Augusto Montaruli

La movida e l’etica dei ruoli

La questione movida (o malamovida o casino o fate voi) sta evidenziando un’aspetto assai curioso.

L’associazione rispettando San Salvario che da anni si batte sul tema ha come segretario e tesoriere Riccardo Tassone, molto attivo sulla questione e latore di proposte serie e interessanti. L’associazione, portavoce Tassone, ha da tempo avanzato proposte sul tema. Molte condivisibili.

C’è qualcosa però che non mi quadra.

Il segretario e tesoriere dell’associazione è stato consigliere di circoscrizione (e capogruppo PD) nella consigliatura 2011 – 2016, è attualmente consigliere di circoscrizione per il PD. Inoltre è vice presidente dell’assemblea regionale del PD.

Mi chiedo e vi chiedo e naturalmente chiedo allo stesso consigliere, segretario tesoriere e vice presidente Tassone: come si concilia questo conflitto di ruoli?

Il consigliere, segretario tesoriere e vice presidente sotto quale cappello si esprime? Quale ruolo prevale? 

E guardate che non è solo una curiosità la mia, ma è una domanda che nasce dalla convinzione che i ruoli vadano distinti perché le azioni siano credibili ed efficaci.

Perché  è come se Tassone (segretario e tesoriere di Rispettando San Salvario) chiedesse a se stesso (consigliere di circoscrizione e vice presidente regionale del PD) di risolvere i problemi legati alla movida.

Ripeto che non c’è niente di personale, ma la credibilità delle associazioni e della politica dovrebbe passare da un’etica dei ruoli.

Tutto qui. 

Interviste possibili: download pdf e epub

Con la non intervista al professor Barbero e quella al sottoscritto (di Massimo Pizzoglio) si chiude questa piccola e piacevole fatica delle interviste possibili, ma diciamo pure militanti. Metto a disposizione un pdf e file epub nel caso voleste leggerete con calma tutte insieme.

L’appuntamento è alla prossima primavera andando a disturbare chi si candiderà, la scelta su chi intervistare sarà naturalmente di parte. La mia. 

Spero che queste possibili interviste possano essere utili e portino a qualche riflessione.  

Ringrazio di cuore chi ha partecipato rispondendo alle mie domande.

E comunque e a prescindere…

Leggi/scarica il file pdf – è disponibile anche un ebook formato Epub

Le interviste possibili: Augusto Montaruli

Mi assumo la responsabilità delle risposte, Massimo Pizzoglio si assume la responsabilità delle domande. Tocca a lui domandare e a me rispondere.


Ok, state tutti calmi e nessuno si farà male!

Ho hackerato il computer di Augusto e adesso, se lo rivuole sano e salvo, deve rispondere lui alle domande, che è comodo buttare i sassi nello stagno con i piedi all’asciutto.
Come dite? Che mi tocca fare anche la biografia come ha fatto lui con gli altri?
Ma per la biografia di Augusto bisognerebbe scrivere un libro e poi gli aggiornamenti, come la Treccani, troppo lavoro… farò un Bignami. Magari un’altra volta, in fondo, non ci crederete, è un timido.

Consigliere alla Circoscrizione 8 per due mandati ha già dichiarato che non si candiderà più né in Circoscrizione né a Palazzo, anche se qualcuno lo tira per la giacchetta.
Ma di questo parleremo più avanti, veniamo a noi…

Augusto, come hai chiesto a tutti, delle cinque stelle cadenti, secondo te quale (o quali) è mancata di più in questa notte di san Lorenzo della Repubblica?

Tutte, elenchiamole: acqua pubblica, trasporti, sviluppo, connettività, e ambiente. Ne vedi qualcuna che brilla? 

Quanto questa giunta monocromatica ha mancato le promesse fatte alla città, penso alle periferie che erano lo slogan elettorale, ma al tessuto urbano in generale?

