La data

I giorni normali passano in qualche modo. Il giornale, il pane, un salto al mercato a passo lento.
L’incontro e due parole a distanza regolamentare: come va, passerà.. Un salto a vedere se serve aiuto dove stanno scatole di cibo. Le telefonate che ti viene da piangere. Le riunioni in videoconferenza, con quello scherzo di nome, zoom, che invita a guardare l’orizzonte.
Le 18, il bollettino: contagiati guariti, morti.
I giorni di festa son quelli più faticosi, non c’è nemmeno motivo per uscire, non c’è nessuno da incontrare.
Il giorno di festa, andare in cortile: la carta, il vetro, le lattine, la plastica.
Il giorno di festa, facciamo la pizza, la fotografiamo e la mettiamo su Instagram.
Le 18, il bollettino: contagiati guariti, morti.
I giorni di festa, quando senti più forte il bisogno di una data: giorno/mese/anno ora:minuti.
La data: giorno/mese/anno ora:minuti.
La data da cui ripartire, uscire e incontrare.
La data da cui partire per andare a trovare, vedere, abbracciare, coccolare.
La data dalla quale cambiare le cose che dovremmo aver capito non funzionare.
La data da cui ripartire: giorno/mese/anno ora:minuti.
Sperando non sia una fake news.





