Ne vogliamo parlare? C’è vita oltre gli statuti e le primarie
Mentre la seconda carica dello Stato rinfresca i luoghi comuni e gli incubi leghisti immaginando milioni di donne africane con il pancione che attraversano il mar Mediterraneo per approdare sulle coste italiane a partorir negretti, rischiamo di perdere l’ennesima occasione che ci consentirebbe di evolvere verso un’altra Italia. Quella Giusta, si diceva.
La questione della cittadinanza non è buonismo, è invece uno dei fondamenti di una comunità, forse il più importante. Cittadinanza è l’insieme delle persone cui la Costituzione si rivolge. Cittadinanza dovrebbe essere nascita e vita, scuola e lavoro e tasse che si pagano. La legge sulla cittadinanza, ricordate, doveva essere la prima cosa da fare. Fatela, facciamola.
E tornando alle occasioni che non si dovrebbero perdere, potrebbe essere, la questione cittadinanza, la base su cui costruire gli Stati Uniti d’Europa se solo si volesse lavorare a una legge europea sul diritto (e dovere) di cittadinanza. Perché non basta l’euro, a unire serve un’idea comune di convivenza e di regole, serve cultura e istruzione, serve sentirsi a casa in Italia e in Francia o in Spagna e Germania. E, già che ci siamo, servirebbe, una spunta sui diritti, sullo stato sociale e sulla democrazia prima di accettare nuovi iscritti al club. Non vorrei diventare ungherese o essere costretto a vivere in una baracca lungo un fiume a Torino per potermi curare, come i rumeni di Lungo Stura.
Ne vogliamo parlare? C’è vita oltre gli statuti e le primarie.






parole sagge, dobbiamo parlarne, ma abbiamo bisogno di fatti, la strada è tracciata. Non possiamo tornare indietro. Questo si aspettano milioni di persone: civiltà. L’Italia sembra diventato l’ultimo paese a non comprendere che le battaglie civili sono state, sono e saranno le nuove regole per l’emancipazione della democrazia di questo Stato. Non possiamo più aspettare