A me viene in mente l’assessore Montanari, bravo a stare sulle barricate, assolutamente fuori luogo nel suo ruolo di assessore. Lui elencava progetti di riqualificazione (molti ereditati) senza mai indicare una data. A me viene in mente, a proposito di periferie, il bibliobus (qualcuno l’ha mai visto?) invece delle biblioteche civiche di territorio. A me vengono in mente i regolamenti o i provvedimenti annunciati e poi ritirati o rinviati, annunciati e poi ritirati o rinviati…. A me vengono in mente le giunte in streaming: una, forse due. A me viene in mente l’annuncio della sindaca di recarsi nelle periferia al mattino, una volta? A me viene in mente la mancanza di coraggio della sindaca, mai vista quando c’è aria di contestazione o di confronto. Poi se vuoi facciamo l’elenco delle promesse e delle premesse e mettiamo i voti. 

E ancora, come dici tu, la sindaca Appendino verrà ricordata con un monumento al monopattino o con una lapide in Piazza San Carlo?

Nessuna delle due, passerà come i sindaci degli anni grigi di Torino tra Novelli e Castellani. Forse sarà ricordata per aver avuto nella sua giunta e fatto convivere (potenza della cadrega o delle lobby) due persone agli opposti come il Franco Califano di Torino (il tenebroso Sacco) e il movimentata Giusta.  Un giallo-grigio in salsa torinese.

Tu dici sempre che “in politica prevalgono più i destini personali rispetto a quelli collettivi, la causa si diceva una volta”, ma sei la dimostrazione vivente del contrario.
Anche nelle realtà territoriali credi sia così e cosa bisognerebbe fare per ridurre il fenomeno?

Soprattutto. Molti che fanno politica (?) nel territorio la fanno per conto e nome di. Sono una sorta di carroarmatino di Risiko. Il fenomeno di riduce con una forte partecipazione dei cittadini nel definire scelte e nello scegliere i candidati. 

Adesso tocca a te dire quali caratteristiche vorresti dal nuovo sindaco…

Autorevole come Fassino, piacione come Chiamparino, popolare (nel senso del popolo) come Novelli. A parte gli scherzi, io credo poco nella figura un po’ mitizzata del sindaco. Credo di più nella forza di una squadra che abbia le competenze e soprattutto la passione politica. Il sindaco deve essere rappresentativo di una squadra coesa, che non litighi per la visibilità o per il budget o per un selfie venduto male. 

E adesso la domanda delle cento pistole: perché, con tutto questo sgomitare quotidiano di persone che “potrebbero farci un pensiero” (e intanto segano le gambe delle sedie altrui), tu non ti ricandidi?
Sarà che alla “poltrona” non sei legato perché la politica la fai camminando per la strada?

Allora, io per strada camminerò fintanto che avrò gambe per farlo. A me piace, mi viene facile parlare con le persone, conoscerne di nuove, imparare, ascoltare. Non è uno sforzo, almeno non sempre. Il conoscere persone sarà la cosa più bella che mi porterò a casa dopo questi dieci anni di circoscrizione.  

Non mi candido perchè mi piace molto Ivano Fossati, sai quella canzone che fa così: Dicono che c’è un tempo per seminare e uno che hai voglia ad aspettare un tempo sognato che viene di notte e un altro di giorno teso come un lino a sventolare.” E poi “C’è un tempo perfetto per fare silenzio guardare il passaggio del sole d’estate e saper raccontare ai nostri bambini quando è l’ora muta delle fate.”

Ecco, io sto entrando nella fase in cui vorrei guardare il passaggio del sole d’estate e delle fate. C’è un tempo per tutto.

Questo comunque non vuol dire che vado a fare l’eremita. Anche perchè mi piacerebbe che le cose lasciate in sospeso le prendesse in consegna qualcuno/a bravo/a. Io qua abito e qua voto.

Ok, col rammarico per la tua mancata candidatura, ti rendo il computer.


Ovviamente citando un libro, di cui mi prendo un po’ di responsabilità:  l’”Educazione europea” del mio amato Romain Gary, che ti feci conoscere con la certezza che avresti continuato, come me, a seguirlo.
Un libro in cui ci sono molte cose di te: l’amicizia, il senso del dovere verso il prossimo, la determinazione e la speranza di un futuro migliore…

Sì, di Gary conoscevo Jean Seberg. Però grazie a te ho letto anche altro, pure quel capolavoro ambientato a Belleville “La vita davanti a sé”. Continuerò a leggerlo.

Beh, grazie della chiacchierata e adesso andiamoci a prendere un caffè!

Va bene, uno normale e l’altro lungo con una goccia di latte.

 

Le interviste possibili: Gianguido Passoni

Dopo Mimmo Carretta di nuovo un politico. Tocca a Gianguido Passoni, fieramente di sinistra ed ex assessore al bilancio delle giunte Chiamparino e Fassino e oggi presidente della Fondazione Gramsci – Polo del 900. 

Nel mio ruolo di coordinatore allo sport nella passata consiliatura chiedemmo a Gianguido di risolvere un problema grande come una casa, anzi come una piscina una palestra e un circolo. Si trattava di risolvere la questione demaniale dell’area Parri e di, finalmente, accatastare il circolo Garibaldi. Non ci fu bisogno di atti formali, qualche telefonata e una riunione bastarono. La riqualificazione di quella zona partì da lì. La giunta Appendino mandò la Seymandi che per fortuna dopo un po’ se ne tornò a casa.  

Allora Gianguido cominciamo con una domanda sul Movimento (per rispetto uso la maiuscola), le 5 stelle stanno a significare: acqua, ambiente, trasporti, connettività e sviluppo. A prescindere da quanto brillino, non credi manchi una stella rossa? Quella della giustizia sociale.

In verità credo che degli slogan dei 5 stelle sia rimasto ben poco. Misurati a governare alcune città e il Paese sono emersi piuttosto per l’assistenzialismo, il giacobinismo, l’impreparazione, la demagogia e un mal celato sovranismo. Ma penso che il più grande errore culturale del Movimento sia quello di non aver compreso che con le politiche assistenzialiste non si persegue una maggiore equità sociale. È per questa ragione, prima tra le altre, che credo che i 5 stelle non possano essere considerati una forza progressista. Temi quali la crescita, l’ambiente e il lavoro sono stati  marginalizzati e – senza questi – la giustizia sociale è solo una chimera.

Dicevamo a prescindere da quanto brillino le stelle cosa è rimasto di questa strana costellazione? Sono cadute tutte dopo la presa del potere in multiproprietà con Salvini prima e Zingaretti dopo? 

Ad un anno circa dalla caduta del governo giallo-verde, mi pare evidente che ben poco dello scempio fatto in quella fase sia stata rimosso o superato: i decreti Salvini stanno lì, le riforme non sono mai partite e le politiche assistenzialiste si sono rafforzate e non certo per il solo Covid. Ora sono apparsi pure alcuni condoni e il sostanziale abbandono della lotta all’evasione fiscale. Pare un approccio culturale, quello che anima il nuovo governo giallo rosso, che confida nel fatto che le sole erogazioni bastino a dare un futuro al Paese. Eppure, ottant’anni di cultura di sinistra italiana ci hanno spiegato che per redistribuire il reddito e per dare uguaglianza, deve essere generato un “valore”, con il lavoro e con il progresso della società. Nessun Paese al mondo che voglia sopravvivere a se stesso e abbia a cuore il futuro delle prossime generazioni può pensare di redistribuire solo il deficit. Vedo, e ne sono sorpreso negativamente, un M5s “democristianizzato” per mantenere il potere, e un PD che ha ceduto, sul piano culturale, ad alcune prassi e metodi grillini. 

Chiara Appendino la ricorderemo con una statua dedicata al monopattino o resterà altro?

La Sindaca di Torino ha illuso (chi le ha creduto) e poi ha deluso (la gran parte dei cittadini). Difficile davvero ricordare qualcosa di significativo fatto in questi anni, ad eccezione delle finali ATP che arriveranno nel 2021 e che dobbiamo all’appoggio governativo. Ma del resto, se la sua stessa pagina ufficiale sui social celebra un giorno sì e uno no il progresso della città tramite buche stradali tappate e marciapiedi riasfaltati, vuol proprio dire che siamo nel regno delle piccole cose. Una Torino così ferma non la si vedeva dalla fine degli anni 80. Il suo ricordo sbiadirà presto, come la sua vernice sull’asfalto rattoppato.

