Augusto Montaruli

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Le istituzioni e le associazioni

A scanso di equivoci premetto che questo non è un post contro l’attuale giunta, la sindaca o gli assessori, ma vuole solo provocare una discussione e soprattutto un impegno da chi si candida a governare la città. Premetto anche che è lecita la critica a chi governa ma è, per quanto mi riguarda, un dovere rispettare le istituzioni e chi in quel momento le rappresenta.


La decisione dell’ANPI Nicola Grosa di rinunciare al patrocinio del comune (leggete qui la lettera inviata alla sindaca) dovrebbe far riflettere andando oltre questo episodio. Episodio che è sintomo di un malessere diffuso tra le associazioni che operano sul territorio della città.

La lentezza e le pratiche burocratiche sia in fase di accoglimento di un progetto e di una richiesta e, peggio ancora, sia in fase di liquidazione dei contributi stanno allontanando le associazioni culturali sportive e del terzo settore dalle istituzioni, sia centrali sia di prossimità.

La definizione di un bando richiede molti mesi, addirittura anni in alcuni casi. Per assegnare l’ex circolo Garibaldi ci sono voluti, dico a memoria, almeno tre anni, del mettere a bando l’ex rotelliere sempre in zona Parri se ne parla dall’inizio mandato (cinque anni). Giusto per fare due esempi.

La gestione delle pratiche richiedono settimane, dall’accoglimento di un progetto alla sua accettazione. 

La liquidazione dei contributi viene effettuata dopo due anni mettendo in crisi di liquidità le associazioni che devono anticipare denaro.

I regolamenti dei centri di incontro scoraggiano quei volontari che li tengono aperti.

Pensate solo a chi fornisce assistenza agli anziani o alle persone malate o con disabilità. Pensate a chi offre attività sportive alle scuole, agli anziani, ai disabili, ai cittadini tutti. Pensate alle iniziative culturali. 

Credo sia ora di cambiare invertendo i ruoli e partendo dalla considerazione che il mondo associativo di fatto si sostituisce alle istituzioni e quindi l’istituzione dovrebbe essere grata a chi opera sul territorio fornendo servizi sociali, culturali, sportivi. Quindi la provocazione della sezione Nicola Grosa prova proprio a fare questo, ad invertire i ruoli: io ho fatto questa cosa, ti interessa istituzione? Ritieni sia utile alla comunità? Sì? Bene, te la offro però non complicarmi inutilmente la vita. 

Rivedere i ruoli, eliminare burocrazia, essere puntualmente “umani” nella liquidazione dei contributi è il minimo sindacale che un ente dovrebbe fare. Ricordo che la Fiat era nota perché pagava i suoi fornitori dopo quattro mesi fine mese data fattura, qui siamo a ventiquattro mesi fine mese data scontrino. 

Rivedere i ruoli vuol dire anche dare il giusto peso organizzativo alle circoscrizioni. Perché a fare una riforma son capaci tutti, per renderla operativa però ci va coraggio politico e un minimo di visione.

Posted under: Circoscrizione Otto, Il fiume in mezzo

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