di un giornalista e sulla vita unica e “allegra” come la definisce Michele Serra nella prefazione del tuo libro.  Nessuno ci ha pensato?

In questi anni mi sono arrivate un paio di sceneggiature, alcune avevano anche trovato il finanziamento (pubblico). Di Mauro contenevano il nome, la data di nascita e di morte e un sacco di “munnizza”. Un film su Mauro si farà quando qualcuno avrà il coraggio di raccontare la sua storia, senza farne un santino, ma neanche raccontando solo ed esclusivamente le “porcherie pruriginose” che si sono dette e scritte in questi anni. Dovrà essere una storia bella, come lo è stata la sua vita. Ci stiamo lavorando.

Della storia di Mauro il grande pubblico conosce poco, sulle prime pagine arrivò con i depistaggi e non con il processo, finalmente, in corso salvo rare eccezioni. Perché secondo te?

Perché Mauro non apparteneva a nessuno, era un uomo libero. Perché i “poteri” che l’hanno ucciso sono ancora lì. Perché è difficile farne una bandiera per una causa specifica.

Come nasce e perché “Il suono di una sola mano”?

Il libro nasce per diversi motivi, ma è soprattutto una richiesta di aiuto, di attenzione, una preghiera. Arrivare a un processo dopo ventitreanni e accorgersi di essere soli t’ingegna la creatività. E scriverlo durante il processo, con il dolore che ne consegue, le “freddezze” del sistema giuridico, o le “miserie” del genere umano, mi ha anche aiutata a ricordarmi il bello, il perché della sua scelta. Una scelta d’amore, per la vita, non solo la sua. Così mio padre scriveva prima che lo uccidessero:

“…agli uomini capita di mettere radici, e poi il tronco, i rami, le foglie… quando tira vento, i rami si possono spaccare, le foglie vengono strappate via: allora decidi di non rischiare, di non sfidare il vento. Ti poti, diventi un alberello tranquillo, pochi rami, poche foglie, appena l’indispensabile.
Oppure te ne fotti. Cresci e ti allarghi. Vivi. Rischi. Sfidi la mafia, che è una forma di contenimento, di mortificazione. La mafia ti umilia: calati junco che passa la piena, dicono da queste parti. Ecco, la mafia è negazione d’una parola un po’ borghese: la dignità dell’uomo.”

Depistaggi, omissioni, l’arresto di tua mamma. Adesso il processo che cerca verità e giustizia. Come lo stai vivendo? Quanto è vicina la verità?

Io e Chicca lo stiamo seguendo per Mauro, perché lui lo avrebbe voluto. Nei momenti di scoraggiamento mi faccio forza pensando che con l’ennesimo baule pieno di carte con cui ne usciremo, riusciremo a raccontare altri piccoli pezzetti di verità. Qualora non potesse/dovesse giungervi la verità processuale, si lavorerà su altri livelli.

(Ti ricordo che ho la possibilità di assistere, alternandomi con mia madre, a tutte le udienze che si svolgono a Trapani, solo ed esclusivamente grazie a donazioni che ci arrivano, da amici ma anche da sconosciuti, con l’indicazione di resistere e arrivare fino in fondo. E questo è un miracolo. Riempie di speranza, qualunque cosa succeda.)

Di quanti Mauro Rostagno ha bisogno questo paese?

Mauro era Mauro. Ognuno di noi è unico e irripetibile. Una qualità che aveva e che sarebbe bello fosse più diffusa era/è la generosità nel darsi, che troppo spesso stiamo vivendo/vedendo interpretata in altro modo, nell’esibizione di sé.  Che è altra cosa.

Grazie Maddalena. 

Di Augusto Montaruli

Per saperne di più sul libro:

http://www.saggiatore.it/argomenti/politica-attualita/978-88-428-1732-1/il-suono-di-una-sola-mano/

Per saperne di più sul processo, la pagina facebook:

https://www.facebook.com/groups/169068116473254/

Quando si umiliano il parlamento e la democrazia

Ci sono molti modi per umiliare democrazia e parlamento, Mauro Berruto (parlamentare del PD) lo racconta bene in questo messaggio che ho ricevuto. 
Non solo la Costituzione e le riforme che la destra al governo vuole mettere in atto. Non solo l’attacco alla magistratura con La Russa che vuole rivedere la Costituzione riformando i rapporti tra magistratura e stato. Non solo i diritti umani con gli andata e ritorno dall’Albania. Non solo la presidente Meloni che racconta il falso sui femminicidi. 
Adesso i giochetti nelle commissioni parlamentari evitando discussioni ed emendamenti.

Non siamo messi bene, proprio per niente, e Mauro Berruto lo racconta qui.




Voglio spiegare -non solo con un’agenzia- quanto successo ieri nella commissione bicamerale ‘infanzia e adolescenza’ di cui faccio parte. Dopo due anni di indagine conoscitiva su temi di enorme importanza (leggete il titolo nella foto, è sufficiente) e 32 audizioni convocate in orari impossibili, perché quasi sempre corrispondenti a impegni nelle commissioni permanenti, dopo mille richieste di cambiamento dei calendari (cosa mai impedisce di convocare una commissione alle 8.00 del mattino, per esempio?) il lavoro va chiuso con una relazione finale.
Questa relazione non è un semplice resoconto delle audizioni, ma un documento politico. Si deve scegliere di cosa lasciare traccia delle audizioni, si devono redarre conclusioni di indirizzo. Bene, dopo 2 anni di audizioni, dicevo, questo documento (60 pagine) arriva via email alle h. 11.12 di lunedì 25 novembre con convocazione per il voto alle h. 12.15 del giorno successivo.
Il mio gruppo chiede immediatamente alla presidente della commissione on. Michela Vittoria Brambilla, relatrice del documento, un ufficio di presidenza dove chiedere l’apertura formale di una discussione sul documento stesso, per risentire i nostri auditi, verificare le conclusioni, proporre emendamenti che su un tema così importante e sensibile meriterebbe un voto unanime.

Riassumo per punti che cosa è successo, da lì in poi.
1. ufficio di presidenza convocato ieri alle 13.15, con voto sul documento previsto alle 13.30
2. richiesta di apertura della fase emendativa per alcuni giorni bocciata e forzatura sul voto
3. apertura della discussione sul voto fra gli sbuffi e l’insofferenza di deputati e senatori della maggioranza che volevano procedere direttamente “senza perdere altro tempo”
4. accoglimento, così a parole, di alcune proposte emendative sulle conclusioni (detto tra noi, quasi nulla sul valore educativo e sociale dello sport, alla faccia dell’art 33 della Costituzione)
5. momenti imbarazzanti con pezzi di frasi scritte così a penna, su fogli che avrebbero potuto essere la carta della pizza e che sarebbero dovute diventare parte del testo
6. dichiarazioni della maggioranza che sollecitano le opposizioni a votare, perché “abbiamo già aspettato tutto questo tempo”
7. nessuna riscrittura del testo, solo un generico impegno a riscriverlo, ma ribadendo la necessità di votarlo immediatamente, così sulla fiducia.

Ovviamente non c’era nessuna deadline da rispettare, nessuna urgenza dettata da qualsiasi ragione. È stato proprio soltanto un atto di prepotenza.

Insomma, ecco le mie conclusioni: è INDEGNO, a maggior ragione rispetto all’importanza del tema, un metodo del genere. Indegno e irrispettoso. In quella relazione, grazie al lavoro degli auditi, ci sono tanti spunti condivisibili e che avrei voluto votare, ripeto, in modo unanime. Invece, insieme a tutti i commissari di opposizione, mi sono alzato, sono uscito dall’aula e non ho partecipato al voto. Per rispetto di me stesso, dell’istituzione che rappresento, degli auditi e soprattutto per quei bambini, per quelle bambini, per quegli e quelle adolescenti di cui questa commissione dovrebbe occuparsi.

Mi sono alzato e non ho partecipato al voto perché, fino a prova contraria, questo è il Parlamento.
Il luogo che la democrazia ha deciso di destinare alla discussione, al confronto, al dialogo, alla parola appunto.
Lo stiamo clamorosamente perdendo.

Gentile Montaruli

La scorsa settimana ho scritto alla presidente del consiglio comunale e della commissione toponomastica per chiedere informazioni su alcune intitolazioni. Lettera che potete leggere qui.

Avendo scritto alla presidente ed essendo la mia una questione più politica che amministrativa mi sarei aspettato una mail dalla presidente Grippo. Infatti scrivevo: “Veda, io sono convinto che intitolare una via o un luogo non sia una concessione bensì un atto politico e culturale che fa bene e qualifica l’amministrazione.”

Invece mi ha risposto un funzionario dell’ufficio toponomastica, massimo rispetto ci mancherebbe, che ha dimenticato di mettere in copia il presidente della circoscrizione anche se citato e responsabilizzato sui fatti. La lettera la potete leggere di seguito e in fondo la mia risposta.
Adesso aspettiamo il presidente della circoscrizione Miano.

Inoltre aggiungo che la via (il sedime) dedicata a Gianmaria Testa è aperta, frequentata da persone che si recano al secondo centro di biotecnologie o alla palestra Orange e da automobili che parcheggiano. Per quanto riguarda  la piscina dedicata a Mattia Aversa penso che volentieri molti aderirebbero ad una sottoscrizione pubblica accollandosi il costo della targa.

Nel frattempo mi hanno contattato per realizzare una serie tv su Netflix.


“Gentile sig. Montaruli,

su indicazione della Presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo, siamo a fornirle aggiornamenti sullo stato delle pratiche oggetto dei suoi quesiti.

Per quanto concerne la targa del Circolo Garibaldi siamo a confermare che l’iter amministrativo possa considerarsi concluso sin dall’aprile 2018 con la successiva realizzazione della targa e della calendarizzazione della cerimonia per il giorno 13 dicembre 2018, rinviata a data da destinarsi su richiesta della Circoscrizione 8 per l’avvio di opere necessarie alla messa in sicurezza del circolo. Nel corso dell’anno 2022, a seguito di colloqui con il Presidente Miano, l’Ufficio Toponomastica ha provveduto alla consegna alla Circoscrizione 8 della targa commemorativa a suo tempo realizzata per l’intenzione manifestata di procedere in autonomia al posizionamento all’interno dei locali, cosa che non avrebbe contemplato il coinvolgimento dell’Amministrazione e che, tuttavia, evidentemente non è mai avvenuta. A oggi, se si intendesse calendarizzare lo scoprimento targa con posizionamento all’esterno, lato ingresso principale della sede, in via Pietro Giuria 56, così come da comunicazioni telefoniche da parte della Circoscrizione, si renderebbe necessario che la stessa Circoscrizione esplicitasse per iscritto la variazione per consentire la rettifica di Deliberazione di Giunta comunale.

Relativamente alle intitolazioni a Gianmaria Testa e a Mario Molinari, in zona Scalo Vallino, siamo in attesa di ricevere dalla Circoscrizione 8 la comunicazione di fine-lavori relativi al riassetto urbanistico dell’area dove entrambi i sedimi insistono. Solo subordinatamente al termine lavori potrà essere redatta la Deliberazione di Giunta comunale a cui seguirà l’iter autorizzativo necessario all’intitolazione.

Infine, in riferimento alla pratica della piscina Mattia Aversa, al momento, la mole di intitolazioni arretrate, dovuta all’elevato numero di approvazioni toponomastiche e agli oggettivi limiti di risorse umane e finanziarie disponibili, rende non ipotizzabile l’individuazione di un preciso periodo di calendarizzazione.

Con la speranza di averle fornito le delucidazioni attese restiamo a disposizione per eventuali ulteriori precisazioni che si rendessero necessarie.

L’occasione ci è gradita per rinnovarle saluti cordiali.

Ufficio Cerimoniale e Toponomastica”

Segue la firma


La mia risposta

Gentilissimo,
 
grazie per la risposta dettagliata che come può immaginare non può certo ritenersi esaustiva in mancanza almeno di una data di previsione di calendarizzazione delle cerimonie di intitolazione. 
 
Resto nel frattempo in attesa di un eventuale riscontro da parte del presidente Miano, citato ma non in copia al suo messaggio
 
Augurando buon lavoro saluto cordialmente
Augusto Montaruli
 
ps: essendo la lettera da me inviata aperta renderò pubblica la sua risposta
 

Il ministro Failatara

Testuali parole del ministro Valditara:

«Deve essere chiara a ogni nuovo venuto, a tutti coloro che vogliono vivere con noi, la portata della nostra Costituzione, che non ammette discriminazioni fondate sul sesso. Occorre non far finta di non vedere che l’incremento dei fenomeni di violenza sessuale è legato anche a forme di marginalità e di devianza in qualche modo discendenti da una immigrazione illegale»

Quindi secondo il ministro Valditara i femminicidi sono opera soprattutto di “stranieri”.

Ma i dati lo smentiscono, dal sito stop femminicidio risulta provato che l’assassino nel 75% dei casi è italiano.

 Viene naturale chiedersi se nel caso in cui un ministro che afferma il falso (dopo aver giurato sulla Costituzione) lo stesso è ancora degno di ricoprire il ruolo di ministro, per giunta dell’istruzione. 

Un ministro che afferma il falso su un tema drammatico. 

Lo chiameremo ministro Failatara.

 

 

 

Lettera aperta alla presidente Grippo

Gentilissima Presidente Grippo,

Sono Augusto Montaruli, già consigliere della circoscrizione 8, e mi permetto di disturbarla per avere un aggiornamento su alcune pratiche in capo alla commissione toponomastica di cui Lei è presidente.

Premetto, per correttezza e trasparenza, che questa è una lettera aperta e sarà diffusa sul mio sito e inviata in copia al presidente della circoscrizione 8 Massimiliano Miano.

Mi capita sovente che cittadine e cittadini mi chiedano notizie su alcune proposte che da consigliere presentai in passato.
In particolare mi chiedono lo stato dell’arte di alcune intitolazioni che proposi e che furono approvate in tutto l’iter previsto dai regolamenti comunali. Alcune di queste proposte ebbero anche un grande rilievo sulla testate giornalistiche: quella relativa all’intitolazione della via a Gianmaria Testa per esempio.

Mi spiace dirle che mi trovo in imbarazzo nel rispondere a queste richieste di informazioni. Certo potrei suggerire di scrivere a Lei, ma sapendo quanto è impegnata mi sembrerebbe di darle un aggravio di lavoro.

