Normale, aulico o sportivo
Normale, aulico o sportivo è il dubbio che hanno i torinesi che si sposeranno con rito civile in città. Normale è dovuto, aulico o sportivo, l’ultima novità, a pagamento. Con 2.000 euro ci si può sposare al Borgo Medievale nel giardino delle delizie, ideale per sposi barbuti e spose con trecce bionde e lunghe. Oppure si può al Museo del Risorgimento, padrini virtuali Cavour e Garibaldi (ideale per matrimoni riparatori: qui si fa il matrimonio o si muore) o al Teatro Carignano, perfetto per matrimoni combinati. Anche alla Mole Antonelliana nel Museo del Cinema è possibile sposarsi, un matrimonio in cinemascope di cui non si scommette sulla durata o a Palazzo Madama tra una mostra e l’altra e infine nella Sala dei Marmi di Palazzo Civico, dove batte il cuore della città come recita lo slogan. Un giorno da VIP con 2.000 euro si può fare in un paese dove il contorno è più importante della pietanza e le casse comunali suonano a vuoto.
Mancava alle sedi storiche una sede più popolare e sportiva, adesso c’è, anche i tifosi hanno la loro sede aulica: lo stadio Olimpico. Il primo matrimonio è stato celebrato prima di una partita del Torino, tra tifosi urlanti e tori finti dall’assessore Gallo. Solo per tifosi granati per ora, per i tifosi juventini credo serva una modifica ai regolamenti comunali essendo lo stadio della Juve una struttura privata, ma lo faranno sicuramente, non si può negare un matrimonio zebrato. Già che ci sono suggerisco al neo sindaco di Roma matrimoni al Colosseo, tra gladiatori e bestie e popolo feroce o a Cinecittà tra fondali veneziani e saloon.
Noi volevamo una cosa diversa. Noi ci saremmo accontentati di una cosa più semplice, avremmo voluto la possibilità di sposarsi in circoscrizione. Lo volevamo, e lo vogliamo ancora, per avvicinare i cittadini all’istituzione a loro più vicina. Lo volevamo perché alla parrocchia di quartiere si affiancasse una parrocchia laica. Bella idea ci dissero, idea approvata a grande maggioranza con un ordine del giorno che non ricevette riscontro perché i regolamenti comunali non prevedono risposta e forse neanche una sana e utile riflessione.
Peccato.