Bene, adesso parliamo di sinistra. A te piacciono i film western? A me molto. Lo dico perché la sinistra, di cui tu sei autorevole esponente, mi sembra la nazione Dakota dei nativi americani. Tante tribù che se le suonavano di santa ragione: si rubavano i cavalli, le squaw, i bisonti..poi una volta uniti hanno dato una lezione memorabile a quel fuori di testa di Custer. Ma la sinistra ha bisogno di un Toro Seduto che convochi tutti a un gran consiglio?

La crisi della Sinistra non passa solo dalle molte, troppe tribù. Vedo molta confusione sui valori. Continuo a pensare che il nostro obiettivo sia far stare meglio le persone, i lavoratori; la generazione successiva deve avere più tutele e diritti di quella precedente. Oggi la sinistra è più votata tra i pensionati che tra i lavoratori, dipendenti o autonomi che siano. Più votata in centro che nelle barriere. E’ da tempo sintomo di marginalità. 

Temo che a sinistra la lettura economico-sociale della realtà sia ferma al novecento. Storicamente la sinistra è stata egemone quando ha letto (collettivamente o tramite grandi pensatori) il presente più in fretta dei propri antagonisti di classe. In questo momento mancano sia i grandi pensatori che un collettivo pensante. E sono anni che si invoca unità per “battere le destre”. Tuttavia, senza un pensiero, una identità, una lettura condivisa delle sfide del ventunesimo secolo prima o poi Custer vincerà davvero.

Secondo me in politica prevalgono più i destini personali rispetto a quelli collettivi, la causa si diceva una volta. Secondo te?

Concordo con te. Siamo prossimi ad un Referendum per la riduzione della rappresentanza parlamentare: se valesse di più la “causa”, si aumenterebbe la rappresentanza: basterebbe reintrodurre il voto di preferenza nelle liste elettorali oggi bloccate, senza toccare i numeri. Invece la sopravvivenza dei “destini personali” delle leadership fanno sì che gli attuali gruppi dirigenti si perpetuino in eterno.

Credo però vada introdotto un ulteriore elemento di riflessione: è sempre più difficile trovare le motivazioni per occuparsi di politica. Negli ultimi decenni, infatti, l’impegno politico e la professione politica sono stati largamente delegittimati e sono stati indicati come il luogo di malaffare. Conseguenza di diretta di questo atteggiamento è stato il progressivo abbassamento del livello del personale politico e l’ulteriore perdita di autorevolezza delle assemblee rappresentative.

Per paradosso chi ha contribuito – direttamente ed indirettamente – a riempire il parlamento di profili largamente inadeguati e impreparati, oggi guida una crociata contro i parlamentari e ne chiede la drastica diminuzione.

Per tutte queste ragioni voterò convintamente NO.

Torniamo a Torino, mi dici tre (se poi sono cinque va bene lo stesso) qualità che dovrebbe avere il prossimo sindaco?

Autorevole, esperto, aperto e che sappia fare squadra. Aggiungerei, se possibile, con una buona cultura e progressista.

Sempre restando a Torino, tre cose sulle quali si dovrebbe puntare?

La prima cosa è una ricetta per lo sviluppo. Il punto non è se Torino avrà più o meno abitanti. Il punto che è che Torino è sempre più povera, più vecchia, più marginale nel Paese. Il vecchio piano strategico è, appunto, vecchio.

La seconda è la scelta, attenta, di alcuni nuovi grandi investimenti strutturali pubblici. Trent’anni fa l’abbassamento del piano del ferro (il passante ferroviario) ha ridisegnato la mobilità e l’urbanistica di Torino, ma ha liberato a sua volta centinaia di milioni di euro di risorse per investimenti privati; poi la metro. Ma si parla di miliardi di investimenti, in 25 anni. Oggi si litiga ancora sulla seconda linea di metro e non si finisce la 1. Invece il perimetro dei nuovi interventi dovrà essere l’area metropolitana, per almeno 2 milioni di abitanti. La Torino del futuro sarà meno “densa”, ma dovrà essere efficiente nella mobilità stradale, ferrotranviaria e ciclistica.

La terza sono l’occupazione e il welfare, come il sociale, sport compreso, verso i giovani e per una città che invecchia rapidamente. Gli spazi ci sono, anche nel pubblico. Con la Appendino i servizi pubblici sono stati praticamente azzerati, le utilities pubblico-private si sono disimpegnate. La prima cosa da fare è assumere qualche migliaio di lavoratori nei servizi. Pensate, ad esempio, all’anagrafe, per ridare dignità a quelli che una volta erano servizi di punta e che sono diventati lo zimbello nazionale. 

