Augusto Montaruli

Pian del Lot… of time

Immagine tratta da museotorino.it


Il 9 ottobre del 2020 essendo estensore di un atto consiliare sulla proposta  ANPI Nicola Grosa di intitolare parte del Pian del Lot ai deceduti da Covid fui invitato ad una riunione convocata dall’assessore Iaria. 

Alla riunione parteciparono, oltre l’assessore Iaria: l’assessorato al verde, alla cultura, regione Piemonte, Pro Natura, il presidente della circoscrizione 8 Davide Ricca, Museo Diffuso della Resistenze e gli acquirenti della cascina che insiste sia all’interno che al limitare del parco.

La riunione si svolse in un clima cordiale e collaborativo con ottimi presupposti per arrivare ad una soluzione condivisa. La stessa proprietà si dimostrò collaborativa e disponibile a progettualità che riguardassero l’area in questione. La riunione si concluse con l’impegno di un verbale che avrebbe preannunciato azioni concrete e ulteriori incontri.

Il 9 ottobre del 2020. Oggi, mentre scrivo, è il 22 marzo del 2020. Sono trascorsi oltre sei mesi e non è pervenuto nessun verbale e nemmeno un cenno di esistenza in vita dall’assessorato.

Pian del Lot of time, direbbero gli anglofoni.

Un’istituzione è credibile se fornisce risposte e mantiene gli impegni, altrimenti non lo è. In altre parole: ti prende per il culo! Anche la Resistenza ha i suoi limiti. 

Il sito dell’ANPI Nicola Grosa: anpinicolagrosa.it

Interpellanza sulla vendita del Pian del Lot

Immagine tratta da museotorino.it

L’avvocato Massimo Ottolenghi qualche anno fa concludeva così la sua orazione nel corso di una comparazione al Sacrario del Pian del Lot : Di fronte a questi ragazzi che sono il futuro noi, ai nostri caduti e a loro non possiamo che rivolgere una parola, “Perdono”.

E perdono dovrebbe chiedere chi ha venduto il Pian del Lot, chi lo ha consentito, chi non ha vigilato, chi si è distratto. 

Tutti.

E  sarebbe bello, sano e giusto che la politica, per una volta, dicesse abbiamo fatto una cazzata, abbiamo dormito, siamo stati superficiali, non abbiamo vigilato. E soprattutto dicesse adesso rimedio e mette le cose al loro posto.

Non so se questo avverrà. Non so se si eviterà che si assapori un fritto misto e un bicchiere di barbera a pochi passi da un eccidio. 

Io lo spero.

Sperare però non basta e allora ho preparato un’interpellanza alla sindaca Chiara Appendino sulla questione. L’ho fatto non perché la ritenga responsabile, ma perché è la mia sindaca, perché ha la responsabilità del piano regolatore della città, perché potrebbe porre rimedio. 

L’ho fatto perché la questione merita una risposta urgente. L’ho fatto perché rimanga agli atti la risposta.

L’ho fatto per rispetto verso chi ha fatto la proposta e i tanti e le tante che hanno aderito. E anche verso me stesso.

Qui trovate il testo dell’interpellanza.