Augusto Montaruli

La giacca del partigiano

Puntuale come ogni anno al 25 Aprile si scatenano polemiche, distinguo, litigate. Bandiere sì e bandiere no. Quelli sì però, quelli no, quegli altri in coda.  L’Ucraina, la Palestina, Israele… e del Sudan chi se ne frega.

Si pesa la partecipazione alla guerra di Liberazione: eravate pochi, eravamo tanti. 

Quella giacca del partigiano così viene tirata da tutte le parti rischiando di finire in brandelli e ridursi ad uno straccio.

Invece serve un atto di umiltà. 

Noi a quella generazione che era composta da diversi ideali, fedi, nazionalità dobbiamo solo chiedere scusa. 

Scusa perché non siamo stati vigili, perchè non siamo stati in grado di rendere compiuta la Costituzione rischiando di rendere vano il loro sacrificio.

Il 25 Aprile certamente lo dobbiamo festeggiare cantando e ricordando, ma quando sfiliamo in corteo dovremmo farlo a capo chino. Non siamo degni di quella storia.  

A capo chino perchè questo mondo, l’unico che abbiamo,  lo abbiamo affidato a dei pazzi che hanno le micce accese su un tappeto di bombe atomiche.

Se riuscissimo a spegnere quelle micce e a supportare chi, nonostante tutto e tutti, dimostra tutti i giorni che un mondo migliore da qualche parte esiste; se facessimo lo sforzo di trovare qualche obiettivo comune forse potremmo sfilare con un po’ di orgoglio e con gli occhi all’orizzonte.

 

Promemoria per la Presidente del Consiglio comunale

Gentile Presidente,

Mi permetto di disturbare per inviarLe un promemoria: il prossimo 30 marzo saranno trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Gianmaria Testa. 

Il promemoria è anche un, come dire, suggerimento per farle fare bella figura.

Pensi che bello sarebbe ricordare Gianmaria Testa con la ormai mitica targa sulla via a lui dedicata. 

Ne parlerebbero persino a Parigi.

Cordialità 

Augusto Montaruli

Ps. Il dieci di dicembre saranno trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Mattia Aversa. E per tacer del Garibaldi che ho perso il conto.

I precedenti qui

 

 

Pensieri di inizio anno

Auguri Presidente Cirio

Il presidente della Regione Piemonte le vacanze le ha trascorse in Kenia, ecco i suoi auguri:

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Quest’anno gli auguri di buon anno voglio farveli così, con la piccola Melody, una bimba bellissima curata ed amata nell’ospedale pediatrico di North Kinangop nel cuore del Kenya, grazie al lavoro di tanti volontari Italiani. Melody non ha nulla, ma sorride. E sorride anche la sua mamma. Sorridono alla vita.
Che sia un 2026 sereno e di gioia in cui proviamo tutti a sorridere un po’ di più per ciò che conta davvero.

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Bellissimo ciò che ha scritto Presidente, ma lei ricorderà quel detto: ciò che conta davvero è la salute, quando c’è la salute c’è tutto. Ma lei questo lo capisce evidentemente solo altrove, qua la salute è un terno al lotto. C’è chi rinuncia a curarsi. Allora si dia da fare affinché sia un 2026 sereno e di gioia in cui proviamo tutti a sorridere un po’ di più per ciò che conta davvero. Ma non ci spero e andrà a finire che sarà il presidente del Kenia a venire a trovarci.


I cani sono cani

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A qualcuno sfugge che i cani sono cani. I gatti sono gatti. I pappagalli sono pappagalli… Se li trattiamo da umani si offendono. Si sentono presi per i fondelli. Anche se regaliamo loro il calendario dell’avvento.

Ma forse siamo noi umani che ci prendiamo per i fondelli. Nel caso un cane si avventasse su chi glielo regala, il calendario dell’avvento, non venite a lamentarvi. Umano avvisato…

 


 

L’album delle figurine

immagine realizzata con IA

Ti svegli al mattino e la prima  notizia che leggi è Trump che bombarda il Venezuela e arresta il suo presidente. Complicato poi dire a Putin di non bombardare l’Ucraina. Anzi, viene il sospetto che faccia parte di un piano: tu fai quello che cacchio vuoi in Ucraina e tu lasciami fare in Venezuela. La Cina adesso si sentirà autorizzata a bombardare Formosa. L’Africa se la giocano ai dadi. La Palestina? Hanno aspettato duemila anni possono attendere ancora.

A ciascuno il suo album della figurine.

E pensare che a noi bastava quella di Pizzaballa per completare l’album delle figurine. Pizzaballa come il Sol dell’Avvenire che è tramontato senza che ce ne accorgessimo. 

Ps: La Palestina? Hanno aspettato duemila anni possono attendere ancora. Come Pizzaballa. Portiere o cardinale è uguale.

A prescindere Buon Anno

 

 

Se io fossi

Un bel po’ di anni fa chiesi ad un mio caro amico se si sentisse più di sinistra o più ebreo. 

