Augusto Montaruli

Una bella guida per turisti però

Ho visto Una notte a Torino di Alberto Angela su RaiPlay, evitando così le interruzioni della pubblicità,  spinto dall’essere torinese e dalla curiosità.

Il lavoro di Angela lo definirei una bella guida turistica per i non torinesi con qualche manchevolezza e qualche presenza di troppo. 

Un accenno allo Statuto Albertino lo avrei fatto, sarebbe stata l’occasione per almeno accennare alla comunità valdese e a quella ebraica e cosa queste realtà hanno significato e significano per Torino. E anche come collaborano ora con cattolici, islamici e società civile. Oppure, e pochi lo sanno, che lo Statuto Albertino conteneva una tassa patrimoniale, forse l’unica mai promulgata in questo paese.  

E mancava Porta Palazzo. E mancavano le piole. E mancava Terra Madre. E mancava Gualino…

Però c’era Litizzetto che è sempre uguale a se stessa e passa dalla bagna cauda ai santi sociali con la stessa espressione. Avrei preferito Gambarotta.

Detto questo va bin parej come si dice qui. Se queste due ore e passa ci porteranno più turisti va benissimo. Starà poi a noi torinesi raccontare quello che in Una notte a Torino mancava. 

E quello che mancava lo si dovrebbe raccontare soprattutto ai torinesi.

Io credo serva un racconto di questa città rivolto ai torinesi perchè ritrovino l’orgoglio di esserlo torinesi e soprattutto cosa ha voluto dire essere torinesi. Perchè i torinesi comprendano, comprendiamo, che la storia di questa città è una storia di tutti, costruita anno dopo anno dai suoi abitanti. Anche dal coraggio dei suoi abitanti, il nonno di Alberto Angela era uno dei coraggiosi.

Serve raccontare la Torino che è mix culturale e di origini (Torino è sicuramente la città più grande della Puglia). Torino è la città della Resistenza prima durante e dopo il fascismo. Torino è la città dove convivono religioni diverse (c’è un quartiere che altrove chiamano la Piccola Gerusalemme). Torino è la città dove giovani operai venuti dal sud sono poi diventati classe dirigente. Torino è la città di Calvino, Pavese, Levi, Ginzburg, Gramsci…

Torino è la città della Storia e delle Storie. 

Storia (e Storie) che continuerà se chi abita questa città ritroverà la consapevolezza e l’orgoglio di farne parte. E la città sarebbe più pulita, più partecipata, più gente andrà a votare.

Pensate che bellezza un museo, anche virtuale, che attraverso le storie e i ricordi dei torinesi racconti la città. Cioè noi.

La storia siamo noi diceva la canzone.

Gaza e Torino: forse pochi lo sanno o lo ricordano

Forse pochi lo sanno o lo ricordano che Torino è gemellata con Gaza, il sindaco era Valentino Castellani. Per dire che oggi per Gaza e la Palestina sfilava tutta la città.
Riporto qui il comunicato:

Gaza City Territori Palestinesi – Gemellaggio (1999)

Il Patto di Gemellaggio tra Torino e Gaza è stato firmato a Torino nel 1999 al termine di un percorso nato nel 1993 per sostenere e appoggiare il processo di pace in Medio Oriente attraverso l’attivazione di un percorso di gemellaggio con una città israeliana e una città palestinese. Su indicazione delle rispettive autorità nazionali, furono individuate le città di Gaza e Haifa. 
Oggi i principali scambi tra Gaza e Torino si realizzano nel campo degli interventi di promozione della pace.

 

E se Torino…

Oggi una mia amica mi ha detto che non sa più dove mettere i libri, “sai dove potrei portarli?” mi ha chiesto.

E no, non è un’impresa facile regalare libri. 

E pensare che li rubano nelle librerie. Quelli nuovi nuovi però.

E pensare che Torino è la città del libro, per il salone e per le case editrici. E per i molti scrittori che hanno dato lustro e cultura alla nostra città.

Ma pensavo… mi capita ogni tanto.

Ma pensavo e se Torino diventasse in senso più compiuto la città del libro rendendoli parte dell’arredo urbano della città?

Per esempio si potrebbero recuperare le vecchie cabine telefoniche della Telecom (chissà che fine hanno fatto) e piazzarle nei giardini, nei parchi  e nelle piazze. Magari tematizzando. 