Però mi chiedo, cosa impedisce la posa della targa a ricordo del Circolo Garibaldi? La targa c’è da tempo; l’iter è stato tutto assolto: circoscrizione, commissione toponomastica e infine giunta comunale.

Allora cosa impedisce la posa della targa? Altre priorità? Si è persa la targa? 

Potrebbe anche essere plausibile lo smarrimento della targa, in fondo sono passati un pò di anni dal 2017 (anno in cui si svolse tutto l’iter formale).

Le sarei molto grato se, nei ritagli di tempo, trovasse un piccolo spazio per darmi una risposta.
Risposta che girerò a chi mi chiederà notizie.

Colgo l’occasione per chiederle anche lo stato dell’iter e qualche previsione sull’intitolazione della via a Gianmaria Testa e della piscina della Parri a Mattia Aversa.
C’è un mondo di appassionati ed estimatori nell’ambito della cultura e dello sport che sta aspettando. 

Veda, io sono convinto che intitolare una via o un luogo non sia una concessione bensì un atto politico e culturale che fa bene e qualifica l’amministrazione.

Certo di una sua risposta la saluto cordialmente e le auguro buon lavoro.

Augusto Montaruli

La farfalla e la pace

Capita che un entomologo da il nome ad una farfalla che popola un territorio conteso, le cerca in un confine tra Armenia e Azerbaigian.

L’entomolo, Rustam Effendi, muore nel 1991 quando inziano i conflitti tra i due paesi nella regione del Nagorno-Karabakh. Il nome della farfalla è ispirato all’entomologo: Satyrus effendi.

Rustam Effendi ha una figlia fotografa, Rena Effendi, che ripercorre le orme del padre alla ricerca della farfalla. 

Nella ricerca in territori devastati dalla guerra è aiutata da persone di entrambe le parti, come se la ricerca delle farfalle sospendesse il conflitto.

Se non è vero che il movimento delle ali di una farfalla scatena uragani è vero però che potrebbe donare una pausa dagli orrori delle guerre.

Il sito di Rena Effendi http://www.refendi.com

Storia e fotografie letta e viste alla mostra World Press Photo Exhibition 2024 in corso a Palazzo Barolo.

La mini guida di San Salvario

Questa è una mini guida (mini perchè chiaramente incompleta) rivolta agli studenti universitari fuori sede che vengono a risiedere nel quartiere dove vivo: San Salvario.

Naturalmente è aperta al contributo di chi volesse integrarla e migliorarla.

Più che una mini guida è una sorta di provocazione che vuole stimolare un’attenzione maggiore verso quei ragazzi e quelle ragazze che scelgono Torino per proseguire gli studi.

Loro scelgono Torino ma noi non li accogliamo come dovremmo.

Facciamolo.


Qualche info su San Salvario 

San Salvario, il quartiere dove abitate, è un luogo dalle mille identità. 

Ha valenza storica, sociale e culturale. 

Qui è stata prodotta la prima automobile italiana (credo una Lancia), qui è nata la FIAT.

Anche la Ferrero, per dire, è nata qui. Qui Don Bosco ha realizzato il secondo oratorio torinese che accoglieva i migranti che arrivavano dal cuneese, esiste ancora. Perché migranti ne arrivano ancora da posti più lontani del cuneese.Qui sono nate le università scientifiche di Torino.

Questo è il quartiere delle religioni. 

Ci sono la sinagoga, il tempio valdese e due moschee oltre naturalmente alle chiese cattoliche. 

La cosa interessante è la collaborazione che esiste tra loro che insieme alla società civile e laica organizzano e gestiscono attività insieme. E’ ormai un unicum a livello mondiale. 

Ecco voi vivete in un quartiere dove merita vivere. 

Adesso vi elenco qualche luogo interessante che potete frequentare. 

La biblioteca e il Polo Lombroso. 

In via Lombroso 16 c’è la biblioteca civica Natalia Ginzburg, che in questo quartiere ha vissuto, dove oltre a consultare libri e giornali potete fermarvi a studiare. 

Nello stesso complesso c’è il Polo Lombroso che offre una serie di attività e servizi. 

Inoltre nel 2026 sarà inaugurata la nuova sede della Biblioteca Civita di Torino al parco del Valentino.

Sempre al parco del Valentino c’è l’Orto Botanico.

Sulle sponde del Po trovate luoghi di aggregazione e sale studi come l’Imbarchino e molte società remiere. Potete anche andare a visitare un sommergibile all’Associazione Marinai d’Italia.

La Casa del Quartiere

In via Morgari c’è la Casa del Quartiere, bar ristorante e offerta di corsi e attività e aggregatore di tante realtà associative.

I mercati

I mercati rionali sono due, in piazza Madama Cristina e in piazza Nizza. Supermercati quanti ne volete.

Oltre ai mercati rionali classici ci sono quelli tematici da Salvario Emporium a quello dedicato al disco in vinile per fare due esempi.

I musei

Nel quartiere c’è il polo museale universitario che comprende tre musei molto interessanti:

Museo di Anatomia Umana “Luigi Rolando”

Museo della Frutta “Francesco Garnier Valletti”

Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso”

Il cinema teatro Baretti

Puoi andare a cinema (con film anche in lingua originale) e a teatro godendo di una programmazione culturalmente ricca a prezzi accessibili, se non gratuiti (clicca qui per saperne di più).

Il cinema teatro Baretti è proprio nel cuore di San Salvario.

Le librerie

Sono tante e sono una ricchezza del quartiere, frequentatele e incontrerete bella gente.

Libreria A Zeta – Libreria Centrale – Libreria Borgo Po – Libreria Trebisonda –  Luna’s StortaLibreria Belleville – Libreria Claudiana.

Il cibo

C’è una varietà di offerta che soddisfa tutti i gusti e consente anche di sperimentare. Avete solo da scegliere spaziando dalla cucina Halal a quella Kosher, palestinese e naturalmente girate l’italia mangiando. 

Volontariato

Nel caso vi avanzasse del tempo potete anche fare volontariato, sono tante le realtà, laiche e religiose, che vi accoglierebbero a braccia aperte per dare una mano.

Varie

Qui potete ordinare uno strumento musicale da un liutaio, scarpe su misura, comprare un libro usato il sabato in piazza Nizza. Oppure imbattervi in un atelier di un artista. 

“Passeggiatelo” il quartiere vi sorprenderà.

Il mio bar preferito è la pasticceria Zichella in via Saluzzo angolo Michelangelo. Qui puoi incontrare tutti: dalla famiglia pugliese a giornalisti, intellettuali, musicisti, orafi, scrittori, parlamentari e giovani come voi. 

Andateci a vostro rischio e pericolo, rischiate di incontrarmi.

E se Torino…

Oggi una mia amica mi ha detto che non sa più dove mettere i libri, “sai dove potrei portarli?” mi ha chiesto.

E no, non è un’impresa facile regalare libri. 

E pensare che li rubano nelle librerie. Quelli nuovi nuovi però.

E pensare che Torino è la città del libro, per il salone e per le case editrici. E per i molti scrittori che hanno dato lustro e cultura alla nostra città.

Ma pensavo… mi capita ogni tanto.

Ma pensavo e se Torino diventasse in senso più compiuto la città del libro rendendoli parte dell’arredo urbano della città?

Per esempio si potrebbero recuperare le vecchie cabine telefoniche della Telecom (chissà che fine hanno fatto) e piazzarle nei giardini, nei parchi  e nelle piazze. Magari tematizzando. 

Per esempio giardino del noir, giardino dei classici, giardino Fenoglio o Levi, piazza della storia. E così via, anzi piazza o giardino.

Figo! Vero?

Sarebbe una risposta ai tempi che corrono e che scorrono. Non vorrei che  a qualcuno venisse in mente (di nuovo) di bruciarli. 

ps: a Roma già lo fanno

Ciao! Come stai?

Ieri ho fatto un salto da Proxima, la festa della Sinistra Ecologista. Nei giorni scorsi sono andato alla Festa de l’Unità del PD.

Proxima è ai Murazzi, luogo iconico della sinistra alternativa. La Festa de L’Unità in piazza d’Armi, accanto ad una balera ed un chiosco gigantesco. Un luogo che mi ricordava gli anni settanta e Anna e Marco di Lucio Dalla.

Quando si arriva alle due feste è tutto un ciao, come stai? Ci conosciamo più o meno tutti. Con tanti esperienze e militanza in comune, altri perchè visi conosciuti ed incrociati in tante manifestazioni.

Sono ormai feste per pochi intimi, nonostante i temi siano decisamente interessanti. Temi che chi partecipa conosce, conosce bene. 

Premesso che è sempre bello ritrovarsi, ma il popolo è altrove. Forse occorre andare altrove, forse sarebbe meglio essere itineranti. 

Fare una festa mobile, noleggiare un FestaBus e girare la città. Insomma andare da Anna e Marco, anzi dai loro nipoti, invece che chiedere loro di venire. 

Mentre tornavo a casa una coppia cenava a bordo di una canoa bianca sembrando indifferente a ciò che succedeva sulle rive del Po e forse anche a ciò che succede nel mondo.

Lettera aperta agli assessori Rosatelli e Chiavarino

Lettera aperta agli assessori Rosatelli e Chiavarino

Gentili assessori Rosatelli e Chiavarino,

Recentemente la lettura di due articoli apparsi su La Stampa – “I giovani bevono troppo”: il Centro Alcologico resta aperto tutti i giorni del primo settembre 2024 e “I giovani rubano alcolici, è una piaga sociale”: furti per 3 milioni in un anno nei supermercati Borello del 28 agosto – mi hanno riportato alla memoria un atto consiliare che presentai in circoscrizione otto nel 2018.

L’atto, presentato anche in circoscrizione uno dall’allora consigliera Eleonora Averna, nasceva dall’evidenza non solo del consumo di alcol da parte di giovanissimi ma, e soprattutto, dalla constatazione dell’offerta a prezzi stracciati di alcol. Per fare un esempio: chupito ad un euro o in super offerta 14 cupido a 10 euro!

Così il dispositivo finale dell’atto:

Al presidente e alla giunta di elaborare, anche con l’aiuto di esperti e dei servizi sanitari, un codice etico sulla somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche;

Si chiede che il codice etico venga sottoposto, al fine di sottoscriverlo, alle associazioni di categoria degli esercenti e agli esercenti stessi;

Si chiede che il codice etico e l’elenco delle associazioni e degli esercenti che lo sottoscriveranno venga pubblicato sul sito della circoscrizione.

Dopo l’approvazione ci attivammo, Eleonora Averna ed il sottoscritto, per contattare due associazioni di categoria e l’ASL competente.

In prima battuta l’adesione all’iniziativa fu totale, associazioni avrebbero divulgato e promosso l’iniziativa invitando i loro associati ad aderire e l’ASL avrebbe stilato il codice etico. 

Purtroppo, forse, la pandemia blocco tutto facendo morire sul nascere il progetto.

Ma l’emergenza rimane e forse anche le offerte speciali di chupito.

Mi permetto di chiedere a voi che avete deleghe e autorevolezza per verificare se quell’idea di codice etico può essere ripresa.

Io credo di sì.

Augurandovi buon lavoro saluto cordialmente

Augusto Montaruli

http://augustomontaruli.it/blog/2018/10/27/movida-un-codice-etico-sulla-vendita-di-superalcolici/

La costola nera

Ricordate quando Massimo D’Alema dichiarò che la Lega Nord (di Bossi all’epoca) era una “costola della sinistra”?

Un po’ (forse più di un po’) era vero. 

Ricordo un mio collega, sindaco della Lega in un comune della Brianza, era “arredato” di gadget del movimento (il tappetino del mouse, le svariate spillette, il mouse stesso, adesivi e immagine di sfondo del pc) e portava sempre con se tutte le tessere del PCI, dall’adolescenza fino all’incontro fatale con Bossi, che mi mostrava con orgoglio e nostalgia.

Ricordo che mi fece quasi tenerezza quando in trasferta a Roma, bardato come un lanzichenecco, si lamentò perché nessun collega romano (Roma ladrona) lo invitò a pranzo.

Lo consolai andandoci io dicendogli però che avrebbe dovuto evitare di essere provocatorio: “Un po’ di sobrietà perbacco, non siamo a Gardaland.”

Perchè? Mi disse. 

“Vabbè, andiamo a mangiare…”

Quella era la Lega di Bossi. E di quella Lega è rimasta l’impronta di Borghezio, quello delle ronde che davano fuoco a migranti e senza  senza fissa dimora e che  frequentava Ordine Nuovo.

A sostituire Borghezio e Ordine Nuovo ci ha pensato Salvini che candida militanti di Casa Pound e Forza Nuova.

Militanti di Casa Pound pestano un giornalista a Torino  e guarda caso tra gli energumeni uno è stato candidato per la Lega. 

Sempre a Torino indagano su ronde abusive dotate di finti distintivi di una fantomatica polizia, tirapugni, pistole scacciane ed altro ancora. E guarda caso uno (corredato di saluti romani) è stato candidato per la Lega.

E poi c’è il generale al contrario che più che una costola è ormai il cuore nero di quella che era la Lega.

Dalla canottiera all’orbace è un attimo ed il mio ex collega credo abbia rinnovato la sua paccottiglia.

 

E’ un giardino tranquillo

Un rettangolo circondato da platani, la statua di Felice Govean, massone e fondatore de la Gazzetta del popolo.

Ai bordi le panchine e due dehors. 

E’ un giardino tranquillo tra via Madama e via Belfiore frequentato da anziani, badanti dell’est che lì si ritrovano oppure con le persone che hanno in cura.

Lavoratori e studenti che fanno pausa pranzo.

La sera i due dehors si riempiono di persone, spesso famiglie. Si sente il vociare allegro dei bambini.

A volte alcuni senza fissa dimora si riposano sulle panchine, qualcuno dorme qualcuno fissa il vuoto. 

Qualche ragazzo dalla pelle scura, forse spaccia nelle vie vicine. Ma lì è seduto su una panchina. Anche gli spacciatori si riposano ogni tanto.

Al mattino c’è la passeggiata dei cani con sosta al toret.

E’ un giardino curato e pulito. Il passaggio dell’AMIAT è frequente, i cestini svuotati, le foglie dei platani raccolte.

E’ un giardino dove ci si incontra, le chiacchiere sono rilassate.

Un rettangolo tra via Madama e via Belfiore. 

A San Salvario.

Perchè lo racconto? Perché la riqualificazione la fanno le persone, non c’è bisogno poi di chissà che cosa. 

