Il ponte che non c’è
Vi porto a vedere un ponte che non c’è, ho proposto ai nostri ospiti sivigliani dopo una visita alla splendida Pollenzo e prima di salire a La Morra.
Un luogo surreale, il ponte che non c’è. Un ponte che univa le sponde del Tanaro. Lo ricordavo così come lo vedete sulla foto. Con l’erba tagliata e le panchine per una sosta.
Ora è abbandonato, erbacce e carta usata per scopi che potete immaginare. Nella piazzola, seduta su un masso, una donna africana aspetta i suoi clienti. Una donna come tante nelle campagne piemontesi, sicuramente sotto ricatto e priva di documenti. Una donna usata (e abusata) da chi blatera “prima gli italiani”, “ci tolgono il lavoro”, “bombardiamo i barconi” e altro di peggio (se c’è) ancora.
E il ponte che non c’è è abbandonato a due passi da un bicchiere di barolo e un piatto di plin al sugo d’arrosto.
Il ponte che non c’è e non unisce più, non ci unisce più.
Il ponte che non c’è è lì a fare da metafora di questi brutti tempi tra gli sterpi, le cartacce ed una donna priva di indentità che sta in attesa di clienti privi di dignità.






