L’ultimo taglio
Nico, che sarebbe Nicola e di cognome Bellacicco, ha appeso forbici e pettine al chiodo. Non sventolerà più come un torero andaluso, che la sua Puglia è più o meno uguale, quella specie di lenzuolo che raccoglie peli e capelli.
Niente più rito per lui e per noi. Dall’ingresso all’uscita di quello che una volta si chiamava salone. Le sedie in fila e le chiacchiere di sport, politica e “altro” non ci sono ormai più da tempo. Forse al sud qualcosa c’è ancora di quel rito.
Ma da Nico, che sarebbe Nicola e di cognome Bellacicco, nonostante la prenotazione il rito c’era ancora. La chiacchiera eccome, l’argomento spesso lo sceglieva lui e se tu ne introducevi un altro…”vabbè vabbè” e continuava nel suo discorso. Non potevi o dovevi interromperlo.
Lui ti parlava dell’ultimo libro letto, tra i tantissimi che leggeva; del film appena visto, tra i tantissimi che vedeva; dell’ultima mostra, tra le tantissime che visitava. E con la dovuta discrezione di un medico chirurgo di un cliente particolare o noto. Senza fare nomi e cognomi.
Nico è quello del punctus. Succede che lui ti presta un libro di Roland Barthes e ti spiega, ti insegna meglio, che dopo aver scattato una fotografia ti accorgi che la cosa più importante è ciò che non inquadravi. Un soggetto nascosto o in secondo piano che ti appare in camera oscura o sullo schermo del computer.
Ti appare se te ne accorgi ovviamente.
Ecco il punctus. Nico mi ha insegnato a soffermarmi, a riflettere, ad osservare e, soprattutto, ad ascoltare gli altri.
Grazie Nico per il punctus, le chiacchierate e per essere stato il tuo ultimo cliente…. E senza farmi pagare per giunta.
Ci vediamo al bar e altrove. Un abbraccio.
La foto che accompagna il post è di Cristiamo