Vabbè, l’AMIAT aiuta. E’ vero. E anche i dehors. 

Però le persone…

Grazie Mauro, ricevo e pubblico

Ho sempre pensato che un parlamentare, o qualsiasi persona eletta nelle istituzioni, abbia il dovere di raccontare periodicamente la sua attività. 

L’ho fatto, coerentemente con quanto affermavo, quando per dieci anni svolgevo il ruolo di consigliere in circoscrizione.

E’ una forma di rispetto (e riconoscenza) verso chi ha indicato la preferenza sulla scheda e, a prescindere, per tutti i cittadini e le cittadine.

Così si da un buon servizio alle istituzioni rendendole credibili. E di questi tempi dove la sfiducia aumenta è fondamentale.

Mauro Berruto, deputato eletto nelle file del PD, racconta con regolarità la sua attività parlamentare con una newsletter che ricevo.

Per ringraziarlo gli ho scritto dicendogli che avrei pubblicato la sua newsletter sul mio sito.

Eccola


 

 

 

 

Buona estate, Augusto

torno a te, come promesso con discrezione, per aggiornarti rispetto agli ultimi sei mesi della mia attività parlamentare. Lo faccio in un momento di pausa estiva (spero sia così anche per te!) con un riassunto dei fatti essenziali e con una serie di link che troverai, se vorrai approfondire. 

L’anno è iniziato all’insegna della tensione con il Ministro dello Sport Andrea Abodi che ha bloccato, con il suo parere negativo in Commissione, la mia proposta di legge sulla extratassazione sugli utili delle società di scommesse sportive al fine di generare un fondo strutturale di 80 mln di euro/anno da destinare completamente allo sport di base e sociale (clicca qui per vederla). Un lungo e paziente lavoro mi aveva permesso di ottenere un consenso unanime e trasversale in Commissione e questa mia proposta di legge era stata firmata anche da colleghi della maggioranza. Ci ha pensato il Ministro a fermare tutto, perché sul tema delle società di scommesse sportive ha un’opinione molto lontana dalla mia, ovvero destinare quelle stesse risorse che la mia proposta avrebbe destinato allo sport di base, alle società di calcio di serie A. 

Se una proposta, pur in fase avanzata, è stata fermata in questo modo clamoroso, un’altra è stata recentemente calendarizzata e avvierà il suo iter a settembre. Si tratta della mia pdl 505 destinata a rendere omogenea in tutta Italia la possibilità di utilizzare le palestre scolastiche in orario extra-curriculare a favore delle società sportive sportive esterne del territorio (clicca qui per vederla). Questa semplice proposta metterebbe fine a un’annosa ingiustizia che impedisce a tante società di utilizzare le palestre scolastiche del loro territorio a causa dell’opposizione del dirigente scolastico o del consiglio d’istituto. Dopo la modifica dell’art 33 della Costituzione (di cui sono stato primo firmatario e di cui ti ho ampiamente parlato l’anno scorso) che oggi recita: “la Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme” ritengo che l’inaccessibilità alle palestre scolastiche, che ancora in tanti comuni del nostro Paese è una brutta realtà, sia anticostituzionale, in quanto non permette di esercitare -in luoghi pubblici, quali sono le palestre scolastiche- il diritto allo sport che, nei fatti, esiste dal 20 settembre 2023, quando il Parlamento approvò quel provvedimento all’unanimità. 

Nel frattempo le proposte di legge a mia prima firma sono diventate 16 (le trovi tutte qui), 26 le interrogazioni parlamentari (eccole menù a lato “mozioni, risoluzioni, interpellanze e interrogazioni”) e 33 gli ordini del giorno ai vari provvedimenti giunti in aula (clicca qui “ordini del giorno” per l’elenco completo).

Potrai dunque, se ti va, approfondire tutti i miei atti parlamentari, ma ne segnalo tre di cui vado particolarmente orgoglioso:

una interrogazione (qui il testo) riguardante la costruzione di una strada nel vallone di Sea (nel cuore del mio collegio in Valgrande di Lanzo, città metropolitana di Torino), un vero paradiso naturalistico assurdamente minacciato. L’esito della mia interrogazione ha dimostrato il parere contrario per rischio idrogeologico degli uffici tecnici della Regione Piemonte. Speriamo sia sufficiente a fermare questo assurdo progetto (qui le ragioni del no a questa carrozzabile).

due ordini del giorno che hanno ricevuto parere positivo del governo che voglio segnalarti riguardano l’impegno verso l’allargamento anche alle prime tre classi della scuola elementare dell’educazione motoria (eccolo) e verso l’introduzione dell’attività sportiva nelle carceri (qui il testo), in virtù di una serie di ricerche che dimostrano che laddove gli istituti penitenziari hanno una proposta di attività fisica strutturata diminuisce sensibilmente il numero di detenuti suicidi. 

Sono più di cento i miei interventi in assemblea (eccoli) o in commissione (qui). Lascio a te la curiosità di scoprirli (degli interventi in assemblea, cliccando al link) troverai i contributi video.

Chiudo questo veloce riassunto con ciò che succederà a settembre, prima di iniziare il percorso che porterà alla nuova legge di bilancio. I Giochi Olimpici di Parigi hanno infatti finalmente riaperto una discussione politica da troppo tempo sopita: quella che riguarda il tema del diritto di cittadinanza. La legge che lo regola risale al 1992, un mondo completamente diverso da quello di oggi. Alla riapertura dei lavori discuteremo in Aula una mozione, firmata da me e dall’On. Ouidad Bakkali) proprio su una serie di proposte che vanno dallo Ius Soli allo Ius Scholae e una mia proposta di legge sull’accesso al diritto di cittadinanza per giovani sportivi di interesse nazionale. Sia chiaro: ritengo che non possa essere un talento ad accelerare l’accesso a un diritto, perché un diritto è un diritto, ma ritengo altresì che lo sport sia una straordinaria lente di ingrandimento sul tema e che potrebbe costringere la politica a riallinearsi a quella realtà che abbiamo visto in azione grazie a tante atlete e atleti che ai Giochi Olimpici, ancora una volta, hanno dimostrato che lo sport ha la possibilità di aiutare la nostra società a cambiare in meglio. 

Assisteremo anche, in autunno, a uno spettacolo che si presume triste: incomincerà il valzer delle elezioni delle federazioni sportive e poi del Coni, che si svolgerà secondo le attuali consuetudini che sono, non trovo altro modo di dirlo, medievali. La mia proposta di legge (qui) per rendere il metodo elettorale realmente democratico (eliminando il sistema delle deleghe, riproponendo il limite a tre mandati e imponendo equilibrio di genere e generazionale) non ha mai visto la luce e temo che con questo Ministro e con questo governo, non potrà farlo. Insomma, passeremo dalle medaglie olimpiche all’assalto alle poltrone, metodo che questa destra conosce bene al fine di realizzare una vera e propria occupazione di qualsiasi spazio a fini propagandistici, metodo che la storia della destra conosce bene, quando si parla di sport. 

Sono tante altre le cose di cui ti vorrei parlare, ma tengo fede alla regola di ingaggio di questa newsletter, che vuole essere poco invadente. Ti invito a seguirmi sui miei account social (Facebook pagina personale o pagina pubblica, X, Instagram – mi trovi ovunque digitando il mio nome e cognome-) che aggiorno quotidianamente e dove troverai informazioni e aggiornamenti con cadenza molto più serrata. 

Un ultima cosa, Augusto, permettimelo: in tempi in cui spesso si discute sulla presenza (e sull’assenza…) dei deputati in aula, sono felice di portare alla tua attenzione il mio dato aggiornato a fine luglio 2024: ho totalizzato il 93% di presenze alle sedute con votazioni in Aula (dato che include le due missioni parlamentari che mi hanno visto impegnato con la commissione Cultura, in Kerala, India e ai Giochi Olimpici di Parigi). 

Un caro saluto, buona fine estate!

(e permettimi di salutarti con un’immagine… che noi pallavolisti abbiamo atteso per 35 anni!)

mauro

Storia di ciclisti

Le olimpiadi mi hanno ricordato un articolo che scrissi per Ottoinforma, giornale on line e due volte su carta, della vecchia circoscrizione Otto. Giornale on line purtroppo non più accessibile per una scelta incomprensibile e che ci ha fatto perdere un piccolo patrimonio sociale e culturale del quartiere.

L’articolo racconta una chiacchierata con il due volte vincitore del giro d’Italia Franco Balmamion e con un Guido Messina simpaticissimo campione siciliano “naturalizzato” torinese. Guido Messina campione olimpico e mondiale che non se la tirava. Guido Messina che ci ha lasciati nel 2020: una fuga nel paradiso dei campioni.

Storia di ciclisti

Quando arrivo al circolo Crimea, Franco Balmamion sta cenando con un amico. Ci salutiamo, m’invita a sedermi e mi versa un bicchiere di vino. “Beva con noi, Guido arriverà più tardi.” Guido è Messina, il presidente dell’associazione.
Franco Balmamion, corridore ciclista. Due giri d’Italia vinse Balmamion detto il cinese, per gli occhi forse, feritoie che mirano al traguardo e che adesso mi guardano anticipando la domanda scontata che sto per fargli dicendomi che i giri li aveva vinti senza vittorie di tappa perché la regolarità paga, contava stare sempre con i migliori. Poi mi srotola il resto, con modestia e sorridendo: un campionato italiano, un terzo posto al tour, una Milano Torino, un
giro dell’Appenino e altro ancora. E mi racconta dell’unica volta che sua madre andò a vederlo correre, su al colle della Maddalena, si correva il trittico tricolore per celebrare i 100 anni dell’Unità d’Italia. Arrivò secondo e intascò un premio di 250.000 lire. “Erano tantissimi” dice sorridendo “lo stipendio di un operaio non arrivava a 50.000 lire “aggiunge l’amico a tavola.
Poi scivoliamo inesorabilmente sugli altri, sui rivali.
Merckx, il più grande della sua epoca, ma ingordo, le voleva vincere tutte. Mancava di generosità nei confronti dei suoi gregari. Anquetil, un signore, il migliore di tutti. Gimondi forte e caparbio. Motta, fortissimo ed elegante, ma gli mancava la grinta. Adorni, il rivale. E
ridendo con gli occhi: “Battuto anche in uno sprint”.
Un altro bicchiere di vino e intanto arriva Guido Messina: “dieci minuti e arrivo”. Prima, giustamente, gli amici da salutare.
Continuo con Balmamion e rivolgendogli l’ultima domanda: cosa direbbe ai giovani che vorrebbero correre in bici? “Gli direi, di non avere fretta e soprattutto dopo aver corso di chiedersi sempre se ti sei divertito”.


Guido Messina, un po’ “meno giovane”, di Balmamion parte dalle sue vittorie, me le dice velocemente da corridore in fuga: un’olimpiade, cinque titoli mondiali e sette nazionali nella
specialità inseguimento e una volta in maglia rosa. Gli chiedo se preferiva la pista alla strada e lui mi risponde: “No, no, ma gli ingaggi in pista erano molto più alti”.

Poi mi racconta della gara più bella e di quella che fece scalpore. La più bella, nel 1955. La prima tappa del giro: da Milano a Torino. Il traguardo a pochi isolati da casa sua e dalla Frejus, la fabbrica della bici che montava. La fece quasi tutta in solitaria e indossò la maglia rosa. L’altra fu definita la sfida del secolo: un duello con Coppi nell’inseguimento. Era il 1955 e a vincere fu Guido Messina. “Fausto era già avanti con gli anni… però sempre forte”. Dice quasi scusandosi di aver battuto una leggenda.

 

Biden e il sorriso di Berlinguer

L’ostinazione di Biden a non cedere il passo mi ha fatto venire in mente il sorriso di Berlinguer, l’ultimo. Quello di Padova.

Quel sorriso l’ho rivisto recentemente al cinema Baretti dove proiettavano “Prima della fine”.

Da una parte un signore di ottanta anni, Biden, malfermo nelle gambe e incerto sulle parole, che non rinuncia all’ambizione di un secondo mandato. A costo di regalare il potere ad un certo Trump. Sembra un storia sudamericana. Triste solitario y final, L’autunno del patriarca. 

Dall’altra una storia di dovere, di affetto verso il popolo per cui era impegnato e che lo amava.

L’ostinazione di Berlinguer, al quale imploravano di smettere, era quella di un uomo che voleva ancora aver il tempo di un sorriso. Per il suo popolo. Non per il potere.

Ho scritto un giallo anche io

Lo fanno in tanti, alcuni per riciclarsi altri per passare il tempo, qualcuno perché il genere tira… perché io no? In fondo ne ho letti tanti. Avevo iniziato a leggerli da  giovanissimo cominciando con gli americani, Chandler ve lo ricordate? Poi gli inglesi, i francesi, gli scandinavi e infine gli italiani.

E poi, scusate, se ci pensate bene quasi tutti i romanzi sono gialli perché la domanda è sempre “chissà come finisce?” Pensate ai Promessi sposi, a scuola ce lo chiedevamo chissà come (e soprattutto quando) finisce.

Comunque, a prescindere, l’ho scritto non per gloria o per soldi. L’ho scritto così, per il piacere di condividere questa mia fatica letteraria e per poter dire “anche io ho scritto un giallo”. Molto giallo. Che più giallo non si può. Lo si capisce anche dal titolo E se mi viene l’ispirazione il prossimo sarà un noir. O magari mi faccio un risotto allo zafferano… che forse è meglio.

Gustatevelo fino in fondo, non è in vendita, potete scaricarlo qui gratuitamente.

L’autore

Constitution Pride

Ci vorrebbe proprio un Constitution (Gay) Pride per preservare il (Friday for) Future evitando così una Extinction (Rebellion) della Costituzione più bella del mondo.

Giochi di parole a parte. Ieri al presidio organizzato dalle forze di opposizione contro il premierato e l’autonomia differenziata l’età media era da mani nei capelli del presidente dell’INPS. Giovani pochi, anzi pochissimi.

Eppure questa roba che stanno combinando in parlamento riguarda loro e riguarda le tematiche che li appassionano. 

Dove eravate Friday for Future, Gay Pride, Extinction Rebellion etc etc (per tacer delle sardine) ?

Perché sapete cosa succederà? Succederà che un gay di Manfredonia (dove pare siano abituati ai forni crematori) avrà meno diritti di un gay di Empoli; che il verde sarà più verde in alcune regioni e meno in altre. 

Sarà che avremo un Presidente della Repubblica che non sarà garante di nulla. Non sarà garante soprattutto delle cose che a voi stanno a cuore.

