Augusto Montaruli

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La Treccani conclude così la definizione di etichetta “le regole di etichetta si assimilano vieppiù a quelle di buon gusto e di educazione”.

Buon gusto che ultimamente sta venendo decisamente a mancare.

Facciamo un esempio: c’è una birra che ha un nome sull’etichetta decisamente privo di buon gusto. Stronza. Proprio così, la birra si chiama Stronza. 

Brutto, volgare, inopportuno in tempi di femminicidi. 

Stronzi, si propio stronzi.

Ma non solo la birra, anche il vino ci si mette.

Fontanafredda ha lanciato sul mercato un vino con le bollicine che ha chiamato Bolla Ciao. “Ottimo per tutte le portate” dice la scheda. Una specie di vino qualunquista che si adatta a tutti. 

La zona di produzione astigiano e albese. Zone partigiane doc.

Comunque ci mancava Bolla Ciao e complimenti al creativo dell’azienda vinicola che gioca furbescamente con Bella Ciao riducendo la Resistenza ad una sorta di bevanda che si adatta a tutte le portate.

In fondo cosa è stata la Resistenza? Una scampagnata, un picnic chic sulle colline astigiane  e langarole. Basti ascoltare la canzone Paralup scritta da quel gitante buongustaio di Nuto Revelli:

Quand ca j eru  a Paralup i dürmiu suta i cup e sensa paja
A fasiu  tirè i cinghin, a s’fasiu  j tajarin cun ël tritolo
E  Albèrt per risparmiè a fasia finda mangè l’pan ‘d merda

Sì qualcuno è morto, vabbè sarà stata un’indigestione di bolle di piombo. Capita.

Chissà Beppe Fenoglio scrittore e partigiano che lavorava per un’azienda vinicola cosa ne avrebbe pensato.