Augusto Montaruli

La dignità del Presidente



Riporto qui la parte del discorso del presidente Mattarella in occasione del suo (re)insediamento dove per ben 18 (diciotto!) volte ha ripetuto la parola dignità. Riporto qui per rileggermelo nel caso lo dimenticassi. Riporto qui perchè vorrei diventasse il programma politico del partito che vorrei.

Grazie Presidente e buon lavoro.

… La pari dignità sociale è un caposaldo di uno sviluppo giusto ed effettivo.

Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno di ogni prospettiva di crescita.

Nostro compito – come prescrive la Costituzione – è rimuovere gli ostacoli.

Accanto alla dimensione sociale della dignità, c’è un suo significato etico e culturale che riguarda il valore delle persone e chiama in causa l’intera società.   

La dignità.

Dignità è azzerare le morti sul lavoro, che feriscono la società e la coscienza di ciascuno di noi. Perché la sicurezza del lavoro, di ogni lavoratore, riguarda il valore che attribuiamo alla vita. Mai più tragedie come quella del giovane Lorenzo Parelli, entrato in fabbrica per un progetto scuola-lavoro. Quasi ogni giorno veniamo richiamati drammaticamente a questo primario dovere della nostra società.

Dignità è opporsi al razzismo e all’antisemitismo, aggressioni intollerabili, non soltanto alle minoranze fatte oggetto di violenza, fisica o verbale, ma alla coscienza di ciascuno di noi.

Dignità è impedire la violenza sulle donne, profonda, inaccettabile piaga che deve essere contrastata con vigore e sanata con la forza della cultura, dell’educazione, dell’esempio.

La nostra dignità è interrogata dalle migrazioni, soprattutto quando non siamo capaci di difendere il diritto alla vita, quando neghiamo nei fatti la dignità umana degli altri.

È anzitutto la nostra dignità che ci impone di combattere, senza tregua, la tratta e la schiavitù degli esseri umani.

Dignità è diritto allo studio, lotta all’abbandono scolastico, annullamento del divario tecnologico e digitale. Dignità è rispetto per gli anziani che non possono essere lasciati alla solitudine, privi di un ruolo che li coinvolga.

Dignità è contrastare le povertà, la precarietà disperata e senza orizzonte che purtroppo mortifica le speranze di tante persone.

Dignità è non dover essere costrette a scegliere tra lavoro e maternità.

Dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti. Questa è anche la migliore garanzia di sicurezza.

Dignità è un Paese non distratto di fronte ai problemi quotidiani che le persone con disabilità devono affrontare, e capace di rimuovere gli ostacoli che immotivatamente incontrano nella loro vita.

Dignità è un Paese libero dalle mafie, dal ricatto della criminalità, dalla complicità di chi fa finta di non vedere.

Dignità è garantire e assicurare il diritto dei cittadini a un’informazione libera e indipendente. La dignità, dunque, come pietra angolare del nostro impegno, della nostra passione civile..”

Referendum: il metodo e la statura

Perché NO? Iniziamo con il metodo.
 
La mia uscita dal PD, o meglio l’uscita del PD da me, la motivai con la consapevolezza che la mia adesione la feci leggendo il Manifesto dei valori del partito che al paragrafo Costituzione recita così:
 
Il Partito Democratico si impegna perciò a ristabilire la supremazia della Costituzione e a difenderne la stabilità, a metter fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza, anche promuovendo le necessarie modifiche al procedimento di revisione costituzionale. La Costituzione può e deve essere aggiornata, nel solco dell’esperienza delle grandi democrazie europee, con riforme condivise, coerenti con i princìpi e i valori della Carta del 1948, confermati a larga maggioranza dal referendum del 2006.
 
Quindi il mio fu un atto di coerenza con i valori e i principi del partito che non prevedevano riforme costituzionali intestate a leader di turno ma condivise. Il tentativo di Renzi viene replicato da Di Maio e soci.
Un tentativo che apre una stagione di riforme costituzionali ad ogni cambio di maggioranza con il risultato di rendere ancora più precario e instabile il paese. Ha già annunciato la Meloni che il Sì è un primo passo verso la repubblica presidenziale. I 5 stelle immaginano un parlamento di sorteggiati. Vi pare poco? Volete correre questo rischio?
Quindi non credete alla fake del taglio dei costi della politica, le ragioni sono altre e perverse. Non credete ad approssimativi confronti con gli altri paesi. Confronti che non tengono conto di tutto l’assetto costituzionale di un paese: ha senso confrontarci con un paese federale come la Germania? Sapete quanti sono i componenti del parlamento del Land di Berlino? 160. O con gli Stati Uniti? Andate a contarli tutti i parlamentari americani, anche quelli del Texas o della California e poi calcoliamo. Giusto per fare due esempi.
 
Quindi No ad una riforma che è patto di governo, le riforme costituzionali sono competenza politica e morale del parlamento e non di un esecutivo o di un leader di turno.
 
