Augusto Montaruli

Tutte le mattine alle sette e trenta

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Al mattino mi sveglio presto.
Preparo il caffè e lo bevo passeggiando sul balcone.
A prescindere dalla stagione.
E mi guardo intorno.
La serranda che si alza, l’unica in quel pezzo di strada.
Il profumo dei dolci che sale su.
Le luci dalle finestre un po’ alla volta si accendono.
Le auto che escono dal garage.
L’uscita dalla metro porta i ragazzi e le ragazze a scuola.
Dal mercato i rumori dei banchi.
Da una finestra, come tutte le mattine, puntuale alle 7:30 lei prega.
Tutte le mattine, puntuale.
Tutte le mattine davanti alla finestra, con le mani giunte.
Come i bambini alla prima comunione.
La guardo pregare poi rivolgo lo sguardo altrove, per non disturbare.
Non so cosa e chi prega.
Dio?
Un santo?
La madonna?
Forse Buddha o Maometto?
Forse prega per se stessa, forse per qualcuno.
Da una finestra, come tutte le mattine, puntuale alle 7:30, lei prega.
Domani la rivedrò, solo un attimo, come un appuntamento che si ripete tutti i giorni.
Domani la rivedrò, solo un attimo, poi guarderò altrove per non disturbare.

Aveva una cosa importante da fare

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Lui è un po’ arruffato, vestito un po’ così come viene: i pantaloni alla caviglia, i capelli dove riescono a stare, i vestiti colorati. Insomma come gli pare e come lo fa star bene.
Quello che si dice un “tipo strano”.
Per qualcuno, un giorno, persino sospetto: con quello che si sente in giro…
Quel giorno arrivò la polizia:
favorisca i documenti.
E lui li favorì, tra il divertito e l’ansioso, non di paura, ma di sbrigarsela in fretta: aveva una cosa importante da fare.
Ed io lo vedo tra i due poliziotti, come Pinocchio con i carabinieri.
Mi avvicino e chiedo: che succede, io lo conosco, sta vicino a me.
Lui mi guarda e mi sorride saltellando sulle gambe: aveva una cosa importante da fare.
Ci hanno descritto un tipo sospetto. Grazie, ci scusi, andate pure. Dice la polizia.
Lui, ancora un sorriso e scappa via correndo infilandosi nel portone.
Intanto uno mi ferma e mi dice:
l’ho visto girare qui intorno, mi sembrava un tipo strano e ho chiamato la polizia. Con quello che si sente in giro…
Ma no, guardi che sono quelli che sembrano normali i tipi sospetti.

Dico io e lo saluto.
Vado a casa guardando in su e vedo le bolle di sapone salire verso il cielo.
Aveva una cosa importante da fare…

Louis, la rana ed il PD

louis-armstrongIo lo chiamo Louis. Louis Armstrong. Lo ricorda nel fisico, tarchiato con la faccia rotonda, il labbro da trombettista e una bombetta in testa. Arriva dal Ghana (credo) e racconta in modo un po’ confuso di un padre ambasciatore e di un dittatore che lo ha destituito. E a proposito di Armstrong mi racconta di una sua foto con Miles Davis: “la prima volta che vado a Pinerolo la prendo e te la porto”. A Pinerolo? Sta a vedere che Miles Davis faceva il trombettiere nel Nizza Cavalleria.
Questa estate lo incontro in via Belfiore, lo riconosco da lontano per l’andatura e il solito cappello. Ha un braccio fasciato, dal gomito in su. Gli chiedo cosa gli fosse capitato, anche perché la faccia era davvero sofferente e in questi casi, sarà il pregiudizio che non sparisce mai del tutto, viene da pensare al risultato di una rissa o qualcosa del genere. Invece no, la cosa è banalissima e anche divertente. Leggete qua. 

Che ti è capitato?
Una rana!
Una rana?
Sì, una rana!
Una rana che ti ha morso?
Sì una rana che mi ha morso o punto, non so.
Una rana che ti ha morso o punto? Ma punto non credo!
Punto non credo, ma fa male. Sono stato in ospedale due giorni. Il braccio era gonfio gonfio e duro.
Ma scusa, stavi facendo il bagno in uno lago? In uno stagno?
No, no. stavo dormendo.
Sulla riva di un lago?
No (e ride come rideva Louis), a casa nel letto.
Fammi capire, eri a casa, dormivi nel tuo letto e una rana ti ha morso. Da dove arrivava ‘sta rana?
Dal soffitto, forse.
Dal soffitto. Una rana.
Sì. 

Una rana, magari sul lampadario con un kris malese in bocca che si avventa sul letto e zac sul braccio di Louis… Ma non è una rana! Le rane non stanno sul soffitto. Stanno nell’acqua. Non sarà per caso un ragno?
Cos è il ragno?
Spider, quello che fa la tela. 
Sì, sì. La spider.
No la spider è l’automobile sportiva. Spider in inglese, ragno in italiano.
Sì sì ho capito, ragno. Tela. Però senti… Questo PD?
Eh, dimmi, questo PD?
L’altro giorno sono passato dal circolo, era chiuso.
E tu ripassa, oppure chiedi, telefona. Non è mica un negozio.
Sta a vedere che Louis da musicista mi diventa giornalista di Repubblica.