Facciamo così, organizzatelo voi un Constitution Pride. Siate maggioranza assoluta e noi, quelli dell’INPS, saremo lì a ringraziarvi ed applaudirvi.

Ma fatelo per piacere, si sta facendo tardi per la democrazia e per voi soprattutto.

I giovani e la politica o i vasi incomunicanti

Decisamente interessante l’inchiesta apparsa in tre puntate, al momento, su La Stampa che approfondisce il rapporto tra i giovani e la politica, anzi i partiti.

L’approfondimento è a firma di Giulia Ricci che inaugura decisamente bene il suo rientro a Torino.

Un’inchiesta che avrebbe potuto ispirare Antonioni, il regista dell’incomunicabilità.

Il lavoro parte dall’analisi del numero dei candidati under 40 alle prossime elezioni che vede una percentuale scarsa di giovani in lizza.  Sono solo 87 i giovani su 583 aspiranti consiglieri piemontesi. Appena un 15%, contro il 26% di aventi diritto.

Pochi, anche se a mio parere il punto è capire quanti dei giovani candidati hanno concrete speranze di essere eletti e che supporto hanno dai partiti. In altre parole candidatura concreta o ”estetica”?

L’aspetto però più significativo credo sia il vedere questi due mondi che spesso viaggiano paralleli e non si incontrano. Per fare un esempio: un giovane intervistato chiede alla politica impegno sulla questione ambientale e sul salario minimo. Se andiamo ad esaminare le proposte di almeno tre delle forze politiche in campo (almeno a sinistra) i due temi ci sono tutti. Anzi, sul salario minimo il PD ha attivato una raccolta firme.

Allora il tema, tornando ad Antonioni, è i giovani lo sanno? E se lo sanno, ignorano? Non si fidano?

Personalmente penso che più che non fidarsi, non ci credono. 

Allora provo a ricordare la mia gioventù che qualcuno, tornando al cinema, ha definito bella per provare a fare un raffronto.

La differenza sta nel sogno, sbagliato o giusto che fosse. Allora i giovani sognavano il futuro e lo intravedevano. I partiti, tradizionali o movimentisti, quel sogno e quel futuro te lo facevano intravedere. Un sogno che ebbe il suo momento più bello e significativo quando gli operai di Mirafiori aprirono le porte agli studenti “certificandoli” come compagni di viaggio di uno stesso futuro.

Io credo sia tutto qui. 

PS: nella foto che accompagna questo post l’incontro che l’ANPI Nicola Grosa ha organizzato con i militanti di Extintion Rebellion condotto da Antonio Castagna e l’assessore Francesco Tresso. A proposito di ascolto e di giovani.

 

 

 

Assessore un carabiniere? Vi racconto una cosa

Non è l’abito che fa il monaco e nemmeno la divisa. Ancor meno l’appartenenza al centro sinistra in una giunta, che poi non si capisce da dove inizia il centro e dove comincia la sinistra.

A proposito di divisa e di centro e sinistra vi racconto una storia legata alla mia esperienza in circoscrizione. 

Valentino. 

Furti, scippi, aggressioni. La questione divide la maggioranza in circoscrizione: c’è chi chiede l’esercito a presidiare e chi invece chiede un presidio culturale, sociale e sportivo. Centro (?) e sinistra. 

Nel frattempo un’operazione dei carabinieri guidata dalla locale stazione dei carabinieri porta all’arresto di alcuni personaggi che al Valentino “operavano”.

Centro e sinistra al governo della circoscrizione si recano alla stazione dei carabinieri per ringraziarli per il lavoro svolto.

Saluti di rito, sermoncino della politica che comprende la richiesta di una maggiore presenza di forze dell’ordine, esercito compreso. Io mi metto in disparte.

Sorpresa.

Un capitano dei carabinieri del comando di zona scuote la testa, ringrazia e risponde che no, non servono più forze dell’ordine o esercito. Serve presidio culturale, sociale e sportivo. 

Torno da dove mi ero rintanato in disparte e dico: 

“Capitano, se non avesse la divisa la bacerei. Grazie”.

Visto? 

Per dire che l’abito non fa il monaco e nemmeno la divisa. E che quelli più realisti del re a volte non fanno una bella figura.

L’elenco geniale

 
Questo elenco scritto da Mo Husseini lo trovo di una semplicità geniale.
Con ironia (e anche un po’ di giusta sarcasmo) ci da una lezione. Il post originale lo trovate qui:
Si seguito riporto la traduzione:

Sono un palestinese americano stanco delle persone stupide.

Volevo condividere un elenco (non esaustivo) di 50 fatti utili e indiscutibili sul conflitto palestinese/israeliano.

FATTO N. 1.

Alcuni ebrei sono persone schifose e orribili.

FATTO N. 2.

Alcuni musulmani sono persone schifose e orribili.

FATTO N. 3.

Alcuni cristiani sono persone schifose e orribili.

FATTO N. 4.

Alcuni arabi sono persone schifose e orribili.

FATTO N. 5.

Alcuni americani sono persone schifose e orribili.

FATTO N. 6.

Alcuni israeliani sono persone schifose e orribili.

FATTO N. 7.

Alcuni palestinesi sono persone schifose e orribili.

FATTO N. 8.

Non tutti gli ebrei sono israeliani.

FATTO N. 9.

Non tutti gli israeliani sono ebrei.

FATTO N. 10.

Non tutti gli ebrei sono bianchi.

FATTO N. 11.

Non tutti gli israeliani sono bianchi.

FATTO N. 12.

Non tutti i musulmani sono arabi.

FATTO N. 13.

Non tutti gli arabi sono musulmani.

FATTO N. 14.

Non tutti i palestinesi sono musulmani.

FATTO N. 15.

Non tutti gli arabi sono palestinesi.

FATTO N. 16.

Non tutti i palestinesi sono Hamas.

FATTO N. 17.

I texani non sono arizoniani.

FATTO N. 18.

I tedeschi non sono olandesi.

FATTO N. 19.

I palestinesi non sono giordani.

FATTO N. 20.

Gli egiziani non sono palestinesi.

FATTO N. 21.

Il luogo in cui nasci in realtà non determina nulla di te.

FATTO N. 22.

Il tuo passaporto non rappresenta le tue convinzioni politiche.

FATTO N. 23.

Il tuo governo non è la tua moralità.

FATTO N. 24.

Non a tutti gli ebrei piace il governo israeliano.

FATTO N. 25.

Non a tutti gli israeliani piace il governo israeliano.

FATTO N. 26.

Non a tutti i palestinesi piace il governo palestinese.

FATTO N. 27.

I governi israeliani hanno commesso atti di terrore e violenza contro il popolo palestinese.

FATTO N. 28.

Le organizzazioni palestinesi hanno commesso atti di terrore e violenza contro il popolo israeliano.

FATTO N. 29.

I leader statunitensi fanno cose con cui non sono d’accordo (ad esempio, 2016-2020)

FATTO N. 30.

I leader israeliani fanno cose con cui gli israeliani non sono d’accordo.

FATTO N. 31.

I leader palestinesi fanno cose con cui i palestinesi non sono d’accordo.

FATTO N. 32.

Quello che è successo ai civili israeliani il 7/10 è dannatamente terribile, e Hamas si è guadagnato tutto quello che l’esercito israeliano gli ha riservato.

FATTO N. 33.

Ciò che sta accadendo a Gaza ai civili è fottutamente terribile, e non è la cosa più intelligente da fare per Israele, e alcuni aspetti dell’attività militare israeliana potrebbero essere crimini di guerra, e non deve necessariamente trattarsi di genocidio perché sia ​​tragico.

FATTO N. 34.

Puoi difendere la Palestina senza essere un pezzo di merda razzista e antisemita.

FATTO N. 35.

Puoi difendere Israele senza essere un pezzo di merda razzista e anti-arabo.

FATTO N. 36.

Alle persone piace fare sesso tra loro e talvolta procreano con persone al di fuori della loro tribù.

FATTO N. 37.

Nessuno nel Levante è indigeno. Ogni fottuto impero della storia si è fatto strada nel Levante. Non esiste indiginità pura. E siamo onesti: l’intero pianeta è stato colonizzato dagli ominidi della Great Rift Valley.

FATTO N. 38.

Palestinesi e israeliani condividono il DNA paterno dell’età del bronzo. Sì, anche gli ebrei ashkenaziti.

FATTO N. 39.

Basta con le maledette lezioni di storia su cosa hanno fatto gli israeliti, o cosa hanno fatto gli ottomani, o cosa hanno fatto gli inglesi, o qualsiasi altra cosa. E’ FOTTUTAMENTE IMMATERIALE. C’è un mucchio di merda di cane nel soggiorno. Invece di discutere su quale cane abbia fatto la merda più grande nel soggiorno, magari concentriamoci su come ripuliamo la merda di cane e magari teniamo i cani fuori.

FATTO N. 40.

Chiunque ha il diritto di raggrupparsi e identificarsi come cazzo vuole identificarsi. Quando diventano abbastanza grandi come gruppo, quelle persone hanno il diritto all’autodeterminazione e al rispetto di sé e uno stato in cui possono controllare il proprio destino.

FATTO N. 41.

Che ti piaccia o no l’idea, lo Stato israeliano esiste. Continuerà anche ad esistere finché il popolo ISRAELIANO non deciderà di non volere che esista. La tua opinione su questo argomento (se non sei israeliano) è fottutamente irrilevante.

FATTO N. 42.

Che ti piaccia o no l’idea, prima o poi uno Stato palestinese esisterà e continuerà ad esistere finché il popolo palestinese non deciderà di non volere che esista. La tua opinione su questo argomento (se non sei palestinese) è fottutamente irrilevante.

FATTO N. 43.

Non si può bombardare un popolo fino alla vera sottomissione — il Blitz non ha “ammorbidito” il morale britannico.

FATTO N. 44.

Non puoi combattere una guerra e uccidere il desiderio di sicurezza, libertà e autodeterminazione di un popolo. Puoi soffocarlo. Puoi provare a ignorarlo, ma in un modo o nell’altro dovrai affrontarlo. Questo vale tanto per i miei amici israeliani quanto per quelli palestinesi.

FATTO N. 45.

La soluzione al conflitto in Medio Oriente non sarà trovata su Threads, o TikTok, o nelle strade di qualsiasi città che non si trovi a meno di due ore di macchina dal centro di Gerusalemme.

FATTO N. 46.

Se vuoi essere un alleato dei palestinesi, sentiti libero di continuare a sostenere la pace, la sicurezza e l’autodeterminazione, ma fallo senza disumanizzare o stereotipare israeliani ed ebrei.

FATTO N. 47.

Se vuoi essere un alleato degli israeliani, sentiti libero di continuare a sostenere la pace, la sicurezza e l’autodeterminazione, ma fallo senza disumanizzare o stereotipare i palestinesi, i musulmani e gli arabi.

FATTO N. 48.

Se vuoi solo difendere la pace, cerca di essere una voce a favore della ragione e non infiammare o semplificare eccessivamente una questione già caotica, complicata e profondamente emotiva. Aiuta le persone a trovare un terreno comune e aiuta ad abbassare la temperatura. Puoi essere morale e difendere ciò in cui credi senza essere uno stronzo.

FATTO N. 49.

Sì, una straordinaria democrazia liberale con un unico stato in cui ragazzi e ragazze palestinesi potrebbero scopare ragazzi e ragazze israeliani e fare dei bei bambini, e tutti parlavano ebraico e arabo e eravamo tutti d’accordo sul fatto che hummus e falafel sono deliziosi e i palestinesi e i sufganiyot sono deliziosi e gli israeliani sarebbe fantastico.

Ma questo meraviglioso futuro ha più o meno le stesse possibilità di realizzarsi nel breve termine di quelle che questo palestinese alto un metro e settanta, 53 anni diventasse titolare nei Golden State Warriors (Squatra di pallacanestro USA). 

Una soluzione a due Stati è l’unica praticabile.

FATTO N. 50.

L’hummus è palestinese. Sono irremovibile su questo.

Caro Generale che scrivi cose al contrario

Caro Generale che scrivi cose al contrario ieri me le hai fatte proprio girare le balle.Il tuo mondo al contrario è un mondo di merda, stronzo e disumano.

E secondo me qualche problema lo devi avere. E pure grosso. 

Con quale diritto, con quali esperienze e competenze dichiari che gli studenti a scuola, compresi i disabili, vanno divisi in base alle loro capacità?

Ti racconto una storia personale anche se dubito che riuscirai a capirla. Se vuoi la pubblico al contrario.

C’era una volta un signore che aveva fatto la guerra nel gelo della Russia. Tornò con una ferita che gli salvò la vita e due medaglie. 

Quel signore era di destra come te, anzi forse di più. Aveva però una cosa che a te manca, caro Generale: l’umanità.

Quel signore tornato dalla guerra e abbandonata la divisa iniziò il mestiere più bello del mondo: il maestro.

Nella sua classe c’erano i figli dei braccianti, braccianti anche loro da bambini quando c’era da vendemmiare. C’erano quelli bravi e quelli meno bravi, quelli fortunati e quelli no. 

Io mi ricordo che quel maestro, di destra destra, accolse nella sua classe un bimbo disabile. Ma disabile tanto. 

Lo accolse lui e lo accolsero anche gli altri bambini. Così quel maestro fece scuola insegnando ad accogliere e ad essere accolti.

Vedi caro generale al contrario quel signore accogliendo quel bambino mi ha insegnato a star lontano dai personaggi come te. 

Personaggi come te che detto fra noi mi fanno schifo.

Caro generale verione al contrario

Noa, se fossi una candela nell’oscurità

Qualche anno fa polemizzai “vivacemente” con un’attivista pro Palestina che invitava a boicottare un concerto di Noa a Torino. Gli dissi che era folle, che è assurdo boicottare chi si batte per la pace rischiando carriera e vita.  L’esasperazione, lo schierarsi da tifosi acceca e non aiuta la pace. 
Se da una parte devo stare io sto dalla parte di chi cerca la pace, da entrambi i popoli. Condivido questo struggente accorato e commovente discorso di Noa a Modena prima del suo concerto. Vi prego di ascoltarlo. Sotto alcuni brani significativi.

“…Mi sento tradita dell’umanità che non ha imparato nulla dalla storia e sembra essere in missione suicida.

