Augusto Montaruli

La giacca del partigiano

Puntuale come ogni anno al 25 Aprile si scatenano polemiche, distinguo, litigate. Bandiere sì e bandiere no. Quelli sì però, quelli no, quegli altri in coda.  L’Ucraina, la Palestina, Israele… e del Sudan chi se ne frega.

Si pesa la partecipazione alla guerra di Liberazione: eravate pochi, eravamo tanti. 

Quella giacca del partigiano così viene tirata da tutte le parti rischiando di finire in brandelli e ridursi ad uno straccio.

Invece serve un atto di umiltà. 

Noi a quella generazione che era composta da diversi ideali, fedi, nazionalità dobbiamo solo chiedere scusa. 

Scusa perché non siamo stati vigili, perchè non siamo stati in grado di rendere compiuta la Costituzione rischiando di rendere vano il loro sacrificio.

Il 25 Aprile certamente lo dobbiamo festeggiare cantando e ricordando, ma quando sfiliamo in corteo dovremmo farlo a capo chino. Non siamo degni di quella storia.  

A capo chino perchè questo mondo, l’unico che abbiamo,  lo abbiamo affidato a dei pazzi che hanno le micce accese su un tappeto di bombe atomiche.

Se riuscissimo a spegnere quelle micce e a supportare chi, nonostante tutto e tutti, dimostra tutti i giorni che un mondo migliore da qualche parte esiste; se facessimo lo sforzo di trovare qualche obiettivo comune forse potremmo sfilare con un po’ di orgoglio e con gli occhi all’orizzonte.