Augusto Montaruli

Quando intervistai Maddalena Rostagno

L’uscita del documentario, Mauro Rostagno. L’uomo che voleva cambiare il mondo  di Roberto Saviano su Sky, mi ha riportato alla memoria l’intervista che feci a Maddalena, figlia di Mauro, in occasione dell’uscita del suo libro Il suono di una sola mano.

Ve la ripropongo, anzi me la ripropongo, ricordando la bella esperienza di Ottoinforma, magazine della circoscrizione dove mi ero appassionato a fare il “giornalista” di quartiere”.

Una bellissima esperienza purtroppo rimasta senza memoria, il sito è scomparso cancellando storie e documenti. Per fortuna qualcosa nel mio account di posta è rimasto oltre al canale YouTube. Canale YouTube che non è stato eliminato forse perchè non sanno che esiste.

Ecco l’intervista, leggetela perché nell’ultima risposta c’è molta verità su questi tempi bui.

Il suono di una sola mano – intervista a Maddalena Rostagna coautrice del libro su Mauro Rostagno.

 “Credo che Mauro sarebbe felice di ritrovare nelle parole di sua figlia una traccia così naturale (non ideologica, voglio dire) di quello strettissimo nesso tra vita e politica, tra persona e società, che è l’eredità più forte – e di gran lunga la più rivoluzionaria – del sessantotto. Nel racconto di Maddalena è praticamente impossibile distinguere la politica e la storia dal dolore, dall’amore, dal volto delle persone, dalle loro voci, dalle loro mani. In questo senso il libro è – anche – una vittoria di Mauro, una delle tante.”

Dalla prefazione di Michele Serra al libro “Il suono di una sola mano” di Maddalena Rostagno e Andrea Gentile

Il 26 settembre 1988 Mauro Rostagno fu ucciso mentre tornava a casa, in Sicilia dalle parti di Trapani.  Tornava dal suo lavoro di giornalista che denunciava gli intrecci tra mafia e politica locale. Fu ucciso per questo, mentre tornava a casa dalla sua compagna e da sua figlia Maddalena.  Dopo anni in cui depistaggi, indagini sbagliate, omissioni hanno allontanato la verità e la giustizia si sta finalmente celebrando il processo, un processo di mafia. 

Mauro Rostagno è nato a Torino in una casa popolare nei pressi di corso Dante, Maddalena abita a poche centinaia di metri dalla casa dove nacque suo papà. Le storie di mafia non sono lontane, non sono solo al sud. 

Maddalena, se me lo consenti la prima domanda è la riflessione a caldo che ho fatto dopo aver letto il tuo libro: la storia di Mauro Rostagno potrebbe diventare un film. Un film sull’impegno civile e coraggioso di un giornalista e sulla vita unica e “allegra” come la definisce Michele Serra nella prefazione del tuo libro.  Nessuno ci ha pensato?

In questi anni mi sono arrivate un paio di sceneggiature, alcune avevano anche trovato il finanziamento (pubblico). Di Mauro contenevano il nome, la data di nascita e di morte e un sacco di “munnizza”. Un film su Mauro si farà quando qualcuno avrà il coraggio di raccontare la sua storia, senza farne un santino, ma neanche raccontando solo ed esclusivamente le “porcherie pruriginose” che si sono dette e scritte in questi anni. Dovrà essere una storia bella, come lo è stata la sua vita. Ci stiamo lavorando.

Della storia di Mauro il grande pubblico conosce poco, sulle prime pagine arrivò con i depistaggi e non con il processo, finalmente, in corso salvo rare eccezioni. Perché secondo te?

Perché Mauro non apparteneva a nessuno, era un uomo libero. Perché i “poteri” che l’hanno ucciso sono ancora lì. Perché è difficile farne una bandiera per una causa specifica.

Come nasce e perché “Il suono di una sola mano”?

Il libro nasce per diversi motivi, ma è soprattutto una richiesta di aiuto, di attenzione, una preghiera. Arrivare a un processo dopo ventitreanni e accorgersi di essere soli t’ingegna la creatività. E scriverlo durante il processo, con il dolore che ne consegue, le “freddezze” del sistema giuridico, o le “miserie” del genere umano, mi ha anche aiutata a ricordarmi il bello, il perché della sua scelta. Una scelta d’amore, per la vita, non solo la sua. Così mio padre scriveva prima che lo uccidessero:

“…agli uomini capita di mettere radici, e poi il tronco, i rami, le foglie… quando tira vento, i rami si possono spaccare, le foglie vengono strappate via: allora decidi di non rischiare, di non sfidare il vento. Ti poti, diventi un alberello tranquillo, pochi rami, poche foglie, appena l’indispensabile.
Oppure te ne fotti. Cresci e ti allarghi. Vivi. Rischi. Sfidi la mafia, che è una forma di contenimento, di mortificazione. La mafia ti umilia: calati junco che passa la piena, dicono da queste parti. Ecco, la mafia è negazione d’una parola un po’ borghese: la dignità dell’uomo.”

Depistaggi, omissioni, l’arresto di tua mamma. Adesso il processo che cerca verità e giustizia. Come lo stai vivendo? Quanto è vicina la verità?

Io e Chicca lo stiamo seguendo per Mauro, perché lui lo avrebbe voluto. Nei momenti di scoraggiamento mi faccio forza pensando che con l’ennesimo baule pieno di carte con cui ne usciremo, riusciremo a raccontare altri piccoli pezzetti di verità. Qualora non potesse/dovesse giungervi la verità processuale, si lavorerà su altri livelli.

(Ti ricordo che ho la possibilità di assistere, alternandomi con mia madre, a tutte le udienze che si svolgono a Trapani, solo ed esclusivamente grazie a donazioni che ci arrivano, da amici ma anche da sconosciuti, con l’indicazione di resistere e arrivare fino in fondo. E questo è un miracolo. Riempie di speranza, qualunque cosa succeda.)

Di quanti Mauro Rostagno ha bisogno questo paese?

Mauro era Mauro. Ognuno di noi è unico e irripetibile. Una qualità che aveva e che sarebbe bello fosse più diffusa era/è la generosità nel darsi, che troppo spesso stiamo vivendo/vedendo interpretata in altro modo, nell’esibizione di sé.  Che è altra cosa.

Grazie Maddalena. 

Di Augusto Montaruli

Per saperne di più sul libro:

http://www.saggiatore.it/argomenti/politica-attualita/978-88-428-1732-1/il-suono-di-una-sola-mano/

Per saperne di più sul processo, la pagina facebook:

https://www.facebook.com/groups/169068116473254/