Adesso ti chiedo una cosa che ti può sembrare “foravia”, cosa ne pensi della bellezza? Mi spiego, non credi che dovrebbe essere un diritto di tutti e non solo di chi abita in centro? 

Dovrebbe essere così. Il tema del cosiddetto “diritto alla bellezza” è dibattuto. Ma pur da posizioni “materialiste”, se è vero che ogni uomo sa produrre e sa conferire ad ogni oggetto la misura inerente, anche secondo le leggi della bellezza, quando ne viene privato credo si impoverisca. Quindi il bello non è sempre indispensabile, ma certamente è un grande aiuto!

Queste “interviste” le concludo sempre citando un libro. A te tocca Parigi nel XX secolo di Giulio Verne dove l’autore descrive una società che non ha bisogno di letterati, musicisti. Bastano gli ingegneri e il libro mastro è il libro sacro. Tu che sei stato assessore al bilancio e di libri mastri te ne intendi: questo rischio lo corriamo? Da Monti a Draghi senza terre di mezzo, che sembra proprio una trama fantasy. Meglio il western?

Accetto la provocazione, ma nella realtà temo di più una classe dirigente improvvisata e casuale che tecnocratica. Entrambe, tuttavia, rischiano si assomigliarsi, nello svuotamento dei valori, nel discredito in cui è tenuta la vera cultura, nella qualità precaria dei rapporti umani sempre più divisi da macchine (hardware o software) meno appariscenti di quelle di Verne, ma ugualmente pericolose.

Ho sempre creduto che solo la contaminazione tra culture sia il giusto antidoto all’appiattimento e ho cercato di applicare questo principio prima di tutto a me stesso. Approdato, quasi alieno, agli studi economici direttamente dal liceo classico D’Azeglio, lo rifare altre cento volte.

Grazie per la chiacchierata.

Le interviste possibili: Matteo Aigotti

Matteo Aigotti  è il coordinatore dei servizi di educativa di strada sull’intero territorio della circoscrizione 8; coordinatore nazionale del progetto bella presenza che si occupa dell’emergenze educative di minori e giovani sia nella scuola e sia sui territori; consigliere di amministrazione della coop sociale ET e membro del direttivo della federazione Salesiani per il sociale del Piemonte  e Valle d’Aosta. E’ cresciuto a Mirafiori. Dopo aver lavorato come operaio metalmeccanico si laurea in Scienze del Sevizio Sociale e approda a San Salvario dove diventa una figura di riferimento collaborando con San Luigi e la parrocchia Santi Pietro e Paolo.  Se vivi San Salvario è impossibile non conoscerlo, vive il suo lavoro con passione e immedesimazione. E’ un passionale, con lui si litiga e si ride nello spazio di pochi minuti (leggete qua).

Passiamo alle domande. Allora rispettando lo schema di queste chiacchierate ti chiederei se avevi aspettative dalla giunta Appendino e se, dal tuo punto di vista, puoi darne un giudizio.

Caro Augusto è una domanda complessa e che necessita di discernimento. Come operatore sono rimasto deluso: poteva davvero essere la giunta che in maniera organizzata e programmata desse struttura a politiche di inclusione degli ultimi e delle persone in difficoltà a partire da un approccio centrato sullo sviluppo umano della persona. Vi erano tutti i presupposti. Purtroppo al contrario ho e abbiamo assistito a lunghe e svilenti liti, conflitti, che hanno fatto perdere molto tempo e hanno deviato l’attenzione dalle persone in una Torino sempre più in crisi. Un esempio i fatti avvenuti durante l’occupazione delle piazza del Comune a partire dal 4 di maggio da parte delle persone che erano ospiti in P.zza D’Armi nel Presidio Umanitario per emergenza freddo, persone che si sono accampate senza cibo, cure mediche e servizi igienici in una condizione  di assoluto degrado umano, lo stesso giorno della fine del lockdown. Da cittadino devo dire che anche grazie alla popolazione torinese la città stia divenendo via, via, più vivibile, curata e bella anche grazie ai provvedimenti sulle piste ciclabili e sugli spazi di occupazione di suolo pubblico. Sarebbe bello che anche una volta terminata l’emergenza si continui ad investire in tal senso.