Per esempio giardino del noir, giardino dei classici, giardino Fenoglio o Levi, piazza della storia. E così via, anzi piazza o giardino.

Figo! Vero?

Sarebbe una risposta ai tempi che corrono e che scorrono. Non vorrei che  a qualcuno venisse in mente (di nuovo) di bruciarli. 

ps: a Roma già lo fanno

Caro Augias, grazie però…

 

Ieri, a caldo e con la voglia di andare a leggere e poi dormire, ho definito la puntata che Augias ha dedicato a Torino un bignami con molte lacune.

Per carità, meglio che niente, ma in sostanza Augias ha prodotto una sorta di guida per turisti frettolosi. Torino merita molto di più.

Le lacune sono da matita rossa, caro Augias.

Si può parlare di Salgari e non citare De Amicis?

Si può raccontare Primo Levi e non gli altri: Pavese, Ginzburg, Carlo Levi, Eco….Le case editrici a partire dall’Einaudi.

Si può raccontare la Sindone e non i santi sociali. Oppure non raccontare di un quartiere dove musulmani, ebrei, cattolici e valdesi convivono e collaborano. Anche con la società civile e laica? Cosa rara se non unica di questi tempi.

Anedotto. Anni fa ero a Roma per lavoro e di sera cercavo un ristorante in centro quando incontro uno studente messicano. Lo studente, quando gli dico che sono di Torino e mi aspettavo mi citasse la Fiat e la Juventus, mi dice “la città di Don Bosco”.

E poi perché non raccontare, a proposito del Grande Torino, delle persecuzioni razziali del suo allenatore e di Bruno Neri?

Si può parlare di Agnelli e non citare le lotte sindacali, la Resistenza, la difesa della fabbrica. L’immigrazione che ha cambiato il volto della città. Almeno Di Nanni…

Si può parlare di Agnelli e non di Gualino? 

Si può non raccontare il cinema nato in questa città? Se Augias vuole lo porto a Grugliasco o a sedersi sulla poltrona di Cabiria all’Ambrosio.

E Drovetti? Come si fa a non citarlo quando racconti l’Egizio?

E perché non dire che le residenze sabaude sono patrimonio UNESCO dell’umanità.

Vabbè, direbbe una mia amica, da uno come Augias mi sarei aspettato di più.

Il lavoro di Augias è servito sicuramente ad incuriosire potenziali turisti, ma non ha ridato quell’orgoglio di essere torinesi che non c’è più. L’ultima volta fu quando si celebravano i 150 anni dell’unità d’Italia.

Per l’orgoglio occorre altro. Molta politica e credo un museo dedicato alla città, che la racconti tutta. Che racconti la città e i torinesi. Ci farebbe molto bene. 

Ps: Caro Augias conosce, per citarne uno, Caponetti? 

 

 

Valentino sì Valentino no… la terra dei…

dal sito https://bryantpark.org

E’ un classico ormai, la tendenza a dividersi e fronteggiarsi sulle questioni come in un bel western tradizionale: agricoltori e coltivatori; sceriffi e Jessie James.

Succede tra ciclisti e automobilisti, succede ora tra “parcovalentinistipuri” e “parcovalentinistifacciamocosebelle”.

Nessuno, e mi spiace, tiene conto di cosa succederà al Valentino: Torino Esposizioni sarà sede di un campus universitario e della nuova biblioteca civica. Questa dovrebbe essere la premessa e la base di qualsiasi discussione sul futuro e sull’utilizzo del parco.

Forse qualcuno che mi legge è stato a New York e se non si è fermato solo a Time Square avrà visto Bryant Park. Bryant Park è un parco urbano tra i grattacieli e la neoclassica biblioteca civica di New York. Lì succede di tutto: reading, cinema all’aperto, campo di pétanque, ballo, corsi di ginnastica… Leggete qua: https://bryantpark.org/programs

A Central Park c’è un teatro (anfiteatro) dove si esibiscono musicisti e compagnie teatrali. 

New York, ma potrei riportare gli esempi di altri parchi cittadini di città di tutto il mondo.