Mi sento tradita dall’orribile governo che abbiamo in Israele guidato da Benjamin Netanyahu con folli zeloti messianici, partiti che fino a poco tempo fa erano fuori legge, parlamentari corrotti e disonesti ignoranti e falsi tutti pericolosi contro i quali milioni di israeliani hanno protestato da un anno e io personalmente da molti molti anni.  Sono devastata dallo spargimento di sangue dalla sofferenza dagli omicidi e dalla violenza che so che avrebbero potuto essere evitati. Sono pure disgustata dal ridicolo gioco della colpa che non ha senso, Perché la responsabilità ricade su entrambe le parti. Sì, dovremo tutti entrare in empatia con coloro che soffrono. Ma la sofferenza da sola non forgia la giustizia né assolve dal peccato, soprattuto sono scioccata e delusa quando vedo le reazioni distorte in tutto il mondo alle situazione di entrambi israeliani e palestinesi, di coloro che si schierano stupidamente, che rappresentano in bianco e nero una questione complessa e delicata…

Lasciatemelo dire chiaramente a mio avviso l’unica posizione legittima in questo conflitto è condividere la terra santa attuando la soluzione dei due stati non la Palestina a spesa di Israele non Israele a spese della Palestina ma Israele e Palestina fianco a fianco. 

Pace a Gerusalemme.

I miei nemici sono coloro che si oppongono alla coesistenza al rispetto e alla pace in Israele e Palestina e nel mondo i miei partner sono coloro che sostengono questi valori…

Come scrisse il poeta palestinese Mahmoud Darwish
quando pensi agli altri lontani pensa a te e di se solo potessi essere una candela nell’oscurità Vorrei essere una candela nell’oscurità

 

Buon Natale amico mio

La notte di Natale è fatta di universi paralleli.
Ho accompagnato mia sorella e mia nipote dove dormono e tornando ho allungato il percorso.
Sapevo di quest’uomo che passa le sue notti su una panchina.
Questa è la sua casa, lì ci sono tutte le sue cose.
Quando dorme, non lo fa mai del tutto.
Deve controllare che nessuno approfitti.
Non gli ho mai parlato, chissà cosa potrebbe raccontarmi.
Quanti tesori si nasconderanno tra i suoi pensieri.
Ci vorrebbe la magia di conoscerli senza che lui ne parli.
Che la notte di Natale gli scaldi il cuore.

Buon Natale, amico mio, ti auguro una notte serena.

 

Ho provato l’intelligenza artificiale

Oggi giornata pigra, non avevo voglia di fare chissà cosa, giusto curiosare qua e la e leggere. Poi mi è venuta l’idea, la curiosità, di provare ad interagire con quella che viene definita l’intelligenza artificiale entrando su ChatGPT. 

Devo ammettere che è sbalorditivo e nello stesso tempo preoccupante.

Sbalorditivo per la velocità dell’elaborazione delle risposte, della loro neutralità nel giudizio (vedi Gramellini), ma fino ad un certo punto (vedi Orban e Meloni). Preoccupante per le notizie approssimative (vedi San Salvario). Divertente sulle risposte alle storie da inventare (l’ideale per nonni privi di immaginazione).

Poi una botta al mio ego perché non sa chi io sia, ma tutto sommato è meglio così. 

Ecco come è andata, leggete e ditemi cosa ne pensate.

io COSA NE PENSI DI GRAMELLINI?

ChatGPT Non posso esprimere opinioni personali, ma posso darti alcune informazioni su Chiara Gramegna e sui suoi lavori. Chiara Gramegna è una scrittrice e giornalista italiana nota per i suoi romanzi, saggi e articoli. Uno dei suoi romanzi più conosciuti è “Una vita sottile,” che affronta temi come la ricerca di senso nella vita moderna e la lotta contro la solitudine. È importante notare che le opinioni sul lavoro di un autore possono variare da persona a persona, quindi ciò che penso io potrebbe essere diverso da ciò che pensa qualcun altro. Se hai domande specifiche o vuoi discutere di un particolare aspetto del lavoro di Chiara Gramegna, sarò felice di aiutarti ulteriormente.

io TI HO CHIESTO DI MASSIMO GRAMELLINI

ChatGPT Mi scuso per la confusione nella mia risposta precedente. Massimo Gramellini è uno scrittore e giornalista italiano noto per le sue opere e le sue colonne editoriali. È stato redattore capo del quotidiano italiano La Stampa ed è autore di diversi libri, tra cui “Fai bei sogni,” che ha avuto un grande successo. La sua scrittura spesso affronta temi emotivi e personali. Le opinioni sul lavoro di Massimo Gramellini possono variare da persona a persona, ma è un autore rispettato nel panorama letterario italiano. Se hai domande specifiche su Massimo Gramellini o desideri discutere di uno dei suoi libri o articoli, sarò lieto di fornire ulteriori informazioni o rispondere alle tue domande.

io COSA NE PENSI DEL SUO ULTIMO CORSIVO?

ChatGPT Mi dispiace, ma non ho accesso alle informazioni più recenti o alle opinioni personali, in quanto la mia conoscenza è limitata a informazioni disponibili fino a settembre 2021. Non sono quindi a conoscenza del contenuto o dei dettagli del suo più recente articolo o corsivo. Tuttavia, posso dirti che Massimo Gramellini è noto per la sua scrittura riflessiva e ha affrontato una varietà di temi nel corso della sua carriera giornalistica. Se hai un articolo specifico di cui desideri discutere o se hai domande su un argomento particolare, sarò felice di aiutarti nella misura delle mie conoscenze limitate.

io ECCO IL SUO ULTIMO CORSIVO

Elly Schlein ha deciso di non partecipare a «Belve», il programma di interviste condotto da Francesca Fagnani. In realtà, prima aveva deciso di andarci, poi però ha deciso che non era così decisa e alla fine si è decisa: non ci andrà. Salvo diversa decisione, ovviamente. Nulla di drammatico, ma secondo alcuni sarebbe l’ennesimo sintomo di un male atavico della sinistra italiana: l’indecisionismo. Se questo male esiste, bisogna riconoscere che nessun leader politico lo ha mai incarnato meglio di Schlein, che ne offre testimonianze continue, dalla guerra in Ucraina al termovalorizzatore di Roma. Forse persino il suo criticatissimo ricorso all’armocromista dipende dal fatto che da sola non riesce a decidere neanche come vestirsi.

Il decisionismo è dunque di destra? Dipende. La destra dà l’impressione di maggiore risolutezza perché, le rare volte in cui non si limita agli annunci e decide davvero, lo fa d’impulso, senza concertazioni e intermediazioni (per questo si diceva che Renzi fosse di destra già quando era segretario del Pd). Invece la sinistra, almeno nella sua rarissima versione adulta, tende a privilegiare il dialogo con le parti sociali, a volte fino allo sfinimento. In ogni caso, si consulta con gli altri «prima» di decidere. Elly Schlein no. Lei appartiene alla fase adolescenziale della sinistra: prima decide, poi si consulta con chi mette in dubbio la sua decisione e solamente «dopo» la cambia, nel senso che decide di non decidere più.”

ChatGPT Grazie per aver condiviso il brano dell’articolo di Massimo Gramellini. Questo articolo sembra fare riferimento alla decisione di Elly Schlein di non partecipare al programma di interviste “Belve” condotto da Francesca Fagnani e discute l’atteggiamento di Schlein riguardo alle decisioni e alle consultazioni.

Gramellini sembra esprimere una critica nei confronti di Elly Schlein per la sua apparente indecisione e per la mancanza di una chiara strategia decisionale. L’articolo suggerisce che questa indecisione potrebbe essere un sintomo di un problema più ampio all’interno della sinistra italiana, che Gramellini definisce “l’indecisionismo”. L’autore sostiene anche che la sinistra tende a privilegiare il dialogo e la consultazione con le parti sociali prima di prendere una decisione, mentre Schlein sembra decidere in modo più impulsivo e poi consultarsi solo dopo aver preso una decisione.

L’articolo sembra anche suggerire che questa tendenza all’indecisione potrebbe essere un tratto distintivo della sinistra italiana e che Schlein potrebbe rappresentare un esempio estremo di questo comportamento.

È importante notare che l’articolo rappresenta l’opinione di Massimo Gramellini e che le opinioni sulle questioni politiche possono variare notevolmente da persona a persona.

io PERO’ INTANTO GIORGIA MELONI SI ALLEA SEMPRE DI PIU’ CON ORBAN

ChatGPT L’alleanza tra Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, e Viktor Orbán, primo ministro ungherese, è un fatto politico rilevante. Entrambi sono noti per le loro posizioni politiche di destra e nazionaliste, e hanno trovato punti in comune nelle loro visioni politiche. Questa alleanza può avere implicazioni significative per la politica europea, poiché Meloni è una figura politica emergente in Italia e Orbán è una figura di spicco nella politica europea.

Le alleanze tra partiti politici europei sono comuni e spesso si basano su affinità ideologiche o obiettivi comuni. Tuttavia, è importante notare che le alleanze politiche possono essere oggetto di dibattito e controversie, e le reazioni possono variare notevolmente a seconda delle opinioni politiche delle persone. Alcuni vedono queste alleanze come un modo per rafforzare le posizioni politiche comuni, mentre altri possono essere preoccupati per il crescente peso politico di partiti con ideologie nazionaliste o populiste.

In ogni caso, la dinamica tra Giorgia Meloni e Viktor Orbán è un argomento importante nel panorama politico europeo e merita attenzione da parte degli osservatori politici e dei cittadini interessati alla politica.

io QUINDI GRAMELLINI FAREBBE MEGLIO A PARLARE DELLA MELONI E DI ORBAN

ChatGPT La scelta di Massimo Gramellini di focalizzare il suo articolo su Elly Schlein e l'”indecisionismo” all’interno della sinistra italiana è una questione di prospettiva giornalistica e di interesse personale dell’autore. Gli editorialisti e i giornalisti spesso selezionano argomenti basati sulla loro visione personale, sui fatti rilevanti del momento o sugli argomenti che ritengono più rilevanti per il loro pubblico.

Se Gramellini desiderasse affrontare la questione dell’alleanza tra Giorgia Meloni e Viktor Orbán, potrebbe farlo in un articolo separato o in un momento diverso. La scelta di quale argomento trattare in un articolo giornalistico dipende dall’approccio e dall’obiettivo dell’autore.

È importante ricordare che i giornalisti hanno la libertà di selezionare i temi su cui scrivere, e il dibattito politico e le notizie sono spesso ampi e complessi, quindi non è possibile coprire tutto in un singolo articolo. La diversità di opinioni e prospettive nella stampa è un elemento importante della democrazia e del giornalismo. Se sei interessato a leggere articoli o analisi specifiche sull’alleanza tra Giorgia Meloni e Viktor Orbán, potresti cercare articoli da parte di altri giornalisti o commentatori che hanno trattato quell’argomento in particolare.

io COSA SAI DEL QUARTIERE San Salvario DI TORINO?

ChatGPT San Salvario è un quartiere situato nel centro di Torino, Italia. È noto per essere un quartiere multiculturale e vivace con una ricca storia e una varietà di attività culturali, ristoranti, bar e negozi. Ecco alcune informazioni generali sul quartiere San Salvario:

  1. Multiculturalità: San Salvario è noto per la sua diversità culturale. È sede di una comunità multietnica e offre una varietà di cucine internazionali, negozi e mercati che riflettono questa diversità.

  2. Vita notturna: Il quartiere è famoso per la sua vita notturna animata. Ci sono numerosi bar, pub e locali notturni dove puoi divertirti fino a tarda notte. In particolare, la zona intorno a Via Po e Piazza Vittorio Veneto è conosciuta per la sua vita notturna.

  3. Piazza Vittorio Veneto: Questa grande piazza è al centro del quartiere e ospita numerosi eventi culturali, mercati e festival. È un luogo popolare per rilassarsi all’aperto e godere dell’atmosfera del quartiere.

  4. Arte e cultura: San Salvario è anche sede di numerosi spazi culturali, tra cui gallerie d’arte, teatri e centri culturali. Uno dei luoghi più noti è il Cinema Massimo, un’iconica sala cinematografica di Torino.

  5. Parco del Valentino: Questo parco si trova nelle vicinanze di San Salvario ed è uno dei parchi più grandi di Torino. Offre ampi spazi verdi, percorsi pedonali, e il Castello del Valentino, un edificio storico che ospita il Dipartimento di Architettura del Politecnico di Torino.

  6. Stazione ferroviaria di Porta Nuova: San Salvario è situato nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Porta Nuova, una delle principali stazioni ferroviarie di Torino. Questa posizione lo rende un quartiere facilmente accessibile da altre parti della città e da altre destinazioni.

  7. Eventi e festival: Il quartiere ospita diversi eventi e festival durante l’anno, tra cui il Festival del Cinema Africano, Asiatico e Latino Americano (TFF), che attira appassionati di cinema da tutto il mondo.

San Salvario è una parte affascinante di Torino, ricca di storia e cultura, ed è una destinazione popolare sia per i residenti che per i visitatori. È un luogo ideale per esplorare, scoprire ristoranti e caffè unici, e immergersi nell’atmosfera vivace della città.

io I PUNTI 3 E 4 DANNO INFORMAZIONI SBAGLIATE

ChatGPT Mi scuso se le informazioni fornite nei punti 3 e 4 non sono corrette o incomplete. Le informazioni che ho fornito potrebbero non essere aggiornate o potrebbero non riflettere completamente la situazione attuale del quartiere San Salvario di Torino. Le condizioni dei quartieri e le attività possono cambiare nel tempo.

