Augusto Montaruli

ROM: Il vescovo e l’ordine del giorno

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“Alla mia famiglia basterebbe un pezzo di terra dove mettere la mia roulotte e dove magari si possa coltivare”, a riportare questa richiesta è l’arcivescovo Nosiglia in un un’intervista rilasciata alla stampa ieri, il 26 di settembre. Nell’intervista (potete leggerla qui) sollecita le istituzioni, quindi anche la chiesa da lui rappresentata, ad agire per trovare una soluzione che vada oltre il degrado dei campi.
L’intervista arriva proprio mentre sto per fare protocollare un ordine del giorno sulla questione rom e nomadi. Un ordine del giorno, la cui bozza avevo condiviso con un rappresentate di un’associazione rom, che spero, ma non ne sono certo, venga approvato in consiglio. E spero anche venga riproposto in consiglio comunale.
E’ un ordine del giorno scritto sull’onda delle proteste per le soste di molti camper nel nostro territorio e dopo gli incontri con i vigili urbani che si occupano della questione.
E’ un ordine del giorno che propone semplicemente delle aree attrezzate di sosta, anche videosorvegliate per la sicurezza degli ospiti e la tranquillità dei vicini.
Io sono convinto che per tutti i problemi ci siano soluzioni, basta avere il coraggio di attuarle.

Di seguito il testo dell’ordine del giorno:


ORDINE DEL GIORNO: MICRO AREE DI SOSTA ATTREZZATE IN CITTA’ PER ROM SINTI E CAMMINANTI

PREMESSA

E’ ormai qualche mese che sui giornali e sui social si scrive e si parla degli accampamenti di persone in città, presumibilmente rom o sinti e camminanti, in città. La chiusura dei campi abusivi non ha risolto la necessità delle popolazioni nomadi di trovare un luogo dove “accamparsi” e questo costringe gli stessi a sostare in luoghi non idonei e spesso di pubblico utilizzo come i parchi cittadini o i parcheggi normalmente riservati alle auto. Lo stesso codice della strada non prevede il divieto di parcheggio per i camper (che risultano perfettamente in regola come da controlli dei vigili urbani), ma solo il divieto di emettere fumi. 
Il sostare di queste popolazioni provoca aspetti deleteri da diversi punti di vista, ne soffre il decoro urbano e si acuiscono le tensioni sociali e i pregiudizi su quelle popolazioni.

Noi crediamo che l’amministrazione, a livello locale, regionale e statale, debba mettere in campo soluzioni e risorse rivolte all’integrazione e all’accoglienza di queste popolazioni tenendo conto che in parte si tratta di cittadini italiani e le stime rilevate da associazioni e ministero interni non rilevano grandi numeri. Rom sinti e camminanti sarebbero in tutta Italia dai 130.000 ai 170.00.

Noi crediamo che non si possa agire con ordinanze che si limitano a vietare la sosta in determinati luoghi, in quanto questo (il metodo ordinanza) sposta il problema da una zona della città ad un’altra e non lo risolve. Occorre invece che, come fatto in passato e come si sta facendo in altri contesti geografici (Emilia Romagna per esempio), si individuino e si allestiscano aree soste attrezzate, non di grandi dimensioni, provviste anche di servizi igienici ed eventualmente anche di videosorveglienza per la sicurezza degli ospiti e la tranquillità dei “vicini”.

Le aree attrezzate potrebbero anche essere autogestite e/o curate da associazioni che possano fare mediazione culturale con le popolazioni rom e sinti al fine di favorire l’accoglienza, la scolarizzazione dei minori ed un eventuale passaggio ad una soluzione abitativa stanziale.

Le aree attrezzate dovranno essere individuate con il contributo delle circoscrizioni e delle associazioni del territorio che dovranno anche interagire con gli abitanti al fine di prevenire eventuali conflitti.



RICORDIAMO

Che la Costituzione tutela le minoranze linguistiche e religiose.

CHIEDIAMO QUINDI

Alla sindaca Chiara Appendino, all’assessora alle politiche sociali e vice sindaca Sonia Schellino e all’assessore Marco Giusta che coordina le politiche per la multiculturalità e integrazione dei “nuovi cittadini” di

1) fare propria la proposta in premessa;

2) di ricercare (bandi europei o ministeri) e stanziare i fondi necessari;

3) di attivarsi con le circoscrizioni al fine di realizzarla con l’urgenza che il tema richiede.

