Augusto Montaruli

E se cambiassimo prospettiva?

Un po’ tirato per la tonaca il vescovo di Torino Nosiglia arriva a San Salvario, a mezzanotte, per fare un tour movidaro. Sorrisi, flash, video, strette di mano e partita a calcio balilla. Un calcio balilla, non so come mai, spunta sempre.
Torna in curia il vescovo con la promessa di un tavolo, che in quanto a  presenza è peggio del calcio balilla. Io però non ho capito cosa vuol dire tavolo e a cosa servirà, probabilmente a scrivere un documento. Documento che dopo il calcio balilla e il tavolo è nella hit parade delle cose che si promettono. Tavolo e documento che, siamo alle solite, partiranno da un problema: l’eccesso di movida. E’ il classico approccio alle cose made in Italy. Partire da un problema e cercare di risolverlo senza tener conto delle cause e del contesto. Spero di no questa volta, ma io la prospettiva la cambierei. Io partirei dalla premessa, cioè che San Salvario è una risorsa della città: una risorsa culturale, sociale, produttiva e turistica. Mi chiederei quindi come e su cosa lavorare per farla crescere questa risorsa. Mi chiederei come immaginare una diversa viabilità, quali pedonalizzazioni, quale arredo urbano. Mi chiederei come far emergere la ricchezza culturale del quartiere, compresa quella religiosa. Insomma proverei ad immaginare il futuro. Questo farei. E a dir la verità qualcosa si è già fatto, qualcosa si sta facendo. Magari senza flash e codazzo. Perché è così che si può risolvere l’eccesso di movida. Poi una sentita e supplichevole preghiera, già che ci siamo: e se la smettessimo di chiamarla movida? Chiamiamola chupida, che il problema è tutto lì.
Caro Nosiglia, ci aiuti su questo che la passeggiata di ieri (ovviamente benvenuta) dura il tempo di un acquazzone. Come quello che ha accompagnato la sua passeggiata in San Salvario.

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