Non pensi che ci sia una banalizzazione dei problemi? I senza fissa dimora sono persone che sporcano i portici e utilizzano le panchine. I migranti arrivano con i barconi e ci tolgono il lavoro (adesso portano anche il covid, forse fanno tappa al Billionere), i giovani rompono con la movida. E via banalizzando. La realtà non è un po’ più complessa?

Si Augusto! Ma più che di banalizzazione io parlerei di semplificazione che ci serve per farci credere che su una determinata questione noi ne sappiamo, ci fa stare nella nostra zona di comfort, senza metterci in discussione, approfondire, interrogarci. Lo scorso anno, in questo periodo, fui intervistato da “Voce e Tempo” per i fatti che riguardavano ragazzi e ragazze sempre più giovani del centro torinese, utilizzatori di droghe in un circuito di scambio di foto da contenuti pornografici e spaccio. E’ necessario ampliare gli spazi di riflessione.  Abuso dell’agio o disagio relazionale, sofferenze affettive, necessità di gridare un dolore muto? Spazi a volte osservati, studiati ma sicuramente poco abitati dagli adulti. Cosa provoca in noi il ragazzino con i pantaloni a vita bassa; e così lo strafottente a scuola, il rapper di seconda generazione, la figlia della vicina di casa che non ci saluta mai e allo stesso tempo il giovane silenzioso, quasi invisibile di cui non c’è traccia nei ricordi di nessuno? Allora caro Augusto possiamo continuare a banalizzare o semplificare, senza creare nulla di costruttivo, creativo e che (ri)doni bellezza. All’opposto se vogliamo parlare di giovani, se vogliamo (ri)tornare ad abitare i loro spazi, se vogliamo ricostruire momenti e spazi di senso condiviso non possiamo più bluffare, banalizzare e semplificare. Dobbiamo comprometterci, sporcarci le mani perdere il sonno la notte. Dobbiamo riconoscerci con la nostra missione incapaci di rimanere neutrali rispetto a quanto accade nel mondo ai giovani.

A me sembra che i problemi invece di risolverli si tenda a spostarli o a nasconderli, vedi cosa è successo con i senza fissa dimora e con i nomadi. Cosa ne pensi?

Qui ripeterei quanto ti ho detto rispondendo alla prima domanda. Sì, si tende a postare e a nascondere.

Con l’educativa di strada ti confronti con giovani che hanno bisogno di sostegno, anche però con giovani che quel sostegno lo danno con il volontariato. Quanto è utile questo incontro?

Presso l’educativa di strada del San Luigi o a Spazio Anch ‘IO al Valentino nascono momenti che vanno oltre l’esperienza del volontariato. Tu che sei passato diverse volte a trovarci te ne sei accorto e ti sei meravigliato: chi è quel ragazzo che insegna italiano a un suo giovane connazionale? E’ un nostro peer educators, un educatore alla pari: sono ragazzi capaci di mettere a disposizione le loro traiettorie di vita difficili e dolorose; mettere a disposizione i loro fallimenti e i loro successi ad altri ragazzi un po’ più giovani e un po’ meno esperti. La loro visibilità sul territorio restituisce alla popolazione una visione del mondo dei giovani meno stereotipata come disimpegnati, svogliati, se non devianti ecc. ma all’opposto come capaci di prendersi un pezzo di responsabilità che riguarda la collettività. Questi giovani ci sono ne siamo testimoni nell’incontro quotidiano. Resta una domanda: quanto il mondo degli adulti è disponibile a riconoscerli e lasciargli spazio?

Quali sono le qualità che dovrebbe avere il prossimo sindaco/a?

Ovviamente essere del Toro! Torino è una città nata e costituitasi sulle differenze. Credo che sia fondamentale per il nuovo sindaco aver consapevolezza della fortuna generatrice delle differenze. Sono altresì convinto che non è sufficiente dichiarare di dar valore alla diversità. Bisogna averne fatto concreta esperienza e darne voce, altrimenti si rischia di strumentalizzare parte della città, creando percorsi di coinvolgimento fittizi a vantaggio di pochi.