Mi guardò sorridendomi pensando forse che la domanda era inopportuna o forse stupida, e forse lo era. Ma mi rispose così:

Sai siamo sui 30/35 mila in Italia e nel mondo pochissimi. Non posso definirmi un credente ma celebro tutte le feste ebraiche. E’ un modo per appartenere a quei 30/35 mila.

In tutto il mondo, fonte Gad Lerner, gli ebrei sono sui 18 milioni.

Mi vergognai un po’ per quella domanda che certamente non gli rifarei adesso sapendo la sua sofferenza per ciò che sta succedendo laggiù.

L’avessi fatta ad un palestinese penso mi avrebbe dato la stessa risposta, con un grado di sofferenza legato al dramma di quel popolo. E forse alla mancanza di speranza.

I palestinesi sono sui 12 milioni (fonte ambasciata palestinese in Italia), la metà tra Gaza e Cisgiordania, gli altri in Giordania Israele e Libano.

Ma la domanda, se io fossi, dovremmo farcela tutti e tutte a noi stessi perchè non riusciamo ad essere più uomini e donne che hanno gli stessi ideali e le stesse speranze. Anzi moltissimi ideali e speranze li hanno persi del tutto. 

Se provassimo a ritrovarle quelle speranze e quegli ideali farebbe bene ai miei amici ebrei o palestinesi (e russi ucraini sudanesi…) e a noi naturalmente. 

Post nostalgico, velleitario… boh forse. Certo non tifoso, ma almeno a San Silvestro lasciatemelo fare.

Buon anno!

 

Una bella guida per turisti però

Ho visto Una notte a Torino di Alberto Angela su RaiPlay, evitando così le interruzioni della pubblicità,  spinto dall’essere torinese e dalla curiosità.

Il lavoro di Angela lo definirei una bella guida turistica per i non torinesi con qualche manchevolezza e qualche presenza di troppo. 

Un accenno allo Statuto Albertino lo avrei fatto, sarebbe stata l’occasione per almeno accennare alla comunità valdese e a quella ebraica e cosa queste realtà hanno significato e significano per Torino. E anche come collaborano ora con cattolici, islamici e società civile. Oppure, e pochi lo sanno, che lo Statuto Albertino conteneva una tassa patrimoniale, forse l’unica mai promulgata in questo paese.  

E mancava Porta Palazzo. E mancavano le piole. E mancava Terra Madre. E mancava Gualino…

Però c’era Litizzetto che è sempre uguale a se stessa e passa dalla bagna cauda ai santi sociali con la stessa espressione. Avrei preferito Gambarotta.

Detto questo va bin parej come si dice qui. Se queste due ore e passa ci porteranno più turisti va benissimo. Starà poi a noi torinesi raccontare quello che in Una notte a Torino mancava. 

E quello che mancava lo si dovrebbe raccontare soprattutto ai torinesi.

Io credo serva un racconto di questa città rivolto ai torinesi perchè ritrovino l’orgoglio di esserlo torinesi e soprattutto cosa ha voluto dire essere torinesi. Perchè i torinesi comprendano, comprendiamo, che la storia di questa città è una storia di tutti, costruita anno dopo anno dai suoi abitanti. Anche dal coraggio dei suoi abitanti, il nonno di Alberto Angela era uno dei coraggiosi.

Serve raccontare la Torino che è mix culturale e di origini (Torino è sicuramente la città più grande della Puglia). Torino è la città della Resistenza prima durante e dopo il fascismo. Torino è la città dove convivono religioni diverse (c’è un quartiere che altrove chiamano la Piccola Gerusalemme). Torino è la città dove giovani operai venuti dal sud sono poi diventati classe dirigente. Torino è la città di Calvino, Pavese, Levi, Ginzburg, Gramsci…

Torino è la città della Storia e delle Storie. 

Storia (e Storie) che continuerà se chi abita questa città ritroverà la consapevolezza e l’orgoglio di farne parte. E la città sarebbe più pulita, più partecipata, più gente andrà a votare.

Pensate che bellezza un museo, anche virtuale, che attraverso le storie e i ricordi dei torinesi racconti la città. Cioè noi.

La storia siamo noi diceva la canzone.

L’obiettivo è Torino

Un indizio è un indizio, due una coincidenza, ma tre sono una prova. Lo affermava Agatha Christie. 

Non c’è bisogno però del terzo indizio, che certamente arriverà, per capire che l’obiettivo di Giorgia Meloni e soci è la conquista di Torino.

Dopo il caso imam ecco il caso Askatasuna, entrambi con lo scopo di spianare la strada al loro candidato sindaco.

Usano armi di distrazione di massa indicando nemici al popolo mentre il popolo fatica ad arrivare a fine mese, non riesce a curarsi e vede allontanarsi ogni anno l’età pensionabile. 

Tutta colpa dell’imam e di Askatasuna. 

E’ in questo gioco hanno anche l’appoggio di utili idioti che stanno in sala rossa a fare i puri e non vedono l’ora di tornare a fare le giunte on line (solo una volta però).

Immagine generata con l’IA