Augusto Montaruli

In linea di principio

 

Evidentemente aveva previsto giusto Boccia che nel suo documento, bozza dice lui, scriveva:

“È facile schierarsi – a parole – dalla parte dei più deboli ma se poi il cosiddetto sistema non si poggia su pesi e contrappesi che rendono perfetto o accettabile l’equilibrio dei poteri sociali in campo, allora si rivela tutto inutile.” 

E con l’ultimo consiglio dei ministri la bozza diventa documento definitivo.

L’equilibrio dei poteri sociali, pesi e contrappesi. E’ evidente che i più deboli pesano e “contrappesano” poco perché se pesassero appena un po’ di più l’equilibrio dei poteri sociali in campo ne risentirebbe. E allora tutto si rivelerebbe inutile.

Inutile a chi cerca un maggiordomo per gestire la prima casa, scontata di IMU, e Torino, città con bilancio sofferente, è al top delle richieste di queste rimodernate figure professionali. Torino dove si è costretti a tagliare sul sociale e istruzione.

Inutile a Silvio Berlusconi che il suo quarto grado di giudizio lo cercava proprio vincendo sull’IMU. Poi potrà mandare messaggi dalla clandestinità con il passamontagna come un comandante Marcos versione di destra.

Inutile a pensioni d’oro e d’argento, salvate grazie ai contributi versati da operai e impiegati. Sono poche dicono: 540 sopra i 20.000€ e 136.000 sopra i 5.000€. Un contributo da loro (provate a mettere una cifra e moltiplicare), vorrebbe dire restituire a chi ti ha salvato, sarebbe non solidarietà ma un atto di giustizia sociale.

D’altra parte il Boccia afferma che

“Una forza riformista, che si definisce e si accredita come tale, ha il dovere morale non tanto di difendere i più deboli in linea di principio ma di adoperarsi perché sia premiato il valore e la qualità.”

In linea di principio, appunto.

Ed io oggi mi sento più debole, e pure incazzato, anche in linea di principio. Evviva!

Sei di Bisceglie?

Da bambino vivevo a Ruvo di Puglia, bellissima cittadina del barese, e ricordo che quando qualcuno faceva o diceva bestialità lo si apostrofava con “Ma sei di Bisceglie?”.

A Bisceglie c’era un manicomio. Francesco Boccia è nato a Bisceglie.

Questo per dire, scusandomi per aver usato questo ricordo e con tutti i cittadini di Bisceglie, che grazie a quelli come Boccia a me sembra proprio di essere in un manicomio a cielo aperto dopo aver letto il “documento” dell’onorevole Boccia. Documento sconclusionato, pieno di luoghi comuni e con alcune affermazioni che fanno rabbrividire oltre che riformare la Costituzione nei suoi valori fondamentali.

Alcune perle? Ne vogliamo parlare?

Davvero vogliamo continuare a credere alla favola degli operai che preferiscono difendere antiquati riti di contrattazione piuttosto che ricevere qualche centinaia di euro in più in busta paga?

Una forza riformista, che si definisce e si accredita come tale, ha il dovere morale non tanto di difendere i più deboli in linea di principio ma di adoperarsi perché sia premiato il valore e la qualità.

Questo conservatorismo con una semplice rinfrescata di luoghi comuni della sinistra (la società, l’uguaglianza, il conflitto lavoro-capitale, i diritti dei lavoratori ecc.) ingessa il Paese e non fa crescere il partito riformista, che potrà anche essere minoritario all’inizio, ma avrà, almeno, una carta d’identità reale e non tanti alias per camuffare le proprie anime.

Oggi, grazie a questo governo, abbiamo una prospettiva diversa, abbiamo la possibilità di guardare oltre.

Seguendo la strada maestra della sua Costituzione ma adeguandola ai tempi che corrono impetuosi.