Al Valentino sarà inevitabile e auspicabile la sinergia tra campus e biblioteca e gli spazi esterni possono, devono, essere il luogo dell’incontro e delle iniziative. 

Al Valentino “giace” inutilizzato l’ex Cacao, potrebbe diventare un anfiteatro all’aperto. 

Teatro in Central Park – foto dal sito https://publictheater.org

Se si partisse da questi presupposti forse la discussione avrebbe un minimo di visione.  Nel frattempo però cominciate con il togliere le auto da TUTTO il Valentino e definite quali aree del parco sono totalmente da proteggere.

Ne scrivo da cittadino e da ex consigliere che in passato ci ha provato a sollevare la questione. Con scarsi risultati lo ammetto, ma sono testardo e ottimista. E forse dovrei andare a fare una vacanza disintossicante a Fiuggi.

Bryant Park e la civica 

http://augustomontaruli.it/blog/2014/07/13/bryant-park/

Cacao:

http://augustomontaruli.it/blog/2018/07/27/e-se-il-cacao-diventasse-meravigliao-%E2%80%A8/

http://augustomontaruli.it/wp-content/uploads/2018/09/MOZIONE-CACAO.pdf

Auto al Valentino e altro:
http://augustomontaruli.it/blog/2018/10/04/ordine-del-giorno-e-consiglio-aperto-sul-valentino/


Le istituzioni e le associazioni

A scanso di equivoci premetto che questo non è un post contro l’attuale giunta, la sindaca o gli assessori, ma vuole solo provocare una discussione e soprattutto un impegno da chi si candida a governare la città. Premetto anche che è lecita la critica a chi governa ma è, per quanto mi riguarda, un dovere rispettare le istituzioni e chi in quel momento le rappresenta.


La decisione dell’ANPI Nicola Grosa di rinunciare al patrocinio del comune (leggete qui la lettera inviata alla sindaca) dovrebbe far riflettere andando oltre questo episodio. Episodio che è sintomo di un malessere diffuso tra le associazioni che operano sul territorio della città.

La lentezza e le pratiche burocratiche sia in fase di accoglimento di un progetto e di una richiesta e, peggio ancora, sia in fase di liquidazione dei contributi stanno allontanando le associazioni culturali sportive e del terzo settore dalle istituzioni, sia centrali sia di prossimità.

La definizione di un bando richiede molti mesi, addirittura anni in alcuni casi. Per assegnare l’ex circolo Garibaldi ci sono voluti, dico a memoria, almeno tre anni, del mettere a bando l’ex rotelliere sempre in zona Parri se ne parla dall’inizio mandato (cinque anni). Giusto per fare due esempi.

La gestione delle pratiche richiedono settimane, dall’accoglimento di un progetto alla sua accettazione. 

La liquidazione dei contributi viene effettuata dopo due anni mettendo in crisi di liquidità le associazioni che devono anticipare denaro.

I regolamenti dei centri di incontro scoraggiano quei volontari che li tengono aperti.

Pensate solo a chi fornisce assistenza agli anziani o alle persone malate o con disabilità. Pensate a chi offre attività sportive alle scuole, agli anziani, ai disabili, ai cittadini tutti. Pensate alle iniziative culturali. 

Credo sia ora di cambiare invertendo i ruoli e partendo dalla considerazione che il mondo associativo di fatto si sostituisce alle istituzioni e quindi l’istituzione dovrebbe essere grata a chi opera sul territorio fornendo servizi sociali, culturali, sportivi. Quindi la provocazione della sezione Nicola Grosa prova proprio a fare questo, ad invertire i ruoli: io ho fatto questa cosa, ti interessa istituzione? Ritieni sia utile alla comunità? Sì? Bene, te la offro però non complicarmi inutilmente la vita. 

Rivedere i ruoli, eliminare burocrazia, essere puntualmente “umani” nella liquidazione dei contributi è il minimo sindacale che un ente dovrebbe fare. Ricordo che la Fiat era nota perché pagava i suoi fornitori dopo quattro mesi fine mese data fattura, qui siamo a ventiquattro mesi fine mese data scontrino. 

Rivedere i ruoli vuol dire anche dare il giusto peso organizzativo alle circoscrizioni. Perché a fare una riforma son capaci tutti, per renderla operativa però ci va coraggio politico e un minimo di visione.