Augusto Montaruli

La data

 

I giorni normali passano in qualche modo. Il giornale, il pane, un salto al mercato a passo lento. 

L’incontro e due parole a distanza regolamentare: come va, passerà.. Un salto a vedere se serve aiuto dove stanno scatole di cibo. Le telefonate che ti viene da piangere. Le riunioni in videoconferenza, con quello scherzo di nome, zoom, che invita a guardare l’orizzonte. 

Le 18, il bollettino: contagiati guariti, morti.

I giorni di festa son quelli più faticosi, non c’è nemmeno motivo per uscire, non c’è nessuno da incontrare. 

Il giorno di festa, andare in cortile: la carta, il vetro, le lattine, la plastica.

Il giorno di festa, facciamo la pizza, la fotografiamo e la mettiamo su Instagram. 

Le 18, il bollettino: contagiati guariti, morti.

I giorni di festa, quando senti più forte il bisogno di una data: giorno/mese/anno ora:minuti.

La data: giorno/mese/anno ora:minuti.

La data da cui ripartire, uscire e incontrare.

La data da cui partire per andare a trovare, vedere, abbracciare, coccolare.

La data dalla quale cambiare le cose che dovremmo aver capito non funzionare.

La data da cui ripartire: giorno/mese/anno ora:minuti. 

Sperando non sia una fake news.