La statura
 
Le costituzioni nascono dopo un periodo di crisi, dopo guerre. Nascono per ricostruire e ripartire dopo momenti bui. Questo che stiamo vivendo da un po’ per esempio.
Le costituzioni hanno bisogno di una scrittura condivisa e di statura morale e intellettuale degli autori.
Non mi pare il momento, non mi pare che i novelli costituzionalisti abbiamo quella statura morale e intellettuale che serve.
Quindi No ad una riforma scritta da chi non ha l’autorevolezza per farlo. Sicuramente titoli e incarico, ma non la statura necessaria.
Quando si citano gli autori della Costituzione si citano i “padri costituenti” a testimoniare il lavoro collettivo del parlamento e non la riforma intestata al molto temporaneo leader di turno.
 
E’ una cosa seria riformare la Costituzione.
 
Ripeto: NO! Il 20 settembre io voterò NO!

Bonus rete: la proposta

L’emergenza pandemica ha messo in evidenza che l’accesso alla rete è un’esigenza fondamentale come le altre utilities: l’acqua, l’energia elettrica, la fornitura di gas.

La chiusura delle scuole ha costretto scolari, studenti e insegnanti a lasciare le aule scolastiche sostituendo le lezioni tradizionali con la didattica a distanza. Questo modello di insegnamento e apprendimento prevede la dotazione di un computer e soprattutto l’accesso ad una rete affidabile. 

L’Articolo 34 della Costituzione dichiara che “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.”

Il passaggio alla didattica a distanza ha reso non attuabile l’articolo 34 della Costituzione per moltissime famiglie che non sono in grado di garantirla ai propri figli, questo a causa dei costi degli strumenti informatici e degli abbonamenti ad una rete affidabile.

L’emergenza è stata in parte gestita dal governo che ha erogato fondi alle scuole per l’acquisto di computer; da associazioni che si sono mobilitate recuperando personal computer, chiavette e invitato ad aprire l’accesso alla propria rete; da aziende che hanno messo a disposizione in modo temporaneo giga gratuiti. 

Tutto questo non basta, serve a gestire l’emergenza ma non garantisce continuità e non rende l’accesso alla rete un servizio fondamentale e indispensabile. Costituzionale.

La rete deve essere considerata un bene garantito, come la luce l’acqua e il gas, a chi non può permetterselo. 

La proposta quindi è estendere le agevolazioni economiche, dalla riduzione alla totale gratuità del costo di abbonamento, previste per luce acqua e gas anche alla rete attraverso i cosiddetti “bonus” che prevedono uno sconto in bolletta sulla base di indicatori ISEE e dei componenti il nucleo familiare in età scolare.

Questa proposta potrebbe, oltre a garantire l’accesso allo studio, mettere in condizione i cittadini più fragili di accedere a quei servizi della pubblica amministrazione forniti in via telematica.

Sono certo che questa proposta sarà raccolta e portata in parlamento.

Dobbiamo uscirne migliori dalla pandemia. 

Augusto Montaruli – Consigliere di circoscrizione LeU Articolo Uno – Torino

Bonus rete: agevolazione finalizzata a ridurre la spesa di accesso alla rete alle famiglie in condizioni di disagio economico e sociale. Il bonus consente agli utenti di non pagare il traffico rete ritenuto indispensabile per accedere ai servizi presenti in rete siano essi destinati al nucleo famigliare sia ai figli in età scolare.

Immaginare il futuro, tra Piemonte e Liguria

 

Per capire il presente bisogna immaginare il futuro, questa è la premessa che annuncia un’iniziativa ambiziosa e coraggiosa che parte da quelle colline tra Piemonte e Liguria che hanno visto nascere e vivere Bobbio, Pertini e Terracini. 

Per capire il presente bisogna immaginare il futuro, ed è importante, vitale, farlo proprio in questi tempi inediti e drammatici.

L’ambizione è quella di scrivere la Costituzione del 2050 coinvolgendo giovani dai 12 ai 18 anni di tutta Italia che dovranno raccogliere in almeno un triennio 139 articoli della Costituzione del 2050. Giovani che nel 2050 avranno circa 40 anni.

Ai giovani sarà chiesto di affrontare i temi che a loro stanno più a cuore, oltre a quelli già trattati nella Costituzione in vigore (lavoro, libertà civile, economia, famiglia…), ma soprattutto quelli che la Costituzione attuale appena accenna (ambiente, globalizzazione…) o persino del tutto inediti (i diritti delle intelligenze artificiali, il confine tra biologia e tecnologia, la responsabilità delle macchine digitali…).

Sarà un festival che si darà appuntamento proprio nei luoghi di Bobbio, Pertini e Terracini a facilitare il confronto e la discussione sui temi ai quali i ragazzi e i docenti hanno lavorato.

All’iniziativa hanno aderito i comuni di Cartosio (Al) di Rivalta Bormida (Al), di Stella (Sv) oltre ad diverse associazioni e il centro Centro di documentazione della Benedicta .

Se posso permettermi un suggerimento nella futura Costituzione dovrebbe esserci un articolo che obbliga a verificare lo stato di attuazione e di rispetto dei contenuti, soprattutto quelli fondamentali che identificano un paese intero.