Se hai informazioni più recenti o specifiche sul quartiere San Salvario o se hai domande particolari, sarò lieto di aiutarti ulteriormente o di fornirti ulteriori dettagli su argomenti specifici che ti interessano riguardo a San Salvario o a Torino in generale.

io PIAZZA VITTORIO VENETO NON IN SAN SALVARIO E NEMMENO IL CINEMA MASSIMO

ChatGPT Hai ragione, mi scuso per l’errore nelle informazioni fornite. Piazza Vittorio Veneto non si trova a San Salvario, ma è situata nel centro di Torino, nella zona della Gran Madre di Dio. Inoltre, il Cinema Massimo è effettivamente situato al di fuori del quartiere San Salvario. Grazie per aver corretto queste informazioni. San Salvario è un quartiere a sud-est del centro storico di Torino ed è noto per le sue caratteristiche uniche e la sua vivace atmosfera. Se hai ulteriori domande o hai bisogno di informazioni più accurate sul quartiere San Salvario o su qualsiasi altro argomento, non esitare a chiedere. Sarò lieto di assisterti.

io COSA SAI DELLA MULTIRELIGIOSITA’ DEL QUARTIERE

ChatGPT San Salvario è noto per essere uno dei quartieri più multireligiosi di Torino e dell’Italia. Questa diversità religiosa è il risultato dell’immigrazione e dell’apertura culturale del quartiere. Alcuni dei principali aspetti della multireligiosità a San Salvario includono:

  1. Chiese Cristiane: Nel quartiere sono presenti diverse chiese cristiane, tra cui la Chiesa di San Salvario e la Chiesa di San Bernardino. Queste chiese servono sia la comunità locale che i visitatori.
  2. Moschee: San Salvario ospita alcune delle moschee più antiche di Torino. La presenza di moschee riflette la presenza di una comunità musulmana significativa nel quartiere.
  3. Sinagoga: Il quartiere è anche sede della Sinagoga di Torino, una delle sinagoghe più grandi d’Italia. Questa è una testimonianza della comunità ebraica storica di Torino.
  4. Luoghi di Culto di Altre Religioni: Oltre alle principali religioni monotheistiche, San Salvario ospita luoghi di culto e centri culturali di altre religioni, come l’induismo e il buddismo, che servono le comunità dei fedeli di queste religioni.
  5. Eventi Interreligiosi: Nel quartiere si tengono spesso eventi e iniziative interreligiose, in cui rappresentanti di diverse religioni si riuniscono per promuovere il dialogo, la comprensione e la cooperazione interreligiosa.

La multireligiosità di San Salvario è un riflesso della diversità culturale e della tolleranza presenti nel quartiere. Questa diversità contribuisce alla ricchezza culturale e al tessuto sociale del quartiere, e offre ai residenti e ai visitatori l’opportunità di imparare e interagire con persone di diverse fedi religiose.

io HAI DIMENTICATO LA COMUNITA’ VALDESE

ChatGPT Mi scuso per l’omissione. Hai ragione, San Salvario ospita anche una comunità valdese significativa. La Chiesa Valdese è un gruppo protestante con una presenza storica in Italia, e San Salvario è uno dei luoghi in cui si trova una comunità valdese attiva. La Chiesa Valdese contribuisce alla diversità religiosa del quartiere e alla sua tradizione di tolleranza religiosa. Grazie per aver aggiunto questa informazione importante sulla multireligiosità di San Salvario.

io COME SCRIVERESTI UNA STORIA SUI PIRATI PER BAMBINI?

ChatGPT Scrivere una storia sui pirati per i bambini può essere divertente e coinvolgente. Ecco un breve esempio di come potresti iniziare a scrivere una storia sui pirati per un giovane pubblico:

Titolo: “Le Avventure dei Piccoli Pirati”

C’era una volta una piccola isola nel mezzo dell’oceano chiamata Isola del Tesoro. Questa isola era circondata da acque scintillanti e spiagge dorate, ma nascondeva anche un segreto: un antico tesoro nascosto da generazioni di pirati. Ma questa storia non riguarda i pirati temibili e cattivi; riguarda i Piccoli Pirati.I Piccoli Pirati erano un gruppo di ragazzi coraggiosi che vivevano sull’Isola del Tesoro. Indossavano cappelli da pirata, camicie a righe e avevano occhi scintillanti di avventura. Ogni giorno, esploravano la spiaggia, cercavano conchiglie e facevano castelli di sabbia, ma sognavano anche di trovare il tesoro perduto.Un giorno, mentre scavavano nella sabbia, uno dei Piccoli Pirati, Tommaso, trovò una mappa antica. Era una mappa del tesoro! Con il cuore palpitante di eccitazione, chiamò gli altri Piccoli Pirati: Emma, Luca e Sofia. Insieme decisero di seguire la mappa e partire per l’avventura più grande delle loro vite.Durante il loro viaggio, i Piccoli Pirati dovettero affrontare tempeste, isole misteriose e persino un incontro con un simpatico delfino che li aiutò nella loro ricerca. Ogni sfida li avvicinava sempre di più al tesoro nascosto. Ma alla fine, scoprirono che il vero tesoro non era solo l’oro e le gemme, ma l’amicizia e l’avventura che avevano condiviso insieme.E così, i Piccoli Pirati tornarono a casa con il tesoro nel loro cuore e ricordi che avrebbero tesoro per sempre. E mentre guardavano il tramonto sull’Isola del Tesoro, sapevano che ogni nuovo giorno era un’avventura pronta ad essere vissuta.Questa è solo un’idea di come potresti iniziare a scrivere una storia sui pirati per i bambini. Puoi sviluppare ulteriormente la trama, introdurre personaggi interessanti e creare sfide avventurose per i tuoi giovani pirati. L’importante è mantenere un tono leggero e divertente, adatto al pubblico dei bambini.

io MI AIUTI A SCRIVERE UNA STORIA WESTERN PER BAMBINI?

ChatGPT Certamente, posso aiutarti a scrivere una storia western per bambini. Ecco un’inizio:

Titolo: “I Piccoli Cowboy e il Segreto del Deserto”

C’era una volta, nel selvaggio West, una piccola città chiamata Rodeo Springs. In questa piccola città vivevano dei piccoli cowboy e cowgirl, ognuno con un nome speciale e un grande sogno.Il piccolo Jim era il cowboy più coraggioso di Rodeo Springs. Indossava sempre un cappello da cowboy gigante che gli scivolava sugli occhi. Il suo sogno era cavalcare un vero toro da rodeo.La piccola Lucy, invece, era una cowgirl con un grande cuore. Aveva sempre un fazzoletto colorato legato intorno al collo e sognavi di diventare una vera stella del rodeo con i suoi inseparabili lacci al posto degli speroni.Un giorno, mentre erano nel saloon di Rodeo Springs, un vecchio cowboy chiamato Nonno Bob raccontò loro una storia avvincente. Disse che nel cuore del deserto c’era una grotta segreta che nascondeva un misterioso tesoro. Si diceva che il tesoro potesse rendere reali i sogni di chiunque lo trovasse.I piccoli cowboy e cowgirl sapevano che questa era l’opportunità che stavano aspettando. Si riunirono, montarono i loro piccoli pony, e partirono alla ricerca del tesoro nel deserto.Durante il loro viaggio, dovettero affrontare sfide come un branco di cactus minacciosi, un fiume impetuoso e persino una tempesta di sabbia terrificante. Ma la loro determinazione e il loro spirito da cowboy li portarono avanti.Finalmente, dopo molte avventure, trovarono la grotta segreta nel cuore del deserto. Dentro, trovarono una cassa antica, piena di oggetti magici. Lucy trovò un paio di speroni magici che potevano far danzare anche il più pigro dei cavalli, e Jim trovò un laccio speciale che poteva catturare qualsiasi cosa.Tornarono a Rodeo Springs come eroi e usarono i loro nuovi oggetti magici per aiutare la loro città. Jim finalmente riuscì a cavalcare un toro da rodeo e Lucy diventò la stella più brillante del rodeo, grazie ai suoi speroni magici.E così, i piccoli cowboy e cowgirl di Rodeo Springs impararono che il vero tesoro era l’amicizia e il coraggio. E anche se il deserto nascondeva segreti, il più grande di tutti era il segreto della loro forza e della loro amicizia.Questa è solo una base per la tua storia western per bambini. Puoi sviluppare ulteriormente la trama, introdurre nuovi personaggi o aggiungere altre avventure nel selvaggio West. L’importante è mantenere un tono divertente e adatto ai bambini, con un messaggio positivo alla fine.

io AGGIUNGI UN CAVALLO

ChatGPT Certamente, ecco una versione dell’inizio della storia western con un cavallino:

Titolo: “I Piccoli Cowboy, il Segreto del Deserto e il Piccolo Cavallino Selvaggio”

C’era una volta, nel selvaggio West, una piccola città chiamata Rodeo Springs. In questa piccola città vivevano dei piccoli cowboy e cowgirl, ognuno con un nome speciale e un grande sogno.Il piccolo Jim era il cowboy più coraggioso di Rodeo Springs. Indossava sempre un cappello da cowboy gigante che gli scivolava sugli occhi. Il suo sogno era cavalcare un vero toro da rodeo.La piccola Lucy, invece, era una cowgirl con un grande cuore. Aveva sempre un fazzoletto colorato legato intorno al collo e sognavi di diventare una vera stella del rodeo con i suoi inseparabili lacci al posto degli speroni.Un giorno, mentre erano nel saloon di Rodeo Springs, un vecchio cowboy chiamato Nonno Bob raccontò loro una storia avvincente. Disse che nel cuore del deserto c’era una grotta segreta che nascondeva un misterioso tesoro. Si diceva che il tesoro potesse rendere reali i sogni di chiunque lo trovasse.Ma c’era un altro segreto che Nonno Bob rivelò loro. Nelle profondità del deserto, viveva un piccolo cavallino selvaggio chiamato Silver. Silver era un cavallino magico con una criniera scintillante come le stelle notturne.I piccoli cowboy e cowgirl sapevano che questa era l’opportunità che stavano aspettando. Si riunirono, montarono i loro piccoli pony, e partirono alla ricerca del tesoro nel deserto. Lungo il cammino, si imbattono in Silver, il piccolo cavallino selvaggio.Silver aveva bisogno di aiuto e decide di unirsi all’avventura. Il suo spirito libero e il suo coraggio sarebbero stati preziosi per la missione.Durante il loro viaggio, dovettero affrontare sfide come un branco di cactus minacciosi, un fiume impetuoso e persino una tempesta di sabbia terrificante. Ma la loro determinazione e il loro spirito da cowboy li portarono avanti, con Silver che si dimostrò un grande alleato.Finalmente, dopo molte avventure, trovarono la grotta segreta nel cuore del deserto. Dentro, trovarono una cassa antica, piena di oggetti magici. Lucy trovò un paio di speroni magici che potevano far danzare anche il più pigro dei cavalli, e Jim trovò un laccio speciale che poteva catturare qualsiasi cosa.Tornarono a Rodeo Springs come eroi e usarono i loro nuovi oggetti magici per aiutare la loro città. Jim finalmente riuscì a cavalcare un toro da rodeo e Lucy diventò la stella più brillante del rodeo, grazie ai suoi speroni magici. Silver trovò una nuova casa tra i piccoli cowboy e cowgirl, dove poteva correre libero e felice.E così, i piccoli cowboy e cowgirl di Rodeo Springs impararono che il vero tesoro era l’amicizia, il coraggio e l’aiuto di un piccolo cavallino selvaggio. E anche se il deserto nascondeva segreti, il più grande di tutti era il segreto della loro forza, della loro amicizia e dell’amore per Silver.Spero che questa versione con il cavallino renda la storia ancora più avvincente per i bambini! Puoi continuare a sviluppare la trama e introdurre altre avventure e momenti speciali con Silver lungo il percorso.

io CONOSCI AUGUSTO MONTARULI?

ChatGPT Mi dispiace, ma non ho accesso a informazioni personali su individui a meno che non siano personaggi pubblici noti e le loro informazioni siano disponibili pubblicamente. Augusto Montaruli non sembra essere una figura pubblica notevole nella mia base di conoscenza fino al mio ultimo aggiornamento nel settembre 2021. Se hai domande specifiche o hai bisogno di informazioni su una persona con questo nome, ti consiglio di cercare ulteriori dettagli online o di fornire ulteriori dettagli per ottenere una risposta più precisa.

PS: nell’immagine in evidenza un mito della mia infanzia, il geniale Mac Ronay  (guardalo qui)

Riproponete il PIA

La giunta comunale (assessora Pentenero e assessore Chiavarino) ha deliberato alcune modifiche al regolamento per l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande degli esercizi pubblici al fine di ridurre gli effetti negativi della movida. 

In sintesi le modifiche riguardano le nuove aperture di locali che non potranno avere una superficie al loro interno inferiore a 75 metri quadrati (anziché gli attuali 50).  Questo oltre ad altre disposizioni che potete leggere qui.

Le zone coinvolte sono San Salvario, Santa Giulia, Vanchiglia e tra piazza Vittorio e corso Regio Parco.

Va bene, anzi benino. Benino perché è comunque un segnale importante ma riguarda solo le future aperture o trasformazioni. 

Benino perché inciderà poco o nulla sulla situazione del quartiere (mi riferisco a San Salvario non conoscendo le altre realtà cittadine).

Nella mia attività di consigliere di circoscrizione proposi un cambiamento sostanziale sulla questione. Più coraggioso e soprattutto più di visione utilizzando gli strumenti che i regolamenti mettono a disposizione.

Ci stavamo quasi riuscendo trovando la collaborazione dell’allora assessora Ilda Curti, purtroppo si era a fine mandato e la successiva amministrazione pensava a San Salvario quartiere del bere (cit. assessore Sacco).

Nel corso del mandato successivo proposi (odg approvato) un concorso di idee per dehors ispirandomi quanto realizzato in un comune del Salento (leggi qui).

L’assessore Sacco era ancora con il bicchiere in mano.

Ero e sono convinto che la questione movida si risolva con un progetto legato al territorio e alle sue potenzialità, e qui sono molte. Ero e sono convinto che la bellezza aiuta a mettere ordine e fa bene ai residenti e al territorio. Ero e sono convinto che ciò che si implementa nei quartieri aulici (in centro) possa, anzi deve, essere adottato anche in periferia. Leggete quanto sopra come un invito da normale cittadino all’attuale giunta e consiglieri di circoscrizione perché tornino sulla questione. 


 Definizione di PIA

“Il PIA definisce dimensioni ed estetica dei dehors, all’articolo 8 recita così Il Progetto Integrato d’Ambito (P.I.A.) è uno strumento per la gestione e l’indirizzo dell’uso del suolo pubblico mirato ad un preciso ambito ovvero in luoghi ritenuti rilevanti all’interno del sistema urbano. Esso stabilisce parametri progettuali e tipologici costitutivi dei dehors, dei padiglioni e dei relativi arredi e costituisce uno dei mezzi per poter ottenere il miglioramento dell’immagine e dell’identità urbana, nonché un buon risultato della qualità dello spazio pubblico.”

