Augusto Montaruli

Le palestre delle scuole

Una proposta per chiedere un approccio diverso nel processo di assegnazione delle palestre dei plessi scolastici, anche in considerazione delle conseguenze legate alla pandemia.

Di seguito l’ordine del giorno.


Torino, data del protocollo

Mozione: assegnazione palestre dei plessi scolastici

PREMESSA

A causa della pandemia da corona virus la ripresa della normale attività nelle scuole sarà complicata e di difficile gestione anche e soprattutto a causa del bisogno di spazi e della rimodulazione degli orari. 

Sarebbe da ripensare il regolamento di assegnazione delle palestre presenti nei plessi scolastici  sia negli orari sia nelle modalità. 

Il processo di assegnazione è complesso, lungo e non raramente crea conflitti con le scuole. Inoltre l’introito economico non crediamo compensi lo sforzo amministrativo mentre sarebbe importante per le scuole se delegata a loro in toto l’attività di assegnazione dei loro spazi, questo sia dal punto di vista economico sia da quello progettuale.

CONSTATATO

Che da regolamento comunale spetta all’ente di prossimità assegnare le palestre presenti nei plessi scolastici agli enti e alle associazioni sportive.

CHIEDIAMO

Al presidente, ai coordinatori competenti e a tutta la giunta di valutare quanto in premessa (revisione del regolamento) e di procedere al processo di assegnazione delle palestre scolastiche in completa sinergia con le scuole del territorio ridefinendo le priorità.

Dehors, pedonalizzazioni: l’assessore ci coinvolga

Dopo le dichiarazioni alla stampa dell’assessore Sacco sulla possibilità di concedere l’ampliamento dei dehors e di dare il via a nuove pedonalizzazioni con l’intento (comprensibile e giustificato) di supportare la ripresa delle attività del settore ristorazione e bar, con i coordinatori al commercio (Alessandro Lupi) e alla viabilità (Massimiliano Miano), abbiamo presentato un ordine del giorno che chiede, nel caso si andasse in quella direzione il pieno coinvolgimento della circoscrizione.

La materia è delicata e riteniamo vada gestita con il territorio.

Di seguito l’atto consiliare


Torino, data del protocollo

Ordine del giorno: Corona virus, dehors e pedonalizzazioni

PREMESSA

L’emergenza Corona virus sta mettendo in seria crisi oltre al commercio di prossimità il comparto ristorazione, bar e locali. Anche le successive fasi legate all’emergenza saranno accompagnate da misure che quasi certamente non riporteranno per un periodo non definibile la situazione allo stato ante virus.

Crediamo che le riaperture dovranno supportate in modo da garantire la ripresa delle attività garantendo sicurezza agli operatori e ai cittadini.

Crediamo anche che quelle misure potrebbero essere non solo di natura emergenziale ma anche contenere una visione legata al commercio, alla vivibilità e all’arredo urbano. 

Cambiare il paesaggio di un quartiere rendendolo più sostenibile e attrattivo.

CONSTATATO

Che l’assessore Sacco ha dichiarato agli organi di stampa la sua intenzione di valutare la possibilità di consentire l’allargamento dei dehors (presumiamo già esistenti) e di avviare la pedonalizzazione di vie (immaginiamo caratterizzate dalle attività in premessa).

RITENIAMO

Sicuramente interessante la proposta, molto embrionale, dell’assessore, ma senza uno studio approfondito legato alle caratteristiche del territorio rischierebbe di essere un boomerang con effetti che danneggerebbero la vivibilità e lo stesso commercio.

Più volte questo consiglio ha affrontato, anche approvando atti, la questione dehors e le ipotesi di pedonalizzazione, crediamo che l’assessore e la giunta non possano non consultarci e quindi lavorare in concerto con l’istituzione di prossimità.

CHIEDIAMO PERTANTO

Alla sindaca e agli assessori competenti che la circoscrizione, rappresentata dalla giunta, sia coinvolta a pieno titolo nel lavoro di definizione e di proposta di decisioni che riguardino dehors e pedonalizzazioni nel territorio che ci compete.

Firmatari

Augusto Montaruli

Alessandro Lupi (coordinatore I commissione)

Massimiliano Miano (coordinatore IV commissione)

La data

 

I giorni normali passano in qualche modo. Il giornale, il pane, un salto al mercato a passo lento. 

L’incontro e due parole a distanza regolamentare: come va, passerà.. Un salto a vedere se serve aiuto dove stanno scatole di cibo. Le telefonate che ti viene da piangere. Le riunioni in videoconferenza, con quello scherzo di nome, zoom, che invita a guardare l’orizzonte. 

Le 18, il bollettino: contagiati guariti, morti.

I giorni di festa son quelli più faticosi, non c’è nemmeno motivo per uscire, non c’è nessuno da incontrare. 

Il giorno di festa, andare in cortile: la carta, il vetro, le lattine, la plastica.

Il giorno di festa, facciamo la pizza, la fotografiamo e la mettiamo su Instagram. 

Le 18, il bollettino: contagiati guariti, morti.

I giorni di festa, quando senti più forte il bisogno di una data: giorno/mese/anno ora:minuti.

La data: giorno/mese/anno ora:minuti.

La data da cui ripartire, uscire e incontrare.

La data da cui partire per andare a trovare, vedere, abbracciare, coccolare.

La data dalla quale cambiare le cose che dovremmo aver capito non funzionare.

La data da cui ripartire: giorno/mese/anno ora:minuti. 

Sperando non sia una fake news.