A Diego sulla “movida”

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Dice Diego su facebook:

La movida è una questione politica. Ormai lo hanno capito tutti, dal Vescovo di Torino Nosiglia che fa il giro dei locali della movida il sabato notte, alla magistratura che interviene con una sentenza di condanna sul disturbo al riposo. Forse non lo hanno capito i politici…

E questo è il mio commento:

Caro Diego, sicuramente è una questione politica. La magistratura interviene sul caso singolo e sul rispetto delle leggi, il vescovo fa appello alla buona volontà con una predica o con una proposta sull’emergenza. La politica deve fare due cose: lavorare sull’emergenza e sull’urgenza chiedendo maggiori controlli, ma la cosa che deve fare (altrimenti non è politica) è lavorare sul futuro avendo in mente la visione. Il futuro del territorio. A livello territoriale con fatica ci stiamo arrivando. Però non lo diciamo, però non discutiamo di questo. Forse perché due volanti della polizia, una sentenza della magistratura, passeggiare con Nosiglia smuovono i media e sono elettoralmente più efficaci della costruzione del futuro di un quartiere. La politica richiederebbe visione e coraggio. Finalmente si è partiti con il lavorare al PIA (progetto integrato d’ambito) per la prima volta dedicato ad una zona omogenea: arredo urbano, viabilità dovranno essere ridisegnati tenendo conto delle caratteristiche e della visione futura del quartiere. Potrebbe essere un caso replicabile in altre realtà. Con questi strumenti e con una partecipazione dei cittadini e delle imprese si potrà risolvere l’eccesso di movida (o chupida, come la chiamo io) facendo politica.
Aggiungo una cosa un po’ polemica che riguarda il mio partito. Mi delude e mi preoccupa il fatto che a livello territoriale noi siamo lasciati da soli. C’è un rapporto con l’amministrazione, vedi il PIA e altro, ma è inesistente il partito. Credo che una situazione come questa dove il vescovo interviene scrivendo una lettera più da sindaco che da pastore di anime, dove la magistratura emette una sentenza avrebbe dovuto come minimo convocare segreteria del circolo e gruppo consiliare almeno per capire, non dico suggerire. Invece il silenzio. Mi preoccupano anche le molte associazioni presenti sul territorio che a raccogliere firme non le frega nessuno, ma a discutere e proporre il futuro…. Ho come l’impressione che se una cosa non te la puoi intestare non t’interessa. Finisco portano ad esempio positivo Enjoy San Salvario che sta dimostrando come si può fare sinergia tra locali e cultura con proposte alternative. Oltre il chupito, per intenderci.

E se cambiassimo prospettiva?

Un po’ tirato per la tonaca il vescovo di Torino Nosiglia arriva a San Salvario, a mezzanotte, per fare un tour movidaro. Sorrisi, flash, video, strette di mano e partita a calcio balilla. Un calcio balilla, non so come mai, spunta sempre.
Torna in curia il vescovo con la promessa di un tavolo, che in quanto a  presenza è peggio del calcio balilla. Io però non ho capito cosa vuol dire tavolo e a cosa servirà, probabilmente a scrivere un documento. Documento che dopo il calcio balilla e il tavolo è nella hit parade delle cose che si promettono. Tavolo e documento che, siamo alle solite, partiranno da un problema: l’eccesso di movida. E’ il classico approccio alle cose made in Italy. Partire da un problema e cercare di risolverlo senza tener conto delle cause e del contesto. Spero di no questa volta, ma io la prospettiva la cambierei. Io partirei dalla premessa, cioè che San Salvario è una risorsa della città: una risorsa culturale, sociale, produttiva e turistica. Mi chiederei quindi come e su cosa lavorare per farla crescere questa risorsa. Mi chiederei come immaginare una diversa viabilità, quali pedonalizzazioni, quale arredo urbano. Mi chiederei come far emergere la ricchezza culturale del quartiere, compresa quella religiosa. Insomma proverei ad immaginare il futuro. Questo farei. E a dir la verità qualcosa si è già fatto, qualcosa si sta facendo. Magari senza flash e codazzo. Perché è così che si può risolvere l’eccesso di movida. Poi una sentita e supplichevole preghiera, già che ci siamo: e se la smettessimo di chiamarla movida? Chiamiamola chupida, che il problema è tutto lì.
Caro Nosiglia, ci aiuti su questo che la passeggiata di ieri (ovviamente benvenuta) dura il tempo di un acquazzone. Come quello che ha accompagnato la sua passeggiata in San Salvario.