Articolo 8 – Progetti Integrati d’Ambito 

dal regolamento: DISCIPLINA DELL’ALLESTIMENTO DI SPAZI E STRUTTURE ALL’APERTO SU SUOLO PUBBLICO, O PRIVATO AD USO PUBBLICO, ATTREZZATI PER IL CONSUMO DI ALIMENTI E BEVANDE ANNESSI A LOCALI Dl PUBBLICO ESERCIZIO DI SOMMINISTRAZIONE

Il Progetto Integrato d’Ambito (P.I.A.) è uno strumento per la gestione e l’indirizzo dell’uso dello spazio pubblico di un definito ambito e/o di luoghi ritenuti rilevanti per valori storici-ambientali o per promozione turistica e commerciale all’interno del sistema urbano. Esso stabilisce parametri progettuali e tipologici costitutivi dei dehors, dei padiglioni e dei relativi arredi e costituisce uno dei mezzi per poter ottenere il miglioramento dell’immagine e dell’identità urbana, nonché un buon risultato della qualità dello spazio pubblico.

2.   La Giunta Comunale, sentite le Associazioni di Via dei Commercianti ed Artigiani, regolarmente iscritte nell’apposito Albo ove esistenti, ovvero le Associazioni di categoria maggiormente rappresentative, può approvare progetti integrati d’ambito relativamente agli insediamenti commerciali contenenti anche indicazioni circa le strutture e gli arredi dei dehors ovvero dei padiglioni.

Link:

http://www.comune.torino.it/arredourbano/spazio-pubblico/pia/index.shtml

https://servizi.comune.torino.it/consiglio/prg/documenti1/atti/allegati/201900672_1tc.pdf

Voto dove vivo…

Leggo sulla newsletter del Diario Politico del Corriere della Sera, a firma Giulia Ricci, che la proposta di legge che avrebbe consentito ai fuori sede (studenti, ricoverati, lavoratori) di esercitare il diritto di voto anche nella residenza temporanea è stata delegata al governo che avrà un anno e mezzo di tempo per tramutarla in legge. Poi ci saranno da scrivere i decreti attuativi… campa cavallo.

Per certo si sa che, se messa in pratica varrà solo per le elezioni europee e per i referendum.

Di fatto con i tempi che si sono dati non sarà possibile per i “fuorisede” esprimere il voto alle prossime europee. 

Non sarà comunque possibile esprimere il voto alle politiche e alle amministrative. Un diritto negato a tutti gli effetti. Anzi il diritto negato.

Salvo se indagini demoscopiche non siano favorevoli a chi governa ora, in quel caso vedrete che accelereranno i tempi. Quello ormai siete/siamo: fette di mercato e non elettori ed elettrici che reclamano un diritto costituzionale.

 

La mobilità nelle cittadine pugliesi: istruzioni semiserie

Camminare e guidare nelle cittadine pugliesi è come essere parte di una commedia teatrale. Le strade sono il palcoscenico e tu sei, a piedi o in auto, uno degli attori.

Cominciamo dai pedoni.

Il marciapiede è poco usato, a volte impossibile: perché è stretto ma soprattutto perché è usato per altro. Ci sono: lo stendino con la roba ad asciugare, le cassette della frutta e della verdura, ma soprattutto le sedie del “salotto” dove chiacchierare quando si fa sera.

I pedoni passeggiano e si muovono per strada, attraversano dove vogliono e non dove devono. Se si incontrano dei pedoni che si conoscono, a prescindere da dove siano, si fermano a salutare e fare due chiacchiere. 

Le auto aspettano oppure fanno manovra. Salvo che non conoscano i pedoni e in quel caso la chiacchiera si allarga, diciamo così.

Le biciclette

Sono tante, molte a velocità assistita (fa caldo), girano ovunque e comunque. Con calma, che fretta c’era maledetta primavera. Non manca il cestino, dietro o davanti, abbastanza grande da metterci un’anguria come minimo.

Le auto

Ne vedi di tutti i tipi, marche e annata. Bello sarebbe un gemellaggio con il museo dell’auto di Torino. Capita di incrociare un furgone della nazionale di bob o un vecchissimo pulmino Fiat dell’esercito degli anni settanta.

Le corsie ci sarebbero, ma si viaggia nel centro della carreggiata. Quando arriva un’auto nella direzione opposta si fa una sorta di giro di valzer: uno va a destra e l’altro a sinistra. La direzione di marcia non è determinante.

Agli incroci si naviga a vista, passi tu? Passo io? Vabbè passa tu. Funziona.

Spesso capita che i guidatori si conoscano e nel mezzo dell’incrocio può esserci un saluto veloce oppure una chiacchierata prolungata che inizia con  “tutt’appost? Tutt’appost!”. E dietro si aspetta con serenità, vedi mai che li conosci.

Il parcheggio

Naturalmente ci sono strisce blu e bianche, ma i pugliesi si fermano dove si devono fermare non dove si possono fermare. Di traverso, in doppia fila non importa. Io là devo andare e là mi fermo.

Tutto con la massima serenità. Se senti strombazzare non è per metterti fretta, è per salutare qualcuno. 

Insomma se guidate nelle cittadine (che poi tanto “ine” non sono) pugliesi prendetela con filosofia. Siete attori di una pièce teatrale. E poi, siete in vacanza…  prendetela come viene. 

Evviva la Puglia!

Cercate di capirmi, sono mezzo pugliese.

PS: i gatti sono randagi, ma l’impressione è che i veri randagi siano gli umani.

E’ lì che guardo davvero

Io qui ci vengo tutti i giorni, mi siedo sulla panchina e guardo il panorama. Laggiù c’è Martina Franca e a destra Locorotondo. In basso, alla fine della discesa c’è il mio trullo. E’ lì che guardo davvero. Quello era il sogno mio e di mia moglie. Adesso mia moglie non c’è più e io la guardo, la vedo, da qui. 

Mia moglie che era “furlana”, l’avevo conosciuta a Trieste dove vivo. Qui vengo quando sento la nostalgia più di lei che del paese.

Ero un ragazzo quando decisi di partire. Un passaggio da un camionista di qui che mi portò fino a Padova, in treno poi fino a Trieste. Qualche giorno da sbandato, non sapevo come e cosa fare. Un signora mi prese a benvolere ed iniziava un’altra vita.

Ma io qui ci vengo, in macchina da Trieste, quando sento la nostalgia. Mi fermo due o tre mesi e tutti i giorni sono qui a guardare il mio trullo e rivedo mia moglie. Era “furlana” ma il trullo era il suo sogno.

La bellezza di questa storia raccolta chiedendo un’informazione è il sogno realizzato, è la nostalgia di quel sogno.

Non tutti possono guardare un panorama e sentire nostalgia, per fortuna quel signore gentilissimo, cui ho dimenticato di chiedere il nome, può farlo. E gli auguriamo di farlo ancora per molto. Con un po’ di tristezza ma può farlo.

C’è chi non potrà mai farlo, c’è buio in fondo al mare e non si vede il panorama.

La movida commedia

Tempo fa avevo scritto che la questione movida spunta sempre a inizio estate puntuale (ieri, 21 giugno) come la bagna caòda in autunno.

Un anno sono i bangla da chiudere ad una certa ora, un anno sono le chiusure dei locali ad una certa ora. Fresca di ieri è la notizia che i locali devono assumere gli “steward” con pettorine gialle, che meglio sarebbe dire buttafuori o buttapiùinlà.  E già qua vedo nascere una nuova specialità olimpica che vede in gara i buttafuori dei locali nel palleggiare con i clienti molesti: vince chi ne butta di più nel locale concorrente.

Anche questo provvedimento va nell’elenco del capitolo “Abbiamo provato a fare qualcosa” che nel caso di ricorsi in tribunale diventa un’attenuante.

Da ex consigliere di circoscrizione avrei un elenco di proposte in qualche cassetto, proposte che nascono prima di tutto dalla conoscenza del quartiere e dalle sue potenzialità (che sono enormi). 

Dal PIA dedicato, al codice etico per la vendita di bevande alcoliche, alla ZTL notturna, alle linee star di quartiere, all’incentivazione dell’utilizzo dei parcheggi in struttura…

Intanto proseguono le offerte speciali dei chupito. 

Intanto sui marciapiedi del quartiere…


I pensierini della domenica


  • Manifestazione NOTAV in Francia, intanto sulle autostrade aumenta il traffico dei TIR. Sull’A4 Torino-Milano il numero medio giornaliero dei Tir è pari a 13.432, sull’A4 Milano-Brescia è di 26.108 (quasi il doppio) e sul tratto dell’A4 Brescia-Padova è di 28.795 (più del doppio). Più che di NOTAV ci servirebbero dei NOTIR.
  • Ancora un drammatico naufragio nel mediterraneo, si parla di 600 morti tra i quali molti bambini. La sinistra, giustamente, si mette in lutto. Quando lo elaborerà il lutto non è dato saperlo.
  • Vogliono intitolare una piazza a Berlusconi, giusto! E’ stato il più grande piazzista di tutti i tempi.
  • Bellissimo il Pride a Torino. Una curiosità: quanti dei partecipanti hanno votato alle ultime elezioni? Così per capire.
  • Il PD presenta in Senato e alla Camera una proposta di legge per consentire a chi, per studio salute lavoro sport, è lontano dalla propria sede elettorale di poter esprimere il voto. Domanda? Quanti dei diretti interessati lo sanno?
  • Vogliamo la pace. Giusto, ci mancherebbe. Vogliamo anche bene alla mamma, no? Ma un minimo di empatia verso chi viene bombardato? Verso chi subisce la ferocia dell’invasore? E, anche, verso chi cerca con un coraggio pazzesco di opporsi al regime di Putin? Un ragionamento un po’ più complesso per costruirla davvero la pace?
  • Torna a casa Lassie! E’ tornato Beppe Grillo, il responsabile marketing dei 5 Stelle ha capito che serve ancora il comico. I Fratelli Marx mi mancano da morire.
  • E’ in vendita un CD con le musiche che amava Beppe Fenoglio, una tiratura limitata non in vendita ma che trovate al centro studi su offerta, il ricavato verrà destinato ad un’associazione culturale dell’Emilia Romagna che ha subito gravi danni dall’alluvione. Ne ho presi tre, due da regalare.
  • Il cappero sul balcone ha iniziato a fiorire, è bellissimo. 

Ai saggi preferisco la narrativa

Per capire e imparare preferisco un romanzo ad un saggio. La narrativa ti coinvolge, tramette empatia e ti insegna di più. Ci si immedesima nei protagonisti.

Pensate a quello che per me è il romanzo più toccante sulla Resistenza, L’Agnese va a morire; pensate a Fenoglio. A Rigoni Stern. A Roman Gary e il suo Educazione Europea. A Primo Levi. E se andiamo più lontano nella storia a Lussu e a Remarque.

I libri che ho citato ce lo hanno raccontato dopo, anni dopo, il vissuto dei protagonisti. Il vissuto, per la mia generazione, dei nostri genitori.

Adesso c’è un nostro vissuto che ci coinvolge da spettatori non molto lontani: la guerra in Ucraina. 

Una guerra raccontata, si fa per dire, essenzialmente dai talk show dove più che la guerra conta se quello che si dice fa perdere o guadagnare punti percentuali nelle previsioni di voto. Peggio ancora discussa sui social dove i però e i ma anche abbondano e sono quasi tutti eminenti politici, storici di chiara fama e strateghi militari.

Io ho bisogno del racconto, dell’empatia per prendere parte. Per essere di parte.

Il racconto dell’allarme aereo sul cellulare di una signora ucraina in Italia, e la disperazione quando lo riceve.

Il romanzo che racconta ciò che succede, non a Zelensky, ma alle persone.

Le strade ghiacciate, il cibo raccattato, la benzina che sta finendo, il posto di blocco. Il missile che squarcia un palazzo. La cantina che è rifugio. La babushka isolata nella casa di campagna.

Solo un racconto diretto di chi subisce quella guerra di invasione oppure un romanzo può raccontare questo. Adesso e non dopo anni. 

Il romanzo, un reportage in forma narrativa, La neve di Mariupol di Monica Perosino lo fa. Mentre lo leggi, se mai avevi qualche dubbio, sai da che parte stare. Dalla parte di chi muore e soffre.

Ve lo consiglio. Aiuta a leggere questa guerra con quell’umanità che a volte sembra si sia persa.

Info sul libro: https://anpinicolagrosa.it/2023/06/11/la-neve-di-mariupol/

Torno sui miei passi

Torno sui miei passi, sulla via del Rock and roll come cantava il molleggiato.

Torno sui miei passi dopo aver votato alle primarie al secondo turno, quelle aperte agli elettori, per Elly Schlein.

Torno sui miei passi dopo aver letto insulti e sottintesi sulla sua origine ebraica, di più  ashkenazita, sul voto inquinato, sulla sua famiglia borghese… 

Torno sui miei passi perché a questo punto non basta il beau geste del recarsi a votare alle primarie.

Torno sui miei passi che non è un grande sforzo atletico, giusto a due passi casa mia. 

Per dare una mano se serve, perché ora serve. Anche il rock and roll. 

Torno sui miei passi, se mi volete.

 

Caro Massimo Giannini

 

Caro Massimo Giannini,

Lei mi è simpatico, condivido molto di ciò che scrive, le ho pure regalato un manifesto che ha apprezzato, ed è per questo che mi permetto di scriverle.

Le scrivo da uomo di sinistra, da ex iscritto al Partito Democratico. 

Le scrivo perché trovo i suoi siparietti con quella “sagoma” di Fazio di cattivo gusto, offensivi direi. Offensivi per i molti militanti e simpatizzanti di quel partito che si stanno adoperando per quel percorso, forse discutibile ma sicuramente democratico, che sono le primarie.

E non c’è niente da ridere. Insomma Piantla lì!, come si dice qui in Piemonte. 

Quel partito, in crisi è vero come è in crisi tutta la politica e come sono in crisi le istituzione ad esclusione di Mattarella e del Papa, forse. Quindi per piacere fate meno sorrisini e battutine. Fatele se proprio volete al bar della RAI.  Anche perché se dalle parti del PD non se la passano bene non è che da dalle sue ve la passiate meglio. Neh? 

Provi ad immaginare Cuperlo, Bonaccini e Schlein (in ordine di età) fare battutine e sorrisini nel corso di un dibattito sulla crisi de La Stampa (in particolare ed in generale) che in un anno ha perso dieci mila copie di vendite. Non da un milione (1.000.000) a novecentonovantamila (990.000) ma da settansettemila (73.000) a sessantasettemila (63.000). Pensi che i bar a Torino sono più o meno 5.000. Per dire. E non mi venga a dire i social, è cambiato il mondo… lo so. 