Commercio di prossimità: la goccia che ha fatto traboccare il vaso

Nel 2013 non eravamo agli “arresti domiciliari” e non uscivamo di casa con la mascherina per comprare pane e giornale, i negozi erano tutti aperti, i supermercati allungavano gli orari di apertura fino a non chiudere più, la movida era motivo di scontro feroce tra esercenti e residenti.

Proprio nel 2013 per il giornale on line della circoscrizione, Ottoinforma, svolsi un’inchiesta tra le attività di prossimità per capire quanto la crisi economica avesse inciso sulle loro attività. L’inchiesta mi portò a fare un giro nel quartiere andando da un panettiere, in edicola (che ora non c’è più), in una bottega di commercio equo e solidale, in un negozio di calzature, in farmacia, da un’agenzia immobiliare, in un supermercato e in un negozio “bio”. Infine il “tour” si concluse con un articolo che riassumeva le tappe dell’inchiesta accompagnato da un commento dell’allora assessora Giuliana Tedesco.

L’inchiesta fece emergere la sofferenza di tutte le attività ad esclusione del supermercato che proprio in quei giorni allungava l’orario di apertura portandolo a 24 ore su sette giorni. 

Una sofferenza che portava a ridurre il personale e rivedere l’approccio commerciale per resistere, a evidenziare quanto cambiava la spesa dei clienti e far emergere, in modo drammatico, aspetti legati alla salute: “Le medicine si comprano nei dieci giorni tra la fine del mese e l’inizio di quello successivo. Quando è accreditato lo stipendio o la pensione. Si acquista il minimo indispensabile”

Da quella sofferenza non si era usciti e non si vedevano segnali che la consentissero un’uscita, si galleggiava e resisteva. Ora la situazione legata all’emergenza virus rischia di essere la goccia che farà traboccare il vaso. Non è essere pessimista immaginare serrande chiuse definitivamente, ma realisti. 

E’ vitale sostenere il commercio di prossimità e i loro clienti. E’ fondamentale per i commercianti. E’ indispensabile perché continui ad esistere una comunità. E non basteranno una tantum o sussidi, sarà necessario creare lavoro e sviluppo legandolo al territorio. Anzi non sarà, è necessario.

Credo anche sarebbe un bel segnale che i supermercati che stanno vedendo incrementi del 30% del loro fatturato investano sul territorio dove operano. 

Sotto il link agli articoli

 

 

 

Questo è il tempo

Questi sono giorni di telefonate, stare costretti in casa per questo maledetto virus ti porta a telefonare agli amici, ai parenti che non senti da tempo per sapere se tutto va bene. Hai il tempo per farlo, senti il bisogno di farlo. Condividi lo stato d’animo: il pessimismo, la rassegnazione, il passerà, la disperazione di non poter assistere e confortare una madre in una casa di riposo. Condividi anche qualche risata per esorcizzare. 
Prometti che poi ci vediamo, organizziamo, combiniamo.
Per recuperare il tempo perduto, il non averlo fatto prima.
Questo è il tempo in cui meglio si capiscono, si dovrebbero capire le differenze, tra chi ha risorse per reggere questa situazione e chi no.
Tra chi ha risorse economiche, sociali e culturali e chi no.
Tra chi è fragile e chi è no. 

Perché in casa ci sono libri.
Perchè la famiglia regge la situazione.
Perché ti puoi informare.

Perché esci per comprare il giornale.

Perché la tua casa è confortevole: hai un letto, un tavolo, un divano, una tv, un computer, un bagno con doccia e una scorta di bagno schiuma.
Perché la spesa non è un problema.

Pechè scegli con un cura il cibo che mangi.
Perché non hai paura di stare in casa con il tuo compagno.
Perché hai un tetto sotto cui stare.
Perché hai una rete sociale con cui interagire.
Perché hai libri di cucina per sperimentare ricette nuove.
Perché posso programmare una vacanza quando tutto sarà finito.
Perché posso studiare anche a distanza, ho il pc e chi mi supporta.
Perché ho un amico medico che mi può dare i giusti consigli.
Perché non sei periferia, non quella geografica, ma quella sociale.
Perché non hai bisogno di qualcuno che ti offra del cibo.
Perché non aspetti che si aprano le porte di una chiesa per poterti rifugiare.
Perché non sei privo di un documento che certifichi la tua esistenza in vita.
Perché puoi permetterti anche di essere scuro di pelle se tiri ad un pallone.

E’ questo è il tempo per provare a cambiare lo stato delle cose.
Questo è il tempo.
Un altro virus non lo reggeremmo.

Il fatalista

Dedicato a chi non capisce e se ne fotte

Mio padre era al comando di un caposaldo sulle rive del Don, non sono molti i suoi racconti ma quel poco che mi raccontava quando ero un ragazzino non li dimenticherò mai. Gli episodi delle sue medaglie, l’altoparlante dei russi che invitava per nome e cognome i soldati italiani a disertare, la barba che il gelo staccava a pezzi, il fuoco “amico” dell’artiglieria, le scarpe di cartone, la ferita che lo scampò dalla morte o dalla ritirata tragica. Ma il racconto che più colpì la mia immaginazione di bambino era del quello del fatalista: un suo soldato che sporgeva dal riparo per fumare una sigaretta. Al richiamo di mio padre che lo invitava a ripararsi dai tiratori al di là del fiume diceva che tanto è fatalità, che è scritto quando si deve morire.

La fatalità ha la mira buona, non furono molte le sigarette che fumò quel soldato.

#iorestoacasa #nonsiatefatalisti