Augusto Montaruli

Il ponte che non c’è

1453391_698935760116778_1178402606_nVi porto a vedere un ponte che non c’è, ho proposto ai nostri ospiti sivigliani dopo una visita alla splendida Pollenzo e prima di salire a La Morra.

Un luogo surreale, il ponte che non c’è. Un ponte che univa le sponde del Tanaro. Lo ricordavo così come lo vedete sulla foto. Con l’erba tagliata e le panchine per una sosta. 

Ora è abbandonato, erbacce e carta usata per scopi che potete immaginare. Nella piazzola, seduta su un masso, una donna africana aspetta i suoi clienti. Una donna come tante nelle campagne piemontesi, sicuramente sotto ricatto e priva di documenti. Una donna usata (e abusata) da chi blatera “prima gli italiani”, “ci tolgono il lavoro”, “bombardiamo i barconi” e altro di peggio (se c’è) ancora.

E il ponte che non c’è è abbandonato a due passi da un bicchiere di barolo e un piatto di plin al sugo d’arrosto.

Il ponte che non c’è e non unisce più, non ci unisce più.

Il ponte che non c’è è lì a fare da metafora di questi brutti tempi tra gli sterpi, le cartacce ed una donna priva di indentità che sta in attesa di clienti privi di dignità.

Porta Nuova (la stazione di Torino)

Leggo su Repubblica di oggi che dal 2013 la stazione di Porta Nuova cesserà di operare e passerà dalle Ferrovie alla città di Torino.  La stazione di Porta Nuova è uno dei simboli dell’emigrazione, migliaia d’italiani del sud arrivarono a Torino scendendo sulle banchine di questa stazione.  La destinazione migliore dello storico edificio potrebbe essere un grande museo delle migrazioni. E non solo delle nostre. Per non dimenticare, per capire, per conoscere e conoscerci.  Per rammentare chi eravamo solo pochissimo tempo fa.  Pensiamoci.