Invito a seguire il progetto attraverso la pagina Facebook https://www.facebook.com/RiCostituente2050/ e il sito https://www.ri-costituente.it.

Per finire guardate il video dove Francesca Paini, che non per caso coltiva bachi da seta che hanno tessuto la rete di collaborazione, dove con passione racconta in questo video il progetto.

 

Odiamo gli indifferenti? Anche se siamo noi?

senza fissa dimora ginzburg

Qualcuno si indigna e costituisce comitati perché pensa sia una questione di decoro urbano, soprattutto in centro che c’è lo shopping.

Ma c’è un altro decoro, nel caso lo si fosse dimenticato o lo si ignori, entrambe le ipotesi sono possibili allo stato attuale. Mi riferisco a quel “decoro” previsto dalla Costituzione. 

Proviamo con questo?

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita`, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta` politica, economica e sociale. (Articolo 2 – Principi fondamentali)

O con questo?

Tutti i cittadini hanno pari dignita` sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. (Articolo 3 – Principi fondamentali)

E altri ancora ci sarebbero, ma alcuni direbbero:

Che noia questa Costituzione, che noia questi buonisti che un giorno sì e un giorno no ci si appellano (o aggrappano?). Vero? Il fatto è che questi qui, che si accampano nei giardini, nei dehors e sotto i portici, ci rovinano il business, non fan decoro. Sì, lo sappiamo non son tutti stranieri, moltissimi sono italiani (prima gli italiani, vabbè dipende…).

Seriamente adesso:

La cosa sta sfuggendo di mano, le persone (PERSONE) che si “accampano” stanno diventano tante, troppo per un paese civile. Anziani e giovani.

Molti fan finta di non vedere, alcuni danno loro da mangiare, con discrezione quando dormono. Associazioni e chiese si dannano l’anima.

E’ la politica che è assente, drammaticamente assente. La politica delle mie parti.   L’altra meglio non chiamarla in causa.

A me piange il cuore e non riesco più a girarmi a guardare altrove.

Odiamo gli indifferenti? Attenti che in questo caso siamo noi. Se mi sbaglio dimostratemelo e sarò felice di essermi sbagliato. Ma non credo proprio.

La bellezza, Gianmaria Testa e il regolamento dei dehors

da questa parte del mareLa Bellezza esiste … la Bellezza esiste e non ha paura di niente neanche di noi la gente, recita una poesia di Gianmaria Testa che potete leggere intera nel suo libro “Da questa parte del mare” edito da Einaudi. La bellezza interiore e la bellezza dei luoghi. La bellezza interiore è lo sforzo che ciascuno di noi deve fare per raggiungerla; la bellezza dei luoghi è quella del paesaggio, compreso quello in cui viviamo. Quest ultima è la bellezza che dovrebbe essere inclusa come diritto fondamentale nella prima parte della Costituzione: tutti hanno diritto alla bellezza a prescindere dal luogo dove si vive. Anche una periferia, anche quella più estrema ha diritto alla bellezza. Perché la bellezza da diritto diventa dovere, incentiva al rispetto dei luoghi.
Lo scorso mandato nella ex circoscrizione otto approvammo una delibera che chiedeva per il quartiere San Salvario l’adozione di un PIA (Progetto integrato d’ambito) che aveva come obiettivo di ripensare l’arredo urbano (panchine, cestini dei rifiuti, dehor…) contestualizzandolo alla realtà e alle potenzialità del quartiere. Pensammo al PIA partendo dalla convinzione che l’adozione di questo strumento avrebbe potuto: attenuare gli aspetti negativi della movida; mettere ordine alle dimensioni, alla sostenibilità e al proliferare di dehor; rendere il quartiere attraente dal punto di vista turistico. Inoltre, e forse questo è l’aspetto più qualificante, si creava un precedente importante che portava un metodo riservato alle zone auliche (il PIA è stato finora adottato solo nel centro città: via Lagrange, piazza Vittorio per esempio) anche in quartieri periferici e popolari. Portava la bellezza e il diritto-dovere di averla anche nelle ormai mitiche periferie. La precedente giunta prese l’impegno di lavorarci, ma purtroppo eravamo a fine mandato e la proposta finì dimenticata in qualche archivio.

Proprio in questi giorni la giunta Appendino ha annunciato che entro fine anno sarà deliberato il nuovo regolamento dehors. Da quel poco che si sa pare che obiettivi della delibera saranno lo snellimento delle procedure verso chi adotterà “allestimenti leggeri” e una revisione dei dehor temporanei. 
Probabilmente la situazione andrà a migliorare. Forse e spero. A mio parere però si sta perdendo un’occasione per rendere migliore la città. Sono convinto che ogni provvedimento vada pensato e scritto avendo in mente una visione di città, di quartiere, di singola via. Il PIA che proponemmo così come un concorso di idee sui dehors partivano da quell’idea: la Bellezza esiste e non ha paura di niente neanche di noi la gente. 
Temo che sarà per un’altra volta, per quanto riguarda la bellezza interiore c’è il libro di Gianmaria Testa. Leggetelo.

Questo post è stato pubblicato su Nuova Società.