A Fazio, quando lo incontra, dica che ha bisogno del Papa per alzare l’audience, un miracolo. Quindi non ha niente da ridere nemmeno lui. In una nicchia sta. 

Insomma, caro direttore, non stiamo bene in generale in molti: noi, lei e Fazio e pensi che non fa più ridere nemmeno Berlusconi. 

Con affetto, stima, tanti auguri e un sorriso come da copione.

Augusto Montaruli

PS: comunque, a forza di sorrisi, mi ha quasi convinto ad andare a votare al secondo turno delle primarie. 

L’ex Cacao, facciamo come a Malaga e altrove

 

Visitando Malaga ho visto un bellissimo anfiteatro nel parco pubblico che costeggia il mare della città andalusa. Quando non ci sono spettacoli le persone si siedono sulle panche per prendere il sole, leggere e chiacchierare.

Vedendolo ho ricordato una proposta che feci in veste di consigliere di circoscrizione che chiedeva la trasformazione dell’area utilizzata a suo tempo dal Cacao proprio in un anfiteatro. Come nei parchi di molte città. Pensate solo all’utilizzo che ne potrebbero la futura Biblioteca Civica o il nuovo insediamento del Politecnico, per dirne due.

All’epoca non ricevetti risposta anche se la proposta, in prima battuta come articolo del blog che potete leggere qui: E se il Cacao diventasse meravigliao? , e in seguito formalizzata come interpellanza (qui la potete leggere) era obbligatorio darla. Poiché chiedere è lecito e richiedere è ancor più lecito quando non si riceve risposta, a mo di Cirano de Bergerac: io richiedo!

Perché non trasformare l’ex Cacao in un teatro all’aperto come nei più grandi parchi cittadini? Farebbe bene alla città e ai cittadini. Non credete?

 

Caro Augias, grazie però…

 

Ieri, a caldo e con la voglia di andare a leggere e poi dormire, ho definito la puntata che Augias ha dedicato a Torino un bignami con molte lacune.

Per carità, meglio che niente, ma in sostanza Augias ha prodotto una sorta di guida per turisti frettolosi. Torino merita molto di più.

Le lacune sono da matita rossa, caro Augias.

Si può parlare di Salgari e non citare De Amicis?

Si può raccontare Primo Levi e non gli altri: Pavese, Ginzburg, Carlo Levi, Eco….Le case editrici a partire dall’Einaudi.

Si può raccontare la Sindone e non i santi sociali. Oppure non raccontare di un quartiere dove musulmani, ebrei, cattolici e valdesi convivono e collaborano. Anche con la società civile e laica? Cosa rara se non unica di questi tempi.

Anedotto. Anni fa ero a Roma per lavoro e di sera cercavo un ristorante in centro quando incontro uno studente messicano. Lo studente, quando gli dico che sono di Torino e mi aspettavo mi citasse la Fiat e la Juventus, mi dice “la città di Don Bosco”.

E poi perché non raccontare, a proposito del Grande Torino, delle persecuzioni razziali del suo allenatore e di Bruno Neri?

Si può parlare di Agnelli e non citare le lotte sindacali, la Resistenza, la difesa della fabbrica. L’immigrazione che ha cambiato il volto della città. Almeno Di Nanni…

Si può parlare di Agnelli e non di Gualino? 

Si può non raccontare il cinema nato in questa città? Se Augias vuole lo porto a Grugliasco o a sedersi sulla poltrona di Cabiria all’Ambrosio.

E Drovetti? Come si fa a non citarlo quando racconti l’Egizio?

E perché non dire che le residenze sabaude sono patrimonio UNESCO dell’umanità.

Vabbè, direbbe una mia amica, da uno come Augias mi sarei aspettato di più.

Il lavoro di Augias è servito sicuramente ad incuriosire potenziali turisti, ma non ha ridato quell’orgoglio di essere torinesi che non c’è più. L’ultima volta fu quando si celebravano i 150 anni dell’unità d’Italia.

Per l’orgoglio occorre altro. Molta politica e credo un museo dedicato alla città, che la racconti tutta. Che racconti la città e i torinesi. Ci farebbe molto bene. 

Ps: Caro Augias conosce, per citarne uno, Caponetti? 

 

 

Valentino sì Valentino no… la terra dei…

dal sito https://bryantpark.org

E’ un classico ormai, la tendenza a dividersi e fronteggiarsi sulle questioni come in un bel western tradizionale: agricoltori e coltivatori; sceriffi e Jessie James.

Succede tra ciclisti e automobilisti, succede ora tra “parcovalentinistipuri” e “parcovalentinistifacciamocosebelle”.

Nessuno, e mi spiace, tiene conto di cosa succederà al Valentino: Torino Esposizioni sarà sede di un campus universitario e della nuova biblioteca civica. Questa dovrebbe essere la premessa e la base di qualsiasi discussione sul futuro e sull’utilizzo del parco.

Forse qualcuno che mi legge è stato a New York e se non si è fermato solo a Time Square avrà visto Bryant Park. Bryant Park è un parco urbano tra i grattacieli e la neoclassica biblioteca civica di New York. Lì succede di tutto: reading, cinema all’aperto, campo di pétanque, ballo, corsi di ginnastica… Leggete qua: https://bryantpark.org/programs

A Central Park c’è un teatro (anfiteatro) dove si esibiscono musicisti e compagnie teatrali. 

New York, ma potrei riportare gli esempi di altri parchi cittadini di città di tutto il mondo.

Al Valentino sarà inevitabile e auspicabile la sinergia tra campus e biblioteca e gli spazi esterni possono, devono, essere il luogo dell’incontro e delle iniziative. 

Al Valentino “giace” inutilizzato l’ex Cacao, potrebbe diventare un anfiteatro all’aperto. 

Teatro in Central Park – foto dal sito https://publictheater.org

Se si partisse da questi presupposti forse la discussione avrebbe un minimo di visione.  Nel frattempo però cominciate con il togliere le auto da TUTTO il Valentino e definite quali aree del parco sono totalmente da proteggere.

Ne scrivo da cittadino e da ex consigliere che in passato ci ha provato a sollevare la questione. Con scarsi risultati lo ammetto, ma sono testardo e ottimista. E forse dovrei andare a fare una vacanza disintossicante a Fiuggi.

Bryant Park e la civica 

http://augustomontaruli.it/blog/2014/07/13/bryant-park/

Cacao:

http://augustomontaruli.it/blog/2018/07/27/e-se-il-cacao-diventasse-meravigliao-%E2%80%A8/

http://augustomontaruli.it/wp-content/uploads/2018/09/MOZIONE-CACAO.pdf

Auto al Valentino e altro:
http://augustomontaruli.it/blog/2018/10/04/ordine-del-giorno-e-consiglio-aperto-sul-valentino/


Gli studenti e le studentesse di fuori

Quando mia madre accoglieva ospiti faceva loro vedere l’appartamento: qui il bagno, questa è la cucina, la camera da letto, questo è il mobile della nonna e questo è il quadro cui siamo affezionati… 

Qualche giorno fa fumando una sigaretta in balcone ho fatto due chiacchiere con uno studente fuori sede che alloggia al piano di sopra, anche lui fumatore. Studia all’Isef e le due compagne di alloggio frequentano psicologia e scienza delle comunicazioni. Non conoscono la città e il quartiere in cui vivono. 

A fine chiacchierata ci siamo scambiati il numero di telefono. Gli ho detto che nel caso servisse qualcosa di chiamarmi e che gli avrei mandato qualche informazione sul quartiere.

Oggi gli ho scritto. Una descrizione di San Salvario molto in sintesi e qualche luogo da frequentare: la biblioteca, la casa del quartiere, il Polo Lombroso, l’associazione di studenti universitari… qualche sito e naturalmente la pasticceria Zichella.

Mi ha risposto nel linguaggio sintetico ma efficace tipico di chi è molto giovane: “Grazie mille, una figata!”

Perché racconto questo? Perché quando si accolgono ospiti bisogna fare come faceva mia madre. 

Sarebbe davvero un bel modo di accogliere queste ragazze e ragazzi che “arrivano da fuori” dare loro un carnet di accoglienza: un volumetto descrittivo del quartiere e dei servizi, dei luoghi da frequentare nel quartiere in cui vanno a vivere, biglietti di ingresso omaggio nei cinema, nei teatri e nei musei. 

E’ un modo per ringraziarli per aver scelto la nostra città per studiare e per offrirgli nel contempo alternative alla movida (che si attenua anche così).

Giusto una piccola proposta per la giunta della città e delle circoscrizioni. 

Il resoconto del consigliere

Vi propongo un breve resoconto del mio impegno da consigliere di circoscrizione alla otto. Per approfondimenti sono come sempre a disposizione.

L’appartenenza

In questa consiliatura, come la precedente, sono stato eletto nelle file del PD. Ne sono uscito mantenendo un rapporto leale e collaborativo. In seguito ho fatto gruppo politico con Omar Suad prima come LeU e infine, essendo entrambi iscritti, come Articolo 1. 

La maggioranza

Lo scorso dicembre con Omar Suad abbiamo deciso di uscire dalla maggioranza, lo abbiamo deciso perché ci sentivamo, per alcuni, di troppo e all’ennesimo “tranello” abbiamo salutato (qui le motivazioni). L’aspetto triste di questa vicenda è la mancanza di motivazioni politiche reali perché rari sono stati i confronti costruttivi tra i gruppi politici.  Nonostante questo siamo restati collaborativi e comunque leali anche con chi non è stato leale con noi. Signori si nasce e signori si esce quando non si è più graditi.

L’impegno

Sono stato il consigliere che ha presentato più atti in consiglio in questi cinque anni dopo Alessandro Lupi. Ho presentato molte interpellanze e nonostante l’obbligo di risposta alcune sono state ignorate dalla giunta Appendino. Anche le proposte (ordini del giorno) votate sono state “snobbate” dalla giunta, un atteggiamento che dimostra la mancanza di approccio politico della giunta 5 Stelle composta più che altro da tecnici privi di visione. Proposte sulla mobilità, sui dehors, sulle fragilità andavano almeno esaminate e prese in considerazione. Quando grazie a Mimmo Carretta e Francesco Tresso due miei ordini del giorno sono stati portati in consiglio comunale furono respinti a fronte di una discussione di una povertà di argomenti imbarazzante. Così come imbarazzanti alcune risposte alle mie interpellanze, quando e se rispondevano. Anche la sindaca, più volte invitata a rispondere e venirci a trovare in consiglio, ha ignorato l’esistenza stessa della circoscrizione. Salvo tagli di nastro. A proposito di fragilità mi sono impegnato sul fronte senza fissa dimora e degli abitanti delle case popolari. Stendo un velo pietoso sull’atteggiamento della maggioranza 5 stelle in sala rossa impegnata a disquisire sul 5G, sulla fibra e sul doppino telefonico invece che sui bisogni delle persone in difficoltà. Sui senza fissa dimora ho chiesto un’azione in parlamento e sulle case popolari il mio ordine del giorno è stato accolto dall’Ufficio PIO. 

Comunque il mio lavoro è tutto documentato e consultabile qui.

L’occasione mancata

Da manuale Cencelli di circoscrizione avrei potuto richiedere di coordinare una commissione, rifiutai per la presidenza delle commissioni di quartiere (San Salvario e Borgo Po e Cavoretto). Ci credevo, ma fui troppo ottimista. Purtroppo dovetti arrendermi a fronte del disinteresse sia dei cittadini sia degli stessi consiglieri.

Le cose belle

Durante questo mandato ho proposto diverse intitolazioni partendo dall’idea di legare i luoghi alle persone: “i luoghi sono un pezzo di storia e della stessa possano essere memoria e per questo crediamo giusto intitolare vie, piazze e luoghi pubblici”. Il Toret a Bruno Neri, una via per Gianmaria Testa, un giardino per Massimo Ottolenghi, una piscina per Mattia Aversa. A Casa Garibaldi sarà posta una targa che ricorderà la storia del circolo Garibaldi. 

Il rammarico

Avrei potuto fare di più? Certamente se la maggioranza fosse stata più coesa e con un sentire comune. Certamente se avessi avuto maggiore supporto dai cittadini, soprattutto da quelli che ora ti chiedono di continuare.

Questa esperienza decennale comunque mi ha regalato l’incontro. L’incontro con persone che mi hanno arricchito umanamente. Forse reso migliore. Almeno spero.

Adesso tocca ad altri, più giovani e più bravi di me. Da domani faccio il bravo come recita una maglietta che mi hanno regalato… ma oggi non è mai domani.

A risentirci.

 

Delegittimare

Delegittimare v. tr. [der. di legittimo, col pref. de-] (io delegìttimo, ecc.). – [rendere non legittimo, cioè non valido e, estens., inaccettabile o ingiustificabile] ≈ esautorare, squalificare. ‖ destabilizzare. ↔ legittimare.


A corredo della campagna per il Sì al referendum della giustizia da parte di alcuni, Fratelli d’Italia e Lega in testa, c’è una comunicazione che tende a minare la fiducia nella magistratura.

Si associano sentenze che non piacciono alla riforma costituzionale, come se dopo la separazione delle carriere quelle sentenze non ci saranno più. Come se un sorteggio, come una bacchetta magica, risolvesse tutto.

Falso. E ignobile. 

Le sentenze si emettono sulla base di una legge, la legge la promulga il parlamento. Il parlamento ha una maggioranza chiara e forte.

La magistratura applica la legge. 

Quella campagna ignobile alimenta la già scarsa fiducia nelle istituzioni. 

Quella campagna fa crescere la sfiducia nelle istituzioni, non solo nella magistratura.

E questo è grave e non basterà una Meloni in versione Maria Antonietta a promettere un maritozzo.

Leggete questa perla di Salvini per capire il livello della campagna per il Sì:

Mentre i soliti professionisti del “NO”, tra sinistri che sanno solo criticare e “disagiati” che provano a sabotare ferrovie e cantieri e cercano di fermare il Paese, noi rispondiamo con i fatti. Stiamo mostrando al mondo intero un’immagine bellissima: efficienza, orgoglio e grandi opere.

Avanti con l’Italia dei SÌ!

Qualcuno del Sì mi dica cosa centra con il referendum sulla separazione delle carriere e se non si vergognano della compagnia. Qualcuno del Sì rifletta sulla china pericolosa che stiamo percorrendo. Questo è solo l’antipasto, a pranzo avremo il premierato e per dolce l’autonomia differenziata. E non basterà un Fernet per digerire il tutto.

Stanno progettando un altro paese non solo la magistratura.