Mi dici un pregio e un difetto di San Salvario (anche due se vuoi)?

San Salvario è avanti in molti aspetti della vita della città. Pensa Augusto che qualche anno fa vennero a trovarci policy makers da alcune città francesi e tedesche per comprendere come il nostro quartiere sia stato in grado di tenere insieme e non far esplodere escalation sociali come quelle delle banlieues francesi. Più che un difetto vorrei condividere con te una preoccupazione: San Salvario si sta caratterizzando sempre più come quartiere vivibile e abitabile dai giovani; in questa affermazione sorge però un inghippo. Dobbiamo chiederci da quali giovani? Dobbiamo chiederci in quali spazi pubblici? A mio avviso stiamo andando verso la generazione di un territorio innegabilmente vivo e vivibile ma che esclude. Alle famiglie storiche del quartiere, ai “botteganti” si stanno sostituendo giovani universitari, negozi e pub, servizi a loro rivolti. Ai giardinetti e campetti di aggregazione informale, spazi strutturati che per loro natura escludono. Ti lascio allora con un quesito: se San Salvario sta diventando sempre più un luogo di bellezza è possibile immaginare che lo sia anche per chi nella vita ha meno possibilità di accesso alla bellezza? 

Non vale, non si fanno domande all’intervistatore. Per te faccio un’eccezione. Sì, non solo è da immaginare ma è da fare.

E adesso tocca cercare un libro da dedicarti. A te dedico un libro che possa scatenare la tua risata esplosiva coinvolgendo i tuoi compagni di viaggio mentre torni a Bussoleno: “O quest’uomo è morto o il mio orologio si è fermato. Il meglio del meglio di Groucho Marx”. Un titolo che è la perfetta sintesi di un problema non risolto o nascosto o spostato.

Grazie per la chiacchierata e per quello che fai.

Le interviste possibili: Tommaso Rossi

Tommaso Rossi è uno dei fondatori dell’associazione universitaria  “Ideificio Torinese” che  ho avuto modo di conoscere nel corso del mio percorso istituzionale in circoscrizione. Ero andato a trovare Ideificio con il mio amico Adremet Barry un pomeriggio nella loro vecchia sede in via Pietro Giuria. Due stanze, una con una grande lavagna piena di formule, “arredate” da studentesse e studenti universitari di facoltà scientifiche. L’accoglienza fu calorosa e simpatica. Ci trovammo subito a nostro agio e cominciammo a parlare della loro missione e della loro voglia di mettersi in gioco sul territorio. Infatti attivarono collaborazioni con realtà associative che portarono l’Ideificio Torinese (nome bellissimo) al nuovo circolo Garibaldi, Casa Garibaldi, dove utilizzano una sala studi e offrono doposcuola ai ragazzi e alle ragazze che quel luogo frequentano. Una bella realtà del quartiere, una risorsa da ascoltare e da conoscere.

Tommaso quanto deve sgomitare un giovane per avere lo spazio che gli è dovuto?

Moltissimo, siamo spesso indicati come una generazione di “bamboccioni” perché abbiamo avuto la fortuna di essere concepiti da una generazione che ha vissuto gli anni d’oro italiani, molti però non comprendono che la stragrande maggioranza dei giovani vorrebbe solo ottenere la propria indipendenza ed essere artefice del proprio destino; questo in Italia risulta impossibile anzi non si vede nella politica una linea programmatica o un piano per il futuro. Finito il proprio percorso di studi non ci si trova davanti un’opportunità ma un muro e questa mancanza ha contribuito a creare una generazione incerta e disillusa, che per emergere deve passare sopra gli altri!

Come vede o intravede un giovane il futuro? Provo a spiegare la mia domanda. Quando ero giovane io, se ricordo bene e qui ci va l’emoticon che ride, avevo un lavoro stabile potevo fare un mutuo per una casa, potevo pensare di avere figli. Voi?

