Augusto Montaruli

Se tutte le ragazze …

Non c’è riuscita la guerra in Ucraina, il dramma di Gaza, la questione climatica, l’aumento delle povertà… sta a vedere che la questione dazi riuscirà a creare un’alleanza ed una solidarietà vera tra i movimenti e i partiti di sinistra sparsi in Europa e magari nel mondo?
La speranza oltre ad essere di sinistra è sempre l’ultima a morire.



L’Europa e il pendolare

Sto leggendo, quasi finito, Filosofia minima del pendolare, l’ultimo libro di Bjorn Larsson edito come tutti i suoi libri da Iperborea.

Il libro è un saggio, anzi un racconto della vita da pendolare dell’autore. Larsson è un pendolare discreto ma attento che osserva l’umanità che lo circonda, che annota gli orari, compresi i disservizi. E riflette, soprattutto riflette.

Tra Svezia e Francia lo scrittore docente, tra Svezia e Danimarca il pendolare quotidiano e tra Svezia e Italia il pendolare per affetto.

Sono molti i passaggi del libro che mi hanno portato a riflettere con lui ma uno in particolare è di estrema attualità. Ed è questo:

“…Si sente europeo [l’autore], nel senso che potrebbe vivere e cavarsela senza problemi in molti paesi europei al di fuori della Svezia – è da tempo una perenne fonte di frustrazione che i vari stati d’Europa e i rispettivi cittadini siano così ignoranti gli uni degli altri da non imparare nulla dagli errori e dai successi altrui. La quantità di reciproci fraintendimenti e mitizzazioni è tale da far drizzare i capelli in testa…”

Una riflessione quella dell’autore che la dice lunga su come siamo messi, su come l’idea di Europa sia ancora da attuare. Lo dimostrano le dichiarazioni di valori enunciati sulla carta e non attuati (Orban come fa a conviverci è un mistero) o l’ormai mitico, anzi mitologico, trattato di Lisbona. 

Basterebbe attuare il trattato di Lisbona o essere coerenti con i valori della UE per smontare il ReArm… e pure figuri come Orban.

Nel caso a qualcuno interessasse il link sul trattato di Lisbona è qui.  Quello sui valori qui

Bjorn Larsson è l’autore, tra gli altri, di due stupendi romanzi: La vera storia di Long John Silver e Il porto dei sogni incrociati. Sono i miei preferiti.

Ho avuto di incontrarlo due volte ed è una persona squisita e disponibile. 

E già che ci sono aggiungo un altro brano del libro dove riflette, il “pendolare”, sulla questione mendicanti:

“…Si permette ai neonazisti di manifestare in tenuta paramilitare, con bandiere e simboli che invocano la svastica. Si consente agli islamofobi di bruciare il Corano in nome della libertà di espressione, ma non a un innocuo mendicante di starsene tranquillamente seduto con un bicchiere di carta e dire ciao…”

Commosso e incazzato

“Quando siamo arrivati e ho visto in che condizioni “vivevano” sono stato male. Mi sono allontanato, ho vomitato e ho pianto”. 

Racconta così Pietro Bartòlo l’arrivo a Plina, in Bosnia, con una delegazione di parlamentari europei nel corso dell’incontro organizzato da Articolo 1, moderato da Francesco Miacola, dove il medico di Lampedusa era ospite insieme a Arturo Scotto e Suad Omar.

Commosso e incazzato, non so definire altrimenti il mio stato d’animo nell’ascoltare il racconto di quella tragedia. 

Commosso per il racconto intenso e di grandissima umanità di Bartòlo; incazzato per l’indifferenza delle istituzioni europee. 

Incazzato perché a Bruxelles risolvono la questione con qualche manciata di milioni alla Bosnia e alla Croazia. Manciata di milioni che non bastano nemmeno per raccogliere i cadaveri sparsi su quelle terre.

Commosso per le parole di Bartòlo: “ho sentito il dovere di fare una scelta politica, di impegnarmi.”

Chi legge qui faccia almeno la scelta di collegarsi a YouTube e ascoltare le parole di Bartòlo e degli altri ospiti. Qualcuno che quelle parole le ascolta potrebbe commuoversi e incazzarsi e capire che la scelta del medico di Lampedusa ha bisogno di essere replicata. Perché è la politica che cambia le cose e la politica non è un’entità astratta. 

La politica è persone che fanno scelte. 

Il sito di Pietro Bartòlo

Il dibattito su Youtube

https://www.youtube.com/watch?v=j5UPAUfGiyw

 

Left Fake New: il primo articolo di un giornale di sinistra tutto falso

LFN-n1

                             

A sinistra c’è bisogno di nuove notizie, non ne stanno arrivando, allora le inventiamo. Le inventiamo, ma lo diciamo. Fake sì ma con ironia. Almeno ci proviamo. Per questo ci siamo inventati un nuovo giornale: Left Fake News – Notizie false ma sperate. Scriviamo quando ci assale la depressione di essere a sinistra. Cominciamo con l’intervista, tutta inventata, a Feliz Compañero, nuovo segretario del Partito Socialista Europeo

Vedi mai che qualcuno ci crede… Qui scarichi il pdf

Ne vogliamo parlare? C’è vita oltre gli statuti e le primarie

DSC_0084Mentre la seconda carica dello Stato rinfresca i luoghi comuni e gli incubi leghisti immaginando milioni di donne africane con il pancione che attraversano il mar Mediterraneo per approdare sulle coste italiane a partorir negretti, rischiamo di perdere l’ennesima occasione che ci consentirebbe di evolvere verso un’altra Italia. Quella Giusta, si diceva.

La questione della cittadinanza non è buonismo, è invece uno dei fondamenti di una comunità, forse il più importante. Cittadinanza è l’insieme delle persone cui la Costituzione si rivolge. Cittadinanza dovrebbe essere nascita e vita, scuola e lavoro e tasse che si pagano. La legge sulla cittadinanza, ricordate, doveva essere la prima cosa da fare.  Fatela, facciamola.

E tornando alle occasioni che non si dovrebbero perdere, potrebbe essere, la questione cittadinanza, la base su cui costruire gli Stati Uniti d’Europa se solo si volesse lavorare a una legge europea sul diritto (e dovere) di cittadinanza.  Perché non basta l’euro, a unire serve un’idea comune di convivenza e di regole, serve cultura e istruzione, serve sentirsi a casa in Italia e in Francia o in Spagna e Germania. E, già che ci siamo, servirebbe, una spunta sui diritti, sullo stato sociale e sulla democrazia prima di accettare nuovi iscritti al club. Non vorrei diventare ungherese o essere costretto a vivere in una baracca lungo un fiume a Torino per potermi curare, come i rumeni di Lungo Stura.

Ne vogliamo parlare? C’è vita oltre gli statuti e le primarie.

Massimo Ottolenghi: perché votare

 A 98 anni si possono vincere cause, prendere due mezzi pubblici per andare in ufficio, scrivere libri e avere le idee chiarissime sul perché andare a votare. Ieri sono andato dall’avvocato Massimo Ottolenghi figura storica dell’antifascismo torinese per Ottoinforma, e non ho resistito alla tentazione di chiedergli un contributo video per questa campagna elettorale: “Certo, senza citare partiti. Non serve.”
Un video di 3 minuti, in tre parti: istituzioni, populismi ed Europa.

Breve bio e opere di Massimo Ottolenghi su chiare lettere

Ecco il video: