Augusto Montaruli

Referendum: il metodo e la statura

Perché NO? Iniziamo con il metodo.
 
La mia uscita dal PD, o meglio l’uscita del PD da me, la motivai con la consapevolezza che la mia adesione la feci leggendo il Manifesto dei valori del partito che al paragrafo Costituzione recita così:
 
Il Partito Democratico si impegna perciò a ristabilire la supremazia della Costituzione e a difenderne la stabilità, a metter fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza, anche promuovendo le necessarie modifiche al procedimento di revisione costituzionale. La Costituzione può e deve essere aggiornata, nel solco dell’esperienza delle grandi democrazie europee, con riforme condivise, coerenti con i princìpi e i valori della Carta del 1948, confermati a larga maggioranza dal referendum del 2006.
 
Quindi il mio fu un atto di coerenza con i valori e i principi del partito che non prevedevano riforme costituzionali intestate a leader di turno ma condivise. Il tentativo di Renzi viene replicato da Di Maio e soci.
Un tentativo che apre una stagione di riforme costituzionali ad ogni cambio di maggioranza con il risultato di rendere ancora più precario e instabile il paese. Ha già annunciato la Meloni che il Sì è un primo passo verso la repubblica presidenziale. I 5 stelle immaginano un parlamento di sorteggiati. Vi pare poco? Volete correre questo rischio?
Quindi non credete alla fake del taglio dei costi della politica, le ragioni sono altre e perverse. Non credete ad approssimativi confronti con gli altri paesi. Confronti che non tengono conto di tutto l’assetto costituzionale di un paese: ha senso confrontarci con un paese federale come la Germania? Sapete quanti sono i componenti del parlamento del Land di Berlino? 160. O con gli Stati Uniti? Andate a contarli tutti i parlamentari americani, anche quelli del Texas o della California e poi calcoliamo. Giusto per fare due esempi.
 
Quindi No ad una riforma che è patto di governo, le riforme costituzionali sono competenza politica e morale del parlamento e non di un esecutivo o di un leader di turno.
 
La statura
 
Le costituzioni nascono dopo un periodo di crisi, dopo guerre. Nascono per ricostruire e ripartire dopo momenti bui. Questo che stiamo vivendo da un po’ per esempio.
Le costituzioni hanno bisogno di una scrittura condivisa e di statura morale e intellettuale degli autori.
Non mi pare il momento, non mi pare che i novelli costituzionalisti abbiamo quella statura morale e intellettuale che serve.
Quindi No ad una riforma scritta da chi non ha l’autorevolezza per farlo. Sicuramente titoli e incarico, ma non la statura necessaria.
Quando si citano gli autori della Costituzione si citano i “padri costituenti” a testimoniare il lavoro collettivo del parlamento e non la riforma intestata al molto temporaneo leader di turno.
 
E’ una cosa seria riformare la Costituzione.
 
Ripeto: NO! Il 20 settembre io voterò NO!
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