Augusto Montaruli

Biden e il sorriso di Berlinguer

L’ostinazione di Biden a non cedere il passo mi ha fatto venire in mente il sorriso di Berlinguer, l’ultimo. Quello di Padova.

Quel sorriso l’ho rivisto recentemente al cinema Baretti dove proiettavano “Prima della fine”.

Da una parte un signore di ottanta anni, Biden, malfermo nelle gambe e incerto sulle parole, che non rinuncia all’ambizione di un secondo mandato. A costo di regalare il potere ad un certo Trump. Sembra un storia sudamericana. Triste solitario y final, L’autunno del patriarca. 

Dall’altra una storia di dovere, di affetto verso il popolo per cui era impegnato e che lo amava.

L’ostinazione di Berlinguer, al quale imploravano di smettere, era quella di un uomo che voleva ancora aver il tempo di un sorriso. Per il suo popolo. Non per il potere.

Metamorfosi

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Gli ho detto che era un pollo, che se le beveva tutte. L’ho detto quando ogni ragionamento era ormai inutile, l’ho detto perché c’è un limite anche alla pazienza. L’ho detto, anzi, l’ho urlato ad una persona che…

“Basta con questi immigrati che ci rubano tutto, a casa, devono andare a casa…che io non sono razzista, ma questi rubano a noi italiani… che poi io ho sempre votato comunista, che l’ho detto a Bertinotti… sempre votato comunista poi ho votato Di Pietro… anche lui però… e poi ho votato Grillo, sì sì Grillo caro mio… vada nei bar vada nei bar s’informi… ma adesso io che questi ci rubano tutto e devono andare a casa… adesso io voto SALVINI. E poi vediamo.

Già e poi vediamo.