Augusto Montaruli

Siamo tornati a Bellissimi

Già, siamo tornati a Bellissimi e mi chiedo perché. Non c’è un negozio, non c’è un bar, per non parlare del supermercato. Neanche un mini market. Per andare al mare son tornanti da fare, passare da Dolcedo e sotto un viadotto dell’autostrada.

Già, siamo tornati a Bellissimi e mi chiedo perché. 

Perché?

Forse perché ci sono Chiara e Guido. Forse perchè ci sono Peppino e Mariangela. E Daniel e Sara. Natalino e Pierangela e Giovanna e Battista. Klaus e Andrea. Martina e Michael. Bud e Mike. Lorenzo con la bici. 

Che fare l’elenco dovresti nominarli tutti quelli che stanno a Bellissimi e aggiungere quelli che ci passano arrivando dal mare o dai laghetti di Lecchiore. 

Perché?

Forse perché le lingue si incontrano e il tedesco prende un po’ di accento ligure. E la stroscia i tedeschi imparano a farla e col gozzo si mettono a navigare, bordesan proprio come i liguri.

Perché?

Perché festeggi un compleanno con whisky scozzese, grazie Bud era proprio buono!

Ti vedi due film sulla piazzetta dove c’è una chiesetta sconsacrata che ti ricorda che il colera qui l’hanno scampato. E dalla chiesetta appare Michael che ti propone il gelato e un bicchier di vino.

E Daniel e Serge fanno teatro leggendo un brano che in Germania è come fosse Dante qui in Italia. 

E Daniel che ti racconta di mancate fucilazioni e rivoluzionari anarchici ladri gentiluomi. 

E il professore lavora mattina e sera perché la dove stanno gli olivi deve essere tutto in ordine che fra un po’ l’arte si sposa con la natura.

Perché passi a trovare Peppino che il cuore si allarga.

Perché una sera uno scrittore che traduce Tabucchi in olandese (forse con accento ligure) ti racconta di un tenente di Napoleone di un cannocchiale e dell’hashish.

Perchè a bocce ci giocano i brocchi e ti invitano alla gloriosa impresa.

Perchè ti saluti e fai due chiacchiere quando incontri qualcuno.

Già non so perché siamo andati a Bellissimi che non c’è un negozio, un bar e mini market, ma intanto che me lo chiedevo ho fatto l’elenco.

E ho capito perché siamo tornati a Bellissimi. 

Grazie per averci ancora una volta accolti.

Per scoprire altri perché andate sul sito amicidibellissimi.org

Le terre di confine

Dove finisce la pianura.
Dove sfumano le vigne.
Da una parte le valli, dall’altra il mare.
Dove non ci sono muri, ma lingua cibo e storie che si mescolano.
Dove il vento ti porta il profumo del mare.
Dove le strade muovono persone per villeggiatura o per lavoro.
Dove i binari si infilano nelle valli.
Dove le province si confondono.
Dove il vino il formaggio e il pane.
Dove ci sono ancora antichi mestieri.
Dove ti raccontano di pedalate di grandi campioni.

Le terre di confine sono racconti partigiani e piroscafi per l’America.
Le terre di confine sono panorami mozzafiato, che vedi il mare e le cime innevate.
Le terre di confine sono da attraversare, lentamente.
E poi fermarsi a guardare.

O fermarsi e basta.

La lasagna è la mia metà

Dicevano ai bambini: sei nato sotto un cavolo, anche a me lo dissero, ma credo invece di essere nato sotto una pianta di basilico, se mai è esistita una pianta di basilico capace di ospitare sotto le sue foglie un pargoletto di cinque chili e mezzo.

Io sono per metà pugliese e per metà ligure, come uno strascinato condito con il pesto, alla mia metà ligure piace molto la lasagna al pesto, prepararla e mangiarla. A giugno specialmente. A giugno perché, modestamente, ci nacqui e perché gli ingredienti sono più profumati e saporiti.

Nel caso qualcuno volesse essere adottato da una pianta di basilico e cimentarsi nelle lasagne al pesto dovrà prendere tempo, spazio e iniziare rilassato.
 Volete provare? Ecco come la faccio io.


10603621_10203503047369358_2785676777890702705_nIl protagonista è il pesto, senza effetti speciali, il basilico va pestato nel mortaio. Io lo pesto con aglio, olio, parmigiano e pistacchi o mandorle. Se volete potete esagerare: mandorle e pistacchi. La ricetta originale prevede anche il pecorino e i pinoli invece dei pistacchi, ma io preferisco mandorle e/o pistacchi. E vabbè, nessuno è ligure perfetto (io lo son metà…).
Con effetti speciali si può usare il mixer. Fate voi, dipende sempre dal tempo e dalla voglia che avete.
Il coprotagonista, la sfoglia. 
La farina deve essere di grano duro, se macinata a pietra è meglio. Gli altri attori: un uovo, l’acqua, il sale.

Si impasta con calma, ma con grande partecipazione. Se il film non ha effetti speciali si deve fare a mano, tirare la sfoglia con il matterello, fatela schioccare e poi tagliatela in rettangoli da far bollire.

I caratteristi: fagiolini e patate. I fagiolini devono essere appena bolliti per rimanere croccanti. Le patate vanno bollite e poi tagliate a tocchetti piccoli.

 Guest star è il parmigiano grattugiato, una piccola ma significativa parte è assegnata al pan pesto.

La colonna sonora, che accompagna la preparazione, l’affiderei a Fossati o De André naturalmente.

Preparata la sfoglia, pestato il pesto, cotti fagiolini e patate, grattugiato il parmigiano e a portata di mano il pan pesto si comincia la fase di riempimento della teglia. 

Sul fondo della teglia un po’ di pesto allungato con acqua di cottura della lasagna e poi si adagia il primo strato di sfoglia. Sopra qualche fagiolino e qualche pezzetto di patata, pochi per carità devono solo accompagnare, il pesto e infine il parmigiano. Si va avanti così per quattro o cinque strati, non fatela troppo alta la lasagna.
Sull’ultimo strato mettete il pesto, abbondante, poi il parmigiano a coprire tutto e infine spolverate con un pochino di pan pesto.

FullSizeRender-17Infornate nel forno già caldo.
La lasagna sarà cotta quando sentirete il profumo del pan pesto abbrustolito. Occhio che brucia in fretta.

Il vino è meglio bianco, fermo, profumato e fresco.

L’antagonista del film sono le stoviglie da lavare, fatelo man mano che le usate, e’ meglio, così non avrete casino in cuscina.

Dimenticavo, nel piatto dove servirete le lasagne mettete qualche mandorla tostata. Io lo faccio per non trascurare la mia parte pugliese che è molto suscettibile.