Semplicemente non ci pensa, la classe dirigente non guarda al futuro e sembra non accorgersi che la quasi totalità degli under 30 non arrivi a guadagnare 1500 €/mese, nonostante molti facciano lavori di responsabilità e con orari massacranti. Quel modello di Italia in continua crescita e stabile è finito da trent’anni ed il meccanismo ormai si è inceppato, lo stesso discorso fatto per i giovani vale per le imprese che vivono in un territorio che non solo non le incentiva ma le opprime e questo a valanga si ribalta sul mercato del lavoro.

Io ho l’impressione che le nuove generazioni preferiscano l’impegno sociale a quello politico, sbaglio? E se non sbaglio, perché secondo te?

Assolutamente, come dargli torto. La politica viene vista ormai come una cosa “sporca”, dove pochi arrivano non per merito, e quei pochi siano lì per fare l’interesse dei più forti. I principali partiti italiani sembrano non curarsi della situazione e anzi la cavalcano dimostrando in maniera ancora maggiore la scarsa visione che li caratterizza. L’abbandono dell’interesse per la politica ha portato, quasi di conseguenza, un maggiore interesse verso l’aspetto sociale, anche per rivalsa verso quella politica che si è  dimenticata dei bisogni dei giovani che attraverso le associazioni cercano di costruirsi da soli un welfare accettabile.

Torino città universitaria, bellissimo. Ma la città è preparata per esserlo? Oltre alle infrastrutture ci sono spazi ed iniziative per accogliere migliaia di giovani?

Questa è probabilmente la più grossa critica da fare a questa amministrazione, una città universitaria non passa unicamente dalla propria offerta formativa (che a Torino è di altissimo livello) ma anche da eventi e spazi dedicati ai giovani. Negli ultimi anni i luoghi ricreativi destinati ai giovani sono diminuiti drasticamente penso, solo per citarne un paio, ai Murazzi e al Parco del Valentino. Anche le aule studio non sono messe meglio e per questo l’aumento di realtà private che se ne sono prese cura, l’emergenza Covid ha ulteriormente accentuato la problematica, ad oggi stanno riaprendo alcune aule ma con estrema difficoltà e principalmente all’aperto, come ad esempio il Cap10100 ed il Bunker. Ma principalmente, dato che le lezioni e gli esami sono ancora online, gli studenti preferiscono studiare a casa, senza quella interazione che ci sarebbe studiando in gruppo e senza quella condivisione durante le pause. 

Quali sono le qualità principali che dovrebbe avere il sindaco o la sindaca di una città come Torino?

L’attuale amministrazione aveva puntato giustamente sulle periferie, da sempre dimenticate, l’ha fatto però in maniera miope, la cosiddetta “decrescita felice” ha portato danni a tutto l’ecosistema finendo per colpire proprio le classi più deboli. In definitiva sono convinto che una città come Torino debba ripartire dal turismo e dall’istruzione (magari anche delle aziende ma per quello bisognerebbe andare a bussare ad altre porte, lontane dal Palazzo di Città) perché una città attrattiva è una città più ricca, nessun politico possiede la “bacchetta magica” non servono grandi innovatori, basta porre Torino nella condizione di rendere al meglio.

Lo sapete che esiste un assessore che si occupa di giovani? A prescindere il prossimo si cosa dovrebbe puntare?

Lo conosciamo e possiamo dire che in questi anni abbiamo avuto modo di aver piacevolmente e più volte collaborato. L’assessorato alle politiche giovanili è uno dei più poveri del comune e questo fa capire che l’argomento non è considerato prioritario da parte dell’amministrazione. L’idea di ripartire proprio dai giovani, concedendo nuovi spazi e riportandoli a interagire e a conoscersi non potrà che portare nuova linfa alla città, una politica vincente non può non passare dal dialogo.

Come vedi non ti ho chiesto niente sull’attuale sindaca perché ai giovani occorre parlare solo di futuro. Anche a te cito un libro come abitudine di queste chiacchierate. Anzi, ti cito uno scrittore che amo molto: Bjorn Larsson. Svedese, docente di francese in Francia e un po’ anche italiano. Appassionato navigatore in barca a vela. Il suo libro più famoso è La vera storia del pirata Long John Silver (quello dell’Isola del tesoro). La storia raccontata dal suo protagonista.  E questo è l’augurio migliore che posso farvi, siate protagonisti della vostra storia. Non fatela scrivere da altri. Viene male.

Grazie per la chiacchierata.